Stampa
PDF

 

Introduzione a

VoiSieteArtigianidiFuturo cover

FRANCESCO E I GIOVANI

Una “sim-patia” reciproca

Tra Papa Francesco e i giovani esiste una “sim-patia” (syn-pathos), una “passione” reciproca. Nella lettera per la preparazione del Sinodo dei giovani egli scrive: “Ho voluto che foste voi al centro dell'attenzione perché vi porto nel cuore”. Tante volte egli esprime questo pensiero. Rivolgendosi ai giovani della diocesi di Piacenza e Gubbio – dopo che il vescovo aveva detto che il papa aveva fatto una grande fatica per venire da loro -, Francesco dice: “L'ho fatto per egoismo, sapete perché: perché mi piace stare con voi; a me piace stare con i giovani, perché voi avete dentro il vostro cuore una promessa di speranza”.

Una simpatia “con-fidenziale”

Da questo “piacere di stare insieme” nasce la “con-fidenza”, una fiducia reciproca, un affidamento l’uno all’altro, sicuri di comprendersi vicendevolmente. Spesse volte Francesco dice ai giovani: “Vi farò una confidenza”. In particolare parla spesso dell’incontro che ha segnato la sua vocazione. Risponde alle molte domande, che gli vengono rivolte e che a volte sembrano curiosità, oppure un voler entrare nella sua intimità: “Che cosa le hanno insegnato i suoi errori?; “Come in concreto vede Dio, dove vede Dio?”; “Perché prega, nella sua veste di pontefice, e perché prega”; “Di che cosa ha paura”; “Perché non guarda più la televisione?”; “Quando incontra i giovani sente la gioia e l’amore che hanno verso di lei?”; “Quale è stata la più grande sfida o difficoltà che ha affrontato nella sua missione di religioso?”.
Francesco non si trincera dietro un riserbo: “Voglio parlarvi da persona a persona”, dice agli universitari di Roma Tre. Ai giovani del Kenya riuniti nello stadio Kasarani, rivela: “Via farò una confidenza. In tasca porto sempre due cose: Un rosario per pregare e una cosa che sembra strana… Questa è la storia del fallimento di Dio”; e mostra un astuccio che si apre e contiene delle piccole immagini della Via Crucis. E conclude: “Con queste due cose cerco di fare del mio meglio. Grazie a queste due cose non perdo la speranza”.
Conclude ogni incontro con la domanda di pregare per lui: “Ve lo chiedo di cuore, ne ho bisogno, ne ho tanto bisogno!”. E affida tutti a Maria “una giovane come voi a cui Dio ha rivolto il suo sguardo amorevole, perché vi prenda per mano e vi guidi alla gioia di un ‘Eccomi’ pieno e generoso”.

Una simpatia “dia-logante”

Questo capacità di entrare in sintonia e in confidenza reciproca porta Francesco e i giovani ad entrare tra loro in “dia-logo”, a “co-municare”, “con-versare”. Lo testimoniano il fatto che i testi scritti o trascritti di cui si dispone sono nati da interviste o da discorsi preceduti da domande o riflessioni dei giovani a cui Francesco cerca di rispondere parlando cuore a cuore.
Da questa conoscenza e con-sonanza reciproca, da questo dialogo, forse è nata la decisione del “sinodo” dei giovani, dove “sinodo” significa “cammino-insieme” (syn-odòs), un cammino fatto insieme Francesco e giovani, giovani e anziani, verso un futuro fondato su una memoria creativa.

