8. L’amore, sguardo del cuore. Scheda operativa

Inserito in NPG annata 2012.

 

A cura di Giuseppe Morante

(NPG 2012-05-16)


Premessa

«Non vedo altre alternative, ognuno di noi deve raccogliersi e distruggere in se stesso ciò per cui ritiene di dover distruggere gli altri. E convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale» (Etty Hillesum, ragazza ebrea morta a 29 anni nel campo di sterminio di Auschwitz).
Queste parole fanno riflettere sulle vie che conducono la libertà al suo fallimento o al suo compimento. Ma – avverte l’autore dell’articolo – ad impedire che la libertà del volere si muti in arbitrio minaccioso per sé e per gli altri è la capacità dell’uomo di riconoscere la dignità e la preziosità di quanto lo circonda.
Per questo la formazione dell’animo alla profondità dell’ascolto e dello sguardo è essenziale al compiersi di una vita autenticamente personale. L’incontro con tale profondità, di sé e del mondo, si produce sotto il segno di una sorprendente gratuità: gratuita è la novità, l’unicità e la preziosità posta al cuore dell’esistenza personale, e gratuita è la tenacia di cui il cuore si scopre abitato corrispondendo alla scoperta di quella gratuità o cercandola quando le più sconcertanti apparenze si ostinano ad occultarla. Amore è il nome di questa sensibilità per il gratuito, che ispira una corrispondente gratuità, che porta «oltre la meschinità del calcolo opportunistico e dalla grevità del contrattualismo aritmetico», in cui «la libertà conosce e testimonia le ragioni feconde della propria speranza».


CAPACITÀ DI RICONOSCERE LA DIGNITÀ E LA PREZIOSITÀ DI QUANTO CI CIRCONDA

Acquisire questa capacità per una vita autenticamente personale non è facile dal punto di vista pedagogico. L’educatore deve predisporre un itinerario educativo che porti fanciulli e ragazzi, secondo le età, ad uscire dall’ambiguità della realtà e a scoprire ciò che si nasconde sotto di essa.
Si consideri che la vita dei ragazzi si svolge, nella cultura di oggi, in una sfida (che spesso si fa contrasto) tra immagine e realtà, tra superficie (emozione) e profondità dell’Io (intelligenza e razionalità), tra verità virtuale e verità reale. «La sfida della profondità chiede all’uomo di non lasciarsi condurre dall’immediatezza di cose (fatti e gesti che animano il mondo), ma bisogna andare oltre la loro stessa parzialità e superficie, fino al nucleo più intimo della loro origine e verità».
I ragazzi vanno aiutati a capire che non si può vivere solo di emozioni, di occasioni di divertimento, di capricci (perché tutti fanno così), di piaceri istintivi: la vita non è solo corpo ma anche mente (intelligenza e razionalità) e ha anche un senso: verso dove vado?
Questo è un processo psicologico che non si ferma a vedere i fatti e le cose, ma va ai loro significati che non si vedono ma esistono. Come li scopriamo? Orientando la persona, dotata di intelligenza, volontà e libertà, a gestire responsabilmente tutta la condotta personale, in vista del proprio bene. Se una persona non è in grado – per vari motivi – di far funzionare l’intelligenza o la volontà o la libertà e perciò di produrre pensieri, decisioni, scelte libere, rischia di essere un bambino per sempre.
Ma quanto più essa porta a maturità le facoltà psichiche (cioè allo stato ottimale le funzioni del pensare, del decidere liberamente, oltre ogni pressione interiore come paure, ossessioni, manie...) ed esteriore (costrizioni, violenza...), tanto più ha la possibilità reale di guidare la condotta, i comportamenti interiori ed esteriori, verso scelte veramente umane, verso progetti esistenziali degni dell’uomo.
Con quali strumenti? Innanzitutto sono strettamente necessarie le attività, i comportamenti stessi degli educandi (impegni di generosità, attività dei doveri quotidiani: pregare, studiare...), azioni buone verso i familiari, i coetanei, ecc...
Tanto meglio se combinate – quando è possibile – con i comportamenti degli adulti: fare insieme con gli educatori delle azioni di carità, di giustizia, di solidarietà, di ammirazione del creato e del suo Creatore: significa offrire la possibilità di fare dei tratti di strada insieme, quasi a dire loro che la crescita morale è possibile ed è degna dell’uomo.
Questi strumenti «personali», generati dall’educando stesso e intesi anche come esercizi pratici, non vanno considerati come elementi a sé stanti; ma vanno finalizzati all’acquisizione delle virtù morali. Un atto singolo di generosità verso il prossimo, ripetuto e rapportato ad altre condotte generose, viene finalizzato all’acquisto della fraternità permanente, all’amore duraturo verso il prossimo.
Giovano poi alcuni strumenti specifici: il rinforzo dello sviluppo del giudizio morale attraverso le spiegazioni, gli approfondimenti, la catechesi su ciò che è bene e su ciò che è male; il confronto dialogico su condotte morali o immorali di personaggi noti, illustri della storia civile o religiosa, o della cronaca.
Per stimolare lo sviluppo della coscienza possono giovare l’esame di coscienza propositivo, momenti di meditazione personale, sulla propria condotta rapportata ai grandi modelli cristiani; i rimproveri (equanimi) e i castighi (come estremo rimedio); le lodi e i premi morali (senza adulazioni controproducenti), ecc...
Per incentivare lo sviluppo della volontà e della libertà possono essere quanto mai utili la gestione dei piccoli doveri quotidiani, il richiamo ai propri compiti o lavori indilazionabili, la gestione di determinate iniziative a cui restare fedeli, nonostante l’inevitabile costo e fatica. Per la stimolazione a sviluppare un buon carattere morale possono essere utili i richiami alla coerenza, alla oggettività, all’ottimismo; i suggerimenti al superamento dello scoraggiamento e del pessimismo sterile.
Per lo sviluppo delle capacità di inserimento nelle comunità sociali, possono giovare molto il conferimento di piccoli ruoli e impegni relativi; e naturalmente il richiamo, oltre che alla fedeltà alla parola data, anche alla responsabilità della gestione della condotta sociale (gioco, lavoretto, compiti...).
Infine, allo scopo di aiutare l’assunzione dei valori/virtù, possono anche giovare le esperienze forti e significative, da cui i giovani traggono il gusto e la gioia interiore di assaporare la bellezza del bene per se stesso, acquistato personalmente con l’aiuto di Dio.
Infine un accenno anche alla strumentazione esteriore al soggetto educando: l’ambiente umano (familiare, scolastico, sportivo, ecclesiale...) moralmente sano, le buone compagnie, le buone letture e così via. Anche i mass-media possono stimolare opportunamente la crescita morale dei giovani, in modo specifico quando trasmettono comportamenti esemplari di giustizia, di bontà, di solidarietà. Più difficilmente possono raggiungere questo obiettivo quando trasmettono violenza, aggressività o altre condotte immorali, a meno che non siano contrastati dall’approfondimento e dal dialogo sincero con gli educatori.

