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La porta, il cammino,

la voce e il ladro

Domenica IV di Pasqua A

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

PORTA-PECORE
10,1-10 La porta, il cammino e la voce [1]

Partendo dal vangelo di Giovanni (1,1-10) riflettiamo su tre realtà.

La porta
Il brano evangelico riporta le parole di Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante». Ecco la prima immagine: Lui è la porta: la porta per entrare nel recinto delle pecore è Gesù. Non ce n’è un’altra. Va notato come Gesù parlasse sempre alla gente utilizzando immagini semplici: di fatto, tutta quella gente conosceva com’era la vita di un pastore, perché la vedeva tutti i giorni. Perciò chi lo ascoltava ha capito molto bene: «Soltanto si entra per la porta del recinto delle pecore». Quelli che invece vogliono entrare nel recinto passando dalla finestra o da un’altra parte, sono delinquenti. Il Vangelo li definisce ladri o briganti.
Tutto è quindi molto chiaro: Non si può entrare nella vita eterna da un’altra parte che non sia la porta, cioè che non sia Gesù. Il Signore è la porta della nostra vita e non solo della vita eterna, ma anche della nostra vita quotidiana. Così, ad esempio, una qualsiasi decisione si può prendere in nome di Gesù, per la porta di Gesù, oppure, utilizzando un linguaggio semplice, la si può prendere “di contrabbando”. Ma il Signore parla chiaro: nel recinto si entra soltanto dalla porta, che è Gesù.

Il cammino
Nel vangelo si legge: «Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce; egli chiama le sue pecore ciascuna per nome e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse e le pecore lo seguono».
Il cammino è proprio questo: seguire Gesù. Anche qui a essere coinvolta è la vita quotidiana: si parla infatti del cammino della vita, della vita di tutti i giorni, che è seguire Gesù. E anche qui l’indicazione è chiara: Non sbagliare! È Gesù la porta attraverso la quale entriamo e attraverso la quale usciamo con lui per fare il cammino della vita; ed è Gesù che ci indica la strada. Dunque chi segue Gesù non sbaglia.
Nonostante ciò, le occasioni di intraprendere una strada sbagliata non mancano, tanto che qualcun potrebbe dire: «Eh, padre, sì, ma le cose sono difficili... Tante volte io non vedo chiaro cosa fare... Mi hanno detto che là c’era una veggente e sono andato là o sono andata là; sono andato dal cartomante, che mi ha letto le carte...». Il mio consiglio: «Se fai questo, tu non segui Gesù! Segui un altro che ti dà un’altra strada, diversa», perché non c’è un altro che possa indicare il cammino.
Quella descritta è una difficoltà dalla quale lo stesso Gesù aveva messo in guardia: «Verranno altri che diranno: il cammino del Messia è questo, questo… Non ascoltate! Non sentire loro. Il cammino sono io!». Questa è la certezza: Se seguiamo lui non sbaglieremo.

La voce
Le pecore seguono Gesù «perché conoscono la sua voce». Conoscere la voce di Gesù! Non pensate che vi sto parlando di una apparizione, che verrà Gesù e ti dirà: “Fai questo”. No, no!. E allora qualcuno potrebbe chiedere: «Come posso, padre, conoscere la voce di Gesù? E anche difendermi dalla voce di quelli che non sono Gesù, che entrano dalla finestra, che sono briganti, che distruggono, che ingannano?». Ancora una volta la ricetta è semplice e prevede tre indicazioni. Prima di tutto, tu troverai la voce di Gesù nelle beatitudini. Perciò, se qualcuno insegna una strada contraria alle beatitudini, è uno che è entrato dalla finestra: non è Gesù!. Poi: la voce di Gesù si può riconoscere in chi ci parla delle opere di misericordia. Per esempio nel capitolo 25 di san Matteo. Se qualcuno ti dice quello che Gesù dice lì, è la voce di Gesù. Infine, la terza indicazione: Tu puoi conoscere la voce di Gesù quando ti insegna a dire “Padre”, cioè quando ti insegna a pregare il Padre Nostro.
È così facile la vita cristiana! Gesù è la porta; lui ci guida nel cammino e noi conosciamo la sua voce nelle beatitudini, nelle opere di misericordia e quando ci insegna a dire “Padre”. Che il Signore ci faccia capire questa immagine di Gesù, questa icona: il pastore, che è porta, indica il cammino e insegna a noi ad ascoltare la sua voce.

