I miracoli di Gesù

Franco Ardusso

È parte essenziale del messaggio di Gesù anche la sua attività, la sua prassi. Ciò è caratteristico della mentalità della Bibbia. In essa non c'è posto soltanto per la parola. Anche l'azione è essenziale. E la parola, a suo modo, è azione. Per comprendere chi è Gesù occorre pertanto scrutare simultaneamente le sue parole e la sua prassi.
Si tocca qui con mano quanto profondamente il cristianesimo differisca dalle ideologie, dalle filosofie e anche dalle altre religioni. I creatori di ideologie, i pensatori della filosofia e i fondatori di religioni non entrano a far parte costitutiva del loro messaggio. Essi sono soltanto dei maestri. Di essi si prendono in considerazione le idee, le teorie, i principi. Ha scritto giustamente E. Drewermann: «Chi vuol seguire il Buddha, non ha bisogno del Buddha. Voi stessi siete le vostre lucerne, disse l'illuminato morendo a Kusinara al suo discepolo prediletto Ananda. Chi vuol seguire Maometto, offende il profeta qualora volesse chiamarsi un maomettano...» [1]. Nel cristianesimo, invece, la persona di Gesù è centrale, è nel cuore del messaggio stesso. È per questo che è assolutamente necessario conoscere a fondo la sua persona e non solo il suo messaggio religioso.
La conoscenza di una persona implica sempre una consuetudine di vita, una costante attenzione alle sue azioni, mediante le quali la persona rivela ed esprime se stessa. Parlando del regno di Dio siamo già entrati in contatto con la prassi di Gesù: il suo rivolgersi ai poveri e ai peccatori, ai quali faceva intravedere quanto grande fosse l'amore del Padre nei loro confronti, il suo comportamento verso la legge e verso alcuni valori ritenuti essenziali dal giudaismo contemporaneo a Gesù (purità rituale, riposo sabbatico ecc.). Abbiamo pure notato che Gesù si distanziava talora dalla prassi dei custodi dell'ufficialità religiosa di Israele (sacerdoti, scribi).
F. Belo, nella sua interpretazione generale ma evidentemente unilaterale del Vangelo di Marco, descrive la prassi di Gesù come prassi delle mani (che guarivano i corpi e distribuivano il pane agli affamati), come prassi dei piedi (Gesù non ha un posto dove posare il capo, perché è costantemente in cammino verso l'instaurazione della fratellanza universale), come prassi degli occhi (con la quale Gesù invitava ognuno a leggere responsabilmente il suo agire e ad affrancarsi dai codici sociali asserviti a un sistema oppressivo).
La prassi messianica di Gesù comprende molti altri aspetti, che F. Belo non esamina. C'è, ad esempio, la sua prassi di preghiera, della quale parleremo nel capitolo seguente. Qui rivolgiamo l'attenzione alla prassi taumaturgica o miracolosa di Gesù, che è particolarmente significativa per chi vuole scoprire il segreto della sua persona.
I vangeli riportano dettagliatamente più di trenta miracoli operati da Gesù (tre risurrezioni; sei miracoli sulla natura, come la tempesta sedata e la trasformazione dell'acqua in vino; ventiquattro guarigioni). I vangeli riferiscono pure, sebbene in modo sommario e generico, di altre guarigioni operate da Gesù.
Per comprendere il significato e la portata di molte azioni miracolose operate da Gesù bisogna ricordare che, nei vangeli sinottici, determinate malattie sono collegate con l'azione diabolica, per cui si parla, ad esempio, di un demonio muto e di una donna che Satana teneva schiava da diciotto anni. Ogniqualvolta Gesù compie una guarigione, il regno di Satana indietreggia e il regno di Dio avanza rendendosi presente (Mt 12,28).
Gesù non sembra essere entusiasta dei miracoli. Egli non asseconda le folle che chiedono miracoli. Bolla scribi e farisei che gli chiedevano: «Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno!» (Mt 12,38), come «generazione perversa e adultera che pretende un segno!» (Mt 12,39; 16,4).