Riflettere sulla realtà della nostra vita quotidiana: fermarsi ad analizzare

La vita dei ragazzi è gestita quotidianamente in una gamma vastissima di attività e di comportamenti. Produce pensieri, riflessioni, dubbi, piccole o grandi decisioni. Si emoziona, ha paura, gioisce, coltiva desideri. Genera atti di speranza, di amore o di odio. Qualche volta avverte dentro di sé la cupa forza della disperazione. Ma è superficiale. Bisogna andare in profondità… Proponiamo all’animatore un libro della Elledici: esso propone utili esercizi di riflessione, di «libertà», di autodisciplina, di altruismo e onestà: Una virtù alla settimana, di L. Bianco-S. Carbonell.

I sentimenti di amore e odio nella storia e nella cultura

Proponiamo alcune attività che permettono di scoprire e analizzare i sentimenti dominanti a livello collettivo.
– Lettura e riflessione (adolescenti e giovani): Amore e odio. Per una storia naturale dei comportamenti elementari, di Irenäus Eibl-Eibesfeldt, Adelphi, 1996.
Nella storia dell’umanità si susseguono, quasi senza soluzione di continuità, capitoli sanguinari; né, fino a oggi, è cambiato qualcosa: solo che, forniti di armi atomiche, in caso di complicazioni belliche corriamo il pericolo di annientarci. Abbiamo imbrigliato le forze della natura, vinto le epidemie, sterminato gli animali feroci che un tempo ci minacciavano: oggi i nostri peggiori nemici siamo noi stessi – a meno che non ci riesca di addomesticare le nostre pulsioni aggressive.
– Lettura e riflessione (adolescenti e giovani): «AMORE E ODIO». Ecco una storiella. «Ci fu una volta nella storia del mondo un giorno terribile in cui l’odio, (che é il re dei cattivi sentimenti, dei difetti e delle cattive virtù) convocò una riunione urgente con tutti loro. Tutti i cattivi sentimenti neri del mondo e i desideri più perversi del... cuore umano arrivarono a questa riunione con curiosità di sapere qual era questo proposito»… (Testo intero da leggere nel capitolo 38 del «Corso di Gnosi» pubblicato sul sito www.anael.org/italiano «NON LASCIATE MORIRE L’AMORE»).
– Reazioni a caldo su una testimonianza (adolescenti e giovani). È bello essere innamorati, ti fa sentire felice, spensierato, lontano dal mondo e soprattutto libero. Libero di provare un’emozione unica nel suo genere, libero perché quando sei innamorato, appena hai dei problemi, ti basta incrociare lo sguardo della persona che ami e subito tutto sparisce e ti senti divinamente bene. L’amore non ha definizioni, l’amore travolge senza motivo, anzi forse l’unico motivo per cui travolge è che è l’unica cosa positiva rimasta intatta oggi. Stolte considero le persone che cercano la definizione d’amore, perché non tutto è razionale e non a tutto si può arrivare con un ragionamento razionale, ma solo con ragionamento dettato dal cuore. L’amore si capisce nel momento in cui lo si prova, nel momento in cui ti senti dipendere da esso, nel momento in cui quando incroci la persona amata, il cuore batte diversamente, tutto tace e solo la sua voce suona, il corpo va in tilt e rimanete voi due e nessun altro. L’odio è il più brutto fra i sentimenti; sono convinta che sia anche il più inutile, in fondo a cosa serve odiare qualcuno? L’unica cosa che comporta è che costantemente hai brutti pensieri, e la cosa peggiore è che provi piacere nel vedere soffrire chi vuoi. L’unica cosa che credo che si possa odiare, crede sia l’odio stesso (M. F., 14 anni).
