Sguardo ravvicinato

sulla GMG

alla vigilia

Intervista di Catequesis a Cesare Bissoli



Domanda. Quale la sua esperienza delle GMG?
Risposta. Prima di dire che è un momento importante, diciamo che è un momento eclatante, ‘clamoroso’, capace di attirare giovani da tutto il mondo, sia pur con quote diverse di numero, entro un contesto religioso ben rimarcato e fin qui molto legato alla persona del Papa Giovanni Paolo II, con un comportamento dei giovani tanto emotivamente intenso quanto tranquillo, sereno, anzi sorridente, sempre rispettoso di uomini e cose, con una valutazione conclusiva positiva, benefica da parte degli stessi giovani. Questa visibilità collaudata da oltre 25 anni porta a dire che la GMG può essere un momento importante, un kairòs, per la pastorale giovanile cattolica a patto di saperla guidare e farla vivere.
Io ho assistito a tutte le GMG salvo due: Buenos Aires e Santiago de Compostela. Vi ho partecipato la prima volta a Roma nel 1986, con l’età di un cinquantenne, animato da un motivo preciso e da un atteggiamento definito: studiare il fenomeno dal punto di vista educativo, quindi cercare di capire quello che tutti si chiedevano: perché questo feeling tra giovani e Papa, tra la modernità avanzante e una figura istituzionale radicata nei secoli[1]; il mio atteggiamento poi è sempre stato di totale simpatia verso i giovani.

D. Come e perché sono nate le GMG?
R. Dire GMG vuol dire a tutt’oggi Giovanni Paolo II, riconoscendo però la continuità che si sta avendo con Benedetto XVI (GMG di Colonia 2005 e di Sydney 2008), pur con segnali di un nuovo orientamento (v. più avanti). Le GMG sono dunque totalmente una creatura del Papa polacco volute da lui, plasmate da lui, seguite attentamente nella fase di organizzazione e partecipate vitalmente nell’esecuzione, con delle espressioni indimenticabili di gioia e di festa del Papa verso i giovani e di questi verso il Papa.
Quanto alle origini dobbiamo distinguere una genesi lontana e una vicina. La genesi lontana sta nell’esperienza polacca del Vescovo Wojtyla, il quale nella sue visite pastorali radunava sempre i giovani, parlava con loro. Anzi dobbiamo dire che la cura così speciale e sentita dei giovani da parte di questo Papa parte dalla sua comprensione di essere nato e cresciuto in mezzo ai giovani sentendosi sempre a suo agio con loro.
Giunto a Roma, Giovanni Paolo II universalizzò progressivamente l’esperienza del raduno giovanile come criterio pastorale formativo. Nel 1985, proclamato Anno della Gioventù da parte dell’ONU, il Papa istituisce ufficialmente la Giornata mondiale della gioventù, stabilendo che ogni anno sia celebrata nelle diverse diocesi del mondo la domenica delle Palme, e ogni due anni si abbia un incontro internazionale nelle diverse parti del mondo. Quindi in totale fino adesso le GMG sono state 26 (1985-2011), quelle mondiali, undici compresa la GMG di Madrid.
Perché dunque Giovanni Paolo II volle le GMG?
Da quanto detto fin qui, traspare la sua fiducia- tante volte ripetuta ai giovani- nel loro bene operare per il futuro della Chiesa e della società, cristianamente tradotta in tante espressioni, tra cui: “Voi giovani dovete sapere che cosa significa la parola di Gesù: seguimi”. Merita notare che Giovanni Paolo II ha voluto dare la Croce come segno unico e permanente delle GMG, richiamando in questo modo la centralità e serietà del mistero pasquale, ponendola sempre in testa al pellegrinaggio che si compie prima nelle diocesi della nazione dove si farà la GMG, e poi durante la stessa GMG: la Via Crucis resta una delle celebrazioni più alte dell’evento. Se dunque la manifestazione esteriore è vivace, quasi goliardica, nella sua essenza ha la serietà gioiosa del Crocifisso Risorto.

