Magda Fiori

(NPG 1970-02-52)

 

«In questi giorni io posso dire d'aver fatto i primi esercizi spirituali della mia vita; i primi, perché nei nove anni di collegio ho sempre fatto solo tre giorni di vacanza...». Questa espressione si legge nella lettera giunta a un'educatrice l'indomani di una «Settimana giovanile del Cinema», organizzata a Venezia nel settembre 1969, contemporaneamente a un'altra lettera, molto commossa, di uno degli organizzatori, in cui si legge:
«Volevamo fare del cinema e in realtà abbiamo fatto il più riuscito corso di esercizi spirituali, servendoci del cinema. Dio ha parlato a tutti, ha toccato tutti: ha sanato, ha benedetto, ha accarezzato, ha chiamato a sé. Da questo corso – ho lettere qui che testimoniano quanto dico – si sono risolte crisi di fede, è apparsa in tutto il suo splendore la speranza, l'ottimismo cristiano si è seduto in mezzo a quei magnifici giovani. Un chierico ha risolto i dubbi sulla sua vocazione, e infine dal corso sono uscite tre vocazioni...».

ESERCIZI, MA «NUOVO CORSO»

Alla domanda: «Le ragazze, i giovani vogliono ancora gli esercizi spirituali»? si deve rispondere senz'altro sì, ma li vogliono «nuovo corso».
Poche volte, forse, nella storia della Chiesa, i giovani hanno rivelato, come in questi ultimi anni – sotto l'apparenza chiassosa e scatenata, che da troppi si è voluta assumere come denominatore comune della nuova generazione – una più bruciante sete di verità e di autenticità, una più schietta e appassionata ricerca di Dio.
Ma probabilmente già il termine «Esercizi Spirituali» evoca in loro qualcosa che li mette piuttosto in posizione di rifiuto, o quanto meno di difesa, che in posizione di attesa e di entusiasmo: è il ricordo di giornate «omnibus», cui tutti dovevano partecipare, seguendo uno schema tradizionale ben dettagliato: giornate che finivano con diventare passabili, soprattutto perché non si andava a scuola e non si doveva studiare. Se per esercizi spirituali s'intende questo tipo, bisogna francamente rispondere che le ragazze oggi non li vogliono più.

Validità del tipo tradizionale

Non si vuol dire con questo che in passato non si ottenessero risultati ottimi anche così, grazie alle personali doti di un sacerdote ben preparato e accetto, grazie allo sforzo comune di tutti gli educatori ed educatrici, grazie al particolare clima di raccoglimento e di riflessione che si veniva formando nell'ambiente, grazie soprattutto alla misteriosa azione di Dio, presente nella parola del sacerdote, nelle celebrazioni eucaristiche, particolarmente nella Messa e nel Sacramento della Penitenza, e presente nell'intimo delle coscienze, con la mozione segreta ed efficace della sua Grazia. Siamo perfettamente coscienti che chi opera è Dio, non sono i nostri ritrovati, siano pure geniali ed entusiasmanti.

Tipo particolare di ragazza 1970

Tuttavia è un fatto che le ragazze d'oggi hanno una personalità più indipendente, una coscienza più viva del proprio diritto alla libertà, gusti spirituali più concreti e dinamici, un più vivace senso sociale, maggiore spontaneità, maggiore franchezza nell'esprimere le proprie idee e minore disposizione ad accettare soluzioni già fatte.
Bisogna tenerne conto, per una programmazione realistica di esercizi spirituali, tale, cioè, che abbia presente il particolare tipo di ragazza che si intende interessare.
Alcune esperienze sono già state tentate con discreto successo.
La più viva e recente è senz'altro quella della «Settimana cinematografica giovanile» suaccennata. Ma di questa basti l'accenno, a titolo indicativo per una formula nuova di avvio a un incontro personale col divino.