10,1 Il ladro (il falso profeta) [2]

San Giovanni ci mette in guardia dai falsi profeti. Non sempre il cattivo spirito compare a viso aperto. Nei confronti di chi procede al servizio del Signore esso cerca di camuffarsi in quello stesso punto di partenza dell’appartenenza a Cristo: è lupo, ma veste da pecora. È per questo che occorre guardare da dove entra, se dalla porta o dalla finestra (cfr Gv 10,1). D’altra parte gioca a suo favore la nostra propensione per le novità, antica quanto il cristianesimo: «Gli uomini rifiuteranno di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole» (cfr 2Tim 4,4). E quindi, mettendo insieme queste due cose - il fatto che si presenti come profeta e la presa che le favole hanno sulle nostre orecchie -, si capisce come mai una delle vie più comuni dell’inganno e dell’allontanamento dalla verità sia quella dei falsi profeti. E non è necessario che si tratti di estranei: anche le situazioni o semplicemente il nostro stesso spirito possono trasformarsi in falso profeta nei nostri riguardi.

Saper discernere
Gesù ci ha avvisati: «Guardatevi dai falsi profeti» (Mt 7,15); «Sorgeranno molti falsi profeti» (Mt 24,11); «Falsi cristi e falsi profeti» (Mt 24,24). Infatti è una storia antica: ce ne sono stati e ce ne saranno (cfr 2Pt 2,1). E giungeranno usurpando il nome del Signore e cercando di ingannare molti (cfr Mt 24,4-5). E «faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti» (Mt 24,24). La parola di Dio descrive minuziosamente la fenomenologia di questi falsi profeti: «Con belle parole e discorsi affascinanti, ingannano il cuore dei semplici» (Rm 16,18) e «vi sfrutteranno con parole false» (2Pt 2,3). «Questi tali sono falsi apostoli, lavoratori fraudolenti» (2Cor 11,13) e si dicono apostoli senza esserlo, e vengono trovati bugiardi (cfr Ap 2,2). Sono «chiacchieroni e ingannatori» (Tit 1,10), che ingannano gli «uomini con quella astuzia che trascina all’errore» (Ef 4,14), «adescano le persone instabili» (2Pt 2,14), usando ogni tipo di «sfrenate passioni carnali» (2Pt 2,18).

Il ladro può venire anche dall’interno
C’è dell’altro, perché i falsi profeti circa i quali veniamo messi in guardia non sempre vengono da fuori. Sembra che molte volte si accenni a nostri fratelli, che hanno accolto la fede. San Paolo li addita come un pericolo da parte di falsi fratelli (cfr 1Cor 11,26), «falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati» (2Cor 11,13), «lavoratori fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo» (2Cor 11,13). Essi, “i malvagi e gli impostori”, al tempo stesso ingannano gli altri e sono ingannati essi stessi (cfr 2Tim 3,13), perché è questa la dialettica che si compie nel caso dei fratelli falsi profeti, o anche di noi falsi profeti di noi stessi (quando conviviamo con il peccato “profetizzandoci” che ci stiamo comportando bene): nella misura in cui inganniamo, restiamo ingannati. Ciò si vede chiaramente, parecchie volte, nel caso tipico del religioso che si autogiustifica davanti agli altri. In fondo non cerca soltanto d’ingannare chi ha davanti, ma piuttosto, tramite l’accettazione altrui dell’inganno, vuol ingannare sé stesso, ed è questa la sua intenzione fondamentale, anche se non ne è consapevole. Le ragioni per tranquillizzare la coscienza sono molte, e ci vengono presentate da questa falsa profezia. «Nessuno vi inganni con parole vuote» (Ef 5,6); «nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri» (Col 2,8). È la filosofia alla buona che ci inventiamo per tranquillizzarci, ed è una filosofia alla buona che ha molti nomi. Sant’Ignazio, per esempio, nella meditazione sulle tre categorie (cfr. ES 149-156), ne menziona due: «lo farò domani» e «qualsiasi cosa tranne questo» […].
Di queste filosofie, usate dalla falsa profezia, è tipica la smemoratezza. Le grazie vengono dimenticate, e dove si dimentica la grazia, non si raggiunge l’amore (cfr ES 234). Chi è vittima dei falsi profeti, o della sua stessa falsa profezia, rimpiazza l’amore con la cortesia, la pace con la tranquillità, la croce con l’equilibrio. «Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti» (Lc 6,26).