D. Una ministoria delle GMG e i loro temi.
R. Tutte le 26 GMG fin qui realizzate, Madrid compresa, hanno ricevuto sempre una parola d’ordine, presa dal NT, e preferibilmente dal Vangelo. Tale motto diventava il nucleo generatore dei pensieri,delle parole e delle celebrazioni. La realizzazione di tale parola-guida era proposta ultimamente dal Papa stesso, con la cooperazione previa del Consiglio per i laici, competente per le GMG, e della Chiesa che ne diventava sede.
Mettiamo qui la parola-chiave dei Convegni mondiali con un breve commento.
* 1986 Roma, 23 marzo
“Sempre pronti a testimoniare la speranza che è in voi” (1Pt 3,15)
Durò una mezza giornata, ma vide accorrere dall’Italia migliaia di giovani in Piazza S. Pietro.
* 1987 Buenos Aires, 11-12 aprile
“Noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi” (1Gv 4, 16.)
I giorni diventarono due, attorno alla Domenica delle Palme. 900.000 i partecipanti. La scelta della capitale latinoamericana è collegata all’argentino Card. Pironio, presidente del Pontificio Consiglio dei laici, instancabile promotore della GMG.
* 1989. Santiago de Compostela, 15-20 agosto
“Io sono la via, la verità e la vita" (Gv 14,6)
La prima volta in Spagna, anzi in Europa. La data si sposta verso metà agosto, con tre giorni di catechesi. L’evento rilanciò il cammino di Compostela.
* 1991, Czestochowa, 10-15 agosto
“Avete ricevuto uno spirito da figli" (Rom 8,15)
Si caratterizzò per il colorito intensamente polacco, essendo appena terminato il regime comunista. Faceva da motore il commosso riferimento al Santuario della Madonna di Jasna Gora. Famoso l’inno Abba Oice cantato con un entusiasmo mai raggiunto dopo.
* 1993.Denver, 10-15 agosto
“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10)
Incontro con un mondo nordamericano piuttosto scettico e lontano. Forte meraviglia della autorità governative che non sia stata spacciata droga tra i giovani!
* 1995. Manila, 10-15 gennaio
“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi” (Gv 20,21)
E’ stata la GMG più numerosa (circa cinque milioni), ma non erano solo giovani. Fu il luogo dove Giovanni Paolo II interpellò l’Asia (Cina compresa) perché aprisse le porte a Cristo. Visione di tanta povertà (come a Tondo), ma anche percezione di tanto calore umano e cristiano.
* 1997. Parigi, 19-24 agosto
“Maestro, dove abiti? Venite e vedrete” (Gv 1,38-39)
I parigini, prima piuttosto distaccati, ben presto si ricredettero e si ebbe una partecipazione fin allora mai vista di giovani francesi cattolici. Per la prima volta si introdusse il gemellaggio tra diocesi straniere e diocesi ospitanti. Il tono intensamente liturgico delle celebrazioni non fu tanto percepito dal mondo giovanile.
* 2000. Roma, 15-20 agosto
“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14)
(v. risposta seguente).
* 2002. Toronto, 23-28 luglio
“ Voi siete il sale della terra, Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13-14)
Il clima sociale era incerto anche per gli attentati dell’11 settembre 2001. E’ stata l’ultima GMG cui partecipava il Papa ormai molto malato.
* 2005. Colonia, 16-21 agosto
“Siamo venuti ad adorarlo” (Mt 2,2)
E’ la prima GMG di Benedetto XVI in certo modo vissuta per onorare la memoria del predecessore. Già si notò il cambio di stile, incentrato maggiormente sulla preghiera di adorazione, come avvenne nella serata finale.
* 2008. Sydney, 15-20 luglio 2008
“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At 1,8)
Mondo agli antipodi per noi europei. Ciò che ha colpito è stata la serietà dei giovani, la loro fedeltà agli impegni di catechesi e di preghiera. Il Papa li sollecitò con catechesi molto dense sullo Spirito Santo. La loro felice receptio, penso che sia stato un motivo non piccolo per convincere Benedetto XVI a far del tutto sua la GMG. Colpì tutti l’atteggiamento prima così diffidente degli abitanti di Sydney, e poi diventato un’accoglienza simpatica e felice.
* 2011. Madrid, 16-21 agosto
“ Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (Col 2,7)
(v. ultima domanda).