DUE ALTRE SPERIMENTAZIONI INTERESSANTI

Non trattandosi qui di cinema, ma di esercizi spirituali veri e propri, presenteremo invece brevemente due esperienze pure recenti, che hanno, è vero, valore di tentativo (e come ogni tentativo sono risultate approssimative e difettose), ma che hanno lasciato nelle partecipanti buon ricordo e vivo desiderio di una ripresa in avvenire.
La prima è del marzo 1967: furono interessate le classi terminali di un Istituto Magistrale parificato, dipendente da autorità ecclesiastica.
In tutto 76 soggetti, gli stessi ai quali erano stati applicati in antecedenza i tests psicologici d'intelligenza e di personalità, dei cui risultati si trattò in questa rivista (novembre 1968), e che furono oggetto di una verifica sperimentale di tipo clinico individuale, di cui sarà data pure relazione in questa rivista.
La novità principale consistette appunto nel colloquio individuale con lo psicologo, per verificare l'attendibilità dei risultati dei tests, e conoscere, quindi, per linee essenziali, il proprio profilo di personalità: prospettiva che destò enorme interesse nelle ragazze partecipanti.
Ma già questo specifico interesse risultò uno dei punti deboli degli esercizi, perché assorbì quasi tutta l'attesa delle ragazze, non consentendo un abbastanza graduale passaggio dalla oggettiva conoscenza di sé a quella personale e libera revisione di vita, che doveva esser lo scopo degli Esercizi.
Esporremo, quindi, l'impostazione del nuovo tipo di esercizi spirituali, così come si sono sperimentati; ne vedremo poi gli aspetti positivi e infine, con franchezza, anche i negativi, per concludere con alcune proposte concrete.

Impostazione delle giornate

Le 76 ragazze (tre classi dell'Istituto Magistrale) dovettero partecipare tutte ai tre giorni di esercizi: non ebbero scelta, perché si era partiti dall'antica formula di esercizi spirituali d'obbligo, sia pure con le notevoli varianti di gruppi più omogenei e meno numerosi, e di sede estranea all'ambiente scolastico. La sede fu un ampio edificio per esercizi spirituali, diretto dal personale di una Diocesi dell'alta Italia, con camerette singole.
Si era fatto un programma nutrito.
• Di mattina: levata verso le 7, preghiere, meditazione, S. Messa, colazione, breve intervallo, prima conversazione del sacerdote in sala con discussione, breve intervallo, pranzo, ricreazione.
• Di pomeriggio: breve ritiro in camera alla fine della ricreazione, seconda conversazione del sacerdote in sala con discussione; merenda, riflessione, meditazione della sera, seguita da celebrazione eucaristica, cena, ricreazione, preghiere e riposo. Il silenzio era richiesto in tutta la giornata, tranne le ricreazioni.
• Nei tre dopo cena: un disco-forum, un libro-forum, un cine-forum. Il tutto diretto da un unico sacerdote, coadiuvato dalle educatrici assistenti. Contemporaneamente si svolgevano in una saletta i colloqui con lo psicologo.

Aspetti positivi

Il sacerdote era ben preparato, buon conoscitore dei problemi giovanili femminili, equilibrato e cordiale, per cui riuscì ad ottenere l'attenzione e la partecipazione delle ragazze, nonostante l'interesse e l'eccitazione che provocavano in loro il colloquio e il referto dello psicologo: vivissime le discussioni dopo le conversazioni, a volte protratte, a gruppi spontanei, per tutto il pomeriggio; e vivissimo l'interesse per il disco-forum, il libro-forum e il cine-forum. Si era scelto per il disco-forum il disco di Rusty-Records, Milano, «La mia preghiera», testo di Gianni Rusty, musica di Rusty-Varnavà; per il libro-forum il libro di Bernanos «Diario di un curato di campagna»; per il cineforum il film «David e Lisa» di Frank Perry.
Data l'intonazione di verifica psicologica dei tre giorni, i temi ricreativo-culturali erano stati scelti opportunamente, e risultarono complementari, sia alla predicazione del sacerdote, sia alla verifica dello psicologo, ma alquanto faticosi.
Questi i principali aspetti positivi dell'esperimento.

