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Lo voglio: sii purificato

VI Domenica del tempo ordinario B

a cura di Franco Galeone *

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La domenica di “Gesù, che purifica il lebbroso”
1. La buona notizia che Gesù comunica agli uomini è che Dio non emargina alcuna persona. È la religione che divide le persone tra puri e impuri, buoni a cattivi, ma non Dio. Pietro negli Atti degli Apostoli dirà: Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun individuo (10,28), È questo il tema che ci presenta l’evangelista Marco nel capitolo primo con l’episodio del lebbroso. Secondo la mentalità antica, ogni malattia fisica era la conseguenza di una malattia morale (peccato); fra tutte le malattie, la lebbra era segno più visibile del peccato, proprio perché distruggeva l’uomo nella sua integrità fisica; solo così si spiegano le misure severe riportate nella prima lettura. Per gli ebrei, l’anima era legata al corpo in una unità maggiore di quanto non credesse la filosofia greca. Perciò ogni malattia fisica era l’espansione di una malattia morale. La lebbra non era solo una distruzione fisica ma anche una morte sociale, un’esclusione dal culto, una scomunica. Anche Isaia dipinge il popolo colpevole con l’immagine del lebbroso.

 

2. Rimaniamo impressionati nel leggere le minuziose disposizioni contenute nel Levitico (Lv 13,1). I lebbrosi dovevano vivere fuori dall’accampamento, in solitudine, vestire abiti stracciati, gridare e suonare un campanello: Sono immondo! Era questa la più crudele delle imposizioni, un modo per avvertire gli altri. Attraverso regolamenti severi, avvisi di garanzia, veniva salvata la purezza della razza, la virtù dei borghesi, la coscienza dei religiosi e dei politici. Le guide del regime ci vogliono sempre far credere che tutto funziona bene, che l’ordine regna a Varsavia. Qualche coraggioso esce dall’accampamento, al rientro può anche trovare la porta chiusa, e, come san Francesco, venire accolto con villanie e bastonate. 

Cristo trascende l’ordine costituito
3. Gesù, toccando con la mano il lebbroso, in qualche modo si carica delle nostre sofferenze. L’episodio segna l’inizio delle future controversie. È certo che ai dirigenti religiosi ed ai devoti osservanti dava fastidio il fatto che Gesù aiutasse la gente e che lo facesse andando contro i comandamenti della religione, per esempio curare di sabato o mangiare con peccatori. Per questo di Gesù hanno detto che era indemoniato (Mc 3,22), che violava le leggi religiose e che bisognava ucciderlo (Mc 3,6; Gv 5,16; 9,16), che era un bestemmiatore (Mc 2,7; 14,64), un impostore (Mt 27,63), un sovversivo (Lc 23,2) e persino un pericolo per la stabilità del tempio e del paese (Gv 11,48).

Contro le virtù dei sepolcri imbiancati!
4. A questo disordine costituito e sacralizzato, Gesù reagisce. Non dice: È giusto, pazienza, offri al Signore, ti aspetta il paradiso! Gesù contesta le leggi, tocca il lebbroso, entra in comunione con lui. Per Gesù, non c’è legge quando è in gioco la dignità dell’uomo. Omnia munda mundis! Possiamo anche scandalizzarci di come venivano trattati i lebbrosi nel mondo antico, ma anche oggi noi segreghiamo i diversi con leggi di copertura sacralizzate da quella gente per bene che Gesù ha bollato come ipocriti e sepolcri imbiancati. Gesù ha rivoluzionato l’accampamento e le sue leggi costruite sul disordine costituito. Egli circolava fuori dall’accampamento, ma non missionario dell’ideologia dominante. Il potere politico e religioso lo ha appeso al legno, fuori dalla città e dall’accampamento. Perché Cristo restituiva non solo ai lebbrosi la loro dignità (direi: il loro privilegio!), ma gridava contro l’accampamento, scoprendo che le sue guide politico-religiose erano cieche. Tutti noi, chi più e chi meno, siamo integrati organicamente nell’accampamento. Molti di noi devono rendere conto ai propri superiori, che ci teniamo amici per la carriera.

