Silvio Baitieri

(NPG 1970-02-48)

 

Al Salesianum di Como (una casa per esercizi, aperta ad ogni categoria di esercitandi), sono passati nel 1969 oltre 1400 giovani, provenienti da ambienti diversissimi: istituti di educazione, retti da varie congregazioni religiose, oratoriani di parrocchie lombarde.
Durante l'anno, ad ogni turno, abbiamo voluto sentire la voce dei giovani, detta o scritta, nel segreto e nell'intimità.
Abbiamo ascoltato il pulsare di cuori giovanili in tre momenti:
• attraverso l'«esame di vita», che si è andato mano a mano perfezionando, fino alle sottigliezze della parola scelta in un certo modo piuttosto che in un altro;
• nelle conversazioni o assemblee generali, dopo il lavoro di gruppo, divenuto metodo efficace e veramente proficuo;
• nei colloqui personali e nella confessione.
Quali linee sembrano emergere da queste conversazioni e dalle risposte scritte?
Le pagine che seguono sono una risposta a questo interrogativo. Una risposta che non è documentata in cifre e percentuali, perché nata fuori dagli schemi tecnici, ma ben verificabile in colui che se ne è fatto tramite, tanto che mi pare di poter affermare che tiene conto dell'unanimità, perché mi è sembrato proprio di cogliere una base condivisa da moltissimi.
Le risposte sono catalogate secondo i tre filoni del questionario:
– il problema della fede
– il problema della vita morale
– l'impegno sociale.

LA VITA DI FEDE

I nostri giovani credono.
Però la loro fede è attraversata dal dubbio, forte, dell'esistenza di Dio; dalla mancata conoscenza di Cristo tramite il Vangelo molto sconosciuto; dai cattivi esempi; dalla «storia» della Chiesa.
Soprattutto, è oscuro ai nostri giovani l'ineffabile mistero del Corpo mistico.
Può sembrare cosa strana, ma raccolta dai giovani: il Papa è molto stimato ed ammirato, forse, un poco meno amato.
Vescovi e sacerdoti sono poco conosciuti, specialmente per quanto riguarda la loro funzione ministeriale e dottrinale.
La maggior parte dei giovani non conosce il proprio Vescovo e nessuna sua direttiva in campo religioso, morale, sociale.
Frequenza dei sacramenti?... Scarsa, molto scarsa, con punte massime di 5 o 6 anni (e conviene ricordare che stiamo parlando di giovani, non di adulti...).

LA VITA MORALE

La vita morale poggia sul concetto tradizionale del peccato: offesa di Dio, mancanza ad una legge conosciuta, passione assecondata, ecc. Pochi mettono in discussione il peccato, lo stato di peccato, il concetto dogmatico di peccato.
Invece rimane assai oscuro nella loro coscienza il contenuto specifico del peccato: che cos'è materialmente peccato.
Certo, una minuziosa casistica non è dei nostri giovani.
lontana dalla loro sensibilità una chiara distinzione tra imperfezione (e quindi conoscenza interiore profonda dei propri limiti), peccato veniale deliberato, peccato grave e peccato mortale.
Sempre nel cuore del ragazzo la prima colpa grave lascia una traccia.
In genere si tratta di sessualità oppure di violenza, oppure di resistenza grave al genitore, o bestemmia.
Molti giovani si trovano nella situazione di masturbazione «regolare»: da una frequenza quotidiana o quasi ad una frequenza di dodici-quindici giorni.
Quanti hanno avuto già relazione sessuale con donna?... Più di quello che non si creda: esperienza prematura, lungamente desiderata, attuata, e per moltissimi rifiutata, dopo.
La frequenza sacramentale della confessione nei più grandicelli (16-20 anni) ha un calo pauroso, in base ad un concetto di peccato molto più vago, per l'abitudine di una partecipazione all'Eucaristia «occasionale», ed anche secondo la vaga impressione interiore che ci si trovi bene lo stesso senza confessarsi.
È lo stimolo della santità come ascesi che viene a mancare nei nostri giovani.

L'IMPEGNO SOCIALE

Se passiamo al campo sociale, la questione si fa più ardua, stando alla «mentalità» emersa dagli scritti, dai colloqui e dalle appassionate discussioni in assemblee generali.
Fortemente orientati a sinistra, i giovani vedono una parte della realtà umana: quella da distruggere. Oserei dire, sebbene con tutte le riserve del caso, che non vedono l'altra parte, quella costruttiva, quella della Gaudium et Spes o della Populorum Progressio, per intenderci.
I giovani «orecchiano» i temi sociali e si lasciano molto trasportare verso le onde del sentimento e della «patologia» sociale, mentre difficilmente sanno trovare la strada giusta, per una feconda costruzione.
Nella vita quotidiana poi, continuano, moltissimi, a vivere un autentico e comodo borghesismo, da cui non è facile staccarli.
Inoltre sembra di poter sottolineare che dal punto di vista della preparazione alla vita, lo studio e la professione non sono intesi da molti come corresponsabilità dell'oggi per il futuro e come apporto sociale, bensì come via per farsi l'avvenire, garantito dalla sicurezza della professione.

UNA PAROLA SUL METODO

Dovrei dire qualche cosa sul metodo usato. Siamo partiti da alcuni presupposti.
• I giovani odierni poco sono abituati alla riflessione ed alla introspezione, moltissimo invece sono preparati alla discussione. Quindi sembra più opportuno tenere conto che la verità può essere esplorata meglio da molti insieme, che da uno singolo.
Abbiamo dunque fatto largo uso dei gruppi di studio e delle assemblee generali, soprattutto dopo aver toccato con mano una certa diffusa impreparazione.
• I giovani sono «pragmatici», tendono cioè all'azione. Anche nel momento della spiritualità vogliono l'azione, che si traduce in massima parte nella preghiera, nella liturgia, nel canto e nella programmazione di attività che devono essere portate avanti dal singolo e dal gruppo.
Abbiamo sempre esigito, però, soprattutto dai più grandi, le mattinate in assoluto silenzio: tempo di ascolto, di preghiera, di meditazione e riflessione personale.
Tra una conversazione e l'altra, i giovani erano raccolti in camera propria, a pensare, a leggere, a pregare.
Il pomeriggio è stato invece dedicato soprattutto alla ricerca di gruppo e alle riunioni comunitarie.
Evidentemente, ci siamo orientati, anche dopo aver soppesato una generale diffusa impreparazione spirituale, a «giornate di spiritualità», più che a esercizi spirituali, nella forma intensiva.