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Giovanni,

testimone della luce

voce senza Parola

Domenica III di Avvento B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

Anton Raphael Mengs - St. John the Baptist Preaching in the Wilderness - Google Art Project

Gv 1,6-8 Giovanni Battista, il testimone della Luce [1]

La vocazione del Battista: dare testimonianza
La liturgia della Chiesa […] fa riflettere sulla figura di Giovanni il Battista, presentato nel Vangelo come il “testimone”. Ed è questa la sua vocazione: “dare testimonianza di Gesù”, “indicare Gesù”, come fa la “lampada” nei confronti della luce: lampada che indica dov’è la luce, dà testimonianza della luce. Lui era la voce. Lui stesso dice di sé: 'Io sono la voce che grida nel deserto'. Lui era la voce, ma che dà testimonianza della Parola, indica la Parola, il Verbo di Dio, la Parola. Lui soltanto voce. La Parola. Lui era il predicatore della penitenza che battezzava, il battista, ma lascia in chiaro, dice chiaramente: ‘Dopo di me viene un altro che è più forte di me, è più grande di me, al quale non sono degno di allacciare i calzari. E questo vi battezzerà in fuoco e Spirito Santo”.

L'umiltà di Giovanni, il suo annientarsi è un modello per i cristiani.
Giovanni è dunque il “provvisorio che indica il definitivo” e il definitivo è Gesù. Questa è la sua grandezza”, dimostrata ogni volta che il popolo e i dottori della legge gli domandavano se fosse o meno il Messia, e lui in modo chiaro rispondeva: “Io non lo sono”.
“E questa testimonianza provvisoria ma sicura, forte, quella fiaccola che non si è lasciata spegnere dal vento della vanità, quella voce che non si è lasciata diminuire dalla forza dell’orgoglio diviene sempre uno che indica l’altro e apre la porta all’altra testimonianza, quella del Padre, quella che Gesù dice: “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni, quella del Padre. E Giovanni il battista apre la porta a questa testimonianza’. E si sente la voce del Padre: ‘Questo è il mio Figlio’. È stato Giovanni ad aprire questa porta. È grande questo Giovanni, sempre si lascia da parte”.
È “umile”, si annienta Giovanni, prendendo la stessa strada che prenderà Gesù dopo, quella dello “svuotarsi di sé”. E sarà così fino alla fine: nell’oscuro di una cella, in carcere, decapitato, per il capriccio di una ballerina, l’invidia di un’adultera e la debolezza di un ubriaco. Dovendo farne un ritratto, soltanto questo dovremmo dipingere”.

Cristiani con la loro vita aprano la strada a Gesù
È una bella giornata per domandarsi sulla propria vita cristiana, se la propria vita cristiana ha sempre aperto la strada a Gesù, se la propria vita è stata piena di quel gesto: indicare Gesù. Ringraziare per tante volte che l’hanno fatto, ringraziare e ricominciare, dopo il 50.esimo, con questa vecchiaia giovane o gioventù invecchiata - come il buon vino! - dare il passo in avanti per continuare a essere testimone di Gesù. Che Giovanni, il grande testimone, vi aiuti in questa nuova strada che oggi voi, dopo la celebrazione del 50esimo, di sacerdozio, di vita consacrata e di matrimonio, incominciate”.

Gv 1,19-28 L’esperienza spirituale del Battista, paradigma della vocazione del cristiano [2]

L’esperienza spirituale del Battista: preparare, discernere, diminuire. In questi tre verbi è racchiusa l’esperienza spirituale di san Giovanni Battista, colui che ha preceduto la venuta del Messia “predicando il battesimo di conversione” al popolo di Israele.

Preparare
Giovanni ha lavorato anzitutto per preparare, senza prendere niente per sé. Egli era un uomo importante: la gente lo cercava, lo seguiva», perché le sue parole «erano forti» come «spada affilata», secondo l’espressione di Isaia (49,2). Il Battista arrivava al cuore della gente. E se forse ha avuto la tentazione di credere che fosse importante, non vi è caduto, come dimostra la risposta data ai dottori che gli chiedevano se fosse il Messia: «Sono voce, soltanto voce - ha detto - di uno che grida nel deserto. Io sono soltanto voce, ma sono venuto a preparare la strada al Signore». Il suo primo compito, dunque, è «preparare il cuore del popolo per l’incontro con il Signore».

Discernere
Ma chi è il Signore? Nella risposta a questo interrogativo c’è la seconda vocazione di Giovanni: discernere, tra tanta gente buona, chi fosse il Signore. E lo Spirito gli ha rivelato questo. Cosicché lui ha avuto il coraggio di dire: “È questo. Questo è l’agnello di Dio, quello che toglie i peccati dal mondo”. Mentre nella preparazione Giovanni diceva: “Dietro di me viene uno...”, nel discernimento, che sa discernere e segnare il Signore, dice: “Davanti a me... è questo”.

Diminuire
La terza vocazione di Giovanni è: diminuire. Perché proprio da quel momento la sua vita incominciò ad abbassarsi, a diminuire perché crescesse il Signore, fino ad annientare se stesso. È stata questa la tappa più difficile di Giovanni, perché il Signore aveva uno stile che lui non aveva immaginato, a tal punto che nel carcere, dove era stato rinchiuso da Erode Antipa, ha sofferto non solo il buio della cella, ma il buio del suo cuore». È stato assalito dai dubbi: «Ma sarà questo? Non avrò sbagliato?». Tanto che chiede ai discepoli di andare da Gesù per domandargli: «Ma sei tu davvero o dobbiamo aspettare un altro?».

