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«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?» (Mt 11, 2-6)

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Cesare Bissoli

(NPG 00-02-37)


 

PRIMO MOMENTO: LA LETTURA DEL TESTO

 

* Dopo la preghiera di apertura, uno dei presenti fa la lettura ad alta voce di Matteo 11,2-10, a cui segue la traccia di spiegazione.

 

1. Uno sguardo di insieme

– È il racconto di una singolare «ambasciata» di Giovanni Battista a Gesù, che sostanzialmente si svolge in un dialogo carico di domande che generano tensione: ne va della verità messianica di Gesù e dello stesso Battista, dunque dell’agire di Dio, di cui entrambi sono testimoni.

– Si suppone già avvenuta buona parte della missione di Gesù: sono capitati degli avvenimenti che circondano di curiosità e di interesse la sua persona. E infatti in tutto il c. 11 di Mt da cui è tratto questo brano e nel successivo c. 12 c’è un incrociarsi continuo di certezze e dubbi, di consenso e dissenso della gente a proposito di Gesù.

– Da qui l’intenzione profonda del testo: mettere in rilievo la vera identità di Gesù («che Messia è Gesù») attraverso degli oggettivi criteri di riconoscimento, ma anche sollecitando un atteggiamento di totale disponibilità all’accoglienza.

– Ed ecco che l’identità autentica di Gesù mette in luce la vera identità del Battista e del discepolo di Cristo.

 

* Nel nostro cammino di fede «giovane», che fa perno sulla domanda «chi è veramente Gesù?», ora ci troviamo di fronte ad una risposta-proposta veramente alta che tocca in profondità l’identità del giovane Rabbi di Nazaret: è il Cristo, il Messia. Chi la accoglie è investito di un notizia veramente bella e inaudita. Sarebbe bene se il gruppo sostasse per una preghiera silenziosa personale: per capire, per capire bene…

 

2. I personaggi

– Sono principalmente due, il Battista e Gesù, ma non da soli, bensì in pubblico. Sono presenti e attivi infatti i discepoli del primo, come anche le folle direttamente interpellate. Vi è anche la serie silenziosa, ma non meno importante, dei «beneficati» da Cristo, ed evocato da lui vi è un personaggio implicito che rappresenta il vero discepolo, «chi non si scandalizza» di lui (v. 6).

– Come primo viene il Battista, il quale vedendo «le opere del Cristo», per le quali Gesù è così diverso dall’abituale schema del «messia giudice con il fuoco», come lui stesso aveva predicato (cf Mt 3,11-12), vive un suo dubbio, e quindi pone una domanda schietta sulla vera identità di Gesù, manifestando così che egli non è il Messia atteso (cf Gv 1,19-23) e orientando i suoi discepoli verso il vero Cristo che è Gesù (cf Gv 1,35s).

Gesù è anche letterariamente la figura centrale, colui che sa rispondere ad ogni domanda, a riguardo di sé e a riguardo di Giovanni, mostrando anzi come le verità di entrambi sono strettamente congiunte. Egli parla in prima persona, manifestando  una inaudita coscienza di sé e dunque caricando le sue parole con una pretesa di verità assoluta, decisiva.

I discepoli, come pure le folle, tra questi due giganti hanno una  funzione intermedia, ma fondamentale, quella di testimoniare che la risposta alle domande, e dunque la verità, si può apprendere soltanto situandosi nel dialogo tra il Battista e Gesù, al quale riconoscere l’ultima parola!

– Vi sono poi i personaggi impliciti, i «beneficati» da Cristo, il Messia: sono sei categorie di indigenti permanenti cui il Vangelo di Gesù restituisce la vita piena. Rappresentano le «opere» di Cristo, e dicono il senso di Gesù Messia.

– Vi è anche il discepolo implicito: è il lettore o uditore di questo testo, io, tu, noi, di cui Cristo segnala una qualifica tanto oscura quanto essenziale: «beato colui che non si scandalizza di me» (v. 6), in questo modo dando un senso meno scontato alla sua realtà di Messia e inducendo a capire bene chi Egli sia, perché è possibile fraintenderlo!

