(NPG 1970-06/07-87)

 

IL PERCHÉ DI UNA STRADA NUOVA

Di fronte a fatti nuovi, dobbiamo ritrovare vie nuove: non possiamo incrociare le braccia, nell'attesa.
I giovani del nostro centro giovanile avevano praticamente disertato la catechesi tradizionale: non esisteva più un incontro pastorale qualificato con loro, se non quello impersonale con l'ambiente.
Da due anni abbiamo rivoluzionato il sistema, tentando di inserirci in alcuni dinamismi spontanei nel mondo giovanile:
• la cena tra amici, che dà il sapore di un entrare nella vita più intima, uscendo da una vita a cui meno si appartiene;
• le ore della sera, che, nella nostra civiltà, sono le ore più vive e gioiose, ore di un concerto, di un teatro, di un incontro con chi si ama (ci pare questo uno dei punti nevralgici; per questo abbiamo definito il nostro metodo «la pastorale di Nicodemo»);
• la spontanea voglia di discutere, con calma, su tutto, per porsi in stato di ricerca disponibile;
• il bisogno di verificare sulla faccia di chi ha vissuto – prima, ma dentro – le cose che sono proclamate a parole.
Abbiamo inventato così le cene pastorali: un incontro che nasce dallo studio, vive in un gruppo, fiorisce nella celebrazione liturgica.
I risultati ci hanno spalancato il cuore alla speranza, anche se non mancano difficoltà, difetti, piccoli o grossi fallimenti.
La nostra esperienza si riferisce a giovani studenti della scuola media superiore.

ORARIO-TIPO DI UNA SERATA CATECHISTICA

16,15 – Esposizione introduttiva di orientamento della serata.
17,10 – Lavori di gruppo su un questionario proposto qualche giorno prima.
18.00 – Intervallo. Preparazione del rapporto di gruppo.
18,20 – Messa in comune dei lavori di gruppo e dibattito sui rapporti effettuati.
19,30 – Celebrazione liturgica.
20,00 – Pasto in comune.
20,45 – Testimonianze.
Verso le 22,15 – Conclusione e congedo.

Non si tratta, evidentemente, che di un orario tipo. Le circostanze possono cambiare da una volta all'altra, i testimoni possono non essere disponibili che ad un'ora molto precisa. Ma in generale, questa successione di elementi, la più logica in sé e la più soddisfacente per tutti, è stata rispettata.

SIGNIFICATO E REALIZZAZIONE DI OGNI ELEMENTO

I - La introduzione

È fatta essenzialmente per concentrare l'attenzione dei giovani sul tema che sarà abbordato durante più ore sotto diverse angolazioni. Dura dai cinquanta minuti ad un'ora. È molto. Ma se si vuole che risponda alle esigenze legittime di un certo numero di persone, bisognerà pure che abbia una adeguata consistenza. Costituisce una buona preparazione della serata, perché numerosi alunni non hanno, su ciò che sarà affrontato, che nozioni molto sommarie.
Vi sono alcune difficoltà in questa prima parte. Non bisogna, nei limiti del possibile, suggerire in questa esposizione le eventuali risposte che saranno dibattute nei lavori di gruppo. Bisogna allo stesso modo evitare di cadere in uno dei difetti più facili di questa introduzione, e cioè di divenire un corso storico-religioso, o filosofico-religioso. Deve situarsi in una ricerca umana, evidentemente, ma deve nettamente, in un momento o nell'altro, superare quest'unica prospettiva ed invitare a questo superamento gli uditori. Se questa esposizione fosse isolata, si avrebbe qualche scrupolo nel farla, senza dubbio, ma siccome sarà seguita da altri elementi molto meno diretti, si permettono fin dall'inizio prese di posizione molto esplicite.

II - I lavori di gruppo

Terminato l'esposto, la massa si divide in un numero proporzionato di gruppi. Dibatteranno una o due questioni che hanno tra mano da parecchi giorni. Questi problemi sono dibattuti nel senso dato dal contenuto della «testimonianza» che arriverà alla fine della serata. È per questo che in tali gruppi, e alla fine della serata, solo un aspetto preciso, concreto, attuale del tema sarà abbordato. Scendiamo così progressivamente dal livello delle teorie (esposizione) , al livello della vita (testimonianza). Il collegamento è rappresentato dai lavori di gruppo e dal dibattito. Il leader designato non vi gioca che un ruolo di moderatore o di animatore, secondo la personalità del proprio gruppo. Non deve in alcun caso imporre una «dottrina». Non gli viene detto nulla del resto in questo senso. Nessuno adulto assiste a questi lavori di gruppo. Ma nel corso dei cinquanta minuti delle discussioni, il sacerdote passerà a vedere se nessuno si trova in difficoltà, se non è necessario uno schiarimento su un termine delle domande, ecc.., o a ristabilire la calma se occorre! Viene designato un redattore del verbale.
A causa del loro carattere «privato» questi lavori di gruppo sono estremamente importanti. Bisogna correre il rischio che qualcuno diventi indisciplinato per lasciar ad altri il beneficio di uno scambio su un problema serio.