L’umiliazione di Giovanni
L’umiliazione di Giovanni è doppia: l’umiliazione della sua morte, come prezzo di un capriccio, ma anche l’umiliazione di non poter scorgere la storia di salvezza: l’umiliazione del buio dell’anima. Quest’uomo che aveva annunciato il Signore dietro di lui, che lo aveva visto davanti a lui, che ha saputo aspettarlo, che ha saputo discernere, ora vede Gesù lontano. Quella promessa si è allontanata. E finisce solo, nel buio, nell’umiliazione. Non perché amasse la sofferenza, ma perché si è annientato tanto perché il Signore crescesse. È finito “umiliato, ma con il cuore in pace.
È bello pensare la vocazione del cristiano così. Infatti un cristiano non annunzia se stesso, annunzia un altro, prepara il cammino a un altro: al Signore». Inoltre deve sapere discernere, deve conoscere come discernere la verità da quello che sembra verità e non è: uomo di discernimento. E infine “dev’essere un uomo che sappia abbassarsi perché il Signore cresca, nel cuore e nell’anima degli altri.

Gv 1, 6-8. 19-28 Giovanni, la voce senza la Parola [3]

Giovanni e la Chiesa
La Chiesa ha qualcosa di Giovanni, sebbene sia difficile delineare la sua figura. Del resto Gesù dice che è l’uomo più grande che sia nato; ma se poi vediamo cosa fa e pensiamo alla sua vita, ci si accorge che è un profeta che è passato, un uomo che è stato grande, prima di finire tragicamente.

Chi è veramente Giovanni Battista?
Ecco allora l’invito a domandarsi chi sia veramente Giovanni, lasciando la parola al protagonista stesso. Egli, infatti quando gli scribi, i farisei, vanno a chiedergli di spiegare meglio chi fosse, risponde chiaramente: «Io non sono il Messia. Io sono una voce, una voce nel deserto». Di conseguenza la prima cosa che si capisce è che “il deserto” sono i suoi interlocutori; gente con “un cuore così, senza niente”, Mentre lui è “la voce, una voce senza parola” perché la parola non è lui, è un altro. Lui è quello che parla, ma non dice; quello che predica su un altro che verrà dopo. In tutto questo c’è “il mistero di Giovanni” che “mai si impadronisce della parola; la parola è un altro. E Giovanni è quello che indica, quello che insegna, utilizzando i termini «dietro di me... io non sono quello che voi pensate; ecco viene dopo di me uno al quale io non sono degno di allacciare i sandali». Dunque «la parola non c’è», c’è invece «una voce che indica un altro». Tutto il senso della sua vita «è indicare un altro».

Essere come Giovanni
La Chiesa scelga per la festa di san Giovanni i giorni più lunghi dell’anno; i giorni che hanno più luce, perché nelle tenebre di quel tempo Giovanni era l’uomo della luce: non una luce propria, ma una luce riflessa. Come una luna. E quando Gesù cominciò a predicare, la luce di Giovanni iniziò ad affievolirsi, a diminuire, ad andare giù. Egli stesso lo dice chiaramente parlando della propria missione: «È necessario che lui cresca e io venga meno».

Il mistero di Giovanni…
Riassumendo, quindi: Voce, non parola; luce, ma non propria, Giovanni sembra essere niente. Ecco svelata “la vocazione” del Battista: Annientarsi. E quando noi contempliamo la vita di quest’uomo tanto grande, tanto potente - tutti credevano che fosse il Messia - quando contempliamo come questa vita si annienta fino al buio di un carcere, contempliamo “un mistero” enorme. Infatti, noi non sappiamo come sono stati i suoi ultimi giorni. È noto solo che è stato ucciso e che la sua testa è finita su un vassoio come grande regalo da una ballerina a un’adultera. Credo che più di così non si possa andare giù, annientarsi.
Però sappiamo quello che è successo prima, durante il tempo trascorso nel carcere: conosciamo quei dubbi, quell’angoscia che lui aveva; al punto da chiamare i suoi discepoli e mandarli a fare la domanda alla parola: «sei tu o dobbiamo aspettare un altro?». Perché non gli fu risparmiato nemmeno il buio, il dolore sulla sua vita: la mia vita ha un senso o ho sbagliato?
Insomma, il Battista poteva vantarsi, sentirsi importante, ma non lo ha fatto: egli indicava soltanto, si sentiva voce e non parola». Questo è il segreto di Giovanni. Egli non ha voluto essere un ideologo. È stato un «uomo che si è negato a se stesso, perché la parola crescesse.

…invita ad essere Chiesa-misterium lunae”
Noi come Chiesa possiamo chiedere oggi la grazia di non diventare una Chiesa ideologizzata, per essere invece soltanto la «Dei Verbum religiose audiens et fidenter proclamans», (incipit della costituzione conciliare sulla divina rivelazione”. Una Chiesa che ascolta religiosamente la parola di Gesù e la proclama con coraggio; una Chiesa senza ideologie, senza vita propria; una «Chiesa che è mysterium lunae, che ha luce dal suo sposo e che deve affievolire la propria luce perché a risplendere sia la luce di Cristo. Il modello che ci offre oggi Giovanni è quello di una Chiesa sempre al servizio della Parola; una Chiesa che mai prenda niente per se stessa. E poiché nella colletta e nella preghiera dei fedeli era stata invocata «la grazia della gioia», ed era stato «chiesto al Signore di allietare questa Chiesa nel suo servizio alla parola, di essere voce di questa parola, di predicare questa parola», e invocare la grazia di imitare Giovanni: senza idee proprie, senza un vangelo preso come proprietà; per essere soltanto una Chiesa voce che indica la parola, fino al martirio.

NOTE

[1] Meditazione, 16.12.2016
[2] Meditazione, 24 giugno 2014.
[3] Meditazione, 24 giugno 2013.

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