(NPG 1970-06/07-78)

 

Da qualche tempo, il nostro oratorio sta cambiando faccia: non è più solo il luogo in cui si viene a giocare, a occupare un po' il tempo libero. Diventa una presenza impegnata, all'interno della vita del nostro quartiere. Situato in un quartiere di estrema periferia, che con i suoi 5.000 abitanti forma quasi un paese a sé, l'oratorio (nelle sue espressioni più vivaci: un gruppo di giovani, di ogni colore politico e sociale, legati da un denominatore comune: la voglia di fare qualcosa di serio per gli altri) ha deciso di inserirsi nella vita dei suoi abitanti, per «cambiare qualcosa» del tanto che non va.
La democrazia e la corresponsabilità sono sentite come esigenza di fondo: a questa regola ci si attiene sempre. La presenza del sacerdote, graditissima e richiesta, non si limita all'esercizio del suo carisma specifico; diventa egli, di volta in volta, animatore di iniziative in profondità, voce alta delle esigenze più vere del quartiere, il punto di riferimento nei momenti difficili, lo stimolo verso una serietà e continuità di lavoro. Perché ciascuno abbia uno spazio di attività proporzionato alle sue capacità e, contemporaneamente, siano davvero coperti tutti i settori, si è presto arrivati alla definizione di varie commissioni permanenti:
• commissione coordinamento (cura i verbali, gli avvisi, le riunioni, tutto il lavoro di segreteria: schedatura, studio, ecc.);
• commissione economica (cura tutta la parte finanziaria della gestione dell'oratorio);
• commissione biblioteca (cura la biblioteca, di cui parleremo più avanti);
• commissione sociale (è la più importante e la più incisiva: la punta avanzata del nostro gruppo; cura il settore sociale, con i problemi connessi: famiglie bisognose, disoccupati, problema della scuola, condizioni di lavoro infraumane, sensibilizzazione dell'opinione pubblica e degli abitanti per una partecipazione diretta alla gestione della cosa pubblica, ecc.);
• commissione culturale e pastorale (ha al suo attivo una serie di cineforum, verificati molto utili per un incontro allargato con i giovani del quartiere);
• commissione pubbliche relazioni (cura i rapporti con la stampa, con le autorità, ecc.).
Ogni commissione ha uno spazio di impegno specifico e quindi incontri di studio riservati ai rispettivi membri.
Periodicamente – ogni quindici giorni –, in una riunione collettiva, si predispone il piano di interventi e si verifica il lavoro svolto da ogni singolo gruppo.
Questa riunione generale ha anche un tono formativo, poiché presto ci siamo accorti dell'urgenza di motivazioni profonde che sostengano il lavoro, anche al di là dell'entusiasmo passeggero.