Un dialogo da continuare

“Sinodo dei giovani” può essere inteso in senso oggettivo, cioè sinodo “sui giovani”, in cui si parla dei giovani da parte di adulti (vescovi, periti…); oppure, in senso soggettivo, in cui i giovani stessi sono i protagonisti, parlano di se stessi e della loro identità, dei loro valori, dei loro problemi.
Nella preparazione a questo sinodo ci si dovrà porre la domanda: sarà un sinodo in cui i giovani stessi si presentano e parlano di se stessi, oppure un sinodo in cui altri parleranno di loro? Come far convergere queste due prospettive o istanze? Nella lettera di presentazione di questo sinodo indirizzata ai giovani, papa Francesco scrive: “Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori”. In altri contesti, il papa ha ripetuto l’invito di “fare chiasso”.
Si apre pertanto un tempo in cui è necessario cogliere questo grido o chiasso, non zittirlo o sopirlo,
ma metterlo al centro, entrare in dialogo, farci discepoli gli uni degli altri. Il sinodo sarà il dialogo tra la Chiesa (papa e vescovi…) e i giovani, o meglio (perché i giovani sono “Chiesa), sinodo di chiesa dialogante, itinerante, capace di “trasformare le pareti in orizzonti”.

Le tre piste del dialogo sinodale

Nel convocare il sinodo il papa ha indicato tre piste: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Si possono considerare come il frutto di quel dialogo intercorso tra lui e i giovani, che oggi risulta variamente codificato nelle varie pubblicazioni dei suoi discorsi, omelie, lettere, interviste, spesso strutturate a forma di domanda-risposta tra i giovani e il papa. Riferendoci a tutto questo, - limitandoci al periodo di pontificato di Francesco - è possibile delineare un primo autorevole contributo per continuare un dialogo che coinvolge tutta la Chiesa nelle sue varie componenti.
Ecco quindi alcuni spunti che possono aiutare in questo dialogo sulle tre piste sinodali.


I GIOVANI, ARTIGIANI DI FUTURO

Giovani, “promessa di speranza”

Le tre voglie per andare verso il futuro
Rivolgendosi ai giovani Francesco dice loro: “A me piace stare con voi perché voi avete dentro il vostro cuore una promessa di speranza. Vivete nel presente, ma, guardando il futuro… voi siete artigiani di futuro. Questa è la vostra gioia, - è una cosa bella andare verso il futuro, con le illusioni, con tante cose belle - ed è anche la vostra responsabilità”.
Nel loro andare verso il futuro i giovani portano dentro “tre voglie”: sono ricercatori di bellezza, profeti di bontà, assetati di verità. “Ci saranno sempre persone che faranno proposte per frenare o addirittura per bloccare la strada”, per cui con queste tre voglie ci si troverà a dover andare controcorrente, ma non bisogna smettere di fare rumore, sicuri che accanto c’è sempre Maria, la coraggiosa, la Madre della bellezza, della bontà e della verità: davvero – dice Francesco - “questa donna era brava, brava, brava!”

Giovani entusiasti
I giovani conoscono l’entusiasmo, una parola che viene dal greco e vuol dire “avere qualcosa di Dio dentro” o “essere dentro Dio”. Per questo sono aperti alla speranza, al futuro, desiderosi di pienezza, di dare significato al loro futuro, alla loro intera vita, di intravedere il cammino adatto per ciascuno di loro e scegliere la via che porti serenità e realizzazione umana.
Un giovane non può stare fermo, ma camminare verso qualcosa; non essere uno che, come un “errante”, gira, gira, gira per la vita…: la vita non è fatta per “girarla”, è fatta per “camminarla”.
Oggi viviamo in una “cultura del provvisorio” che non offre un clima favorevole alla formazione di scelte di vita stabili con legami solidi, “costruiti su una roccia d’amore, di responsabilità, ma piuttosto sulla sabbia dell’emozione del momento”. E così si “gira” la vita, come in un labirinto. Ma “il cuore dell’essere umano aspira a cose grandi, a valori importanti, ad amicizie profonde, a legami che si irrobustiscono nelle prove della vita anziché spezzarsi. L’essere umano aspira ad amare e ad essere amato. E questo, definitivamente”.
Per questo Francesco dice: “Non lasciatevi rubare il desiderio di costruire nella vostra vita cose grandi e solide! È questo che vi porta avanti. Non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio, il coraggio di uscire da voi stessi, di giocare in pienezza il vostro futuro insieme a Gesù”. […] Da parte di Gesù vi chiedo di non lasciarvi escludere, non lasciarvi disprezzare, non lasciarvi trattare come merce”.

