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Anno buono...

se noi diventeremo buoni

Maria Ss. Madre di Dio (B)

a cura di Franco Galeone *

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La festa di “Maria, che dona al mondo Gesù, nostra pace”

Otto giorni dopo il Natale, celebriamo la festa di Maria madre di Dio; in verità, le letture bibliche mettono in evidenza più il “figlio di Maria” che non la stessa Vergine Madre. Questa attenzione privilegiata al Figlio non riduce però il ruolo della Madre: Maria è veramente madre di Gesù, e perciò onorando il Figlio, noi onoriamo la Madre. Con i nostri fratelli orientali, anche noi onoriamo “Maria sempre vergine”, solennemente proclamata santissima madre di Dio dal concilio di Efeso (431). E’ ancora nel nome di Maria che dal 1967 celebriamo la “Giornata della pace”, un dono di Dio, certo, ma che vuole l’impegno degli uomini. “La pace poggia sulla verità, la giustizia, l’amore, la libertà: i quattro pilastri della casa della pace” (Giovanni XXIII, 1963). “Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con armi offensive in pugno” (Paolo VI, 1965). Ci aiuti in questo nuovo anno civile Maria: lei ha detto sì alla vita, davanti al mistero si è consegnata nella mani di Dio, nelle cose che dipendevano da lei ha messo il massimo dell’impegno. Qualche passo avanti a noi, lei, primizia di quello che anche noi saremo, lei, assunta in cielo ma profondamente legata a noi pellegrini sulla terra.

 

Maria: genitrice e madre!

Dalle nostre madri abbiamo imparato a pregare “Santa Maria, madre di Dio”. Sin da piccoli pronunciamo queste parole “madre di Dio”, parole misteriose e contraddittorie se non fossero storiche. Proprio perché storiche, ci chiediamo: perché Dio ha voluto una madre? Perché ha accettato una gestazione di nove mesi? Le risposte sono tante, una però sembra particolarmente interessante. Maria è stata non solo “genitrice” ma anche “madre”. Le due parole non sono sinonimi: la “genitrice” è colei che genera, che mette alla luce, e questo è comune anche agli animali; una donna che si limita a generare, mette alla luce degli orfani, perché orfano non è colui che manca dei genitori (e come lo potrebbe?), ma di qualcuno che lo faccia crescere nel mondo. Maria non solo ha generato Gesù, ma lo ha messo nel mondo, cioè lo ha accompagnato nella sua educazione e crescita; nella vita pubblica, fin sotto la croce, Maria è stata accanto a Gesù, e con Lui ha fatto la volontà del Padre. Oggi le urgenze sono tante, ma non va sottovalutata quella di avere madri e padri, che, come Maria, non si accontentino di “mettere alla luce”, ma di “mettere al mondo”. E prendendo spunto da un celebre verso di Dante, un buon padre ed una buona madre raggiungono il massimo quando diventano, come Maria, figli del loro figlio. Può sembrare un assurdo, e invece anche i genitori devono dire grazie ai figli, perché sono nati, perché offrono nuove esperienze ai genitori, perché i figli danno completezza al loro matrimonio, perché i figli a volte sono quelli che riportano i genitori alla pratica della fede!

Anno buono … se noi diventeremo buoni!