Aspetti negativi

Ma anche quelli negativi non furono pochi.
Con l'obbligatorietà dei tre giorni per tutte e col fatto del gruppo un po' troppo numeroso (soprattutto trattandosi di un'esperienza relativamente nuova), lo svantaggio più notevole fu proprio l'ospitalità presso terzi, estranei alla novità che si intendeva sperimentare: il direttore della Casa ne rimase sconcertato, e fu spinto a misure contraddittorie, che aumentarono le difficoltà anziché scioglierle.
Altro svantaggio molto sentito, fu quello della contemporaneità di esercizi spirituali e orientamento psicologico.
Le ragazze, come si è detto sopra, furono eccessivamente prese, dapprima dall'interesse e dalla curiosità di conoscere il referto dello psicologo, e, in seguito, dall'eccitazione e dal bisogno di parlarne alle amiche e alle assistenti, per confrontare, discutere, scaricare la tensione accumulata nell'attesa.
Così tendevano a raccogliersi a grappoli alla porta dello psicologo e a trascurare tutto il resto.
Un terzo svantaggio fu l'impreparazione – d'altronde comprensibile – delle assistenti: le une smarrite, perché non si riusciva a ottenere il silenzio tradizionale; le altre contrariate per l'apparente ibrido di orientamento e di esercizi spirituali, tutte piuttosto disorientate dalla mancanza di coordinamento, provocata dalle misure prese, come si è accennato, dal direttore della Casa.
Nonostante tutto, però, i tre giorni piacquero molto alle ragazze e produssero frutti, se meno immediatamente visibili di quelli degli esercizi soliti, indubbiamente più profondi e duraturi, specie in alcune di loro, come testimoniarono in seguito lettere, battute e confidenze, colte dalle stesse assistenti. La più notevole è, forse, quella di una diciottenne, che l'anno seguente, in una delle ricorrenze religiose solite, dichiarò di «volersi confessare, perché gli esercizi dell'anno prima l'avevano sconvolta e spinta a rivedere a fondo le proprie scelte».

Seconda esperienza

La seconda esperienza è del settembre 1967. Interessò circa trenta giovani donne, fra spose e ragazze, alcune giovanissime, tutte ex-allieve di vari Istituti privati, diretti da religiose della medesima congregazione. Il vantaggio fondamentale di questa seconda prova fu quello dell'assoluta spontaneità: vi partecipò solo chi volle liberamente aderire. Il secondo vantaggio – notevolissimo – fu quello del numero esiguo. Le ex-allieve furono invitate a una «Tregiorni di riflessione e di preghiera» in una sede per esercizi spirituali, diretta dall'Opera Regalità di Cristo; un edificio ridente e moderno, che sorge sui colli di una cittadina del nord-Italia.
Fra le ex-allieve era una giovane mezzo-soprano-lirico che, praticamente, diede l'intonazione meditativo-canora alla Tregiorni.
Nel dopo cena della sera dell'arrivo, infatti, intrattenne le convenute, cantando, col solo accompagnamento della chitarra, pezzi classici raffinati, come «La Passione» e «Magdalena», in trascrizione moderna dal
«Laudario di Cortona» del XIII secolo e Negro-Spirituals, come «Stanno bussando alla tua porta» e «Io la mia veste, tu la tua veste...». Si creò subito un vivo clima di ascolto e una cordiale volontà di partecipazione per cui, dopo la recita di una breve preghiera di Compieta, non fu difficile interessare un gruppo di ragazze alla prova dei canti liturgici, per la Messa del giorno seguente.
L'indomani la «sveglia» fu data per mezzo di dischi di musica sacra o di musica classica, che, già durante la levata, imprimevano l'intonazione religiosa alla giornata.
La partecipazione alla celebrazione fu molto raccolta e veramente comunitaria: avrebbero cantato anche i banchi! Tutti i canti più comuni: «Verrò all'Altare di Dio», «Signore, di spighe indori», «Dov'è carità e amore», «O regina del mondo...» e altri, furono sempre accompagnati in Chiesa dalla sola chitarra, e in modo tanto devoto e discreto, che il sacerdote che si trovava in confessionale, all'uscita ebbe a chiedere:
«Chi sonava l'arpa durante la S. Messa»?
A mensa, dopo l'audizione di un brano evangelico, dal disco di un bravo dicitore, non si pretese assoluto silenzio, ma si pregarono le partecipanti di voler serbare un tono sommesso nella conversazione.
La predicazione fu distribuita con una certa sobrietà: servirono di meditazione la breve omelia durante la messa del mattino e una guida (quasi solo suggerita), per l'esame della sera, volto, non tanto a rivedere il comportamento della giornata, quanto a ripensare, applicandoli alla propria situazione personale, i temi trattati durante il giorno. Le due conversazioni della tarda mattinata e del pomeriggio in sala servirono veramente di avvio alla discussione alla quale le presenti parteciparono sempre con interesse. Il tempo immediatamente seguente il pranzo e la cena venne occupato dal canto di motivi religiosi e ricreativi. Di solito si chiudeva con una prova comunitaria dei canti liturgici per la Messa del giorno seguente.
In un dopo-cena fu proiettato il film «Padri e figli» di Monicelli, piuttosto allegro, ma buon pretesto per una discussione su temi coniugali, familiari e sociali, vivamente sentiti dalle partecipanti. I momenti di vero silenzio furono ridotti sostanzialmente a tre: quello seguente la Messa del mattino, quello precedente la meditazione-esame della sera, e quello della notte, dopo Compieta.
Ma i canti, le conversazioni, le discussioni risultarono una maniera nuova di indurre e guidare alla meditazione personale un gruppo di giovani donne di questa società degli anni '70, fragorosa, convulsa e condizionata da mille fattori, che tendono a svuotare, appiattire, spersonalizzare e alienare, anziché a svegliare le coscienze, preparandole ad assumersi le proprie responsabilità.