 

3. La dinamica.

Dal Battista verso Gesù

– Di Giovanni si dice che è in carcere. Ne sappiamo la ragione: per testimoniare eroicamente la legge di Dio contro l’impudico Erode, che lo mise effettivamente a morte (cf Mt 14,1-12). È dunque da un eroico «servo di YHWH» in catene (lo riconoscerà Gesù alla fine del brano) che scaturisce una domanda non accademica. Attendiamoci dunque una risposta non accademica, che in certo modo deve rendere conto della prigionia di Giovanni. È come se il Battista dicesse: «Tu che fai il Messia, cosa puoi dire delle catene che porto per la legge di Dio?».

– La domanda equivale a: «Sei tu il Messia?». Ma viene espressa con una formula antica, molto in uso ai tempi di Gesù, secondo cui il Messia era denominato  «colui che deve venire», «il veniente», in quanto mandato da Dio nel mondo (cf Gen 49,20; Sal 118,25; Mal 3,1-3). La domanda, come quelle che riguardano l’identità di una persona («sei tu…»?), è molto seria e necessariamente investe i discepoli di Giovanni che la portano direttamente a Gesù.

– Non sappiamo dove Gesù si trovasse, certamente in mezzo alla folla, cui annuncia il vangelo, per cui può dire ai discepoli: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete». «Udire e vedere» + « andare e annunciare» sono il celebre quadrinomio che fa da matrice di ogni testimonianza. Gesù dice la verità con le « opere», con i fatti e la sua verità si diffonde anzitutto tramite quanti ne sono testimoni che vanno e dicono ciò che hanno visto e udito.

– Gesù, riferendo i segni che lo qualificano Messia, si avvale anzitutto di testi di Isaia caratterizzanti l’era messianica (26,19; 29,18; 35,5-6; 61,1), dove i primi cinque sono atti terapeutici, di cura della vita delle persone e il sesto sintetizza splendidamente la sua missione: «predicare la buona novella ai poveri», portare cioè l’annuncio della misericordia di Dio per quanti ne hanno assoluto bisogno, i «poveri», gli ultimi, i piccoli, gli esposti al male, e dunque anche i peccatori. È quanto Gesù dice con solennità nel suo « manifesto» nella sinagoga di Nazaret (Lc 4, 16-20).

– Singolare, e dunque particolarmente significativa, è l’ultima battuta: «e beato colui che non si scandalizza di me». Si tratta nientemeno dello scandalo, ossia dell’ostacolo sconcertante di un Messia come Gesù che crede all’amore e al perdono, quindi disarmato, umile, apparentemente debole e inevitabilmente sconfitto di fronte alle attese allora dominanti di un Messia giustiziere e trionfatore come un generale romano. Sarà la tentazione anche di Pietro (cf Mt 16,22-23).

Da Gesù verso il Battista

– Se la condizione di Giovanni di dover fare domanda su Gesù rivela la grandezza superiore di questo, è anche vero il contrario: le domande di Gesù alle folle su Giovanni intendono mettere in rilievo la grandezza di questi, necessaria per capire Gesù.  E come le opere di Gesù attestano la sua identità, così sono i fatti (lo stile di vita) di Giovanni che, dicendo di costui il grande valore, esaltano in certo modo il valore di Gesù.

– Giovanni non è una canna ondeggiante, lui che sta pagando con la vita l’opposizione ai potenti; non è un cortigiano dalle «morbide vesti», lui che viveva nel deserto con pelli da cammello e mangiando locuste e che ora patisce le durezze del carcere; non è nemmeno un semplice profeta, ma «un profeta più di un profeta»: è il precursore del Messia, secondo gli antichi annunci (Es 23,20; Mal 3,1). Si noterà che è il Libro Sacro, la Parola di Dio, che garantisce la verità sia di Gesù che di Giovanni.

 

4. Il messaggio

– È stata chiamata la «carta di identità» di Gesù, dunque una fondamentale testimonianza sulla sua realtà.

Ebbene, Egli dona di se stesso (è importante che sia Gesù stesso a definirsi!) un identikit polivalente: è il messia; lo è perché compie gesti tipici del tempo messianico; è messia, ma non nei termini – per intanto – di giudice finale, bensì  persona che manifesta la misericordia di Dio apportando la liberazione e la consolazione (la «bella notizia del regno di Dio») ai «poveri (uomini)»; ed è egli solo il Messia, non se ne può aspettare nessun altro (G. Barbaglio).