Non abbiate paura di sognare…
“Dio è il Signore delle sorprese!”. Di qui l’invito: “Non abbiate paura di sognare un mondo più giusto; di domandare, di cercare e di approfondire. […] Non lasciatevi scoraggiare dai perdenti o dai paurosi che vi vogliono togliere il sogno, che vi vogliono rinchiudere nelle loro mentalità buie invece di lasciarvi volare nella luce della speranza! Non cadete nella mediocrità che ci rende grigi: la vita è per scommetterla per i grandi ideali e per le cose grandi […] e i vostri occhi vedranno le sue vie e le sue meraviglie”.

… e non abbiate paura di piangere
Ci sono domande che si fanno solo con le lacrime e sembrano non avere risposta. Purtroppo “al mondo di oggi manca il pianto!” - disse Francesco ai giovani di Manila -, “Gesù nel Vangelo ha pianto. Certe realtà della vita si vedono soltanto con gli occhi puliti dalle lacrime… Se voi non imparate a piangere non siete buoni cristiani. Siate coraggiosi, non abbiate paura di piangere!”

Giovani e anziani: futuro e memoria, sempre insieme

“La civiltà mondiale ha creato un tale culto del dio denaro, che siamo in presenza di una filosofia e di una prassi di esclusione dei due poli della vita che sono le promesse dei popoli: esclusione degli anziani ed esclusione dei giovani”. I giovani e gli anziani sono condannati allo stesso destino. Francesco dice con fermezza: “Non vi lasciate escludere. È chiaro!”
Giovani e anziani devono andare sempre insieme: “i giovani hanno la forza, gli anziani la memoria e la saggezza”. I giovani sono speranza del futuro a condizione: avere memoria. “Se voi volete essere speranza del futuro, dovete ricevere la fiaccola da tuo nonno e da tua nonna”.

I linguaggi per non diventare “giovani-museo”

Tre linguaggi
Con tanti media siamo superinformati. “Questo è bene e aiuta, però corriamo il pericolo di vivere accumulando informazioni. Corriamo il rischio di diventare “giovani-museo”, che hanno tutto ma non sanno che farsene. Non abbiamo bisogno di giovani-museo, ma di giovani sapienti, che sanno tre linguaggi: “il linguaggio della mente, il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani. E questi tre linguaggi in modo armonioso: quello che pensi, lo senti e lo realizzi”.

Tre sfide
Ci troviamo di fronte a tre sfide: la sfida del prenderci cura dell’ambiente, la sfida per i poveri, la sfida dell’integrità morale. Il mondo e la chiesa hanno bisogno di “un nuovo tipo di giovane” . “La giovinezza è non è passività, ma sforzo tenace per raggiungere mete importanti, anche se costa; non è chiudere gli occhi alla difficoltà, ma rifiutare i compromessi e la mediocrità; non è evasione o fuga, ma impegno di solidarietà con tutti, particolarmente con i più deboli”.
“Un giovane che ama non va in pensione”. È brutto vedere un giovane “fermo”, che vive, ma “vive come un vegetale”: fa le cose, ma la sua non è una vita che si muove, è ferma. “Quello che fa che un giovane non vada in pensione, è la voglia di amare, la voglia di dare quello che ha di più bello l’uomo, e che ha di più bello Dio, perché la definizione che Giovanni dà di Dio è “Dio è amore”. E quando il giovane ama, vive, cresce, non va in pensione. Cresce, cresce, cresce e dà”.