Di fronte a Erode, «che da molto tempo desiderava vederlo... e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui» (Lc 23,8), Gesù non compie nessun miracolo. Se ne sta in silenzio. Quando Satana conduce Gesù nel deserto e gli propone di compiere azioni spettacolari, Gesù respinge con molto vigore la tentazione satanica (Mt 4,17 par.). Nel Vangelo di Giovanni, allorché l'ufficiale regio implora la guarigione del figlio, Gesù osserva con tono dispiaciuto: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete» (Gv 4,48a). Gesù vuole una fede pura, una fiducia incondizionata nella sua persona e nella sua missione. «Gesù – è scritto in un Catechismo dei giovani –non compie i suoi miracoli in primo luogo per convincere mediante prodigi coloro che non credono alle sue parole, ma piuttosto come segni della vicinanza di Dio a chi già crede in lui, almeno in forma iniziale. Il miracolo è innanzitutto una risposta data a chi ricorre a Dio con fiducia» [2].
Le narrazioni evangeliche di miracoli vanno interrogate dapprima nella loro attendibilità storica, per passare poi alla comprensione del significato profondo dei miracoli.

Storicità dei miracoli evangelici

Un'indagine serena sui miracoli raccontati e tramandati dai vangeli richiede innanzitutto che si abbandoni una serie di pregiudizi sfavorevoli al miracolo. Spesso il miracolo è respinto in base a un argomento, talora implicito, di questo tipo: il miracolo non è possibile. Dunque, le narrazioni evangeliche sui miracoli sono leggendarie. Esistono purtroppo mentalità incapaci di comprendere un linguaggio e una razionalità diversi dalla parola della scienza. In particolare poi va fatto notare che il problema della storicità dei miracoli di Gesù può essere risolto solo «nel contesto della decisione complessiva nei confronti di Gesù. Se uno ha già deciso di rispondere "no" alle pretese di Gesù, troverà sicuramente argomenti per rifiutare anche i miracoli» [3].
Già gli spettatori dei miracoli di Gesù si appellavano a brillanti ma inconsistenti pretesti per non accogliere i segni che egli compiva, come ad esempio l'accusa rivoltagli di scacciare i demoni per mezzo del principe dei demoni (Mc 3,28ss). Gesù attacca duramente questa mentalità inficiata di pregiudizi che chiude gli occhi davanti alla luce che brilla, e parla di «bestemmia contro lo Spirito Santo» (Mc 3,28ss). «Bestemmia contro lo Spirito Santo è l'atteggiamento di chi, negando l'evidenza, cerca di interpretare i fatti adattandoli ai propri pregiudizi» [4].
Gli studiosi dei vangeli hanno sottoposto i racconti di miracoli a indagini molto accurate. Il risultato globale di queste ricerche è così sintetizzato da un teologo contemporaneo: «Non c'è alcun esegeta serio che non ammetta un nucleo di miracoli storicamente certi che Gesù ha operato» [5].
Un impressionante numero di elementi convergenti depone in favore della storicità globale delle narrazioni evangeliche di miracoli. Innanzitutto, la tradizione evangelica sui miracoli è unanime. Essa costituirebbe un inspiegabile enigma, se il Gesù terreno non avesse compiuto azioni miracolose. Inoltre, da un punto di vista letterario e contenutistico, i miracoli sono così profondamente collegati e compaginati con la trama dei vangeli che, senza di essi, i vangeli perderebbero la loro consistenza. Il Vangelo di Marco, ad esempio, è composto per oltre metà da racconti di miracoli. R. Latourelle ha argutamente fatto osservare che, senza miracoli, il Vangelo di Marco «sarebbe come l'Amleto di Shakespeare senza il principe di Danimarca» [6].
I miracoli di Gesù, dal punto di vista contenutistico, sono strettamente connessi col tema centrale del suo annuncio (il regno) e con le dispute coi farisei sul potere di rimettere i peccati (Mc 2,1-12). A sua volta, la predicazione degli apostoli all'indomani della risurrezione parla espressamente, anche se in maniera generica, di Gesù di Nazaret come «uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò tra di voi per opera sua» (At 2,22; 10,38-39).
I miracoli compiuti da Gesù ebbero spesso un carattere pubblico: nel periodo in cui vennero scritti i vangeli forse vivevano ancora testimoni oculari delle azioni di Gesù che potevano attestare che le narrazioni evangeliche di miracoli corrispondevano al vero. D'altra parte, nessuno dei contemporanei di Gesù contestò, a quanto ne sappiamo, l'attività miracolosa di Gesù. Gli fu contestata invece l'autorità con la quale egli operava i miracoli (Mt 12,22ss), oppure il fatto che facesse miracoli violando la legge del sabato o le tradizioni giudaiche.
