Preghiera, linguaggio

dell’amore

Sorella Lara

12 ottobre 2017


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: «Amico, prestami tre pani, 6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli», 7 e se quello dall'interno gli risponde: «Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani», 8 vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. 9 Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Lc 11,5-13

Gesù ha preso la ferma decisione di andare a Gerusalemme, dove si compirà il suo cammino sulla croce. Diventa per lui sempre più urgente istruire i discepoli sull’essenziale da ricercare nel loro cammino di sequela. Ha chiarito nel Padre Nostro a chi rivolgersi e cosa pregare, e ora risponde alle domande: come rivolgersi a Dio, con che disposizione interiore, quanto pregare?
La preghiera che insegna Gesù è relazione viva tra due interlocutori, l’umano e il divino, e non una ripetizione sterile e fredda di formule concordate.
Coinvolge l’intera persona, l’intenzione profonda, il cuore e tutte le sue forze, orientate e convergenti in una direzione precisa: è il linguaggio dell’Amore.
Il Dio di Gesù è un Padre compassionevole e misericordioso (cf. Lc 15, 11-32) paziente nell’attesa e fiducioso nel ritorno del figlio – ognuno di noi – che si è allontanato da casa; Gesù è il Figlio che con delicatezza e rispetto ci invita a conversione bussando alla porta del nostro cuore, nell’incessante speranza di essere corrisposto (cf. Ap 3,20). Sono loro che per primi ci amano e ci cercano e per questo possono dirci “cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto…”. Il loro desiderio più grande è la gioia dell’incontro.
Ma qual è la forza che ci permette l’incontro? Lo Spirito Santo.
Ecco come nasce la parabola dell’amico importuno.
La scena è tratta dalla vita in un villaggio palestinese: la casa è una sola stanza dove tutta la famiglia vive insieme, si viaggia di notte per risparmiarsi la fatica del caldo, i tre pani valgono un pasto per una persona, l’accoglienza dell’ospite è sacra.
Dio è come un amico al quale non si può avere timore di chiedere aiuto; è quell’uomo che si alza a mezzanotte, che si lascia disturbare e si appresta a esaudire la richiesta (cf. Lc 18,7).
Ognuno di noi si può identificare nell’amico privo di pane, che va a chiederne per un altro amico.
Il riconoscersi fragili e mancanti in qualche cosa e l’ostinazione nel chiedere si accompagnano alla certezza dell’esaudimento che nasce dalla fiducia e dall’abbandono pieno in Dio:
“Gli umili vedano e si rallegrino, vita e gioia ai cercatori di Dio! Perché il Signore ascolta i poveri, non disprezza chi a lui aderisce” (Sal 69,33-34).
Un altro aspetto che il brano letto ci suggerisce è l’importanza dell’intercessione.
L’amico che bussa per cercare del pane, non lo cerca per sé o per la propria famiglia bensì per un altro amico giunto a lui nel cuore della notte. Intercedendo per gli altri dilatiamo il nostro cuore, creiamo una comunità interiore senza confini. Diventiamo più responsabili di chi ci vive accanto sapendo che il peccatore può morire nel proprio peccato se la sua anima non è risvegliata dalla preghiera degli altri.
Il dono per eccellenza che possiamo ricevere dal cielo è lo Spirito Santo. Spirito che scruta le profondità di Dio, vita che permea la creazione, apre all’intelligenza della Scrittura e può ispirare e correggere il lavoro dell’uomo.
Gesù lo dona ai discepoli, dopo la resurrezione, il giorno di Pentecoste e ogni credente, ora, nel suo nome, lo può chiedere con insistenza al Padre, certo d’essere esaudito: manda il tuo Spirito Signore e rinnova la faccia della terra! (Sal 104,30).

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