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Non vi lascerò orfani!

(Gv 14,15)

Domenica VI di Pasqua A

Franco Galeone *

non orfani
La Chiesa non è un ricovero di “anime belle”

Domenica scorsa, con un linguaggio molto affettuoso, Gesù ci ha presentato le prime due persone della Trinità, il Padre e il Figlio. Oggi ci presenta la terza, lo Spirito, e lo fa nella maniera più tenera: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore … Non vi lascerò orfani”. Davvero Gesù conosce i nostri bisogni affettivi! Davvero Gesù fa convergere tutto sull’amore: “Se mi amate … Questi mi ama … Chi mi ama sarà amato dal Padre mio”. Come amare questo amabile Gesù? Solo commovendosi? Molti lo hanno pensato, e ne è venuta fuori una religiosità sentimentale, un fumo senza fuoco. Ma Gesù è stato molto esplicito: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. Ecco il fuoco! Cristo è venuto per sradicarci dall’uomo vecchio, con strappi e dolori che solo l’amore per Lui può rendere sopportabili. L’amore trasformato in mera commozione è una caricatura del serio e radicale rinnovamento di pensieri ed opere, che Gesù è venuto a insegnarci. Per comprendere bene le parole di Gesù, va dato il giusto significato alla parole “comandamento”. Non si tratta solo di norme, prescrizioni, divieti; niente di legalismo o giuridicismo nel suo insegnamento; comandamento significa “insegnamento”. Non un freddo regolamento, ma un messaggio liberante; il problema non è “sentirsi a posto con la legge”, ma entrare nella logica nuova dell’amore; una volta entrati, “ama et fac quod vis!”. Ecco la vera figura del credente: non un precettato, un obbligato a portare pesi, ma un chiamato, un invitato a entrare in comunione di amore.

Non vi lascerò orfani!

Nel Vangelo di Giovanni, il credente è uno che non è orfano, che non vive ripiegato su di sé. L’orfano è una persona senza maternità e paternità, senza riferimenti di cuore. Avere fede significa credere nella paternità di Dio. Ma noi quali prove abbiamo di questa paternità? E’ importante ricordare che il Vangelo non fonda la certezza della paternità di Dio sull’evidenza delle cose. Questo lo credono gli apologeti, che descrivono le cose belle del mondo, dimenticando volutamente le brutte. Il Vangelo quando descrive l’uomo non è ottimista: “Voi siete tutti cattivi … Voi che siete cattivi”. E allora? E’ lo Spirito che ci dà la certezza della paternità di Dio, ma lo Spirito non è un oggetto dimostrabile, è una forza sperimentabile: lo Spirito non significa niente se non ne facciamo esperienza in qualche modo.

Cristo: il Copernico della religione

Il cristianesimo è tutto centrato sull’uomo. Cristo è il Copernico della religione: è con Cristo che la “religione” diventa “fede”. Prima di Cristo, la religione ruotava tutta attorno al culto di Dio: come trovare grazia davanti a Dio, come conciliarsi questa divinità terribile? Cristo porta un nuovo Van-gelo: “Vuoi trovare grazia davanti a Dio? Cerca di trovare grazia davanti all’uomo”. Tutto quello che facciamo al prossimo, è fatto esattamente a Dio: “Lo avete fatto a me … Sono quel Gesù che tu perseguiti”. Certo, la “priorità assiologia” spetta a Dio, il Trascendente, l’Assoluto, ma la “priorità probativa” spetta all’uomo, che ci potrà sempre dire se il nostro amore per Dio è reale o è una religiosa illusione. Quale rivoluzione in questa rivelazione! Per questo Cristo è stato crocifisso: non aveva la religione di tutti, non parlava come tutti. Ma questa rivoluzionaria rivelazione noi l’abbiamo compresa solo in parte. Noi professiamo ancora solo una metà del Cristianesimo, forse la meno importante, certo la più comoda: quella che Cristo è Dio; ma l’altra metà, che Cristo è uomo, è ancora troppo mal compresa e poco osservata. Già i profeti accusavano il sacerdozio stabilito di essere sclerotizzato. I profeti dicevano: “Credete che Dio ami i vostri sacrifici, il vostro incenso, i vostri canti? Dividi piuttosto il tuo pane con il povero, consola l’afflitto, fa’ compagnia a chi è solo”. Cristo ha trasformato la precedente concezione di Dio. Cristo è “ateo” di tutti i falsi dèi che si onoravano prima di Lui. Voltaire ha detto sulla religione una delle frasi più vere: “Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma l’uomo si vendica creandosi un dio a sua immagine e somiglianza”. Cioè: Cristo ci ha rivelato che Dio è povero, umile, sofferente, vulnerabile; l’uomo, invece, secondo il suo istinto, si immagina un Dio forte, ricco, onnipotente. Bonhoeffer ha colto nel segno quando scrive: “Nella sua miseria, l’uomo sempre si immagina un Dio che sia il suo opposto, come la compensazione delle sue debolezze: poiché è povero si immagina un dio ricco, poiché è debole si immagina un dio forte, poiché è insufficiente si immagina un dio autosufficiente, poiché soffre si immagina un dio invulnerabile nel suo cielo”.

Come l’uomo può diventare Dio

Cristo ha rivelato all’uomo che per diventare come Dio, non deve diventare ricco, forte, indipendente, ma deve diventare come Dio: amare gli altri, essere più servizievole, solidale, dipendente, in comunione con tanti altri, essere pienamente se stesso. Dio si è rivelato come la persona più umana. L’uomo non è umano. Dio è veramente umano. Quando capiremo che Dio è il solo essere umano veramente riuscito, e che rispetta sino in fondo la libertà di noi uomini? Ma Dio non è anche trascendente? Certo, ma “trascendenza” vuol dire che Dio “trascende” tutte le nostre cattive maniere di trascenderci. Cioè, noi vorremmo trascenderci divenendo ricchi e invulnerabili, autosufficienti e superuomini. Dio ci rivela che c’è una sola trascendenza: quella di diventare più amanti e solidali, più servizievoli e responsabili degli altri. Molti cattolici avrebbero perseguitato Cristo, perché Cristo porta novità e si deve scegliere, perché la religione dl Cristo non è la religione né della famiglia né dello stato, né dei preti né della tradizione. Non diciamo come quel cristiano avvicinato da un protestante: “Andate dal mio parroco, lui ha le prove della mia fede”. Troppo a lungo, i cristiani hanno pensato che credere significa dare fiducia ai loro preti. Una sorta di fede per procura, per delega! Ma non si può credere senza conoscersi. Frequentando una persona, lavorando con lui, convivendo e condividendo, possiamo credere a questa persona. Vi è stretta relazione fra conoscere e credere. Dovremmo riuscire a poter dire: “Potete credere in Dio, perché egli mi ha parlato. Ve lo posso garantire con la mia personale esperienza”. Abbiamo un immenso potere, quello del nostro esempio. Come Francesco di Assisi: “Andiamo a predicare in città”, e attraversò tutta Assisi, con gli occhi bassi, il cappuccio tirato sul capo, le braccia nelle maniche, a piedi scalzi, senza dire una parola! Noi piangiamo la Chiesa del silenzio, la crediamo lontana, dietro la cortina di ferro o di bambù, sotto il regime sovietico o cinese … e invece la cortina di indifferenza fa della nostra Chiesa un ambiente amorfo. Ha scritto l’abate Roberto de Lamennais: “Il secolo più malato non è quello che si appassiona per l’errore, ma quello che trascura e non ricerca la verità”. E’ vero: l’italiano oggi non è ateo, è semplicemente indifferente!

Buona vita!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano

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