Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Il vangelo,

saldezza e verità

della nostra vita

Fratel Ludwig - Bose

18 ottobre


1 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, 3 così anch'io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, 4 in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Lc 1,1-4

Fare memoria di un evangelista è rendere grazie a Dio per il dono grande del Vangelo, fonte della vita cristiana. Oggi rendiamo grazie a Dio per l’autore del terzo vangelo, Luca, discepolo di Paolo proveniente da Antiochia. E lo facciamo meditando sul prologo della sua narrazione (anni 70-80 del I secolo).
Luca dichiara al lettore cristiano – Teofilo, “amante di Dio” – la sua intenzione: poiché altri prima di lui hanno narrato la vicenda di Gesù, dopo aver ascoltato la testimonianza su quest’uomo da parte di quanti erano stati coinvolti nella sua vita, anche lui, “dopo ricerche accurate”, ha deciso di scriverne. Il Vangelo è un racconto scritto di ciò che Gesù ha fatto e detto; anzi, è un racconto della narrazione che Gesù ha fatto di Dio con la sua vita. Ecco perché in questi versetti iniziali è esposto, in altro modo, l’essenziale della nostra fede: “Dio, nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio da lui inviato, Gesù uomo in tutto come noi, ce ne ha fatto il racconto” (cf. Gv 1,18); e chi è stato associato alla sua vita, ossia chi l’ha visto, ascoltato e toccato, a sua volta ci ha trasmesso un racconto su di lui (cf. 1Gv 1,1-3), che poi gli evangelisti hanno messo per iscritto.
Ecco disegnarsi davanti a noi una parabola apertasi oltre duemila anni fa e giunta fino a oggi. Tutto nasce con la vita di Gesù, con gli avvenimenti legati alla sua persona che si sono compiuti (verbo chiave in Luca, non semplicemente “accaduti”) in Galilea e in Giudea. Luca non inventa nulla, ma raccogliendo il testimone dalla tradizione della chiesa, confessa che l’uomo Gesù è la Parola fatta carne (cf. Gv 1,14), il compimento del disegno di salvezza di Dio (cf. Eb 1,1-4). L’evangelista, dal canto suo, ha coscienza di essere solo un “servo della Parola” il quale, per esprimere queste vette teologiche, si è impegnato nella ricerca sulle circostanze della vita dell’uomo Gesù: il disegno di salvezza eterno di Dio si compie nella buona notizia della parabola storica di Gesù, da Nazaret di Galilea.
Dopo aver svolto ricerche accurate, risalendo fino all’in-principio (cf. Gen 1,1; Gv 1,1), Luca scrive con ordine eventi e parole connessi alla vita di Gesù: non compone un trattato teologico, ma un racconto che ci prende per mano e ci conduce al suo interno, rendendoci “contemporanei” di Gesù. Sì, perché il racconto del vangelo, segno scritto del Vangelo che è Cristo, non intende fornirci dettagli di cronaca, ma comunicarci ciò che è essenziale alla salvezza, alla vita in pienezza. Non si dimentichino le parole con cui l’autore del quarto vangelo chiude la sua opera: “Vi sono molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, il mondo non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere … Ma queste sono state scritte perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e, credendo, abbiate la vita nel suo Nome” (Gv 21,25; 20,31).
La vita di Gesù è la nostra saldezza, solidità e verità (secondo la traduzione di questa parola nella versione latina), cioè la nostra vita. Oggi, dunque, ringraziamo Dio per averci dato Luca, riceviamo e accogliamo il suo vangelo, e lo facciamo con una convinzione semplice ma decisiva: conoscere, riconoscere, sovra-conoscere (così andrebbe reso il primo verbo del v. 4) la vita, morte e resurrezione di Gesù, è la saldezza, la verità, la gioia (altra parola chiave in Luca) della nostra vita.