Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Capaci di guardare

oltre noi stessi

Sorella Ilaria - Bose

17 novembre 2017


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«26 Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell'uomo: 27 mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. 28 Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; 29 ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. 30 Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si manifesterà. 31 In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. 32 Ricordatevi della moglie di Lot. 33 Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. 34 Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l'uno verrà portato via e l'altro lasciato; 35 due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l'una verrà portata via e l'altra lasciata». [ 36] 37 Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».»
Lc 17,26-37


“Come avvenne … così sarà”: Gesù, nel vangelo di oggi, attinge dai racconti della Genesi le immagini per parlare del giorno del suo ritorno, il giorno della manifestazione del Figlio dell’uomo.
Che cosa accomuna la narrazione del diluvio e quella del fuoco su Sodoma?
Innanzitutto va notato che Gesù omette di dire che queste due catastrofi sono avvenute per la malvagità dei contemporanei e dei conterranei di Noè e di Lot, come invece il testo di Genesi sottolinea (cf. Gen 6,5; Gen 18,20), ed evidenzia invece un dato tanto scontato quanto insidioso per la nostra capacità di essere pronti, di discernere i segni dell’approssimarsi del Regno, anzi del suo essere già in mezzo a noi, come aveva detto Gesù ai farisei pochi versetti prima dei nostri (cf. Lc 17,20-21): quelle azioni così necessarie al nostro vivere (mangiare e bere, lavorare e riposare), quelle relazioni che intessiamo per dare senso al nostro vivere, possono in realtà divenire il luogo in cui affoghiamo, il luogo in cui bruciamo il nostro e altrui futuro.
Perché? Perché la nostra quotidianità, l’oggi in cui viviamo, essendo l’unico tempo su cui noi abbiamo veramente presa, è anche il tempo della nostra responsabilità, ovvero il tempo della nostra risposta a una storia e a un mondo che vanno ben oltre il nostro piccolo (e a volte meschino) orizzonte. Essere responsabili quindi significa essere capaci di guardare oltre noi stessi, aver consapevolezza che il proprio agire incide sulla vita degli altri e che il bene non è mai il risultato di qualcosa che ricerco esclusivamente per me ma è il frutto di uno spendersi (quel “perdere la propria vita” di cui parla il vangelo) per un bene ricercato e condiviso con tutti.
Allora è necessario non sfuggire la quotidianità ma abitarla con maggiore lucidità, con discernimento, con larghezza di sguardo e di cuore, sapendo che in essa ci giochiamo il tutto della nostra umanità e della nostra conformità a Cristo.
È facile infatti per tutti noi trasformare la ricchezza di vita che ogni giorno porta in sé nella banalità del ripetuto e del superficiale; e dalla banalità poi è altrettanto facile scivolare, pian piano e quasi senza accorgersene, verso la malvagità, lasciando che questa a sua volta dilaghi come un cancro e devasti le relazioni tra gli umani e degli umani con la creazione.
Il Signore oggi ci invita a essere pronti, a saper attingere dalla storia gli insegnamenti per vivere nel quotidiano senza essere né paralizzati da un passato che continuamente rimiriamo con nostalgia o con rancore, né storditi dal quotidiano, ma piuttosto sapendo aprire il nostro oggi all’oggi della venuta del Figlio dell’uomo. “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” dirà poco più avanti Gesù a Zaccheo (cf. Lc 19,9).
Il nostro cuore dissipato ed egoista sia trasformato dalle lacrime del pentimento e in esso si accenda il fuoco ardente del desiderio di essere con il Signore al punto che nel mezzo del nostro vivere quotidiano l’attesa dell’incontro con lui sia la luce e il senso del nostro agire e vivere l’oggi che ci è donato.