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Dio ci viene incontro

nel quotidiano

Domenica IV di Avvento B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

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Lc 1,26-38 Dio ci viene incontro nel quotidiano, nelle periferie [1]

Due annunci a confronto (1,5-20.26-38)
Abbiamo appena ascoltato l’annuncio più importante della nostra storia: l’annunciazione a Maria (cfr Lc 1,26-38). Un brano denso, pieno di vita, e che mi piace leggere alla luce di un altro annuncio: quello della nascita di Giovanni Battista (cfr Lc 1,5-20). Due annunci che si susseguono e che sono uniti; due annunci che, comparati tra loro, ci mostrano quello che Dio ci dona nel suo Figlio.
L’annunciazione di Giovanni Battista avviene quando Zaccaria, sacerdote, pronto per dare inizio all’azione liturgica entra nel Santuario del Tempio, mentre tutta l’assemblea sta fuori in attesa. L’annunciazione di Gesù, invece, avviene in un luogo sperduto della Galilea, in una città periferica e con una fama non particolarmente buona (cfr Gv 1,46), nell’anonimato della casa di una giovane chiamata Maria.
Un contrasto non di poco conto, che ci segnala che il nuovo Tempio di Dio, il nuovo incontro di Dio con il suo popolo avrà luogo in posti che normalmente non ci aspettiamo, ai margini, in periferia. Lì si daranno appuntamento, lì si incontreranno; lì Dio si farà carne per camminare insieme a noi fin dal seno di sua Madre. Ormai non sarà più in un luogo riservato a pochi mentre la maggioranza rimane fuori in attesa. Niente e nessuno gli sarà indifferente, nessuna situazione sarà privata della sua presenza: la gioia della salvezza ha inizio nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth.

L’iniziativa dell’incontro è di Dio
Dio stesso è Colui che prende l’iniziativa e sceglie di inserirsi, come ha fatto con Maria, nelle nostre case, nelle nostre lotte quotidiane, colme di ansie e insieme di desideri. Ed è proprio all’interno delle nostre città, delle nostre scuole e università, delle piazze e degli ospedali che si compie l’annuncio più bello che possiamo ascoltare: «Rallegrati, il Signore è con te!». Una gioia che genera vita, che genera speranza, che si fa carne nel modo in cui guardiamo al domani, nell’atteggiamento con cui guardiamo gli altri. Una gioia che diventa solidarietà, ospitalità, misericordia verso tutti.

La gioia e lo smarrimento dell’incontro
Al pari di Maria, anche noi possiamo essere presi dallo smarrimento. «Come avverrà questo» in tempi così pieni di speculazione? Si specula sulla vita, sul lavoro, sulla famiglia. Si specula sui poveri e sui migranti; si specula sui giovani e sul loro futuro. Tutto sembra ridursi a cifre, lasciando, per altro verso, che la vita quotidiana di tante famiglie si tinga di precarietà e di insicurezza. Mentre il dolore bussa a molte porte, mentre in tanti giovani cresce l’insoddisfazione per mancanza di reali opportunità, la speculazione abbonda ovunque.
Certamente, il ritmo vertiginoso a cui siamo sottoposti sembrerebbe rubarci la speranza e la gioia. Le pressioni e l’impotenza di fronte a tante situazioni sembrerebbero inaridirci l’anima e renderci insensibili di fronte alle innumerevoli sfide. E paradossalmente quando tutto si accelera per costruire – in teoria – una società migliore, alla fine non si ha tempo per niente e per nessuno. Perdiamo il tempo per la famiglia, il tempo per la comunità, perdiamo il tempo per l’amicizia, per la solidarietà e per la memoria.

Lo smarrimento
Ci farà bene domandarci: come è possibile vivere la gioia del Vangelo oggi all’interno delle nostre città? E’ possibile la speranza cristiana in questa situazione, qui e ora?
Queste due domande toccano la nostra identità, la vita delle nostre famiglie, dei nostri paesi e delle nostre città. Toccano la vita dei nostri figli, dei nostri giovani ed esigono da parte nostra un nuovo modo di situarci nella storia. Se continuano ad essere possibili la gioia e la speranza cristiana non possiamo, non vogliamo rimanere davanti a tante situazioni dolorose come meri spettatori che guardano il cielo aspettando che “smetta di piovere”. Tutto ciò che accade esige da noi che guardiamo al presente con audacia, con l’audacia di chi sa che la gioia della salvezza prende forma nella vita quotidiana della casa di una giovane di Nazareth.

