Educare a partire dagli ultimi

Inserito in NPG annata 2012.

 

Una rubrica NPG 2012 

A cura di Mariella Mentasti

(NPG 2012-02-80)


Nelle nostre esperienze di dolore e sofferenza, di paura e difficoltà ci sentiamo dire o ci diciamo noi stessi «Guardati indietro!» come se tutti avessimo collettivamente la consapevolezza di essere nel gruppo di testa, forse non proprio primi perché le difficoltà del momento ci hanno rubato qualche posizione, ma comunque davanti a una moltitudine di persone, l’esercito di chi dalla vita ha avuto solo bastonate.
«Guardare indietro», tuttavia, non basta. È solo prendere le distanze oppure può essere l’inizio di una con-versione. Bisogna fermarsi, attendere, innalzare le valli della disuguaglianza, abbassare i monti dell’opulenza, condividere, spezzare il pane, gridare giustizia e verità. Bisogna restituire alla «pietà» che umilia il significato di pietas, sentimento tenero e profondo che ci lega all’altro-fratello, figlio dello stesso Padre.
E gli ultimi della fila saranno con noi a mostrarci le loro piaghe, i visi imbruttiti dal dolore, i cuori prosciugati dal tradimento, gli abiti sporchi e maleodoranti, le mani vuote, i pensieri perduti, i sogni sfumati.
E i loro sguardi saranno conficcati nei nostri, le loro parole avranno un peso, saranno macigni, pietre angolari su cui costruire nuove relazioni e nuovi progetti di vita piena e condivisa.
Quando si parla di emergenza si pensa a un piano strategico, alle procedure, alla fretta … «Emergenza» coincide, nell’immaginario collettivo, con «urgenza»: «Che si faccia qualcosa, prima della catastrofe!».
Ma se pensiamo all’etimologia della parola, emergenza è cosa che emerge, che esce dai sotterranei dell’invisibile, appare ai nostri occhi e richiede di essere presa in considerazione. Emergenza educativa, allora, è un imperativo quotidiano: avere davanti agli occhi l’impegno educativo, giorno per giorno, significa avere a cuore, uno per uno, tutti coloro che nel futuro vivranno e aiutarli a trovare un senso della vita per cui valga la pena di lottare e sperare. E gli ultimi della fila ci indicheranno la strada, ci segneranno il punto di partenza, quello che nega gli «a prescindere », quello che ci inchioda su un impegno educativo che è «darsi in pegno», regalare la vita per restituire dignità alla vita.
La rubrica «educare a partire dagli ultimi» sarà domanda, provocazione, ricerca perché su quegli ultimi si misurerà il nostro essere educatori nella Fede.
A partire da marzo 2012.