Da tempo è stato anche fatto osservare che le narrazioni evangeliche di miracoli posseggono un'intrinseca forza di credibilità: Gesù compie i miracoli con estrema sobrietà e semplicità. Egli non intende sfruttare la credulità oppure la paura della gente e neppure accondiscende alle richieste di prodigi spettacolari. Nel compiere i miracoli, Gesù non ricorre a formule magiche, a complicate manipolazioni o a rituali esoterici. Molto spesso il miracolo è operato da una parola di comando accompagnata da un sobrio gesto simbolico.
La semplicità del miracolo evangelico, che depone in favore della sua storicità, risulta soprattutto dal confronto con altre narrazioni di miracoli trasmesseci da antichi testi sia ellenistici che giudaici. L'ambiente ellenistico ci ha tramandato il ricordo di «miracoli» avvenuti presso il santuario di Esculapio a Epidauro, nel Peloponneso. Nei dintorni di questo celebre santuario sono venute alla luce diverse iscrizioni che ricordano il verificarsi di «miracoli», non di rado stravaganti e fantasiosi, talora burleschi. L'antichità ellenistica conobbe pure un celebre taumaturgo, Apollonio di Tiana, un filosofo neopitagorico che girò mezzo mondo ai tempi dell'imperatore Traiano. Un secolo dopo, esattamente nel 217 d.C., Filostrato descrisse la vita avventurosa di Apollonio in un libro dal sapore romanzesco in cui si narrano diversi miracoli compiuti dal protagonista (liberazione di Efeso dalla peste, scoperta di un tesoro nascosto ecc.) [7].
Anche l'ambiente giudaico ha conservato tradizioni che raccontano miracoli operati da pii rabbini (piogge miracolose, guarigioni, moltiplicazione del cibo ecc.). Senza voler negare a priori, la storicità di questi «miracoli» tramandatici dall'antichità giudaica ed ellenistica (essi non sono necessariamente delle menzogne!), dobbiamo però osservare che in questi casi si tratta di fatti difficilmente controllabili, attestati da una documentazione storica piuttosto tardiva, dal sapore spesso leggendario. In ogni caso, siamo molto distanti dalla sobrietà e dalla credibilità interna dei miracoli evangelici, i quali si inseriscono in un quadro storico, geografico e cronologico ben preciso. Essi, inoltre, fanno corpo con la missione salvifica di Gesù, sono al servizio del suo annuncio centrale del regno di Dio, si compiono in un'atmosfera di fede, non hanno alcun sapore magico e sono dotati di una finalità altruistica. I miracoli di Gesù vogliono apportare gioia e salvezza, non castigo, come succede, ad esempio, in alcuni miracoli narrati nell'Antico Testamento (Es 7-12; 2Re 2,23-25) [8].
In vista di un ulteriore approfondimento della storicità dei miracoli evangelici, richiamiamo i criteri messi a punto dagli studiosi per accertare la storicità delle parole e delle azioni del Gesù storico, e che sono stati esposti precedentemente. Applicati ai miracoli di Gesù attestati dai vangeli, questi criteri trovano una eccellente applicazione.
Il criterio della differenza permette di affermare che i miracoli di Gesù non sono spiegabili né con le concezioni ebraiche né con la prassi della primitiva comunità cristiana. Nel mondo ebraico i profeti compivano i miracoli, ma li compivano in nome di Jahvè. Gesù, invece, li compie in nome proprio (Mc 2,11: «Io ti ordino: prendi il tuo lettuccio, e va' a casa tua!»; Mc 6,41: «Fanciullo, io ti dico: alzati»). Nella comunità cristiana primitiva anche gli apostoli operavano miracoli, ma sempre e soltanto in nome di Cristo (At 3,6: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!»; At 9,34: «Enea, Gesù Cristo ti guarisce. Alzati!»).