Il coraggio dei giovani

Il coraggio di essere felici…
“Dio ha deposto nel cuore di ogni uomo e di ogni donna un desiderio irreprimibile di felicità, di pienezza”. Fin dagli inizi siamo chiamati alla splendida beatitudine della comunione perfetta con Dio, con gli altri, con la natura, con noi stessi”, una beatitudine che si è rotta con il peccato. La bussola interiore che guidava nella ricerca della felicità ha perso il suo punto di riferimento e “i richiami del potere, del possesso e della brama del piacere a tutti i costi” porta nel baratro della tristezza e dell’angoscia”.
Gesù, con la sua incarnazione, vita, morte e risurrezione, “ci redime dal peccato e ci apre orizzonti nuovi, finora impensabili, dà pieno compimento dei nostri sogni di bontà e felicità. Lui solo può soddisfare le vostre attese tante volte deluse dalle false promesse mondane. “Lui spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare”, suscita il desiderio di fare della vita qualcosa di grande”

… di essere puri, di andare controcorrente…
Ognuno deve imparare a discernere ciò che può “inquinare” il suo cuore, formarsi una coscienza retta e sensibile, capace di “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2).
“Il periodo della giovinezza è quello in cui sboccia la grande ricchezza, il desiderio profondo di un amore vero, bello e grande”. “Vi prego – dice Francesco - non abbiate paura di un amore vero, quello che ci insegna Gesù”. La scoperta della bellezza della vocazione umana all’amore, porta “a ribellarci contro la diffusa tendenza a banalizzare l’amore, soprattutto quando si cerca di ridurlo solamente all’aspetto sessuale, svincolandolo così dalle sue essenziali caratteristiche di bellezza, comunione, fedeltà e responsabilità. […] Abbiate il coraggio di andare controcorrente!”.

… di amare e lasciarsi amare e sorprendere
“La più importante sfida da imparare nella vita è imparare ad amare, ma soprattutto di lasciarsi amare”. Infatti “è più difficile lasciarsi amare che amare. Per questo è tanto difficile arrivare all’amore perfetto di Dio, perché possiamo amarlo, ma la cosa importante è lasciarsi amare da lui. Il vero amore è aprirsi a questo amore che ci precede e che ci provoca una sorpresa”.
L’amore apre alle sorprese. “L’amore è sempre una sorpresa perché presuppone un dialogo a due. Tra chi ama e chi è amato. E di Dio diciamo che è il Dio delle sorprese perché lui ci ha amati per primo e ci aspetta con una sorpresa. Dio ci sorprende. […] Non abbiate paura delle sorprese, che scuotono, ti mettono in crisi, ma mettono in cammino. Il vero amore spinge a spendere la vita anche a costo di rimanere a mani vuote”

Ma cos’è l’amore?
“È la telenovela, che vediamo nei teleromanzi? Alcuni pensano che sia quello l’amore”. […]
“L’amore vero è concreto: è più nelle opere che nelle parole. L’amore si dà. Dio ha incominciato a parlare dell’amore quando si è coinvolto con il suo popolo, ha fatto gesti di amore, opere di amore.
L’amore si comunica. L’amore sempre si comunica, l’amore ascolta e risponde, l’amore si fa nel dialogo, nella comunione. L’amore non è né sordo né muto, si comunica. […]
L’amore è casto. Parlando cuore a cuore, Francesco dice ai giovani: “Io so che voi siete buoni e mi permetterete di parlare con sincerità. Io non vorrei fare il moralista […] L’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone. In questo mondo edonista, dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti. Questa virtù è molto difficile, ma è proprio la via di un amore genuino” […]
L’amore si sacrifica per gli altri. Basta guardare a papà e mamma. […]
L’amore è servizio, come ci insegnato Gesù dopo aver lavato i piedi ai discepoli.
L’amore è farsi prossimo, prendersi cura di chi ha bisogno, con fedeltà e pazienza, farsi piccolo per gli altri”. […]
“Lasciatevi contagiare da questo amore, ammalatevi di amore, così imparerete a guardare sempre gli altri con misericordia, con vicinanza, con tenerezza, soprattutto chi soffre e quanti hanno bisogno di aiuto”.

