Sulle spalle dei giganti

Materiali e spunti di lavoro

Ogni cosa è illuminata 2

Visione del film
Ogni cosa è illuminata, di Liev Schreiber, USA, 2005

Il giovane Jonathan è un ebreo nato e vissuto negli Stati Uniti, di origine ucraina. Egli fa della memoria, del desiderio di ricordare uno stile di vita e colleziona ogni oggetto che si inserisce nella sua storia, che lo aiuta a vivere meglio l’attimo presente, attraverso il legame col passato. Nelle sequenze iniziali si vede come, di fronte agli eventi, tristi o meno tristi della sua esistenza, cerca e raccoglie elementi significativi della storia e li ripone in una busta trasparente. Questo gesto, apparentemente sterile, simile a quello dei poliziotti o degli scienziati, diventa denso di valore quando Jonathan fa “parlare” questi oggetti e li lega tra loro, ricreando legami nella sua famiglia e col suo passato. Inizia così un viaggio, una “rigida ricerca” in Ucraina per trovare il piccolo e sperduto villaggio, Trachimbrod, in cui visse suo nonno.
“Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato; tanto più buio rimane il passato, tanto più siamo privi di un riflesso di luce nell'incognito del presente”: questo è il messaggio del film.

Spunti per la discussione
- Perché Jonathan sente l’esigenza di mettersi in viaggio verso le proprie radici? Cosa sta cercando?
- Qual è il senso e l’ “utilità” della memoria?
- Ci sono per lui delle persone significative? Come le vive?
- Come percepisce le “tracce” del percorso di altri?

Ricercatori… di senso

La proposta dell’esercizio può essere legata alla visione del film e richiede di essere anticipata ai partecipanti per la ricerca e la preparazione dei materiali.
Si consegnano a ciascuno alcune bustine trasparenti, invitando a riflettere su alcuni oggetti che possono rappresentare alcuni momenti salienti del proprio percorso di vita, di una relazione significativa, di un evento importante per la propria famiglia e per la propria storia.
Ogni bustina sarà legata ad un foglietto indicante:
- descrizione dell’oggetto;
- data a cui risale;
- percezioni e sensazioni che l’oggetto suscita;
- cosa l’oggetto dice di me, dell’evento e della storia;
- quale significato gli attribuisco;
- se e com’è legato agli altri;
- quale aspetto della quotidianità “illumina”, ovvero cosa mi dice oggi.
Dopo il racconto e la condivisione, le bustine vengono simbolicamente “archiviate” e inserite su un pannello di sughero o su un cartellone.

Maestri e mentori

(tratto da D. Demetrio, Il gioco della memoria. Kit autobiografico)
Ci sono persone o cose nella nostra storia che hanno avuto una rilevanza particolare, che hanno lasciato un’impronta significativa nel nostro percorso e che, pur senza accorgerci, hanno contribuito a cambiare la nostra vita. Ripensiamo e raccontiamo di loro, facendo emergere quali sono stati gli insegnamenti diretti o impliciti, cosa ci hanno lasciato in eredità, cosa abbiamo colto in maniera immediata e cosa comprendiamo a distanza di tempo.

Stravolgimenti fecondi

Si prendono immagini di cantanti famosi, poeti, letterati, politici, sportivi, …
Ciascuno farà su un cartoncino un collage di quelli che sono i personaggi più importanti e amati da sé e si cerca di modificarne i tratti aggiungendo alcuni particolari (capelli, occhiali, baffi), ricordando il gioco che si fa sui manifesti o sulle foto pubbliche. Dopo questa parte ludica ciascuno riceverà delle vignette su cui scriverà ciò che dice a me oggi questo personaggio e perché l’ho scelto, cosa condivido o non condivido, se e perché potrebbe essere un mio punto di riferimento.