Il criterio della coerenza permette di stabilire che i miracoli di Gesù sono del tutto omogenei al suo insegnamento fondamentale sulla venuta del regno, quale si esprime nei discorsi, nelle parabole, nella preghiera del Padre nostro. I miracoli sono appunto i segni che manifestano la presenza già operante del regno di Dio che cambia radicalmente la situazione umana di sofferenza, di peccato e di morte (Mt 12,28; Lc 4,16-21; 7,18-23). Sono inviti di Dio, appelli alla conversione nell'orizzonte della prossima venuta del regno (si vedano le invettive di Gesù contro Betsaida e Corazin che hanno rifiutato di convertirsi, nonostante i miracoli lì compiuti: Mt 11,20-24; Lc 10,13-15). I miracoli di Gesù non sono un fenomeno isolato e periferico, una specie di appendice della narrazione evangelica. Essi, al contrario, sono al centro e interferiscono costantemente con le pretese autoritative di Gesù nei confronti della legge, del sabato, della remissione dei peccati. Come Gesù parlava con autorità divina a proposito della legge, del sabato e della remissione dei peccati, così egli agiva con la stessa autorità divina comandando alla morte, alla malattia, alle forze ostili a Dio, alla stessa natura. Osserva con molta pertinenza R. Latourelle: «Un miracolo, senza l'invito a riconoscere il regno imminente e la persona che viene ad instaurarlo, è un non senso, un semplice prodigio» [9].
Il criterio della molteplice testimonianza permette di affermare l'autenticità delle informazioni evangeliche sull'attività miracolosa di Gesù perché esse sono attestate da tutte le fonti evangeliche (Marco, fonte comune di Matteo e Luca o fonte Q, fonti speciali sia di Matteo che di Luca), e dagli altri scritti del Nuovo Testamento. In particolare, il kerygma primitivo menziona esplicitamente l'attività miracolosa di Gesù (At 2,22; 10,38ss).
Tutto quanto è stato sin qui detto permette di concludere che la tradizione evangelica che attribuisce a Gesù miracoli riposa su basi molto solide, almeno nella sua globalità. Riesce molto difficile, per non dire impossibile, stabilire l'autenticità storica di alcuni dettagli, ricorrendo unicamente ai metodi storico-critici, ai quali ci atteniamo in questo scritto improntato alla metodologia storico-critica della teologia fondamentale. Da un punto di vista letterario, si nota qua e là nei vangeli la tendenza ad ampliare e ad arricchire le sobrie narrazioni di Marco (si confrontino fra loro: Mc 1,34 e Mt 8,16; Mc 5,23 e Mt 9,18). Ci sono studiosi che avanzano l'ipotesi secondo la quale qualche narrazione di miracolo potrebbe essere la materializzazione di una determinata parola di Gesù. Ad esempio, J. Galot ritiene, assieme ad altri, che il racconto della moneta trovata nella bocca del pesce (Mt 17,27) potrebbe essere la materializzazione, in forma narrativa, di una parola di Gesù secondo la quale le tasse sarebbero state pagate col ricavato della pesca [10].
Così pure, commentando il racconto dei demoni inviati nella mandria di porci (Mc 5,12-13 par.), lo stesso J. Galot parla di un «ampliamento evidente», che si può comprendere considerando l'ostilità giudaica nei confronti dei porci, ma che «contraddice l'atteggiamento costante del Cristo, che non è mai ricorso a dei prodigi per distruggere i beni altrui» [11]. Ci sono anche dei problemi relativi alle possessioni diaboliche. A questo proposito è scritto in un Catechismo dei giovani: «Problemi storici aperti a proposito dei miracoli di Gesù sono anche quelli posti dal fenomeno oscuro della possessione demoniaca, di cui si parla con frequenza: si tratta di un modo primitivo e "religioso" di indicare semplici malattie nervose o addirittura organiche (vedi il caso del ragazzo "posseduto" da uno spirito muto di Mc 9,14-29, che è probabilmente un epilettico) o di altro? Qualsiasi risposta sia data a tutti questi interrogativi, non ne viene sostanzialmente alterata la figura di Gesù taumaturgo presentata dai vangeli» [12].

Significato dei miracoli compiuti da Gesù

I miracoli di Gesù non sono semplicemente fatti che possono interessare lo storico oppure lo studioso di scienze occulte, ma sono soprattutto azioni pregnanti, cariche di significato salvifico. Per questo motivo il Vangelo di Giovanni chiama quasi sempre i miracoli di Gesù col nome di «segni». Che cosa «significa» l'attività miracolosa di Gesù riferita dai vangeli? Abbiamo già risposto, almeno in parte, a questa domanda nel paragrafo precedente, dedicato alla storicità dei miracoli. Cerchiamo ora di rispondere in maniera più completa, senza perdere di vista l'interesse dominante di tutta la nostra ricerca che si riassume nella domanda: Chi è Gesù di Nazaret?