Mi dà fastidio che non si pensi più all’anno vecchio, che nessuno vuole più, e che buttiamo dalla finestra come un piatto rotto, maledetto, carico di tutte le colpe. E pensare che un anno fa lo avevamo accolto e vezzeggiato come il “nuovo anno”, con auguri e champagne! E qualcuno era anche morto, qualche altro finito all’ospedale per colpa dei petardi! Certo, ognuno ha da lamentarsi su ciò che è accaduto nell’anno passato. Ma chi ci potrà garantire che l’anno nuovo sarà tutto “latte e miele”? Il vecchio Leopardi, che aveva fatto della tristezza un canto, metteva sulle labbra di un venditore di almanacchi un augurio per l’anno nuovo. Ma il cliente era troppo esperto della vita per comprare illusioni; era troppo simile al suo autore. All’inizio di ogni nuovo anno, noi consultiamo oroscopi per sentirci dire che tutto andrà bene. Lasciamo perdere!
Oggi, l’anno nuovo 2018 muove i primi passi e si gode il primo giorno della sua vita! Ieri notte, invece, la gente ha salutato, chi con ramma¬rico e chi con sollievo, l’anno vecchio che ha portato, come tutti gli anni della vita, sorrisi e lacrime. E tutti, con inspiegabile, ostinata utopia, gridiamo evviva a un anno nuovo che immaginiamo privo di cattive sorprese. Ognuno può fare i calcoli di quanti “Capodanno” ha festeggiato, e anche se non può sapere quanti gliene restano, sa però con certezza che il diagramma da disegnare si è spostato di un altro posto: uno in più sul passato, uno in meno sul presente. Non è dunque per paura, ma per saggezza che alcuni attendono il nuovo anno pregando. Se guardiamo al passato, dobbiamo fare una preghiera di ringraziamento; se guardiamo al futuro, dobbiamo fare una preghiera di domanda. Alzare il bicchiere, scambiarsi auguri, sparare petardi ... tutto questo fa parte dei segni che esprimono ringraziamento e speranza. No, non è banale il brindisi di Capodanno, se l’augurio, anziché una magica formula, un rito apotropaico, diventa preghiera di figli al Padre.

Una persona d’amare, un lavoro da fare, qualcosa da sperare

Il tempo: ecco il grande protagonista! Ci riempie di gioia la nuova serie di mesi e di giorni, intatti e allineati davanti a noi. Ci appare ricca di promesse, di possibilità. Ma il filosofo E. Kant e, prima di lui, il grande Agostino ci avvertono che tempo e spazio di per sé non esistono in quanto non sono realtà oggettive (leges entis), non sono come due recipienti esterni all’uomo nei quali sarebbero immerse le cose … ma semplicemente due schemi del nostro intelletto (leges mentis), condizioni a priori della nostra conoscenza. il tempo esiste in quanto noi lo facciamo esistere. Noi ci comportiamo come mastro Geppetto: costruiamo il giocattolo e poi vogliamo che cammini con le sue gambe e lo condanniamo, dimentican¬do che i veri burattinai siamo noi. Non giochiamo perciò con il tempo. Non è vero che il passato è sempre migliore o peggiore: l’ottimista è uno stupido felice, e il pessimista uno stupido infelice. Mettiamo via oroscopi, almanacchi e tarocchi. Il futuro è nelle nostre mani e di questo futuro dovremo rispondere alla nostra coscienza, alla storia, al Signore della storia. Il tempo misura la nostra piccola vita, eppure le dà spazio sufficien¬te per prepararsi all’eternità. Queste poche decine di anni, durante le quali ci incontriamo e ci scontriamo, preparano la nostra eternità. Un inizio così sgangherato per un destino così grande! Sembra uno spreco persino quel tempo dedicato al riposo, che poi è tanto, circa un terzo della vita. Se una persona vive 90 anni, 30 li ha passati dormendo! In 30 anni si possono fare un mucchio di cose, nel bene e nel male. Apprezzo l’augurio in uso per il capodanno ebraico, che cade in settembre: “Che possiate essere iscritti per un buon anno nel libro della vita”. Non andiamo alla ricerca delle previsioni. Se facciamo il confronto con quanto fu profetizzato e con quanto è successo, dobbiamo dare ragione al proverbio cinese: “Prevedi tutto, tranne il futuro”. A tutti gli amici faccio l’augurio di Frate Indovino: “Abbiate tutti una persona d’amare, un lavoro da fare, qualcosa da sperare”. Sarà buono, sereno e felice il Nuovo Anno? Ma certo, solo se noi diventiamo persone buone, serene e felici!
Buona vita!

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