Diventare una “coscienza critica”
5. Un credente maturo nella fede non resta ingannato dalle guide ufficiali; vuole sapere se, fuori dalle sue mura domestiche, ci sono esclusi da ascoltare. Così ha fatto il Signore. Dobbiamo anche perlustrare il nostro sacro recinto per scoprire i meccanismi perversi che portano all’emarginazione. In ogni città ci sono ospedali, manicomi, carceri, brefotrofi, ospizi, barboni, baraccati, drogati, handicappati, rifugiati … Dobbiamo interrogarci se la nostra cultura, anche quella religiosa, non sia fatta per dare a chi è escluso la convinzione che è giusta la sua esclusione in questa valle di lacrime. Anche noi difendiamo il nostro accampamento? La nostra teologia è l’ideologia dominante? Gli extra-comunitari sono anche extra-accampamento? Come ci comportiamo? Solo difendendoci, isolando i malati? Un gesto di bontà fa del bene al malato ma anche a noi. Ricordiamo che Francesco di Assisi iniziò una nuova vita dopo avere incontrato e abbracciato un lebbroso. Alcuni cristiani criticano le grate dei monasteri di clausura. Ma da quelle inferriate “anacronistiche” sono filtrate speranze e problemi, segreti e perdono. Sono molto più gravi le clausure, le grate, le inferriate, i pregiudizi dello spirito contro chi è diverso da noi e dal nostro accampamento.

6. Noi cristiani, più di tutti, siamo i cultori dell’uomo (Paolo VI). Sovente la chiesa è stata accusata di oscurantismo. La storia vera è diversa. Dal diacono Lorenzo a madre Teresa è una catena umana ininterrotta di servitori dell’uomo. Quando lo Stato, onnipresente con le sue tasse ed assistenziale solo sulla carta, doveva ancora essere pensato, la chiesa già fondava università, scuole, ospedali. Dispiace che i cristiani tacciano davanti all’arroganza degli avversari, e non ricordino i santi, i missionari, gli studiosi a servizio dell’uomo. Di questa chiesa, mater et magistra, sancta et semper sanctificanda, dobbiamo cercare di essere figli affezionati.

Alcune notazioni necessarie
Venne da lui un lebbroso: il personaggio è “anonimo”. E quando nei vangeli un personaggio è anonimo significa che è un personaggio rappresentativo, cioè un individuo nel quale chiunque vive una situazione simile ci si può identificare. La lebbra a quel tempo era considerata un castigo da Dio per determinati peccati e non si guariva dalla lebbra.
Se vuoi puoi purificarmi! non chiede di essere guarito, perché si sapeva che dalla lebbra non si poteva guarire. Lui chiede di essere purificato. In tutto il brano mai appare il verbo curare … guarire, ma sempre per tre volte - il che indica la completezza - il verbo purificare (καθαρίζϵιν), cioè lui vuole almeno il contatto con Dio. Ha perso tutto, la famiglia, gli affetti, gli amici, anche Dio, si sente veramente un fallito. Allora chiede almeno il contatto con Dio, perché la religione lo ha posto in una situazione disperata. È impuro, l’unico che può togliergli l’impurità è Dio, ma siccome lui è impuro, non può rivolgersi a Dio. Quindi la disperazione più totale. La reazione di Gesù verso quest’uomo peccatore è di compassione. Il verbo avere compassione (σπλαγχνίζειν) indica un sentimento divino con il quale si restituisce vita a chi vita non ce l’ha.
Gli disse: Lo voglio. Dio vuole eliminare ogni emarginazione attuata in nome suo, cancellando così definitivamente per sempre la categoria degli impuri. Non esistono persone impure per il Signore. L’evangelista sta presentando la novità di Gesù: che l’amore di Dio non è attratto dai meriti delle persone - questo lebbroso non ha alcun merito – ma dai loro bisogni. E soprattutto la grande novità: non è vero, come insegna la religione, che l’uomo deve purificarsi per avvicinarsi e accogliere il Signore, ma è vero il contrario: accogliere il Signore è ciò che purifica l’uomo. È questa la buona notizia che la gente aspettava, specialmente i più lontani, i più emarginati e disprezzati dalla religione.
Il lebbroso cominciò a proclamare il fatto: il lebbroso, prima doveva proclamare la sua condanna, ora proclama la sua purificazione; non obbedisce neppure a Gesù, che gli aveva imposto il silenzio; ma neppure Gesù aveva obbedito alla legge di Mosè; questo lebbroso ci insegna che la volontà di Dio non sempre coincide con le nostre teologie e le nostre legislazioni, anche se contrabbandate come volontà di Dio. Dio: quanto male e quante menzogne abbiamo coperto con questa parola!
Va’, presentati ai sacerdoti! Chissà che faccia avranno fatto quei burocrati legulei, davanti al lebbroso guarito, mandato a loro forse polemicamente da Gesù. Essi vivono tra le carte, i codici, i tariffari, i modelli, le ricette, le notifiche, i permessi … nella illusione che il loro ufficio sia l’ombelico del mondo, che ogni problema si possa risolvere grazie ad una legge canonica o civile, che una persona si possa ridurre a un numero, a una pratica, che quando le carte sono a posto, tutto è a posto!
Buona Vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano 

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