Cercare il significato dei miracoli equivale a scrutare i segni compiuti da Gesù per individuare la «cristologia indiretta» presente in essi, come prima abbiamo segnalato la «cristologia indiretta» contenuta nelle sue parole e nel suo messaggio sul regno. Bisogna subito sgombrare il terreno da una concezione abbastanza diffusa: i miracoli di Gesù non hanno in primo luogo un significato terapeutico-assistenziale. Se così fosse, bisognerebbe interrogarsi sul perché Gesù non guarì tutti gli ammalati e non risuscitò tutti i morti: «Il valore del miracolo – scrive X. Léon-Dufour – ...sta nella sua relazione col regno di Dio da proclamare e da instaurare... Esso simboleggia l'attività creatrice e salvifica di Dio» [13]. I miracoli di Gesù sono innanzitutto la manifestazione concreta e tangibile del regno di Dio che è penetrato nella storia umana. Con la sua attività miracolosa Gesù manda in rovina il regno di Satana. «Tu sei venuto per rovinarci!», esclama l'indemoniato in favore del quale Gesù compie il primo miracolo riferito dal vangelo di Marco. La signoria di Dio, che vuole salvare l'uomo e restituirgli la sua integrità, avanza di pari passo con l'azione di Gesù che caccia i demoni: «Se io caccio i demoni con il dito di Dio [con la potenza divina], è dunque giunto a voi il regno di Dio» (Lc 11,20).
In Lc 11,21-22 si parla di un uomo forte, bene armato, che fa la guardia al palazzo credendo di mettere al sicuro, così facendo, i suoi beni. «Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava, e ne distribuisce il bottino» (v. 22). Il «più forte» è Gesù che svolge un'attività di liberazione degli uomini dal potere del male e del maligno. Gli uomini, liberati dalla loro schiavitù dal «più forte», sono così disponibili per seguire Gesù e per credere in lui.
I miracoli di Gesù sono inoltre il segno anticipatore della salvezza totale, della salvezza del regno escatologico. «Se questi sono i segni del regno – commenta un Catechismo dei giovani parlando dei miracoli – appare chiaro in che cosa consista: esso è pienezza di vita, è esaudimento di ogni aspirazione autentica dell'uomo. Là dove Dio afferma la sua signoria, l'uomo vive; coloro che soffrono, che vivono nell'ombra di morte, che non possono contare sulle sicurezze illusorie del benessere e delle ricchezze, sono i primi a comprendere cosa significhi l'avvicinarsi di Dio agli uomini» [14].
Coi miracoli di Gesù sorge il nuovo mondo, la nuova creazione. Essi, infatti, prefigurano e preannunciano anche la trasformazione finale del mondo. La redenzione cristiana non si limita al mondo dello spirito, anche se lo privilegia. La redenzione ha uno spessore corporeo e cosmico: «Essa deve invadere il cosmo tutto intero con la sua luce e con la sua potenza; deve rinnovare tutto ciò che è stato guastato dal peccato» [15]. I miracoli sono così anticipazioni del grande e definitivo miracolo della risurrezione, nella quale si manifestò appieno chi fosse Gesù e che cosa fosse il regno da lui annunciato e inaugurato.
In ultimo, i miracoli di Gesù sono eventi rivelatori della sua persona e del suo mistero. Essi legittimano la persona che li compie e il messaggio che essa propone. Il miracolo rivela anche sempre la persona di colui che lo compie. Questo aspetto è particolarmente sottolineato nel Vangelo di Giovanni per il quale i «segni» compiuti da Gesù rivelano che egli è la luce (guarigione del cieco nato), la vita (risuscitazione Lazzaro), il vino nuovo dei tempi messianici (nozze di Cana), il pane vivo (moltiplicazione dei pani) ecc. Ma anche nei sinottici, sebbene in forma più discreta, i miracoli di Gesù hanno questa stessa funzione di rivelazione «cristologica». Essi attestano, infatti, il potere salvifico di Gesù, sono segni della sua missione e autorità divina (Mt 9,6-8). Ciò che scandalizzava i suoi contemporanei e suscitava contestazioni non era il fatto che Gesù compisse dei miracoli, bensì l'autorità (in greco: exousia) che egli rivendicava nel compierli (Mt 12,22-28).
Sia i miracoli che le parole di Gesù ci pongono con urgenza di fronte agli interrogativi: chi è questo Gesù che opera miracoli, in forza di una rivendicata autorità divina, e pretende di realizzare il regno di Dio, mandando in rovina il regno di Satana? Chi è questo Gesù che opera miracoli, agendo in nome proprio («Io ti dico...») e facendo intravedere nella storia l'alba della nuova creazione?