PROPOSTE

Vista dunque l'efficacia delle formule nuove tentate, anche se parzialmente riuscite nei due esperimenti qui riferiti, ecco alcune proposte per realizzarle in modo più soddisfacente. Le proposte riguardano più direttamente la formula di esercizi spirituali sperimentata per le studenti, perché quella risultata più difettosa:

1. Libertà di aderire o no all'iniziativa da parte dei soggetti invitati.
2. Presentazione franca dello scopo della Tregiorni ai soggetti che si vogliono interessare.
3. Gruppo che non superi i 35/40 soggetti.
4. Ambiente extra-scolastico, che consenta, però, libertà d'iniziativa.
5. Predicazione più sobria, sia per numero sia per durata, ed energica riduzione delle iniziative complementari (libro-forum ecc.), riuscite troppo pesanti.
6. Incontri di gruppo nei tempi liberi, guidati da una responsabile, come avvio all'approfondimento dei temi proposti e, di conseguenza, alla meditazione personale.
7. Applicazione preventiva dei tests d'orientamento, compreso l'eventuale colloquio con lo psicologo, o comunque la comunicazione del referto col profilo di personalità ai soggetti interessati in privato, e, per i risultati globali, anche al sacerdote incaricato della predicazione, perché possa adattarla ai bisogni del suo pubblico.

In tal modo riteniamo possa esser valorizzato l'interesse delle ragazze per la conoscenza di sé ed essere evitato, nello stesso tempo, l'inconveniente di un eccessivo assorbimento dell'interesse dei soggetti per l'aspetto psicologico della nuova formula, a danno di quello morale, spirituale e divino, che deve restare la mèta ultima degli esercizi.
L'interesse psicologico dovrebbe risultare previo e preparatorio all'interesse proprio degli esercizi, e disporre l'animo delle ragazze, attraverso una più chiara presa di coscienza del proprio Io e delle proprie possibilità, sia positive sia negative, a una coraggiosa revisione di vita e a un concreto piano di lavoro (propositi degli esercizi), per una decisa «correzione di rotta».
Le ragazze d'oggi, infatti, hanno vivo il senso del proprio valore come persona, si rivelano molto sensibili alla scoperta di avere un ruolo irrepetibile nella vita, tendono a sentire la vita come possibilità di dono a Dio e agli altri.
Un tipo di esercizi spirituali, che faccia leva su queste disponibilità di fondo, potrebbe veramente orientarle a realizzarsi in pienezza come persona, per una risposta più ricca alla propria vocazione alla Vita.