cop

Molti giovani nati in Italia da genitori immigrati o cresciuti fin da piccoli nel nostro Paese documentano la presenza di una nuova e consistente realtà sociale, che ha come "cifra" quella di coniugare in modo creativo e dinamico la cultura italiana che incontrano a scuola e nei vari ambiti della società con la tradizione delle terre di cui sono originari. Come tutti i giovani, al di là della loro nazionalità, non si accontentano di una trasmissione meccanica di valori ereditati dal passato o desunti dalla società in cui vivono, vogliono verificare se e come quello che viene loro proposto è utile per vivere il presente.
La loro identità non è statica e immutabile, ma si costituisce in un rapporto aperto e dinamico con la realtà, caratterizzato dalla disponibilità a considerare "l'altro" come qualcosa di necessario al compimento del proprio "io". Così nasce e si sviluppa una "identità arricchita", capace di crescere e maturare nell'incontro con altre identità, in un rapporto di reciprocità. Sta qui il fondamento di quella "cultura dell'incontro" più volte evocata anche da Papa Francesco come antidoto alla "globalizzazione dell'indifferenza" che mina le basi della convivenza.
Le nuove generazioni sono una realtà che induce a considerare l'Italia multietnica come una risorsa che può arricchire la società, e nello stesso tempo rappresentano una sfida con cui misurarsi, perché rilanciano le domande su cosa significhi oggi essere italiani al di là dei legami di sangue e dell'appartenenza alla medesima etnia, sul fondamento del patto di cittadinanza, sul senso di una identità nazionale, su come sia possibile ritrovarsi uniti in una società dove convivono culture differenti.

(testo pdf)