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Essere un dono

Sorella Francesca - Bose

13 novembre 2017


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. 14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.».
Mt 5,13-16

Le chiese d’Oriente e d’Occidente fanno memoria oggi di Giovanni Crisostomo, pastore e padre della chiesa, vissuto nel IV sec., riconosciuto padre della chiesa per il suo essere uomo di Dio, annunciatore del Vangelo in mezzo alle persecuzioni, ma sale e luce per le comunità che gli sono state affidate.
È in Cristo che si trova la realizzazione della beatitudine (Mt 5,1 e sgg.), è in Cristo che si è sale e luce per ogni essere vivente. “Voi siete”, e non altri! Lo dice a te, a noi.
Voi siete sale. Conosciamo bene l’uso del sale in cucina e dei suoi effetti: se ne abusiamo alteriamo il gusto delle pietanze e, al contrario, se non lo consideriamo rendiamo i nostri piatti scialbi, insipidi. Ma un pizzico di sale non guasta mai, tutto sta nella misura!
Possiamo dire lo stesso per gli uomini, per i credenti. Il sale dato dalla parola ricevuta, ascoltata, meditata e assimilata dà gusto e sapore, senso e forza alla nostra vita e alle nostre relazioni. Vigore che ci porta a esserne testimoni in mezzo agli altri uomini, testimoni non di una parola auto referenziata ma della parola sapiente del vangelo.
Il sale aiuta a conservare i cibi mantenendone il gusto. Così il nostro essere sale dà continuità alle nostre relazioni, le caratterizza attraverso la mitezza, l’umiltà, l’integrità, la pace e la giustizia, mai assunte pienamente ma sempre anelate (cf.le beatitudini).
Il sale non lo si può sostituire. La forza creatrice che dà sapore alla nostra vita è data solo da noi in quanto certi di questa verità che ci è stata affidata e desiderosi di portarla a compimento per non essere persone insipide, prive di identità.
Voi siete luce. La luce permette di vedere forme e colori, di assaporare la bellezza del creato e delle sue creature. Basta una piccola luce per illuminare, per dare chiarore, per far risaltare le bellezze ma anche le brutture. Proviamo a pensare ad un cielo stellato in piena notte, il contrasto tra luce e buio è forte.
Senza la luce tutto resta nell’ombra, nascosto privo di carattere, senza identità, come il sale insipido.
Essere luce per gli uomini significa ancora una volta essere dono, significa portare una luce che rischiara in mezzo alle tenebre dell’individualismo, dell’idolatria, della doppiezza, dell’ipocrisia, della rivalità. La luce non sopprime la tenebra ma permette di poterla attraversare.
Essere luce non significa accecare gli uomini, calcare la scena prendendo i primi posti ma accogliere la luce di Cristo e farsi testimoni di essa. È la sua luce che attraverso di noi testimoni risplende davanti agli uomini “per rendere gloria al Padre” (v.16).
Gesù ci dona una grande responsabilità e un compito: ci accorda fiducia affinché la sua parola letta nella nostra vita renda gustosa e luminosa la vita di coloro che amiamo e che non amiamo.

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