D. Per lei, quale è stata la più significativa?
R. Ritengo che sia stata la GMG di Roma 2000. Anche per parere dello stesso Don Stanislao segretario personale di Giovanni Paolo II. Le ragioni del successo vanno trovate in una serie di fattori. Vi sono ragioni di contesto raggruppabili in due elementi: il Grande Giubileo di inizio millennio aveva di per sé accesa l’attenzione sulla GMG di metà agosto, compresa come importante iniziativa nella continua successione di avvenimenti significativi, quali la domanda di perdono, la proclamazione dei martiri del XX secolo ecc; secondo elemento di contesto era costituito dalla stessa città di Roma, con la sua bellezza di arte e di storia, unica al mondo, a contatto diretto con le fonti cristiane, in casa del Papa!
Più da vicino, va menzionata l’accurata organizzazione come pure la partecipazione insuperata di 2 milioni e oltre di giovani (a Manila ci fu un numero superiore per la presenza della popolazione in generale). Generosa fu l’ospitalità degli abitanti e delle parrocchie romane. La festa esteriore fu veramente grande, pari alla devozione nei momenti di preghiera. Giovanni Paolo II da parte sua, pur malato, diede una commovente attestazione di affetto e di invito ai giovani chiamati ad essere “ sentinelle del mattino”, ” santi del terzo millennio”, in quella immensa spianata di Tor Vergata nella veglia notturna e nell’Eucaristia finale, con un messaggio da ‘nuova frontiera’ rimasto insuperato. Nacque qui il nominativo di Papa-boys per sottolineare il legame fortissimo tra Papa e giovani. La presenza dei giovani nella città, in verità per tanta parte in vacanza, si fece sentire come un avvenimento di gioia e di pace. Ne scaturì una lezione: se vogliamo fare buone GMG occorre familiarizzare e coinvolgere la gente del posto.

D. Se le GMG sono "creature" della fantasia pastorale di Giovani Paolo II, come sono pensate e utilizzate da Benedetto XVI?
R. Come dicevo sopra, la GMG ha fatto da specchio del volto di Giovanni Paolo II, della sua leadership unica. Che sarebbe avvenuto con il successore, che fu Benedetto XVI? Si sa che costui non ama i grandi assembramenti, salvo nelle viste pastorali. Ma sempre con dei paletti. Come detto sopra, il banco di prova fu Colonia nel 2005. Benedetto XVI era tenuto parteciparvi se non altro per adempire il desiderio del suo “amato Papa”, come fosse un testamento. Già a Colonia si notò una certa disciplina dei comportamenti: centralità dell’Eucaristia, predicazione chiaramente teologica, avvalendosi del racconto evangelico dei Magi scelto come icona (a Colonia secondo la tradizione vi sono ospitate le reliquie dei magi), riduzione rapida degli interminabili applausi. Resta vero che i giovani in certo modo scopersero questo Papa tedesco molto intimamente legato al Papa polacco e gli diedero fiducia. Il Papa timido si rese conto, standovi in mezzo, di quale potenziale cristiano fossero portatori questi giovani di tutto il mondo. E allora da una GMG accettata per un obbligo morale si passò ad una GMG riconosciuta come ricchezza educativa. Per una migliore preparazione, Papa Benedetto dilazionò il tempo in tre anni. A Sydney nel 2008, in terra così lontana e in un clima invernale, i giovani (questa volta erano giovani non adolescenti!) mostrarono un tenuta cristiana esemplare dentro i luoghi di raduno e all’esterno nella città, ricevendo un pubblico segno di riconoscimento da parte della popolazione, per la loro sobrietà e allegria pulita a fronte di manifestazioni trasgressive di tanti giovani sydneyani nel periodo dello week end.
Vista poi l’attenzione alle omelie solide del Papa sullo Spirito Santo, lo stesso Papa in certo modo si convertì ai giovani. Volle investire su di essi. Di fatto ha sempre reso giovani soggetto di specifica attenzione nei tanti viaggi apostolici, in Piazza S. Pietro a Roma e in ogni altra Chiesa. Ed ora sono convinto che egli attende molto dalla GMG di Madrid, anche per il fatto che non si stanca di invitare i giovani a parteciparvi.
Si potrebbe dire dunque che Benedetto XVI intende ricentrare e radicare esplicitamente e fortemente la relazione dei giovani con Gesù Cristo (v. il tema per Madrid), pone la preghiera e l’Eucaristia nel cuore delle GMG, invita i giovani ad andare alla ricerca di Dio come fonte di gioia e di assumere un impegno missionario in questa società sbalestrata e in una Chiesa statica e confusa.

