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Pietro icona della fede

Domenica XIX del tempo ordinario A

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

Gesù Pietro acque

14,22-33 Gesù cammina sulle acque del lago [1]

Il Vangelo di oggi ci presenta l’episodio di Gesù che cammina sulle acque del lago (cf. Mt 14,22-33). Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, egli invita i discepoli a salire sulla barca e a precederlo all’altra riva, mentre lui congeda la folla, e poi si ritira tutto solo a pregare sul monte fino a tarda notte. E intanto sul lago si leva una forte tempesta, e proprio in mezzo alla tempesta Gesù raggiunge la barca dei discepoli, camminando sulle acque del lago. Quando lo vedono, i discepoli si spaventano, pensano a un fantasma, ma lui li tranquillizza: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!” (v. 27). Pietro, col suo tipico slancio, gli chiede quasi una prova: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”; e Gesù gli dice “Vieni!” (vv. 28-29). Pietro scende dalla barca e si mette a camminare sulle acque; ma il vento forte lo investe e lui comincia ad affondare. Allora grida: “Signore, salvami!” (v. 30), e Gesù gli tende la mano e lo solleva.

Pietro icona della fede
Questo racconto è una bella icona della fede dell’apostolo Pietro. Nella voce di Gesù che gli dice: “Vieni!”, lui riconosce l’eco del primo incontro sulla riva di quello stesso lago, e subito, ancora una volta, lascia la barca e va verso il Maestro. E cammina sulle acque! La risposta fiduciosa e pronta alla chiamata del Signore fa compiere sempre cose straordinarie. Ma Gesù stesso ci ha detto che noi siamo capaci di fare miracoli con la nostra fede, la fede in lui, la fede nella sua parola, la fede nella sua voce. Invece Pietro comincia ad affondare nel momento in cui distoglie lo sguardo da Gesù e si lascia travolgere dalle avversità che lo circondano. Ma il Signore è sempre lì, e quando Pietro lo invoca, Gesù lo salva dal pericolo. Nel personaggio di Pietro, con i suoi slanci e le sue debolezze, viene descritta la nostra fede: sempre fragile e povera, inquieta e tuttavia vittoriosa, la fede del cristiano cammina incontro al Signore risorto, in mezzo alle tempeste e ai pericoli del mondo.

Tutti i discepoli sulla stessa barca
È molto importante anche la scena finale. “Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a Lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio”! (vv. 32-33). Sulla barca ci sono tutti i discepoli, accomunati dall’esperienza della debolezza, del dubbio, della paura, della poca fede. Ma quando su quella barca risale Gesù, il clima subito cambia: tutti si sentono uniti nella fede in lui. Tutti piccoli e impauriti, diventano grandi nel momento in cui si buttano in ginocchio e riconoscono nel loro maestro il Figlio di Dio. Quante volte anche a noi accade lo stesso! Senza Gesù, lontani da Gesù, ci sentiamo impauriti e inadeguati al punto tale da pensare di non potercela fare. Manca la fede! Ma Gesù è sempre con noi, nascosto forse, ma presente e pronto a sostenerci.

Tutti noi sulla barca della Chiesa
Questa è una immagine efficace della Chiesa: una barca che deve affrontare le tempeste e talvolta sembra sul punto di essere travolta. Quello che la salva non sono le qualità e il coraggio dei suoi uomini, ma la fede, che permette di camminare anche nel buio, in mezzo alle difficoltà. La fede ci dà la sicurezza della presenza di Gesù sempre accanto, della sua mano che ci afferra per sottrarci al pericolo. Tutti noi siamo su questa barca, e qui ci sentiamo al sicuro nonostante i nostri limiti e le nostre debolezze. Siamo al sicuro soprattutto quando sappiamo metterci in ginocchio e adorare Gesù, l’unico Signore della nostra vita. A questo ci richiama sempre la nostra Madre, la Madonna. A lei ci rivolgiamo fiduciosi.

