Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Consolare gli invisibili

Sorella Maria - Bose

27 novembre 2017

In quel tempo 1 Gesù alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 2 Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, 3 e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. 4 Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».
Lc 21,1-4

Oggi il Vangelo ci insegna a riconoscere Gesù come il racconto di Dio non solo dalle parole e dai gesti ma anche dallo sguardo. E noi riconosciamo in lui lo sguardo del Signore Dio narrato fin dall’inizio nella Bibbia, quello sguardo che, seme e frutto della sua compassione, diede inizio e ancora accompagna la storia della salvezza.
Come Dio udì e vide la sete di Ismaele nel deserto, il dolore degli stranieri a Sodoma, e il grido della dura schiavitù di Israele in Egitto, sempre Dio ode e guarda ciò che noi non vogliamo udire né vedere. I poveri, in tutte le loro declinazioni antiche e nuove che la bibbia riassume con l’espressione ”lo straniero, l’orfano e la vedova”, sono la macroscopica evidenza della storia che noi non vogliamo vedere. Noi che temiamo tremendamente la povertà e l’esclusione come caparra e ombra della nostra morte, fuggiamo con lo sguardo via dagli sventurati, come se potesse contagiarci il solo vederli. Li rendiamo invisibili per noi, e passiamo sempre oltre (cfr. Lc 10.32). I ricchi invece, come ci ricorda Gc 2,5-7, adornati come galli cedroni, attirano il nostro sguardo e il nostro encomio, rispettoso e/o invidioso che sia. Ma Gesù, obbedendo alla parola di Dio, fa il contrario, a beatitudine dei poveri e degli invisibili.
Gesù qui - siamo nel Tempio -vede dei ricchi che gettano offerte nel tesoro e vede anche una povera vedova fare lo stesso. Gesù aveva appena detto a chi lo seguiva di guardarsi da coloro che fanno tutto solo per farsi vedere. L’ipocrisia, l’atteggiarsi a pii e puri mentre invece si vive divorando le case delle vedove, rapinando le persone più povere tra i poveri, è in vista del farsi guardare con ammirazione dalla gente. Oggi Gesù ci insegnaa guardareciò che non attirae cattura il nostro sguardoe che, proprio per questo, è l’oggetto dello sguardo di Dio, rinunciando alla triste tentazione di vivere per farsi guardare. Come il Servo del Signore che non ha né bellezza né splendore per attirare i nostri sguardi, come i giusti e le vittime della storia che troppo spesso vogliamo ci siano tolti dalla vista, così questa povera vedova ci viene indicata da Gesù come la rivelazione che fu per lui, quell’evidenza che a noi resta nascosta. In questa povera donna, che dà nella libertà tutto ciò che ha, Gesù vede il sacramento dell’amore invisibile del nostro Dio che ci ha donato se stesso, e ne resta ammaliato, e confermato, e ce la indica come icona per chi vuole seguirlo: amare con tutto se stessi non dandosi pensiero della propria vita e confidando nel Signore.
Per questo Gesù ci supplica di guardarci dalla miserabile ma potente tentazione di vivere per apparire, perché vede ciò che comporta affannarsi per l’apparenza: l’infelicità di mentire e di ignorare, di disertare l’interiorità, il nostro “sacro poco” come diceva Pasolini. Come sempre, il vangelo è di un’attualità sconvolgente. Mai come ora, forse, il valore sociale sta nel trovare uno schermo, sostituto del palco, per apparire e farsi guardare. Col suo sguardo penetrante Gesù vuole consolare tutti gli invisibili, resi tali dal nostro sguardo angosciato e mondano che li esclude, e anche svegliare tutti gli altri, noi compresi, alla stessa consolazione.