D. Qualcuno ha espresso l'impressione che le GNG siano frequentate specialmente da giovani (o appartenenti a movimenti ecclesiali) di una linea conservatrice, che intendono catturare e monopolizzare il papa. Mentre invece altri giovani e movimenti più aperti e critici verso la Chiesa o non credenti ne restino ai margini. Le risulta? Quale è l'identikit dei partecipanti?
R. Ecco un insieme di domande che meritano più risposte. La prima risposta è piuttosto sconcertante. Non mi consta che questi assembramenti giovanili abbiano ricevuto volta per volta una indagine sociologica seria. Ci si è fermati sul numero verosimile dei presenti e si sono emesse affermazioni globali tutte inneggianti alla partecipazione attiva ed entusiasta dei convegnisti. Sarebbe stato un osservatorio di grandissimo valore per esplorare elementi qualititativi sull’età, sul genere maschile e femminile, sulle motivazioni, sulla scelta di fede e dunque anche sulle appartenenze.
A proposito di queste, come richiede la domanda, dalla mia esperienza e dalla lettura dei resoconti di cronaca mi sento di poter dire:
- i gruppi strettamente organizzati, e dunque affiliati ad un movimento avevano e hanno chance migliori di partecipazione, giacché le esigenze di una GMG sono forti, chiedono sacrifici su tutta la linea, dal cibo al riposo, alla presenza agli atti religiosi che sono tanti e prolungati, a spostamenti faticosi;
- di fatto i movimenti sono stati numerosi (neocatecumenali, focolarini, Opus Dei, Azione Cattolica, scuole cattoliche, altri piccolo gruppi molto identitari..) Indubbiamente si facevano notare per bandiere, slogan, canti;
- è vero che tantissimi di questi movimenti, specie i primi tre, mostravano un orientamento più tradizionale. Indubbiamente meno visibili erano i pochi movimenti giovanili più aperti e critici;
- nel grande numero di cattolici che avevano fatto la scelta di fede, non pochi erano giovani attirati dagli amici, o dalla fidanzata..., molti si mostravano sensibili alla ricerca religiosa, nessuno o ben pochi poterono essere giovani ostili, anche perché il clima generale non lasciava spazio a manifestazioni antireligiose. Certamente si trovavano qua e là - li vidi anch’io - gruppetti di giovani con cartelli di contestazione della Chiesa;
- anche se i gruppi forti avessero voluto ‘monopolizzare’ il Papa, il fatto è che il Papa, Giovanni Paolo II in primis, non volle mai farsi monopolizzare da loro. In nessuna maniera indirizzò le sue parole a loro in quanto tali,ma in quanto giovani come gli altri. Ed ancora i diversi messaggi del Papa inviati prima della GMG e durante essa, mantennero sempre il tono ‘conciliare’ del Vaticano II, per nulla conservativo, ma nemmeno politico,del tutto orientato al Cristo del Vangelo;
- e questo perché il numero maggioritario fu sempre quello delle diocesi e parrocchie, cioè del giovane comune, istituzionalmente più povero, ma genuinamente ecclesiale.
Alla domanda dunque sul "profilo medio dei partecipanti” posso dire che erano e sono i giovani di questa società postmoderna, con tutte le incertezze e debolezze, e insieme la sincerità e il gusto dell’innovazione creativa. In questa loro condizione questi giovani manifestano una sincera scelta di fede di Gesù Cristo, talora ancora debole come una piccola fiamma, in attesa di maturazione. Non direi ragazzi superficiali e volubili, ma pensierosi e disponibili.