Uscire dal recinto, aprirsi e sognare per essere la speranza del popolo

Due occhi…
“Noi uomini abbiamo due occhi, uno di carne e uno di vetro. Con l’occhio di carne vediamo ciò che guardiamo. Con l’occhio di vetro vediamo ciò che sogniamo. […] Nell’obiettività della vita deve entrare la capacità di sognare. E un giovane che non è capace di sognare è recintato in sé stesso, è chiuso in sé stesso”. Di qui l’invito di Francesco: “Sogna che, se darai il meglio di te, aiuterai a far sì che questo mondo sia diverso. Non lo dimenticate, sognate”.

… per essere la speranza di un popolo…
“I giovani sono la speranza di un popolo. Questo lo sentiamo dire dappertutto. […] Ma che cos’è la speranza? Non è essere ottimisti. L’ottimismo è uno stato d’animo. La speranza è sofferta: sa soffrire per portare avanti un progetto, sa sacrificarsi. È feconda, dà vita, crea vita per gli altri, si dà nel lavoro”.
“Se io incontro un giovane senza speranza, - confida Francesco - quel giovane è un ‘pensionato’. Sono giovani con una tristezza esistenziale. Sono giovani che hanno puntato la loro vita sul disfattismo di base. Sono giovani che si lamentano. Sono giovani che fuggono dalla vita”.

… quella speranza che è radicata nel profondo dell’essere umano
“La speranza ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore. […] La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa”.

Come tenere viva la speranza?
“Come fare perché questi sogni di pienezza, di vita autentica, di giustizia e verità, siano per i giovani una realtà nella loro vita personale, nel loro paese e nel mondo”. Francesco indica tre vie:
- La speranza, un cammino fatto di memoria e discernimento.
- La speranza, un cammino accompagnato.
- La speranza, un cammino solidale.
Questa strada è illuminata da una speranza più alta: “quella che ci viene dalla fede in Cristo. Egli si è fatto nostro compagno di viaggio, e non solo ci incoraggia ma ci accompagna, sta al nostro fianco e ci tende la sua mano di amico. Con lui, impariamo a discernere la realtà, a vivere l’incontro, a servire gli altri e a camminare nella solidarietà.

Chiamati a salvare la speranza e vincere il pessimismo
Davanti a situazioni in cui sembra che tutto sia perso irrimediabilmente, Francesco chiama i giovani a valorizzare la loro apertura alla vita: “Siete chiamati a salvare la speranza alla quale vi spinge la vostra stessa realtà di persone aperte alla vita; la speranza che avete di superare l’attuale situazione, di preparare per il futuro un clima sociale e umano più degno di quello attuale; la speranza di vivere in un mondo più fraterno, più giusto e pacifico, più sincero, più a misura d’uomo. Per vincere ogni traccia di pessimismo ci vuole il coraggio di spendersi con gioia e dedizione nella costruzione di una società accogliente, rispettosa di tutte le diversità, orientata alla civiltà dell’amore”.

I giovani devono fare chiasso, vivere non vivacchiare

Fare chiasso
Rivolgendosi ai giovani nella GMG di Rio, Francesco fa uso per la prima volta della parola “chiasso”, ripetuta poi più volte nei suoi incontri con i giovani: “Desidero dirvi ciò che spero come conseguenza della GMG: spero che ci sia chiasso”. Riferendo ad un sacerdote che scherzosamente gli disse: “Lei continui pure a dire ai giovani di fare chiasso, continui pure... Ma poi, il chiasso che fanno i giovani dobbiamo gestirlo noi!”, egli ribadì ai giovani: “Fate chiasso, ma aiutate anche a gestire e organizzare il chiasso che fate. Fate chiasso e organizzatelo bene! Un chiasso che ci dia un cuore libero, un chiasso che ci dia solidarietà, un chiasso che ci dia speranza, un chiasso che nasca dall’aver conosciuto Gesù e dal sapere che Dio, che ho conosciuto, è la mia fortezza. Questo è il chiasso che vi invito a fare”.