Le tre chiavi per superare lo smarrimento
Di fronte allo smarrimento di Maria, davanti ai nostri smarrimenti, tre sono le chiavi che l’Angelo ci offre per aiutarci ad accettare la missione che ci viene affidata.
1. Evocare la Memoria
La prima cosa che l’Angelo fa è evocare la memoria, aprendo così il presente di Maria a tutta la storia della Salvezza. Evoca la promessa fatta a Davide come frutto dell’alleanza con Giacobbe. Maria è figlia dell’Alleanza. Anche noi oggi siamo invitati a fare memoria, a guardare il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo. Per non dimenticarci dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato per giungere dove siamo oggi. Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali; e talvolta hanno visto la loro meritata fama di laboriosità e civiltà inquinata da sregolate ambizioni. La memoria ci aiuta a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti. Evocare la memoria è il migliore antidoto a nostra disposizione di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento.
2. L’appartenenza al Popolo di Dio
La memoria consente a Maria di appropriarsi della sua appartenenza al Popolo di Dio. Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio. Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico. Questa è una delle nostre ricchezze. E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore.
3. La possibilità dell’impossibile
«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37): così termina la risposta dell’Angelo a Maria. Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà. Lo sanno bene queste terre che, nel corso della loro storia, hanno generato tanti carismi, tanti missionari, tanta ricchezza per la vita della Chiesa! Tanti volti che, superando il pessimismo sterile e divisore, si sono aperti all’iniziativa di Dio e sono diventati segno di quanto feconda possa essere una terra che non si lascia chiudere nelle proprie idee, nei propri limiti e nelle proprie capacità e si apre agli altri.

Come ieri, Dio cerca alleati
Come ieri, Dio continua a cercare alleati, continua a cercare uomini e donne capaci di credere, capaci di fare memoria, di sentirsi parte del suo popolo per cooperare con la creatività dello Spirito. Dio continua a percorrere i nostri quartieri e le nostre strade, si spinge in ogni luogo in cerca di cuori capaci di ascoltare il suo invito e di farlo diventare carne qui ed ora. Parafrasando sant’Ambrogio nel suo commento a questo brano possiamo dire: Dio continua a cercare cuori come quello di Maria, disposti a credere persino in condizioni del tutto straordinarie (cfr Esposizione del Vangelo sec. Luca II, 17: PL 15, 1559). Il Signore accresca in noi questa fede e questa speranza.

Lc 1,26-38 Maria, la donna che accompagna la vita [2]

Maria, la donna accoglie e accompagna Gesù
Qualcuno una volta mi ha detto che oggi è il giorno più luminoso dell’anno, perché si celebra il giorno in cui Dio ha cominciato a camminare con noi. Dio è accolto da Maria. Il seno di Maria si trasforma in un santuario permeato dallo Spirito Santo, permeato dall’ombra di Dio. Da quel momento in poi Maria inizia un cammino di accompagnamento alla vita che porta in grembo: la vita di Gesù. Lo aspetta, come ogni madre aspetta un figlio, con grandi speranze, ma le difficoltà cominciano ancor prima di nascere. E lei continuerà ad accompagnare questa vita di difficoltà. Praticamente quasi poco prima di partorire deve intraprendere un viaggio per rispettare la legge, la legge civile dei Romani, e la rispetta. Si adegua alla legge. Nasce il bambino senza alcuna comodità e Lei lo accompagna. Gesù è nato praticamente per strada, in una mangiatoia, in un cortile. Non c’era posto per Lui e Lei lo accompagna.
Dopo l’immensa gioia che prova nel ricevere i pastori, i Magi e questo riconoscimento universale a Gesù, giunge la minaccia di morte e l’esilio. E Maria lo segue nell’esilio. Dopo lo segue nel ritorno, nell’educazione del Bambino e durante la sua crescita. Accompagna questa vita che cresce, con le sue difficoltà, le persecuzioni. Accompagna la croce. Accompagna la sua solitudine, quella notte in cui ingiustamente lo torturarono per tutta la notte. Lei è ai piedi della Croce. Accompagna la vita del figlio e accompagna la sua morte.
E nella sua profonda solitudine non perde la speranza e accompagna la sua risurrezione piena di gioia. Ma il suo lavoro non finisce lì, perché Gesù le affida la Chiesa nascente e da allora Lei accompagna la Chiesa nascente, accompagna la vita.

Maria accoglie e accompagna ogni vita
Maria, la donna che accoglie e accompagna la vita fino alla fine. Con tutti i problemi che possono sorgere e con anche tutte le gioie che la vita ci dà. Maria, la donna che in un giorno come oggi accoglie la vita e l’accompagna fino alla sua pienezza e ancora non ha finito, perché continua ad accompagnarci nella vita della Chiesa affinché essa vada avanti. La donna del silenzio, della pazienza, che sopporta il dolore, che affronta le difficoltà e che sa gioi¬re profondamente della gioia di suo Figlio.