14,31 I due nomi e il desiderio di camminare verso Gesù sulle acque [2]

Vediamo, in primo luogo, come si relaziona il Signore con l’aspetto più umano della fede di Simon Pietro. Parlo di quella sana autostima con cui uno crede in sé stesso e nell’altro, nella capacità di essere degno di fiducia, sincero e fedele, su cui si basa ogni amicizia umana. Ci sono due episodi nella vita di Simon Pietro nei quali si può vedere una crescita nella fede che si potrebbe chiamare sincera. Sincera nel senso di senza complicazioni, nella quale un’amicizia cresce approfondendo chi è ciascuno senza che vi siano ombre. Uno è l’episodio dei due nomi; l’altro, quando Simon Pietro chiede al Signore di comandargli di andare verso di Lui camminando sulle acque.
Simone appare sulla scena quando suo fratello Andrea lo va a cercare e gli dice: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41); e lui segue suo fratello che lo porta da Gesù. E lì avviene immediatamente il cambio di nome. Si tratta di una scelta che fa il Signore in vista di una missione, quella di essere Pietra, fondamento solido di fede su cui edificherà la sua Chiesa. Notiamo che, più che cambiargli il nome di Simone, di fatto, ciò che il Signore fa è aggiungere quello di Pietro.
Questo fatto è già in sé motivo di tensione e di crescita. Pietro si muoverà sempre intorno al perno che è il Signore, girando e sentendo il peso e il movimento dei suoi due nomi: quello di Simone – il pescatore, il peccatore, l’amico… – e quello di Pietro – la Roccia su cui si costruisce, colui che ha le chiavi, che dice l’ultima parola, che cura e pasce le pecore –. Mi fa bene pensare che Simone è il nome con cui Gesù lo chiama quando parlano e si dicono le cose come amici, e Pietro è il nome con cui il Signore lo presenta, lo giustifica, lo difende e lo pone in risalto in maniera unica come suo uomo di totale fiducia, davanti agli altri. Anche se è lui che gli dà il nome di “Pietra”, Gesù lo chiama Simone.
La fede di Simon Pietro progredisce e cresce nella tensione tra questi due nomi, il cui punto fisso – il perno – è centrato in Gesù.
Avere due nomi lo decentra. Non può centrarsi in nessuno di essi. Se volesse che Simone fosse il suo punto fisso, dovrebbe sempre dire: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (Lc 5,8). Se pretendesse di centrarsi esclusivamente sull’essere Pietro e dimenticasse o coprisse tutto ciò che è di Simone, diventerebbe una pietra di scandalo, come gli accadde quando “non si comportava rettamente secondo la verità del Vangelo”, come gli disse Paolo perché aveva nascosto il fatto di essere andato a mangiare con i pagani (cfr Gal 2,11-14). Mantenersi Simone (pescatore e peccatore) e Pietro (Pietra e chiave per gli altri) lo obbligherà a decentrarsi costantemente per ruotare solo intorno a Cristo, l’unico centro.
L’icona di questo decentramento, la sua messa in atto, è quando chiede a Gesù di comandargli di andare verso di Lui sulle acque. Lì Simon Pietro mostra il suo carattere, il suo sogno, la sua attrazione per l’imitazione di Gesù. Quando affonda, perché smette di guardare il Signore e guarda l’agitarsi delle onde, mostra le sue paure e i suoi fantasmi. E quando lo prega di salvarlo e il Signore gli tende la mano, mostra di sapere bene chi è Gesù per lui: il suo Salvatore. E il Signore gli rafforza la fede, concedendogli quello che desidera, dandogli una mano e chiudendo la questione con quella frase affettuosa e rassicurante: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Mt 14,31).
Simon Pietro in tutte le situazioni “limite” in cui potrà mettersi, guidato dalla sua fede in Gesù discernerà sempre qual è la mano che lo salva. Con quella certezza che, anche quando non capisce bene quello che Gesù dice o fa, gli farà dire: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Umanamente, questa consapevolezza di avere “poca fede”, insieme con l’umiltà di lasciarsi aiutare da chi sa e può farlo, è il punto di sana autostima in cui si radica il seme di quella fede “per confermare gli altri”, per “edificare sopra di essa”, che è quella che Gesù vuole da Simon Pietro e da noi che partecipiamo del ministero. Direi che è una fede condivisibile, forse perché non è tanto ammirevole. La fede di uno che avesse imparato a camminare senza tribolazioni sulle acque sarebbe affascinante, ma ci allontanerebbe. Invece, questa fede da buon amico, consapevole della sua pochezza e che confida pienamente in Gesù, ci suscita simpatia e – questa è la sua grazia – ci conferma!

NOTE

[1] Angelus, 10 agosto 2014.
[2] Il progresso della fede nella vita del sacerdote, Incontro con i parroci di Roma, 2 marzo 2017.

FONTE

J.M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Matteo. Il vangelo del compimento. Lettura spirituale e pastorale, a cura di Gianfranco Venturi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2016. 

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