Non vivacchiare ma vivere
Ci sono momenti brutti nella storia, quando soprattutto si origina una sfiducia nella vita. Allora è il tempo di una nuova fiducia e di audacia evangelica, di “vivere, non vivacchiare!”. Questa è la strada per sperimentare in pienezza la forza e la gioia del Vangelo. “Così non solo ritroverete fiducia nel futuro, - dice Francesco, - ma riuscirete a generare speranza tra i vostri amici e negli ambienti in cui vivete”.
“Gesù Cristo è colui che sa dare vera passione alla vita, ci porta a non accontentarci di poco e a dare il meglio di noi stessi; è Gesù Cristo che ci interpella, ci invita e ci aiuta ad alzarci ogni volta che ci diamo per vinti. È Gesù Cristo che ci spinge ad alzare lo sguardo e sognare alto.
“La vita somiglia al portiere della squadra, che prende il pallone da dove glielo buttano. La vita si deve prendere da dove viene”.

Vivere nella “rapidizione” della comunicazione
La comunicazione che si fa sempre più veloce. Questa rapidazione non tolga la libertà del dialogo. “Tante volte una comunicazione così rapida, leggera, può diventare liquida, senza consistenza. Dobbiamo trasformare questa liquidità in concretezza”.

Una generazione “né-né”
È triste trovare giovani “né-né”:” né studiano, perché non hanno la possibilità, né lavorano. Dobbiamo lottare contro questo, aiutarci gli uni gli altri a trovare una via di soluzione, di aiuto, di solidarietà. I giovani sono coraggiosi, hanno speranza e hanno la capacità di essere solidali”.
“Solidarietà è una parola che non piace sentire, al mondo d’oggi è una parolaccia. No, è una parola cristiana: andare avanti con il fratello per aiutare a superare i problemi. […] Alla concezione moderna dell’intellettuale, impegnato nella realizzazione di sé stesso e in cerca di riconoscimenti personali, spesso senza tener conto del prossimo, è necessario contrapporre un modello più solidale, che si adoperi per il bene comune e per la pace”.

Ciò che Dio sogna per noi

La scena della Pentecoste “può aiutare a comprendere tutto ciò che Dio sogna di realizzare nella nostra vita, in noi e con noi. Quel giorno i discepoli stavano chiusi dentro per la paura. Si sentivano minacciati da un ambiente che li perseguitava, che li costringeva a stare in una piccola abitazione obbligandoli a rimanere fermi e paralizzati. Il timore si era impadronito di loro. In quel contesto, accadde qualcosa di spettacolare, qualcosa di grandioso. Venne lo Spirito Santo e delle lingue come di fuoco si posarono su ciascuno di essi, spingendoli a un’avventura che mai avrebbero sognato. La cosa cambia completamente!”

Vincere la paralisi della paura
“Dove ci porta, la paura? Alla chiusura. E quando la paura si rintana nella chiusura, va sempre in compagnia di sua “sorella gemella”, la paralisi; sentirci paralizzati. Sentire che in questo mondo, nelle nostre città, nelle nostre comunità, non c’è più spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, è uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza. La paralisi ci fa perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri. Ci allontana dagli altri, ci impedisce di stringere la mano”

Non confondere la felicità con un divano: la divano-felicità
“Nella vita c’è un’altra paralisi ancora più pericolosa e spesso difficile da identificare, e che ci costa molto riconoscere. Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la Felicità con un divano […] Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. Il “divano-felicità è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù.

La vita ci è data non per “vegetare”, ma per lasciare un’impronta…
“Non siamo venuti al mondo per ‘vegetare’, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta”.

… per essere liberi…
“Quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà. […] C’è tanta gente che vuole che i giovani non siano liberi; c’è tanta gente che vi vuole intontiti, imbambolati, addormentati, ma mai liberi. Ci spogliano della libertà”.