– Ascolto e riflessione (adolescenti e giovani): cd della BANDA BASSOTTI: Amore e odio. «Amore e Odio» è il brano che dà il titolo all’intero cd: è a dir poco sconvolgente anche perché ha un significato profondo e se non ci si sofferma particolarmente all’ascolto si rischia di perdere l’essenza che è proprio nel testo. Ci racconta una storia vissuta profondamente… è storia vera. «Ognuno col suo proprio dio con il suo odio e la sua guerra»: forse è qui l’essenza di un eterno dilemma umano che riguarda tutte le etnie del mondo. La banda non poteva raccontarla meglio di cosi… una storia che ogni giorno si ripete.
– Amore e odio nelle canzoni (giovani): digitare questo titolo su un motore di ricerca e si trovano testi vari di discussione che aiutano a interiorizzare l’ascolto, la riflessione, la meditazione, l’interiorizzazione dei valori e dei sentimenti umani più diffusi.

I valori della gratuità e del volontariato nella vita del nostro tempo

– Il volontariato oggi (adolescenti e giovani); riflessioni, confronti e motivazioni. Il volontariato è un’esperienza umana e sociale riconosciuta e che impegna nel nostro territorio persone e associazioni di diversa cultura e ispirazione. La carta dei valori del volontariato, stilata dal mondo del volontariato italiano, al termine dell’Anno internazionale dei Volontari proposto dall’ONU, qualifica come volontario «la persona che, adempiuti i doveri di ogni cittadino, mette a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per gli altri, per la comunità di appartenenza o per l’umanità intera. Egli opera in modo libero e gratuito promuovendo risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione o contribuendo alla realizzazione dei beni comuni». Partendo da presupposti culturali diversi, il volontariato agisce, in forma individuale o associata, per il bene comune e un mondo migliore.
Il volontariato d’ispirazione cristiana nasce da un’idea di persona che è «immagine e somiglianza di Dio», di un Dio che entra nella storia con libertà, gratuità e umiltà, e che insegna la carità, l’amore come principio della relazione tra Dio e gli uomini e degli uomini tra loro. La relazione tra gli uomini assume, in Gesù Cristo, la forma della fraternità: diventa la Chiesa, dove ogni espressione di dono, di servizio libero è la risposta all’amore di Dio e principio dell’amore umano. La Carità nel suo duplice volto d’amore per Dio e per i fratelli è la sintesi della vita morale del credente.
In questa prospettiva, ricordando che Gesù è venuto ad evangelizzare i poveri (Mt 11, 5; Lc 7, 22), come non sottolineare più decisamente l’opzione preferenziale della Chiesa per i poveri e per gli emarginati? (Giovanni Paolo II in TMA n. 51).

Pista di riflessione

* Il volontariato per il cristiano è una delle esperienze in cui si manifesta la carità intesa come amore per i fratelli, risposta al dono ricevuto da Dio: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13, 34). La Chiesa vede nel volontariato un segno visibile dell’Amore di Dio.
* Il volontariato è uno dei possibili segni concreti di uno stile di vita cristiana della persona che ne informa l’esistenza a partire da valori quali gratuità, dono, rispetto dell’altro, condivisione, sobrietà.
* La gratuità non può essere considerata solo come una categoria economica. Non si tratta di contrapporre il servizio gratuito a quello professionale retribuito, ma di dare significato e senso alla gratuità intesa come valore che guida la relazione, dona in maniera disinteressata, rispetta l’altro senza obbligarlo alla relazione, senza pretendere una restituzione.
La gratuità qualifica la relazione, informa la mentalità dei progetti di vita, è una dimensione qualificante dell’essere cristiani. Il volontariato si contraddistingue per la sua intrinseca volontà a muoversi verso, ad andare incontro. In questa prospettiva, la reciprocità non è mai intesa come misura della relazione ma come legame che si crea tra le persone in virtù del dono gratuito.