È qui, nella risposta a queste domande, che occorre evidenziare la «cristologia implicita» nei miracoli di Gesù, simile a quella «implicita» nell'insegnamento e nel comportamento di Gesù verso la legge, verso il sabato e nei confronti di altre istituzioni di Israele.

 

NOTE

1 E. Drewermann, An ihren Früchten sollt ihr Sie erkennen, Walter, Olten 1988, p. 31. Cfr. anche l'«editoriale» di La Civiltà Cattolica del 17.12.1988, ora nel volume Il cristianesimo nella storia, Ed. La Civiltà Cattolica, Roma 1989, p. 231.
2 Non di solo pane. Il Catechismo dei giovani, p. 80.
3 Ivi.
4 Ivi, p. 81.
5 W Kasper, Gesù il Cristo, Queriniana, Brescia 1975, p. 118.
6 Latourelle, Autenticità storica dei miracoli di Gesù, in Rassegna di teologia, 15 (1974), p. 82. Si veda anche: Id., Miracoli, in Nuovo dizionario di teologia, Edizioni Paoline, Roma 19823, pp. 931-945; J. Gnilka, Gesù di Nazaret. Annuncio e storia, Paideia, Brescia 1993, pp. 152-180; H. Merklein, La signoria di Dio nell'annuncio di Gesù, Paideia, Brescia 1994, pp. 80-86.
7 Filostrato, Vita di Apollonio di Tiana, Adelphi, Milano 1978.
8 Una eccellente presentazione divulgativa dei miracoli evangelici, con un rapido raffronto coi miracoli ellenistici, è l'opera di Aa.Vv., I miracoli del Vangelo, Gribaudi, Torino 1978. Per un confronto tra miracoli evangelici da un lato, e miracoli ellenistici e rabbinici dall'altro, si veda L. Sabourin, Miracles hellénistiques et rabbiniques, in Bulletin de théologie biblique, 2 (1972), pp. 283-308; A. George, Miracoli nel mondo ellenistico, in X. Léon-Dufour (a cura di), I miracoli di Gesù, Queriniana, Brescia 1980, pp. 79-90. Quest'ultima opera è una delle migliori monografie sui miracoli evangelici e contiene un'ampia bibliografia alle pp. 301-304. Segnalo i contributi di K. H. Ruby, Prospettive rabbiniche sul miracolo, pp. 61-78; P. Grelot, I miracoli di Gesù e la demonologia giudaica, pp. 49-59. Inoltre a p. 315 vi è l'elenco completo dei miracoli evangelici, alle pp. 293ss vi è la tipologia dei miracoli e alle pp. 79ss si trova la terminologia biblica sul miracolo. Cfr. anche V. Fusco, Dall'esegesi all'ermeneutica: i miracoli in Marco, in Rassegna di teologia, 25 (1984), pp. 481-496. Un ottimo Status quaestionis si può leggere in H. Weder, Wunder Jesu und Wundergeschchters, in Verkündigung und Forschung, 29 (1984), pp. 25-49. Si veda anche, soprattutto per l'aspetto medico, P. Baima Bollone, I miracoli di Gesù, La Stampa, Torino 2001.
9 R. Latourelle, Autenticità storica dei miracoli di Gesù, in op. cit., p. 91.
10 J. Galot, Chi sei tu, o Cristo?, Lef, Firenze 1977, p. 148, n. 73.
11 Ivi, p. 153.
12 Non di solo pane, op. cit., p. 82. Si veda anche G. Bissoli, I miracoli di Gesù, in Dossier giovani n. 32, Ldc, Torino-Leumann 1980; F. Mussner, I miracoli di Gesù. Problemi preliminari, Queriniana, Brescia 1969; A. Weiser, I miracoli di Gesù ieri e oggi, Cittadella, Assisi 1971; Id., I miracoli di Gesù, Edb, Bologna 1980; F. Uricchio, Miracolo, in Nuovo dizionario di teologia biblica, Edizioni Paoline, Cinisello B. 1988, pp. 954-978.
13 X. Léon-Dufour, I miracoli di Gesù, Queriniana, Brescia 1980, p. 298.
14 Non di solo pane, cit., p. 84.
15 R. Latourelle, Teologia della Rivelazione, Cittadella, Assisi 19868, p. 459.

(Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, San Paolo 1992, pp. 94-106)