10, 3.27 Ascoltare la voce per sperimentare la piena gioia [3]

Chi ascolta la voce di Gesù (Gv 10, 3.27) sperimenta la piena gioia. Ma è un’esultanza proiettata verso il definitivo, come quella di Abramo (Gv 8, 56). Così come «Gesù esultò nello Spirito Santo», così la nostra gioia, grazie alla forza dello stesso Spirito, impara ad ampliare la propria visione oltre i confini del tempo. Attraverso la gioia, la storia della nostra salvezza accede alla gloria di Dio. Ed è Gesù a rivelarci la gloria del Padre (Gl 1,14), perché il Padre è glorificato nel Figlio (Gv 14,13). In questo senso bisogna comprendere l’affettuoso ma fermo rimprovero di Gesù a Marta: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?» (Gv 11,40). La gloria di Cristo, che Lui manifesta come se fosse un’emanazione della propria persona (Gv 2, 11), ora inonda i nostri cuori con la luce della speranza, la speranza di contemplarla definitivamente: «Teneva nella sua destra sette stelle e dalla bocca usciva una spada affilata, a doppio taglio, e il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza» (Ap 1, 16). Quando arriveremo alla fine dei giorni, la manifestazione di Dio sarà svelata in piena luce, e sarà una luce definitiva, non solo per ciascuno di noi, ma anche per il mondo: «La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna: la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello» (Ap 21,23).

10,3-4.11-14.16 Tutto per includere, mai per escludere [4]

Cristo ama e conosce le sue pecore, per loro dà la vita e nessuna gli è estranea (cfr Gv 10,11-14). Il suo gregge è la sua famiglia e la sua vita. Non è un capo temuto dalle pecore, ma il Pastore che cammina con loro e le chiama per nome (cfr Gv 10,3-4). E desidera radunare le pecore che ancora non dimorano con Lui (cfr Gv 10,16).
Così anche il sacerdote di Cristo: egli è unto per il popolo, non per scegliere i propri progetti, ma per essere vicino alla gente concreta che Dio, per mezzo della Chiesa, gli ha affidato. Nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua preghiera e dal suo sorriso. Con sguardo amorevole e cuore di padre accoglie, include e, quando deve correggere, è sempre per avvicinare; nessuno disprezza, ma per tutti è pronto a sporcarsi le mani. Il Buon Pastore non conosce i guanti. Ministro della comunione che celebra e che vive, non si aspetta i saluti e i complimenti degli altri, ma per primo offre la mano, rigettando i pettegolezzi, i giudizi e i veleni. Con pazienza ascolta i problemi e accompagna i passi delle persone, elargendo il perdono divino con generosa compassione. Non sgrida chi lascia o smarrisce la strada, ma è sempre pronto a reinserire e a comporre le liti. È un uomo che sa includere.

10,10 Spargere nella città “vita in abbondanza” (EG 75)

Non possiamo ignorare che nelle città facilmente si incrementano il traffico di droga e di persone, l’abuso e lo sfruttamento di minori, l’abbandono di anziani e malati, varie forme di corruzione e di criminalità. Al tempo stesso, quello che potrebbe essere un prezioso spazio di incontro e di solidarietà, spesso si trasforma nel luogo della fuga e della sfiducia reciproca. Le case e i quartieri si costruiscono più per isolare e proteggere che per collegare e integrare. La proclamazione del Vangelo sarà una base per ristabilire la dignità della vita umana in questi contesti, perché Gesù vuole spargere nelle città vita in abbondanza (cfr Gv 10,10). Il senso unitario e completo della vita umana che il Vangelo propone è il miglior rimedio ai mali della città, sebbene dobbiamo considerare che un programma e uno stile uniforme e rigido di evangelizzazione non sono adatti per questa realtà. Ma vivere fino in fondo ciò che è umano e introdursi nel cuore delle sfide come fermento di testimonianza, in qualsiasi cultura, in qualsiasi città, migliora il cristiano e feconda la città

 

NOTE

1 Meditazione, 18 aprile 2016.
2 Discernimento, in J.M. BERGOGLIO - FRANCESCO, Il desiderio allarga il cuore. Esercizi spirituali con il Papa, EMI 2014, 57-63.
3 Gesù Cristo rivelazione del Padre, in J. M. BERGOGLIO – PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 122-127; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica alla luce della speranza, Oscar Mondadori – LEV 2014, 66-71.
4 Omelia, Giubilo dei sacerdoti, 3 giugno 2016.

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