III - Dibattito comune

Seguono i rapporti di ogni gruppo presentati all'assemblea unita. Scopo principale di questo punto è di far confrontare opinioni spesso contraddittorie tra i ragazzi, e di tentare di approfondire quanto è stato detto nei gruppi. Questo dibattito è «diretto» dal sacerdote. Ma anche qui Il compito non è quello di un leader dottrinale: ogni ragazzo deve sapere che può effettivamente dire ciò che vuole per il fatto che lo pensa. Questa libertà d'espressione non dà generalmente luogo ad alcun abuso come si potrebbe temere, quando si esercita veramente la pratica della «libera» espressione. Il ruolo del leader è essenzialmente quello di specchio: deve rimandare ai giovani le domande che i giovani sarebbero troppo felici di far risolvere dall'adulto, il che li dispenserebbe dal cercare pur lasciando loro ogni libertà di critica. Ogni domanda esposta viene dunque sistematicamente «rinviata» al gruppo. La cosa più chiara di un simile dibattito, di solito, è che molto resta da scoprire su ogni tema dibattuto. Questo è importante. I giovani credono molto facilmente che un problema è risolto dal momento che è stato discusso. Devono rendersi conto che questo è nulla, e che in sostanza il punto forza resta o l'esperienza vissuta da un «testimone» o la parola di Dio...

VI - Celebrazione

Suo scopo è di chiedere, una volta che il pensiero ha esaurito un problema (o tentato di farlo), un riferimento biblico su questo stesso problema. Se l'uomo ha qualche cosa da dire su di un tema, Dio ha anche detto la sua parola. Resta da ascoltarlo. Ogni celebrazione comportava quest'anno: canto di entrata - lettura commentata del V. T. - canto - lettura del N. T. - preghiera comune o personale. La celebrazione ha luogo nella cappella e dura circa un quarto d'ora - venti minuti. Non bisogna dimenticare che a questo stadio siamo già al lavoro da più di tre ore e che l'attenzione è già affaticata (qualche volta abbiamo invece celebrato l'eucaristia).
Il pasto in comune che segue, costituisce generalmente la necessaria distensione.

V - Testimonianza

Ha luogo dopo la cena. È in genere più imbarazzante per i testimoni che per i ragazzi! ma una volta dissipata la prima impressione, da una parte e dall'altra, la simpatia si stabilisce presto per diventare di solito francamente cordiale, estremamente ricca di contatti umani. Il processo è semplice. Il testimone è molto rapidamente presentato al «pubblico»; completa, se vuole, la propria presentazione, e quindi si sottopone alle domande che gli si vorranno proporre. La presentazione non prende mai più di cinque minuti. Il resto non è che questione di risposte. Questo può apparire rischioso a certi lettori! Infatti, se si pensa che i giovani si trovano da più di quattro ore su di un tema di cui hanno discusso e dibattuto, e su cui restano ancora numerosi punti interrogativi, hanno pronte in testa parecchie domande. Altre sorgono nel corso della testimonianza.
il momento lungamente atteso della serata. Quello che decide se l'indomani i ragazzi diranno: «Fantastico!» oppure: «Non c'è male!». anche di queste testimonianze che si ricorderanno fra uno o due anni, quando le loro discussioni e le nostre sapienti lezioni saranno cadute nel dimenticatoio. Per questo è importante scegliere bene tali testimoni. Non è la difficoltà più piccola di questa formula. Ma è chiaro per noi che il profitto umano delle serate, come la ricchezza cristiana, dipende da questa testimonianza.

VI - Le circostanze ambientali di ogni serata

Ogni serata risulta un po' un'avventura. Non si sa mai molto bene come finirà. Bisogna dunque confidare nella grazia, ma bisogna ugualmente lavorare per evitare ogni imprevisto e favorire così uno svolgimento senza scosse. L'imprevedibile non può essere scusato che quando veramente non si poteva far niente per evitarlo. Di là vengono le molteplici esigenze di una catechesi del genere, prima e dopo ogni serata.

Prima della serata

Un momento delicato è il lancio per la prima volta di una serata di tal genere. È importante che sia un successo, e per ottenere questo bisogna scegliere con cura tema e testimone.

• È pure apparso importante fornire una larghissima informazione sugli scopi perseguiti, sui metodi impiegati, perché i giovani non si rifiutino di tentare qualcosa di nuovo, a condizione però che sappiano un po' dove rischiano di andare. Per questo viene loro dato, nel corso di una seduta di informazione e di presentazione, il programma dell'anno, le date fissate in principio ed i metodi di lavoro. È ugualmente prima di questa serata d'inizio che bisogna preparare i capi gruppo perché possano accettare o eventualmente rifiutare ponderatamente, prima del giorno in cui saranno formati i gruppi di lavoro.