D. E dopo, che resta? Quale ripercussione nella vita dei giovani che vi hanno partecipato?
R. Questa è una domanda centrale perché porta a discernere e valutare la sostanza umana e cristiana di questi eventi giustamente definiti spettacolari. Le motivazioni - che sono anche espressioni palpabili della GMG-spettacolo - si potrebbero radunare in tre parole: in tanti, insieme, in festa. Indubbiamente il grande numero connota sostanzialmente la GMG. A questo proposito si è notato che in partenza la GMG ebbe un numero di partecipanti piuttosto ridotto. Se poi le cose funzionano bene, come nella GMG di Roma 2000, allora si diffonde il tam tam che fa venire il doppio di quelli che hanno iniziato. Il sabato sera poi nella Veglia notturna, dunque alla vigilia della fine, solo allora il numero è completo. Una seconda connotazione è l’essere insieme, nelle celebrazioni, lungo le strade, negli accampamenti, nella grande veglia. E’ una fraternizzazione gigantesca che in quella settimana mette insieme nazioni, razze, culture, stili di vita, con tutti gli accessori o gadget, scambio di indirizzi e magari l’incontro con la persona con cui sposarsi. In festa: tale è certamente il contrassegno più riscontrabile. E’ la festa di essere fuori casa, la festa di stare con degli amici,la festa di essere in un luogo straniero, la festa di fare certe cose mai fatte prima, la festa di incontrare il Papa e tantissimi Vescovi, magari quello della propria diocesi che non si vede mai, la festa di sentire Gesù Cristo e ciò che dice la fede in modo bello e gratificante. E’ la festa se si vuole, di essere senza le regole consuete, per accettarne alcune più larghe, che vanno oltre la routine quotidiana, la festa di ‘provare’ finalmente il fatto cristiano in maniera attraente rispetto alla povertà di segni convincenti nelle comunità di appartenenza.
Se questi sono i tratti dello “spettacolo” non si può automaticamente né parlare di puro fatto emotivo, ardente e fragile come una fiammata né di una esperienza tipo ‘esercizi spirituali’. Non ha la continuità né il tempo sufficiente per una sedimentazione, se non proprio per una conversione: ciò costituisce la debolezza o meglio il limite delle GMG e le fa apparire una folata di vento. Ma è anche vero che l’esperienza di preghiera (e quanta, e bene praticata da tanti giovani più che da noi adulti, e preti!), di fraternità, le tre catechesi tenute dai Vescovi, soprattutto l’ascolto delle parole del Papa, le vive e vivaci celebrazioni eucaristiche quotidiane, i momenti tanto frequenti quanto discreti della confessione del giovane magari con il proprio prete, ebbene tutto questo fa pensare più modestamente, ma con più verità all’evangelico chicco di grano, seminato largamente nella GMG e da coltivare dopo la GMG. Del resto lo diceva lo stesso Giovanni Paolo II a chi gli faceva obiezione in proposito: ”Io accendo il fuoco, tocca ad altri mantenerlo acceso”.
Purtroppo questa connessione tra l’evento e il dopo nella vita della comunità parrocchiale, appena terminato il primo resoconto entusiasta agli amici restati a casa, tende ad estenuarsi e a sparire. Ci manca una pedagogia della GMG nel cammino della fede cristiana, anche se è vero che questa pedagogia diverse comunità l’hanno sviluppata (come si dirà più sotto). Ci è impedito in ogni caso di pensare le GMG come un miracolo automatico e non come un fattore di crescita secondo le parabole di Gesù sul Regno di Dio. Merita un’ultima annotazione. In queste megagalattiche riunioni non si poterono mai registrare mai episodi di eclatante criminalità, come omicidi, furti, violenze, stupri, uso di droga...!

D. In una società secolarizzata queste GMG possono configurarsi come la "nuova evangelizzazione" di cui parlava Giovanni Paolo II e per cui Benedetto XVI ha creato un nuovo Dicastero? E può dire qualcosa sul "motto" di questa Giornata?
R. Le GMG per loro natura sono aleatorie. Ci sono e ci potrebbero non essere. Non possono avere uno statuto ben definito: ogni quanti anni, in quali luoghi,con quali criteri di scelta. Ad es. in Africa non si è mai potuto andare. Allora come si potrebbero collocare le GMG nel progetto di evangelizzazione della Chiesa? Sono occasionalità ben ponderate che –animate dallo Spirito Santo- fanno leva sulla novità dell’evento per far passare meglio il Vangelo. Rientrano nel recente dicastero sulla Nuova Evangelizzazione? In certo senso sì, giacché l’annuncio è fatto a dei giovani per lo più battezzati e anzi praticanti, che vivono in scenari culturali, sociali politici, religiosi così complessi che richiedono un supplemento di vangelo adeguato alle situazioni reali del giovane. Altro è in Europa, altro in America Latina, altro è in Francia, in Spagna, in Italia... E’ una nuova evangelizzazione che richiede convinzione apostolica e passione missionaria. Prima che a un dicastero, l’impegno dell’evangelizzazione giovanile sta nelle mani dei pastori consapevoli del valore di tale compito per la Chiesa e la stessa società.
Quanto al tema scelto per Madrid 2011 “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (Col 2,7), chiaramente vi è un obiettivo preciso in questa scelta del Papa: mettere in rilievo il trinomio indissolubile giovani-Cristo- fede. La fede dei giovani in Cristo come fonte di vita e di gioia. Sono tutti motivi cari a Benedetto XVI, su cui ha impostato il suo messaggio di preparazione e su cui si muoveranno gli altri interventi delle catechesi e dello stesso Papa. La fede in Cristo è dunque al centro, solida come le radici di una pianta e portatrice di gioia (motivo questo della gioia, che sta particolarmente a cuore del Papa quando parla ai giovani). Tema espressamente e volutamente religioso. Esprime il modo di questo Papa di volere una GMG non dispersiva e festaiola ma cristocentrica e perciò gioiosa. Questa visione può essere compresa dai giovani di oggi? Vi è il postulato della fede che garantisce il valore intrinseco del tema, si accompagna la fiducia già sperimentata della capacità e volontà dei giovani di seguire le indicazioni papali. Rimane da parte del Papa, dei Vescovi catechisti e di noi animatori il compito di motivare questo invito alla fede cristiana, mostrandone l’intrinseco valore di umanità, e quindi di libertà, di gioia e di testimonianza in questo mondo secolarizzato.

