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Coraggio, sono io.

Nessuna paura!

Se avremo fede, il viaggio avrà un approdo felice

XIX Domenica A

a cura di Franco Galeone *

Gesù salva Pietro Lorenzo Veneziano 1370

Se sei tu … Perché hai dubitato?

L’evangelista Matteo ci presenta il fatto come un verbale scritto dai carabinieri. Ma va subito aggiunto che è tutto stupendo! Matteo è davvero scrittore mediocre, ma un angelo gli guida la mano. Poche frasi, ma dense di significato! Ci sono nella letteratura pagine più drammatiche questa, in cui Matteo racconta come Gesù camminò sulle acque? Mari, fiumi, laghi, tempeste, hanno suggerito tanti racconti, da Omero a Kipling, da Virgilio a Giulio Verne. Personaggi, scenari, gesta … ti fanno fremere o sognare per tutta la vita. Ma sono sempre un po’ prolissi, sensazionali, alla ricerca dell’effetto. Qui, invece, poche righe, che ti trasmettono subito il cortocircuito. Il primo miracolo è proprio questo. Gesù cammina sulle acque verso la barca dei suoi discepoli, che gridano impauriti: E’ un fantasma! Gesù li rassicura, ma Pietro al solito si entusiasma, e, come un bambino che voglia imitare papà, chiede anche lui di camminare sulle acque: Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. Gesù sorvola sul provocatorio Se sei tu, e gli dice: Vieni.
Vediamo allora Pietro tentare i primi passi tra le onde, come un clown che al circo si improvvisi equilibrista su un filo. Poi, il pescatore nato affonda, non sa neppure nuotare! Gesù a volte ci fa camminare sulla terraferma tranquilla, ma per andare lontano, al largo. Se avremo fede, il viaggio avrà un approdo felice!

Non deve far paura la tempesta ma la mancanza di fede

Dobbiamo ricordare alcuni principi di ermeneutica per decifrare questo racconto, scritto in codice; eviteremo così di insegnare una religione che seduce a dieci anni, e che rende atei a venti! La tempesta sedata non è uno spettacolo di magia sacra, ma una necessità di vita, una esperienza di fede. Solo se riusciamo ad attualizzare (Dio parla a me oggi) e a interiorizzare (Dio vuole non lo spettacolo ma la conversione), cresceremo nella fede, passeremo dalla religione alla fede. Il mare, le grandi acque abitate da mostri marini, sono simbolo delle difficoltà della vita; l’uomo vive in una valle di lacrime, in un mare di problemi, la sua esistenza fa acqua da tutte le parti; a volte sembra di non farcela. Signore, salvami!: è l’esperienza della fragilità, ma anche l’esperienza di Dio: Uomo di poca fede! Pietro, il primo papa, un uomo di poca fede, un pescatore che non sa nuotare! Si diverte l’evangelista Matteo nel sottolineare le debolezze di Pietro. Non deve preoccupare la tempesta, ma la mancanza di fede!

La tempesta di Pietro e le nostre!

Pietro che cammina, meglio, che non cammina sulle acque, ha ispirato molti pittori, da Caravaggio a De Chirico, e molti miniaturisti. Anche queste opere d’arte possono, devono aiutarci a comprendere questo episodio. Parlando di Pietro, parliamo di noi: le sue paure, il suo grido, la sua avventura ci riguardano molto da vicino. Proviamo a fare qualche esempio. Il matrimonio, per esempio: quanti sposi, oggi, dopo pochi anni o mesi cominciano ad affondare in un mutismo che sopprime prima il dialogo della parola e poi quello dei gesti; incatenati, ringhiosi sotto il giogo matrimoniale, i coniugi compiono così quei gesti delicati dell’amore nella violenza o nell’ipocrisia; e se non si ha il coraggio di separarsi, si sopravvive recitando la parte della famiglia per bene. I sentimenti: ecco un altro mare tempestoso: quante volte abbiamo sentito fiorire dolcemente o esplodere come un temporale estivo l’amore; ma si trattava della persona sbagliata, quindi un amore impossibile, difficile, violento, che ti squassava la vita in una tensione che ti bruciava e ti consumava. La fredda ragione calcolante comprende che tutto è sbagliato, che non è giusto, ma il cuore ha delle ragioni che la fredda ragione non può comprendere. Sono solo alcune espressioni di fragilità esistenziale, ma la vita nella sua totalità è un cammino, un esodo, un passaggio verso l’altra sponda.

Amare l’uomo è amare Dio

Il fatto che il profeta Elia scorga la presenza di Dio non nell’uragano o nel terremoto, ma nel vento leggero è denso di significato. Dio viene ricondotto dentro le misure del vivere quotidiano.
Non dobbiamo cercare Dio nei segni potenti. Egli viene a noi sotto i segni della ferialità e della quotidianità. A volte, anche noi abbiamo ceduto alla tentazione di visitare santuari e santoni, nella ricerca del miracoloso. È stato un bene se siamo rimasti delusi! Quante semplici creature ci hanno fatto sentire Dio! Quanti momenti di silenzio si sono improvvisamente riempiti della presenza di Dio! Anche il Vangelo presenta Dio nelle nostre esperienze quotidiane; gli incontri di Dio con l’uomo avvengono sempre nel tessuto del quotidiano. Questo comportamento di Dio è un rimprovero alla nostra presunzione intellettuale, alla nostra vana curiositas, che cerca Dio sui pinnacoli dei ragionamenti o nell’oscurità delle superstizioni. Il vero modo di incontrare Dio è la passione per l’uomo.
Un amore di Dio, separato dalla premura per i fratelli, è certamente falso! L’ebrea Simona Weil, arrivata alle soglie della conversione, non volle alla fine ricevere il battesimo per solidarietà con i suoi fratelli ebrei, allora sterminati nei lager. Per amore dei fratelli non fece un passo che noi, nella nostra ambizione apologetica, avremmo fortemente voluto. Ma Simona Weil è rimasta sulla soglia, perché non voleva rompere la solidarietà con i fratelli perseguitati da cristiani, che pure in quegli anni di terrore continuavano a parlare di Dio nelle loro liturgie oscene. Anche Charles de Foucauld: convertitosi alla contemplazione come trappista a Nazaret, udì un giorno, vicino alla cella dove egli pregava, un pianto insistente. Si recò nella stanza vicina e trovò un mussulmano in agonia, circondato da una famiglia povera: Che diritto ho io di starmene separato con Dio, mentre accanto a me la gente disperata piange? E subito decise di abbandonare la trappa, e di vivere in una tribù del Sahara, isolato dal mondo cristiano, in mezzo ai Tuareg, per essere totalmente come loro.
Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano

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