Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Il potere e la gloria

Fratel Giandomenico - Bose

31 agosto 2017


17 Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: 18 “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno alle genti perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà”. 20 Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21 Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. 22 Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo”. 23 Ed egli disse loro: “Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato”.
Mt 20,17-23

Gesù in cammino con i suoi discepoli verso Gerusalemme annuncia loro, per la terza volta, la sua passione, la sua sofferenza, la sua morte infame e la sua resurrezione. Dopo il primo annuncio c’è la ribellione di Pietro, che in disparte rimprovera Gesù: egli, primo tra gli apostoli, si rifiuta di obbedire a un tale destino crudele senza gloria. Gesù si scaglia contro di lui in maniera durissima: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16,23). Il secondo annuncio genera tristezza nel cuore dei suoi amici che subito dopo si chiedono: “Chi è più grande nel regno dei cieli?” (Mt 18,1). I discepoli sono sconvolti e disorientati da questi annunci così catastrofici. Il loro Signore ha proclamato l’imminenza del regno di Dio, lo ha attuato mediante le guarigioni e gli esorcismi, la condivisione del pane e gli insegnamenti basati sul comandamento dell’amore, e ora tutto sembra svanire con la croce all’orizzonte. Ora Gesù si sta consegnando alla morte, decide di “perdere” la propria vita e invita i suoi discepoli a fare altrettanto.
Dopo il terzo annuncio, anche i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, rapiti dal loro narcisistico sogno di gloria e potere, non comprendono le parole di Gesù e chiedono per bocca della madre (nel Vangelo secondo Marco lo fanno direttamente, senza intermediari, cf. Mc 10,35-40) di essere gli amministratori del nuovo regime: vogliono sedere alla destra e alla sinistra nel Regno, un’aperta richiesta di leadership nel loro sogno di restaurazione regale. La loro aspirazione più grande è diventare grandi, potenti, farsi i salvatori del mondo.
Gesù non individua altra strada che non sia il diventare piccolo, il farsi servo, fino a morire da schiavo, torturato e crocifisso. Il ministero itinerante di Gesù è stato volto a introdurre tracce di umanizzazione nel mondo, a liberare gli uomini e le donne del suo tempo dalle risacche di disumanizzazione sempre a portata di mano, in tutti i tempi e in tutte le latitudini. Gesù ha tracciato la via dell’amore radicale che lo porterà a dare la vita. Egli scardina i sogni di gloria dei suoi discepoli per insegnare loro l’unica via possibile: la nonviolenza che non cova rancore e che crea un mondo nuovo, più umano. Gesù scardina altresì l’immagine perversa di Dio che i suoi discepoli hanno creato, il loro vitello d’oro. Di fronte al suo annunciato fallimento, essi tentano di dare una risposta alla mancanza di Dio. A Cesarea di Filippo avevano professato per bocca di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente” (Mt 16,16). L’annuncio della passione e morte di Gesù li sconcerta, perché con esso Gesù proclama un Dio altro, un Dio che abbandona la potenza per abbracciare l’umile fragilità dell’amore che si rivela nella solidarietà con i poveri e gli oppressi. Nella terza tentazione narrataci da Matteo Gesù aveva rifiutato categoricamente il dominio su tutti i regni del mondo e così esige anche dai suoi discepoli, perché il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita (cf. Mt 20,28).