D. I vescovi del Quebec in un loro preziosa riflessione hanno parlato di una pastorale giovanile in "tratti di cammino", discontinui e frammentari, a volte come gli unici possibili. Le GMG possono configurarsi come la PG più appropriata per queste nuove generazioni postmoderne del frammento, del pensiero debole, della "società liquida"?
R. Ritengo che si debba distinguere tra ‘pastorale giovanile a frammenti’ e ‘frammenti di pastorale giovanile’. Nel secondo caso si dovrebbe ritenere che l’Evangelo ai giovani va proposto quando capitano le occasioni, dipendendo da queste piuttosto che crearne di nuove. Invece la 'pastorale giovanile a frammenti’ viene pensata come una progetto organico di formazione cristiana dei giovani, ma senza pretendere un’organizzazione stretta e uniforme, stile ‘falange’, secondo direttive precostituite di contenuti e metodo, come in un istituto religioso. Si tratta invece di entrare garbatamente nel mondo giovanile, consapevoli di un contesto di vita lacerato, dominato dal pensiero debole, in una società liquida, ma proprio per la convinzione che Dio in Cristo ama ciascuno di questi giovani, li sollecitiamo ad esperienze umane e cristiane in piccolo e in grande, educando saggiamente i frammenti di esperienza credente verso una scelta stabile di vita. E’ stato tentato da molte comunità giovanili. Se è capitato, dunque si può.
In ogni caso dalle GMG fin qui svolte si possono ricavare questi fattori di impegno:
- Oggi la Pastorale Giovanile ha bisogno di eventi. In essi non sta il tutto del servizio ai giovani, ma l’evento suscita interesse, stimola esperienze, prolunga almeno nel sogno quanto è stato provato in pochi giorni. La GMG è come un orizzonte, che non dice la totalità del reale, ma si fa necessariamente presente ad ogni realtà.
- Il fattore emotivo si manifesta sempre più centrale in una pastorale giovanile adeguata all’oggi. Intendo dire quella comunicazione globale dove si intrecciano parole e segni, canti e silenzio, preghiera e manifestazione artistiche, celebrazioni e distensione memoria e profezia, dialogo comune e personale, catechesi e incontro con testimoni. Ebbene tutto ciò è una forma di linguaggio totale che affascina e attira, e che fatalmente mette in risalto la povertà delle nostre esperienze liturgiche e non liturgiche, e dunque non spesso gradite al mondo giovanile.
- Gli eventi della GMG chiedono di essere accompagnati da iniziative delle singole comunità. Così sarebbe auspicabile che la GMG annuale fissata nella Domenica delle Palme, fosse risuscitata dai Vescovi nelle proprie diocesi. In effetti è capitato di pensare più solo alla GMG mondiale.
Analogamente vi sono pellegrinaggi o convegni giovanili a livello diocesano capaci di diventare evento. Vi è anche da dire che subito prima di partire per la GMG.molti gruppi giovanili si preparano spirituamente e culturalmente. Come pure in città come Roma, sono sorti dei gruppi parrocchiali che per un certo tempo hanno animato la pastorale giovanile della città.
- La GMG apre la strada ad una migliore sensibilità cattolica. Purtroppo ai giovani questa componente ecclesiale di apertura al mondo cristiano, è assai scarsa. Nella GMG è intera.
- Il passaggio dall’evento eccezionale alla routine del quotidiano è strettamente legato alla relazione che il sacerdote tiene con i suoi giovani. Dico per esperienza tante volte provata che proprio la GMG in cui giovani vedono concretamente i loro preti di parrocchia stare con loro, nel fango delle tendopoli,nelle lunghe marce, in fila ad aspettare il sacchetto del cibo... è diventata scoperta del proprio prete tante volte visto, ma mai conosciuto, creando così un prezioso rapporto di stima e di fiducia. Come non capitalizzare e valorizzare questa risorsa in un cammino educativo?