– Ed è soprattutto un Messia atipico, un «Messia crocifisso», dirà più avanti Gesù di se stesso (cf Mt 16,21 che può sconcertare, fino allo scandalo, la fragile fede di chi, come Pietro, «non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini» (cf Mt 16,22-23).

– Tutto ciò non è capriccio di Gesù. Al suo messianismo dona avvallo autorevole la divina Scrittura, cioè il progetto di Dio della prima alleanza. Di esso il Battista è il portavoce ultimo permanente e decisivo, reso grande dalla grandezza di Gesù («tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista»: Mt 11,11).

 

* Un seconda lettura del testo conclude la prima tappa del cammino.

 

 

SECONDO MOMENTO: IL RIFERIMENTO ALLA VITA

 

1. A chi si mette alla ricerca dell’identità di Gesù, il vangelo analizzato offre anzitutto una fondamentale «logica» di percorso che possiamo riassumere in tre affermazioni:

dalla domanda alla risposta: non vi è possibilità di risposta se non dove si pongono, come Giovanni, come Gesù stesso, delle domande serie, che attestano che uno è veramente interessato a sapere la verità;

dai fatti all’identità: alla verità di Gesù si arriva soltanto confrontandosi con «le opere» (gesti, parole, esistenza) del Maestro. E questo vale anche per la verità del vero profeta come il Battista;

dai testimoni alla persona: alla vera identità («mistero») di Gesù, che si radica nel mistero di Dio, si può pervenire soltanto attraverso la testimonianza che i discepoli danno di lui (cf Lc 1,2). Ma in questa testimonianza si riflettono veramente le parole, i fatti, la persona del Maestro: «andate e riferite ciò che avete udito e visto».

 

2. Chi si chiede di Gesù è invitato a un riconoscimento primo ed essenziale: egli è il Cristo, il Messia, colui che annuncia il Vangelo, e lo annuncia come «bella notizia» ai «poveri», dando i segni potenti di tale vangelo nella risanata vita delle persone. È fondamentale, anche perché è trascurata, questa qualità personale di Gesù, il titolo biblico per eccellenza, che fa parte del nome stesso di Gesù, Gesù Cristo appunto, l’irradiazione storica del suo mistero trascendente di Verbo e Figlio di Dio.

 

3. A questo proposito vi è una via obbligata per raggiungere il Gesù Cristo autentico: la via della Sacra Scrittura, dell’AT prima, come preparazione, poi del NT, come spiegazione. «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (S. Girolamo, ripreso dal Vaticano II, Dei Verbum, n. 25). Su questa via due personaggi svolgono un ruolo essenziale: la lealtà e l’eroismo del Battista e la disponibilità e fiducia di Maria, entrambi «precursori» di Gesù.

 

4. Gesù è un «Messia crocifisso»: è il senso necessario che traspare dalle sue stesse parole: «Beato chi non si scandalizza di me».

Una beatitudine inedita, sconvolgente, che fa da criterio di autenticità di ogni confessione di fede e che determina degli atteggiamenti specifici in chi vuol essere suo discepolo. Eccone di seguito tre.

 

5. È importantissimo non lasciarsi sfuggire un particolare che sarà tipico nella vita di Gesù.

Egli, a chi gli chiede se è il Messia, non risponde in maniera plateale: «Io sono il messia», ma lo fa in maniera, sì chiara e sicura, ma chiedendo all’interrogante lo sforzo di voler capire, di interrogarsi a partire da fatti, che lo porteranno non alla dimostrazione di un teorema, ma ad «intuire», «presagire» che si tratta di una verità tanto vera quanto «misteriosa», cui aderire con una logica di ragione che si protende nella fede. Gesù non è tutto quello che si dice o si pensa e si vorrebbe di Lui, o che io penso di avere capito di Lui. Egli non si inventa né ce lo si appropria né lo si commisura a sé, ma lo si può solo ascoltare in ciò che Lui rivela e lo si accoglie per il Messia che è veramente.

