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La bellezza salverà

il mondo! (Gv 14,1)

Quinta domenica di Pasqua A

a cura di Franco Galeone *

QuintaPasqua1

Il timore della partenza imminente e dolorosa di Gesù domina tutto il c. 14 del Vangelo di Giovanni, ma è mitigato dall’invito alla fede e alla fiducia nel suo ritorno. Gli apostoli provano una grande paura, quella di sentirsi abbandonati a se stessi: “Vado a prepararvi un posto … Del luogo dove io vado voi conoscete la via”. I discepoli si saranno guardati perplessi. Gesù attende che qualcuno intervenga. Interviene il polemista solito di Tommaso, che vuole tutto toccare e vedere prima di credere: “Signore, ma se non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”. E allora Gesù fa una delle autorivelazioni più ricche di tutto il quarto Vangelo; la sua risposta è tra le più lapidarie: “Io sono la via, la verità, la vita”. I discepoli continuano a non capire. Come poteva essere “via, verità, vita” Lui che, angosciato, avrebbe nel Getsemani sudato sangue, e li avrebbe supplicati di consolarlo? Gesù si racconta loro e descrive il suo misterioso rapporto che passa tra il Padre e il Figlio, in termini tanto appassionati che Filippo esplode in quella richiesta ingenua: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Nel suo entusiasmo un po’ ingenuo, Filippo si aspettava una teofania come quelle descritte nell’Antico Testamento, ma Dio non si rivela più attraverso i lampi e i tuoni, il fuoco e il terremoto: Dio ha preso un volto d’uomo, in Gesù, e d’ora in poi bisogna saper vedere il volto di Dio nel volto di Gesù e nel volto dei fratelli. Aveva proprio ragione Filippo: chi ha Dio Padre ha tutto! Qualche volta ho chiesto: qual è la parola che da sola può raccogliere tutti gli insegnamenti del Vangelo? La risposta unanime è stata: “Padre”. E’ vero! Anche lo scrittore Silone in Uscita di sicurezza, narrando il suo passato, scrive di avere lasciato tutto dei valori cristiani, come la liturgia, la partecipazione, le tradizioni … ma confessa che l’unica parola che gli è rimasta è “Padre nostro”. Il fatto che Gesù solo alla fine della vita abbia parlato così intensamente del Padre, significa che le sue confidenze sono tra le più preziose, e che a noi occorre un lungo cammino per comprendere tale verità.

Chi ha visto me, ha visto il Padre

Per vincere il turbamento degli apostoli, Gesù offre loro una chance: la bellezza. La bellezza è una feritoia che ci fa intravedere Dio: dalle cose belle al Creatore di ogni bellezza: “Il bello non è solo ciò che piace: oltre ad essere festa per gli occhi, nutre lo spirito e lo illumina” (Evdokimov). Dio, creando il mondo dal nulla, in sei giorni, compone la sua sinfonia, Exameron, e alla fine di ogni opera, il ritornello: “E vide che era bello”. La bellezza più grande è quella dell’uomo, creato da Dio a sua immagine. Ma questa bellezza è sporcata; l’immagine è violata quando l’uomo commette il male. Con l’incarnazione riappare la bellezza di Dio sulla terra. Dio si fa vedere in Cristo, Cristo è il volto di Dio. Questa verità è stata ben compresa dalle chiese orientali, che hanno perciò prodotto quelle splendide icone con il volto di Cristo su uno sfondo tutto d’oro. Accettando Cristo, il volto dell’uomo ritrova la bellezza, quella vera, che nessun estetista può restituire. Non consideriamo la bellezza un’apparenza, un ornamento, peggio, un pericolo. La bellezza è una fessura che dà sull’Invisibile: “Chi non ammira il bello, non sarà capace di pregare e di amare” (von Balthasar). La fede a volte viene presentata come fatica, rischio, sacrificio; la fede è anche bellezza. Il nostro Occidente, sotto il segno della scienza senza coscienza, della tecnica senza anima, del sesso senza amore, sembra vergognarsi della bellezza. Nell’immaginario collettivo, la donna dev’essere bella, dolce, fragile, piccola, magra, sentimentale; l’uomo invece deve essere rude, forte, potente, attivo, deciso, senza lacrime. E’ un errore! In un mondo senza bellezza, anche il bene perde forza di attrazione, e l’uomo, il giovane, si chiede perché mai deve fare il bene e fuggire il male: non è più eccitante esplorare gli abissi del male? Bello è il pericolo, dicevano i greci; più saporito è il frutto proibito, ci ricorda la Bibbia. Oggi, purtroppo, non solo non amiamo il bello, ma neppure la bellezza del corpo; usiamo, strumentalizziamo, volgarizziamo tutto.