… rischiare…
“Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre ‘oltre’. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti […] Andare per le strade seguendo la “pazzia” del nostro Dio che ci insegna a incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo…

… essere giovani-con-le-scarpe…
Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di “giovani-divano”, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati”, di protagonisti della storia […], giovani che sanno scommettere sul futuro, sul domani: Gesù ci proietta all’orizzonte, mai al museo.

.. uniti nell’amicizia sociale
La speranza è dolorosa; la speranza fa soffrire per portare a termine un progetto, ma non dimenticate neppure che dà vita, è feconda. E con questa speranza non sarete sterili, bensì darete vita agli altri, la speranza invita a costruire l’“amicizia sociale”, anche se la si pensa diversamente. L’importante, uguali e diversi, è costruire l’“amicizia sociale” con tutti; gettare ponti, lavorare insieme.

Davanti alle difficoltà, ai muri, alle pareti, ai fallimenti: che fare?

Non lasciarsi prendere dal pessimismo...
“Voi giovani non potete e non dovete essere senza speranza, la speranza fa parte del vostro essere. Un giovane senza speranza non è giovane, è invecchiato troppo presto! La speranza fa parte della vostra giovinezza! … Un giovane senza gioia e senza speranza è preoccupante: non è un giovane.

Fidarsi di Gesù, della sua Parola, come Pietro…
Gesù non è un’illusione! “Il Signore è sempre con noi. Viene sulla riva del mare della nostra vita, si fa vicino ai nostri fallimenti, alla nostra fragilità, ai nostri peccati, per trasformarli. Non smettete mai di rimettervi in gioco, come dei buoni sportivi […] La Parola del Signore ha riempito le reti”.

Andare oltre il fallimento e prendere il largo
“Non è buono fermarsi al ‘non abbiamo preso nulla’, seguire la dea lamentela “come in una veglia funebre” La dea lamentela” è un inganno: ti fa prendere la strada sbagliata. La fede in Gesù conduce a una speranza che va oltre, a una certezza fondata non soltanto sulle nostre qualità e abilità, ma sulla Parola di Dio”.

Trasformare la difficoltà in una opportunità, le pareti in orizzonti
“La speranza cristiana non è semplice ottimismo; è molto di più. Affonda le sue radici nella vita nuova, che abbiamo ricevuto in Gesù Cristo, nell’amore di Dio che è stato versato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfr Rm 5,5)”.

Avere sempre il coraggio di volere di più, di più, di più
“Guardate sempre l’orizzonte e guardate anche indietro” all’eredità che avete ricevuto dai vostri avi, dai vostri nonni, dai vostri genitori; all’eredità della fede, quella fede che ora avete nelle vostre mani per guardare avanti. Mettetevi in gioco
Dio ti chiama a creare speranza. Dio ti chiama a ricevere misericordia e a dare misericordia. Dio ti chiama a essere felice”.

Saper imparare sempre dagli sbagli
“È una cosa buona, il dialogo con i propri sbagli, perché loro ti insegnano; e la cosa importante è che ti aiutano a diventare un po’ più umile. Non si impara una volta per sempre. È lunga la strada”.

(SEGUE nell'introduzione)

LA FEDE, "VIA DELLA SPERANZA E DEL FUTURO"
- La fede
- Incontrare Gesù
- Conoscere Gesù
- Seguire Gesù
- Seguire Gesù nella Via della Croce
- Maria è Madre di Dio e Madre nostra
- La guida del cammino: il Vangelo nel cuore e nella mani
- Pregare “come un figlio con il Padre”