 

6. Ciò comporta in secondo luogo ritornare a scoprire e meditare la prassi messianica di Gesù così come testificano i vangeli. Oggi appare un passaggio tanto più ineludibile, di fronte ai molti stereotipi che circolano su di lui, un passaggio che sarà meditato e quindi prolungato, di fronte alla fretta di darsi risposte che restano immature e fragili, un passaggio che interpella, provoca, coinvolge e fa pregare, superando un modo troppo distaccato e quasi pretenzioso nei suoi confronti, per accettarne «lo scandalo», la illogicità mondana, il suo apparente silenzio e fallimento come «beatitudine» della fede: «Beato chi non si sarà scandalizzato di me!».

 

7. In terzo luogo, se Gesù è il Messia, allora è vero che tutte le promesse di salvezza, i manifesti messianici, sia delle religioni che delle ideologie, trovano un necessario confronto con lui. Ancora di più, la qualità messianica dell’«uomo Gesù» certifica in certa misura che ogni uomo ha una «struttura messianica», ha cioè fame e sete proprio dei  segni di liberazione e di perdono apportati da Cristo. Incontrare Cristo non è soffocare tali «semi messianici» che sono in noi, ma risvegliarli e ritrovare in lui la vera e definitiva risposta.

 

 

TERZO MOMENTO: PER LA CONDIVISIONE

 

Indubbiamente tantissimi sono gli spunti cui riferirsi. Opportunamente l’animatore stimolerà il gruppo a prendere posizione (domanda, obiezione, conferma…) sul cammino percorso. In particolare segnaliamo questa traccia.

 

1. Gesù si presenta come Cristo, cioè «messia». Riesce ancora a dire qualcosa di significativo per l’uomo di oggi? Cosa viene inteso quando si tematizza «Gesù» nel mondo giovanile? Ma oggi Gesù riesce a suscitare ancora qualche vera attesa? Nascono domande su di Lui, o  i suoi sono come i bagliori ultimi di una stella ormai spenta?

 

2. Gli uomini, noi stessi, abbiamo delle pretese a riguardo di Gesù. Per certi aspetti questo è giusto: si pretende solo da chi può dare ciò di cui abbiamo bisogno. Quali sono le nostre «pretese-attese»? Ma è sempre corretto il nostro «pretendere»? Una fede è conquista o dono? Come vi partecipano i due atteggiamenti in modo giusto? Quando le pretese su Cristo sono falsate?

 

3. I fatti di Gesù servono a fondare ogni teoria su Gesù e le testimonianze personali su di lui sono più efficaci di ogni pur utile riflessione dottrinale. Ciò può avere molte ripercussioni. Una prima è di verificare quali testimoni di Cristo ci consegna  la storia di questi duemila anni: potrebbe valere già di per sé una figura come S. Francesco, S. Edith Stein, Madre Teresa..., ma anche persone meno note, magari viventi, che fanno pensare a Gesù come ad una persona decisiva.

 

4. Il Battista ha avuto un dubbio su Gesù e l’ha risolto. Quali dubbi su di lui sono in circolazione tra di noi? Quali dubbi sono dentro di me? Come risolverli positivamente? Chi può dare un vero aiuto? Quando si risolvono al negativo, giungendo al rifiuto pratico del Maestro?

 

5. Un teologo contemporaneo afferma: «Gesù è Messia, ma non ogni Messia è Gesù». E infatti oggi si parla di correnti o manifesti o progetti «messianici», che promettono cioè «belle notizie» di salvezza (benessere, soldi, vita tranquilla, pane, lavoro e giustizia per tutti, valori umani e spirituali...).  Si provi a farne un inventario nei tempi passati e attuali, scrutando l’area delle religioni, l’area delle ideologie, l’area dei consumi. Cosa ha di specifico la messianicità di Gesù, quali aspetti può avere in comune, cosa apporta di critico? In che senso Gesù può dirsi il «solo Messia» mandato da Dio?

 

* Un’ultima lettura del testo riporta nell’unità del racconto le tante verità raccolte.

* Una preghiera finale, magari con libere intenzioni, conclude il cammino compiuto.

 

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