Solo qualche esempio di questo scadimento nel cattivo gusto: bruttissimi giocattoli, mostri, vampiri, musica terribile nel ritmo e nel contenuto, shirt con messaggi provocanti. Un giovane che abbia visto decine di messaggi erotici o violenti al giorno, davvero non si riesce a capire come possa conservarsi “normale”; se ci riesce, o è un “anormale” o un santo! Possibile che siamo diventati ciechi e sordi da non accorgerci che di veleno sono piene le strade, le edicole, il piccolo e il grande schermo? Ci troviamo di fronte ad una palese violazione dell’art. 21 della nostra Costituzione, che così recita: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli, tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e reprimere”. Possibile che nella nostra cattolica Italia non si ottiene neppure che certa squallida merce non sia esposta, ma almeno tenuta sotto banco, lontano dagli sguardi dei ragazzi? Un adulto può anche cavarsela con un sorriso, ma l’adolescente come assorbe tutte queste tossine? Non abdichiamo alla nostra responsabilità educativa, delegando alla scuola o all’amico quello che è un diritto-dovere dei genitori. Qualche educatore moderno ha teorizzato che noi dobbiamo conoscere il male per evitarlo! E’ un tragico errore, perché il male è molto più affascinante del bene. I veri educatori, da san Paolo a don Bosco, hanno invece sempre sostenuto che occorre educare per mezzo di messaggi positivi: “Tutto ciò che è bello, buono, artistico, estetico, tutto ciò che ha valore e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri desideri” leggiamo nella lettera di Paolo ai Filippesi.

La bellezza salverà il mondo

Sì, il valore che oggi dobbiamo riscoprire è quello della bellezza. Di bellezza abbiamo bisogno! Di mancanza di bellezza si può anche morire! Dio creatore ha seminato la bellezza qua e là sulla terra, perché il nostro cuore senta nostalgia o rimorso, per quello che abbiamo sporcato o rovinato. La bellezza può liberarci dal nostro spirito rozzo, può restituirci la nostalgia del pulito, dell’eleganza, del buon gusto, in questa società piena di horror e di violenza, di teschi e di contraffazioni, di veline e di messaggi spietati. Iniziamo a degradare il corpo con spettacoli banali, giochi pericolosi, vestiti audaci … e finiamo per abbrutire l’anima con pensieri osceni, desideri inconfessabili, fantasie da mille e una notte. Dagli occhi, alla mente, all’anima! La bellezza, quella del corpo e dello spirito, salverà il mondo, e ci darà una qualità di vita migliore. Purtroppo oggi viviamo in una stagione crepuscolare, però in questa camera oscura della ragione c’è ancora una luce che potrà impressionare il negativo della nostra vita: la luce della bellezza. Quando avvertiamo la presenza, il richiamo della bellezza, in quel momento ci stiamo allontanando dalla palude della volgarità, perché ogni bellezza è un invito a risalire, dialetticamente, di bellezza in bellezza, sino al Creatore di ogni bellezza. E’ l’insegnamento di Platone e di Agostino.
BUONA VITA!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano

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