• Ma tutto questo è lavoro che non si fa che una volta all'anno, e non è tanto di questo che conviene parlare. Bisogna spiegare ora ciò che facciamo prima di ogni serata catechistica, e come questo lavoro di preparazione immediata costituisce per molti il successo o il fallimento di queste riunioni.
Bisogna anzitutto parlarne spesso, alla minima occasione. Il responsabile deve tenere costantemente al corrente il gruppo di quello che fa, delle sue ricerche e difficoltà. Deve dire loro che testimone sta cercando, come conta di abbordare il problema, ed altre cose pertinenti. Tale lento lavoro di informazione è anche un lavoro di sensibilizzazione del soggetto. Se non lo si fa, c'è da scommettere che, la sera, non ci sarà che un bell'esercizio, ma che nulla avrà vibrato nei cuori. È bene che i giovani vedano che veramente questa catechesi ci impegna, che questo sembra rivestire ai nostri occhi una importanza maggiore di tutte le nostre attività. Anche questo fa parte della testimonianza che dobbiamo loro.

• Il fattore più importante è evidentemente trovare il «testimone». Questo richiede tempo, interessamento, spostamenti e lunghe discussioni. Ci è capitato di andare a trovare il testimone invitato, per parlare con lui del soggetto su cui sarà interrogato e di portare a questo incontro alcuni capi gruppo. In genere è estremamente positivo, ma è anche rischioso.

• Infine, una volta previsto all'incirca tutto, è giunto il momento di iniziare la preparazione immediata.

Essa viene presentata concretamente con una circolare data a ciascun partecipante circa otto giorni prima della serata. Essa contiene tutte le indicazioni utili: data, orario, nome del testimone che deve venire, oltre anche una bibliografia sul tema, di testi facilmente reperibili. Infine nella circolare si trovano anche le domande di gruppo su cui dovranno lavorare qualche giorno più tardi. Questo permette loro, se lo vogliono, di sensibilizzarsi al soggetto. Evidentemente non tutti consultano la bibliografia, non tutti lavorano sulle domande di gruppo, ma l'essenziale è che coloro che vogliono, possano farlo.

Dopo la serata

Bisogna qui fare in modo che l'esperienza vissuta in comunione abbia un seguito. Per questo occorrono degli elementi di continuità.
È opportuno, nelle conversazioni e negli incontri sporadici, verificare come «è andata» la serata, per rispolverare conclusioni e impegni e per eliminare le disfunzioni.
Ma soprattutto, nei giorni seguenti sarà distribuito un resoconto a tutti. È redatto in modo molto sostanziale, e non è raro che assuma le dimensioni di 10-12 pagine dattiloscritte. È bene vederne la necessità. Tante sono le cose dette nel corso di una serata, che saranno dimenticate, che bisogna mettere nero su bianco.
Bisogna anche pensare che questi resoconti, se hanno una certa ampiezza, saranno conservati, più che non si faccia per un manuale. Costituiscono dunque un bagaglio che deve rimanere valido. Sempre redatti nello stesso formato, contengono:
– un condensato dell'esposto iniziale;
– un resoconto schematico delle deliberazioni fatte in comune;
– un resoconto delle domande e risposte fatte e ricevute insieme con il testimone in fine serata.
Le inchieste di fine anno mostrano che la pratica di questo resoconto è molto importante e giustifica gli sforzi fatti per redigerlo correttamente. Tutto questo richiede un grande lavoro. Ma significa credere praticamente alla funzione prima della nostra missione pastorale.

PROGRAMMA DI UN ANNO

Se può avere qualche utilità (in genere il programma nasce dalle singole situazioni e dai «fatti» che vengono a sconvolgere quello prestabilito) , trascriviamo il programma vissuto in questo ultimo anno.

1. L'uomo nella sua condizione di peccatore. La dimensione del peccato.
Testimone: uno che abbia vissuto in prigione.
2. Il lavoro come alienazione dell'uomo.
Testimoni: un muratore e un metalmeccanico.
3. Credere e non credere: l'uomo alla ricerca di un liberatore.
Testimone: un convertito di recente.
4. «Dio li creò uomo e donna».
Testimoni: due famiglie.
5. Il lavoro come creazione continua.
Testimoni: un ingegnere, un medico.
6. Il cristiano nella vita civile.
Testimone: un uomo politico.
7. Il mondo studentesco.
Testimoni: due studenti universitari.

M. Sauvêtre

 

Questa nostra esperienza, con molti dettagli e con la presentazione di tutto il materiale che abbiamo utilizzato (schemi, lavori di gruppo, domande, risposte) è presentata nel libro pubblicato in questi giorni dalla LDC:

I giovani riscoprono la catechesi, Collana «Pastorale Giovanile», pp. 124, L. 800.