(NPG 1970-06/07-74)

 

Questa esperienza si riferisce ad un oratorio di una cittadina di buone tradizioni cristiane.
L'oratorio non è parrocchiale: è però centro di confluenza di tutta la gioventù. Si lavora in profondo accordo con la parrocchia; frequenti sono i contatti di inserimento nella comunità parrocchiale, per educare al senso della chiesa locale.
Attualmente adottiamo questa formula di catechesi oratoriana: ci pare una soluzione molto buona.

Impostazione della catechesi

I ragazzi (dalla IV elementare alla III media) sono divisi tutti in gruppi molto piccoli, prescindendo totalmente dalle tradizionali divisioni in classi:
• gruppi di 5 o 6 presenze;
• criterio di divisione: l'amicizia preesistente (il fatto che i ragazzi abitano nello stesso caseggiato, che giocano abitualmente assieme, che frequentano la stessa classe, ecc.);
• spontaneamente le distinzioni tengono conto di equilibri di età, mentalità, classi scolastiche. Ci siamo cioè accorti che difficilmente si realizzano dislivelli che non permettono un lavoro efficace.
Così le classi sanno di più di famiglia che di scuola.

Vantaggi

Ci sembrano veramente molti e notevoli:
• è finalmente eliminata la battaglia per la disciplina;
• la partecipazione alla catechesi è sulla linea dell'amicizia e del gioco, delle cose di tutti i giorni: non si avverte più quel senso triste di rottura, di voltar pagina nella vita;
• trattandosi di gruppi fortemente omogenei, è più facile discutere dei problemi specifici dei partecipanti;
• l'interesse è sempre vivo o almeno verificabile;
• il clima di amicizia e di comunità permette un lavoro fruttuoso fatto assieme;
• si raggiunge una discreta confidenza reciproca e con gli animatori (catechisti);
• il catechista è uno di loro, un loro amico, uno da cui possono «imparare», pur essendoci il necessario salto d'età;
• il catechista può facilmente seguire i nuovi ragazzi individualmente, anche al di fuori della scuola di catechismo; ha contatti con i genitori, con gli insegnanti di scuola.

Qualche problema particolare

• La divisione a gruppi. La nostra esperienza è iniziata da alcuni anni. Ora, quindi, si vive di rendita, nella programmazione dei gruppi, all'inizio d'anno.
Abbiamo però incominciato così: durante il mese di settembre si è parlato a lungo di questo modo nuovo di fare catechesi, invitando i ragazzi a presentarsi spontaneamente al responsabile per costituire il «gruppo». Per qualche domenica, iniziato il catechismo regolare, si è fatto opera di rodaggio del gruppo: consolidamento, recupero dei dispersi, partite al pallone assieme, gite, incontri di amicizia (non sono state domeniche sciupate: ora ne godiamo i frutti).
Qualcuno, isolato, restò ai margini. Abbiamo cercato di fare intervento attento di recupero, su due fronti: il contatto diretto del sacerdote, di qualche giovane influente e l'invito da parte di ragazzi amici a far parte del proprio gruppo.

• Elementari e medie. Più facile e più spontanea l'esperienza con i ragazzi delle medie. Un po' più macchinosa ed esteriore con quelli delle scuole elementari.
Si è cercato però di far in modo che in ogni gruppetto delle elementari fosse presente qualcuno più grandicello e impegnato, per «tirare» il gruppo.
D'altra parte, la macchinosità attuale non è assolutamente paragonabile alla situazione anteriore alla nostra esperienza.

• Modo di condurre la lezione. La lezione è decisamente attiva: cerchiamo di non sovrapporci ma di completare la catechesi scolastica. Quindi:
— lavori fatti in gruppo;
— conversazione su fatti di attualità;
— tentativi di un'embrionale e adattatissima revisione di vita;
— ricerca sul vangelo.
Per i più grandicelli, il testo ce lo facciamo noi, domenica per domenica (soprattutto nei tempi forti: avvento e quaresima; con una certa linea unitaria).
Abbiamo scoperto che è sempre più necessario partire dalle situazioni della vita di tutti i giorni, per chiederci assieme che cosa il Signore vuole da noi, momento per momento. Da queste, allarghiamo il discorso ai contenuti della nostra fede, che ritroviamo legati (come la risposta al problema) alle nostre cose quotidiane.
Cerchiamo sempre di concludere con un impegno preciso, per non correre il rischio di disperderci nel vuoto e nel generico.

Formazione dei catechisti

Questo è il problema più grosso. Senza catechisti, molti e capaci, è impossibile condurre avanti la nostra esperienza. Lo abbiamo verificato tante volte: i gruppi che hanno tenuto duro, che hanno funzionato a pennello, non erano quelli che avevano i ragazzi più bravi, ma quelli che avevano un catechista in gamba, tutto dedito ai suoi ragazzi.
Per formarli, abbiamo fatto molte esperienze, tutte un po' fallite (la partecipazione a corsi speciali; un corso in sede fatto da una celebrità...). Ora stiamo esperimentando questa linea: ci pare buona.
Ogni quindici giorni si ritrovano tutti, negli ambienti dell'oratorio, per studiare assieme piani di lavoro.
Si presenta qualche nozione di gruppo, di psicologia, di pedagogia. Si verificano le esperienze degli incontri scorsi. Poi, si cerca di assimilare qualche contenuto nuovo di fede (ci è molto utile il metodo della revisione di vita). Soprattutto si cerca di essere comunità tra di noi: pregare assieme, volersi bene, porsi in atteggiamento di ricerca disponibile. Gli incontri più riusciti danno una carica veramente formidabile.
Questa è la nostra esperienza.
difficile scriverla sulla carta.
Bisogna soprattutto provare.

Comunità giovanile di Pietrasanta