IL DOPOSCUOLA

Ci si voleva inserire nella vita del quartiere, colpendo i punti di maggior urgenza: non desideravamo una presenza inefficace e generica.
Per questo sono state studiate a fondo le necessità, attraverso inchieste, contatti personali, gruppi di studio.
Da tutto ciò si costatò che uno dei problemi più urgenti era quello scolastico. E allora nacque l'idea del doposcuola (*).
Non volevamo procedere a casaccio: fu esaminato il problema, con l'aiuto di libri sull'argomento e con il confronto di amici che avevano già iniziato esperienze del genere. Ci siamo subito chiesto che tipo di doposcuola impiantare.
Non si voleva un doposcuola tradizionale, di vuoto appoggio all'attività scolastica.
In un clima che contesta giustamente alla scuola il suo carattere di semplice informazione – e spesso anche parziale – il nostro doposcuola fu pensato come momento di vera formazione, su un piano generale di risposta ai vari interessi dei ragazzi.
Accanto quindi alle materie di ripasso della scuola, vennero inseriti corsi di medicina generale, di fotografia, di riflessione religiosa e sociale, ecc.
Purtroppo però, molto spesso, il nostro progetto fa acqua:
– è difficile trovare tempo e ambienti che permettano un vero intervento preciso e incidente;
– i ragazzi vengono soprattutto per farsi aiutare a svolgere i compiti di scuola: i loro interessi sono limitati;
– anche le famiglie non avvertono l'urgenza di un vero incontro di tipo più vasto e formativo: chiedono al doposcuola la semplice ripetizione; e quando si accorgono che non è il nostro scopo primario, ritirano i ragazzi, per mandarli altrove;
– c'è una certa concorrenza, a livello di partiti;
– varie nostre idee (a proposito per esempio di un'autodisciplina dei ragazzi, di una formatività globale della scuola, ecc.) sono state potentemente ridimensionate dalla dura realtà in cui ci siamo trovati immessi.
Parallelo al doposcuola, abbiamo iniziato un corso di preparazione all'esame di licenza elementare e media, per operai.
Dopo un primo periodo di crisi, dovuto al numero eccessivo di presenze e ad una certa svogliatezza di partecipazione, ora si è operata una scelta spontanea: sono rimasti solo coloro che hanno davvero voglia di fare qualcosa. I risultati sono buoni.
Soprattutto ci pare un modo impegnato per essere dentro le situazioni sociali del nostro quartiere.
Non sono mancati momenti di intervento a carattere più sporadico anche se di maggior risonanza esterna, in occasione di urgenze particolari (tavola rotonda in occasione dello sciopero nazionale per la casa, sit-in, diffusione di volantini, ecc.).

LA BIBLIOTECA

Questo ha determinato l'origine della nostra biblioteca.
Partita in sordina, con qualche libro, ora raccoglie le migliori pubblicazioni, a livello divulgativo, sui problemi di maggior attualità.
Per dimostrare la nostra serietà di ricerca, non si fa alcuna discriminazione nella scelta dei libri: c'è posto per tutte le correnti ideologiche. I libri sono tutti catalogati e schedati. C'è una maestra del quartiere che presta la sua opera come bibliotecaria, due ore al giorno. Le spese sono sostenute dalla nostra comunità, mediante una tassa volontaria (la consultazione prevede una spesa formale, solo per regolarità di presenza: 50 lire l'anno).
La funzione della biblioteca è questa:
• i ragazzi delle medie possono trovare qui materiale di consultazione e di studio, per le loro ricerche (ci sono, abitualmente, una cinquantina di presenze al giorno. Ci pare una grande conquista, per il nostro quartiere, in genere molto restio alla cultura!);
• i giovani, oltre alla possibilità di sostegno per i loro studi, trovano qui la consultazione per una programmazione seria di interventi operativi, sociali e religiosi.
Abbiamo scoperto che non possiamo muoverci se non dopo aver studiato a fondo: le idee chiare fanno da bulldozer: altrimenti siamo facilmente surclassati;
• oltre al settore della consultazione, esiste una sezione di lettura: ogni settimana sono chiesti a prestito 200-300 volumi;
• la biblioteca ci è infine molto utile per la preparazione di cineforum, tavole rotonde (ormai preferiamo muoverci in casa...: è difficile per chi viene dal di fuori entrare nello spirito del nostro quartiere).
Così ci pare che il nostro oratorio abbia un messaggio da comunicare al quartiere in cui è inserito.
Per molti le prospettive di intervento sono solo su di un piano umano: cerchiamo però di non fermarci mai in questo impegno di servizio.
Per parecchi è problema di fede: la scoperta che abbiamo fatto del Signore ci obbliga a rimboccarci quotidianamente le maniche, per servirlo nei nostri fratelli.
Ci siamo accorti che era impossibile un vero intervento in profondità nel nostro quartiere, se non partendo da una base culturale.

Alcuni giovani di Pisa

(*) È interessante la coincidenza delle idee di fondo con la descrizione dettagliata dell'esperienza del doposcuola fatta da un'altra comunità giovanile (cfr. articolo seguente).