LA VOCAZIONE, "MISTERO SUGGESTIVO E PROFONDO DELLA VOCE"
- Il mistero suggestivo e profondo della voce
- Le scelte definitive
- Maria ci accompagna nelle scelte definitive
- Tutti siamo chiamati
- Chiamati ad uscire e lanciarsi verso un futuro
- Chiamati a prenderci cura di questo mondo e della stessa razza umana
- Chiamati a costruire non a demolire, a unire non a dividere
- Chiamati a testimoniare ed evangelizzare
- Chiamati all’avventura della misericordia
- Chiamati a “vivere per servire”
- Chiamati a scommettere sulla pace

Newsletter
Dicembre 2017

NL-novembre17

Temi di PU 
(pastorale universitaria)

temi di PU

 Il Vangelo
del giorno
(Monastero di Bose)

Lezionario 1

Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

logo-SINODO-GIOVANI-colori-295x300

Temi 
«generatori»
Pastorale e spiritualità giovanile

inprimopiano

invetrina2

Storia "artistica"
della salvezza 

agnolo bronzino discesa di cristo al limbo 1552 dettaglio2

I cammini
Un'esperienza di pellegrinaggio 
per i giovani

via-francigena

Per accompagnare
i cammini
Lo zaino del pellegrino giovane

vie

Percorsi geografici
culturali e religiosi
Lettere da ogni parte del mondo

percorsiruozi

Newsletter NPG



Ricevi HTML?

PGNEWS

stampa

Lo zibaldone. 
Di tutto un po'
Tra letteratura, arte e pastorale...

zibaldone

rubriche

Società, giovani 
e ragazzi
Aspetti socio-psico-pedagogici  

ragazziegiovani

Sussidi e materiali 
x l'animatore in gruppo 
 

cassetta

LIVE

webtvpic

Il numero di NPG 
in corso
Dicembre 2017

cop8-2017

Progettare PG

progettare

novita

ipad-newspaper-G

NPG: appunti 
per una storia

2010 SDB - NPG Logo 02 XX

Le ANNATE di NPG 
1967-2018 
 

annateNPG

I DOSSIER di NPG 
(dall'ultimo ai primi) 
 

dossier

Le RUBRICHE NPG 
(in ordine alfabetico)
Alcune ancora da completare 
 

Rubriche

Gli AUTORI di NPG
ieri e oggi 

pennapennino

Gli EDITORIALI NPG 
1967-2018 
 

editorialeRIDOTTO

INDICI NPG
50 ANNI
 
Voci tematiche - Autori - Dossier

search

VOCI TEMATICHE 
di NPG
(in ordine alfabetico) 
 

dizionario

I LIBRI di NPG 
Giovani e ragazzi,
educazione, pastorale
 

libriNPG

I «QUADERNI» 
dell'animatore

quaderni

 

Alcuni PERCORSI 
educativo-pastorali in NPG
 

percorsi

I SEMPREVERDI 
I migliori DOSSIER di NPG 
 

vite N1

NOTE'S GRAFFITI 
Materiali di lavoro
con gruppi di ragazzi e adolescenti 
 

medium

SOCIAL AREA

 
socialareaok2 r1_c1_s1 socialareaok2 r1_c2_s1 socialareaok2 r1_c3_s1 socialareaok2 r1_c4_s1

Contattaci

Note di pastorale giovanile
via Marsala 42
00185 Roma

Telefono: 06 49 40 442

Fax: 06 44 63 614

Email

MAPPE del SITO 
per navigare con una bussola

mappesito

PROGRAMMAZIONE
NPG 2018

programmazione

La DOTTRINA SOCIALE 
della Chiesa

dottrina

Le INTERVISTE: 
PG e...

interviste

cospes vis tgs cnosfap cgs cnosscuola scsOK1 cnossport
Salesiani di Don Bosco Figlie di Maria Ausiliatrice editrice elledici università pontificia salesiana Servizio nazionale di pastorale giovanile Movimento Giovanile Salesiano salesitalia Mision Joven Dimensioni Mondo Erre DonBoscoland Scritti di Don Bosco ans bollettino
LogoMGSILE valdocco missioni missionitv asc exallievi vcdb mor ICC icp ILE ime ine isi