La domanda: come accogliamo e accompagniamo la vita?
E in un giorno come oggi, la vita di Dio si inaugura sulla terra e inizia con la sua massima espressione, ovvero come una vita portata da Maria e accompagnata da Maria. E in questo Anno della Vita penso che faremo bene a chiederci come abbiamo ricevuto la vita, come l’accompagnamo, perché a volte non ci rendiamo conto di quella che è la fragilità di una vita. Forse non ci rendiamo conto dei pericoli che la vita di una persona deve affrontare fin dall’infanzia, dal concepimento alla morte. Quindi la domanda che io vorrei farvi oggi, guardando Maria che accompagna la vita, è: sappiamo accompagnare la vita, la vita dei nostri ragazzi, dei nostri figli e di quelli che non lo sono? Sappiamo offrire ai bambini stimoli adeguati alla loro crescita? Sappiamo porre loro limiti nella loro educazione? E i bambini che non sono nostri, quelli che - scusate l’espressione - sembrano i «figli di nessuno», ci preoccupano anche loro? Sono vita! Sono il respiro di Dio! O mi preoccupo mag-giormente di prendermi cura del mio animale domestico, che non avendo libertà con il suo istinto mi restituisce quello che penso sia affetto? Qualche volta avete mai pensato che ciò che si spende per curare un animale domestico potrebbe essere alimento e istruzione per un altro ragazzo che ne è privo? Mi prendo cura della vita dei bambini quando crescono? Mi preoccupo delle loro compagnie? Mi preoccupo che crescano maturi e liberi? So edu¬care nella libertà i miei figli? Mi preoccupo dei loro svaghi? A volte, quando vediamo i programmi di certi viaggi di giovani appena laureati, ci si chiede se questo è preoccuparsi della loro vita, se non sia preparare la strada perché brucino tutte le cartucce di cui dispongono. Mi preoccupo di questo? La vita intanto continua il suo corso e Maria continua ad accompagnarla. E io, come Maria, l’accompagno? Come stanno i tuoi genitori? Come stanno i tuoi nonni? Come stanno i tuoi suoceri? Li accompagni? Ti preoccupi di loro? Fai loro visita? A volte è molto doloroso, ma non c’è altra soluzione se non che stiano in un gerontocomio, data la loro situazione di salute o della stessa famiglia. Ma quando si trovano lì, spendiamo un sabato o una domenica per stare con loro? Abbiamo riguardi per questa vita che si sta spegnendo e che pure ha dato a noi la vita?

Essere con e come Maria
In questo anno dedicato alla vita il Papa vuole che rivediamo tutto il corso della vita. In ogni passo c’è Maria. Maria, che ha curato la vita dall’inizio e che continua a prendersi cura di noi come Chiesa che cammina. La cosa peggiore che possa accaderci è che siamo privi di amore per curare la vita. Maria è la donna dell’amore. Se non c’è amore, non c’è spazio per la vita. Senza amore c’è egoismo e uno si avvita su se stesso per accarezzarsi. Oggi chiediamo amore a Maria per curare la vita. Amore e coraggio! Qualcuno potrebbe dirmi: «Ma Padre, in questa civiltà globale che sembra apocalittica come potremo portare l’amore in mezzo a tante contraddizioni e curare la vita fino alle sue estreme conseguenze?». Il grande papa Pio XI ha pronunziato una frase molto dura: «La cosa peggiore che può succedere non sono i fattori negativi della civilizzazione, ma la sonnolenza dei buoni».
Abbiamo il coraggio di intraprendere questo cammino che Maria ha intrapreso per curare la vita dall’inizio alla fine? O provate torpore? E se lo sentite, che cosa vi ha narcotizzato? Perché mai Maria non ha concesso nessuna narcosi dinanzi all’amore? E oggi Le chiediamo: «Madre, amiamo veramente, non cadiamo nel sopore e non ci rifugiamo nelle mille forme di narcosi che ci presenta questa civiltà decadente». Così sia.

NOTE
[1] Omelia, Milano 25 marzo 2017.
[2] Maria, la donna che accompagna la vita, Omelia per la messa per la Vita, Buenos Aires, 25 marzo 2011, in J. M. BERGOGLIO, Vita, (= Le parole di papa Francesco, 13), Corriere della sera, Milano 2015, 49-55; J. M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Riflessioni di un pastore. Misericordia, Missione, testimonianza, vita, LEV 2013.
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