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Osare l'incontro

Sorella Lisa - Bose

8 febbraio 2018


In quel tempo Gesù 24andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto. 25Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. 26Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia. Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. 27Ed egli le rispondeva: «Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 28Ma lei gli replicò: «Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli». 29Allora le disse: «Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia». 30Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.
Mc 7,24-30

Era una donna: non era opportuno, secondo le convenzioni sociali e religiose del tempo, che avvicinasse un uomo che aveva radunato attorno a sé dei discepoli, che insegnava e guariva. Era una straniera, estranea alla fede di Israele. Era madre di una bimba posseduta da uno spirito impuro; viveva quotidianamente con uno spirito impuro.
C’è una triplice barriera che poteva tenerla a distanza da Gesù, trattenerla dall’osare un incontro segnato da tante “differenze”. Ma questa donna osa, umile, tenace, perseverante. Forse è il coraggio della disperazione, la volontà di fermare quello spirito impuro che rovinava la vita della bambina e la sua, forse è l’adesione a quel soffio vitale, deposto in ogni creatura all’inizio della creazione, che resta comunque, in ogni condizione, anche la più disperante. Sembra aver letto e riconosciuto meglio dei discepoli i segni messianici posti da Gesù, la sua volontà di dare la vita in pienezza.
Nel racconto di Marco, almeno fino a questo punto, i discepoli non hanno ancora capito l’identità di Gesù. Questa donna invece lo chiama: “Signore” e di fronte alla sua resistenza non cede, non tace, non si lascia scoraggiare dalla sua risposta, insiste, con fermezza, ma senza arroganza. “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”; per gli ebrei “cani” erano i pagani, tutti quelli che non appartenevano al popolo di Israele. La donna non contesta queste parole, sa stare al suo posto, si lascia dire la verità, ma intuisce che basta una “briciola” del pane dei figli per cambiare una vita, che il pane della salvezza non può che essere per tutti.
E di fronte a questa donna c’è Gesù, un ebreo cresciuto nell’assidua meditazione delle Scritture, che ben conosce le prescrizioni della Legge sul puro e l’impuro e ben conosce anche le convenzioni religiose e sociali del suo ambiente. Vi è chi dice che in questa pagina Gesù si farebbe portatore di tale mentalità per provocare la reazione della donna e proseguire concretamente quell’insegnamento sulla purità e impurità che ha già iniziato a impartire ai suoi discepoli. Forse si può vedere qualcosa di più. Gesù ha lasciato la regione di Genesaret dove aveva avuto luogo la durissima discussione con i farisei e gli scribi venuti da Gerusalemme appositamente per interrogarlo; si ritira in una regione pagana, una terra impura, dove forse vorrebbe restare nascosto per un momento di solitudine e di quiete. Ma Gesù si lascia interrogare, ammaestrare dagli eventi. Da un lato vi è la Parola di Dio, dall’altro la realtà, la vita quotidiana che lo interroga, che sconvolge i suoi programmi, i suoi progetti umani per farlo entrare nei progetti e nei pensieri di Dio. È attento a tutti, disposto a imparare da tutti, anche da questa donna straniera che lo supplica: “Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. La risposta di Gesù nelle nostre traduzioni suona: “Per questa tua parola …”; dovremmo cercare di ritrovare la forza del testo greco che in cui non compare l’aggettivo possessivo “tua”. Potremmo tradurre: “per questa Parola”. Nell’affermazione di quella donna, così “altra” da lui rispetto a ogni schema religioso, Gesù ha saputo riconoscere la Parola di Dio, la volontà del Padre, che è volontà di salvezza per tutti, e per questo motivo acconsente alla sua richiesta e, dopo questo incontro, moltiplicherà i pani per le folle in terra pagana.
Quella donna che ha intuito e annunciato che il pane di vita è sovrabbondante, destinato a tutti senza esclusione alcuna, dalla chiesa ortodossa è chiamata “apostola” e “teologa”.

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