D. Ci sono voci critiche sul grande impegno organizzativo ed economico delle GMG. Questo non è in contrasto con le immagini evangeliche della crescita del Regno di Dio, e anche con la presente situazione economica di crisi o quanto meno di grossa difficoltà e di mancanza di rispetto per i poveri?
R. Vi è indubbiamente una verità in queste osservazioni, per cui giustamente la preparazione e la conduzione della GMG vanno commisurate sulla situazione reale di vita delle persone. In verità non ho visto manifestazioni di trionfalismo ricercato, pur restando colpiti dall’ampiezza dell’evento e dalla sua inevitabile costosità. Resta vero che si cerca attraverso processi di solidarietà condotti dai giovani stessi, di procurarsi dei fondi per i più poveri tra loro e segnatamente per i giovani del terzo mondo perché possano partecipare. E’ fondato pensare che il buon esito della GMG, si fa vettore di pubblicità a favore del paese che l‘ospita, stimolando il livello turistico, senza contare quanto i giovani stessi lasciano nelle casse statali.
Come ebbi a dire più sopra e che vedo riportato in questa domanda, l’icona più pertinente è la semente evangelica, per cui la grandezza 'mondana’ dell’evento non diventa un fatto miracolistico, ma nella retta comprensione del farsi del Regno di Dio si mostra come la perla preziosa nascosta,da cogliere e valorizzare.
Questo contraddice il Vangelo dei poveri? Fin qui non ho avvertito la contraddizione.
D’altra parte ritengo che nel messaggio globale delle GMG non si deve cadere in uno spiritualismo ad oltranza. Penso che deve essere più manifesta l’apertura al sociale, che cosa comporti essere giovane cristiano in una società dalle estreme disuguaglianze, dalle tante ingiustizie, da questo drammatico migrare di popoli non accolti da nessuno. Sì, la deriva nello spiritualismo consolatorio, in un cristianesimo autoreferenziale e statico potrebbe essere un grande rischio di queste GMG, forse assunto da certi movimenti come autoapprovazione. Su questo punto della carità cristiana vista nel quadro della dottrina sociale, la Chiesa ha qualcosa da dire e da fare nei confronti di una società così egoisticamente immobile!

D. Cosa si aspetta da questa edizione madrilena della GMG?
R. Dalla mia esperienza italiana ho ricavato queste indicazioni: rendere avvertiti i giovani della grande esperienza loro proposta; sensibilizzare anzitutto quelli più disposti (credenti praticanti) e tramite questi lanciare l’invito a tutti i giovani nelle scuole, nei pub, in strada; il messaggio che si lancia non deve essere captativo, rigidamente confessionale, ma un invito alla scoperta di Gesù Cristo che provoca festa, in tanti, insieme; il clero, a partire dai Vescovi, appaia al servizio più che al comando; che i movimenti abbiano il loro spazio accettando le regole comuni di iscrizione, di contributo, di collocazione… Affidandoci alla preghiera.
Credo che questa GMG di Madrid non sia catalogabile nelle altre, sia perché il tempo, che passa rapidamente, cambia profondamente il clima umano e cristiano, sia perché siamo a Madrid e nella Spagna di oggi. Ma per la fiducia che ho in Benedetto XVI e conoscendo gli spagnoli, tra i quali ho molti amici, credo che riuscirà molto bene e ci darà ulteriori indicazioni di speranza a riguardo del mondo giovanile.


NOTA

[1] Per la GMG di Roma 2000 del cui team organizzativo feci parte, ho scritto un libretto, Le Sentinelle del mattino. La XV GMG di Roma, Un guida alla lettura, Elledici 2011