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Maria in cammino con noi verso la liberazione


B. Bartolini - R. Tonelli

(NPG 1972-05-82)

 

Come proposta per tre «incontri» mariani, offriamo questo sussidio, elaborato tenendo conto del ritmo del linguaggio giovanile (parola, canto, immagine). Ci pare coerente con la linea contenutistica che la Rivista cerca di perseguire: un impegno per la promozione della giustizia nel mondo, al cui interno siano presenti gli elementi caratteristici della fede, come pasta a lievito. La vastità e l'urgenza dei temi e l'impatto spontaneo con molte attese giovanili, suggeriscono una utilizzazione del sussidio non limitata al «mese di maggio», ma più aperta (giornate di ritiro, esercizi spirituali, momenti di riflessione e programmazione nella normale vita di gruppi sociali...).
Come strumento specifico per il «mese di maggio», ricordiamo il sussidio pubblicato in Note di Pastorale Giovanile 1971 /4 «PREGARE GIOVANE nel mese di maggio».

 

L'IMPOSTAZIONE DEL SUSSIDIO 

LA STORIA COME CAMMINO DI LIBERAZIONE: INTERROGATIVI

Oggi la storia è comunemente vista come un grande movimento di liberazione dell'uomo: un passaggio dall'uomo disumano all'uomo umano. L'uomo non è un «dato», ma un «compito». L'uomo non nasce uomo: lo diventa.
Se però leggiamo in profondità questa visione delle cose, nascono molti e gravi interrogativi.

• L'umanizzazione è frutto di una liberazione, è una vittoria progressiva sa tutte le forze disumanizzanti: ignoranza, malattia, sfruttamento... egoismo.
La liberazione, perciò, suppone una lotta, una sofferenza, una morte. Neri è frutto di una evoluzione spontanea, ma richiede l'impegno, un atto di libertà, di responsabilità; richiede una scelta di campo.
• Ma questa liberazione riguarda solo le condizioni esteriori di vita, le Mure (come si dice oggi), sicché, cambiate queste, l'uomo «nuovo» nascerà automaticamente? Oppure la liberazione è «interiore»: è l'essere damo dell'uomo che ha bisogno di liberazione?
• In questo cammino di liberazione l'uomo è «solo», anche se «sondar» con altri? È sufficiente che gli uomini si uniscano per autoliberarsi? Lia-no è certamente responsabile della propria liberazione; ma è l'unico impensabile?
• L'umanizzazione, in quanto realtà che si costruisce, suppone un «progetto» d'uomo, un punto d'arrivo cui tendere, una meta raggiunta la quale si può parlare di «uomo umano».
L’uomo è «solo», nella progettazione di sé? Il progetto umano è un autoprogetto?
• La liberazione e la conseguente umanizzazione deve essere totale? Di tutto l'uomo, di tutti gli uomini, di tutti i tempi? Una liberazione che sia totale può essere chiamata ancora «liberazione»?
• Chi garantisce che l'impegno di liberazione e la conseguente umanizzazione avrà successo? Il futuro è nelle mani dell'uomo?
L'esito finale dell'impegno di liberazione, dal punto di vista strettamente mano-filosofico, rimane problematico. A due livelli.
È possibile giocare la propria vita in un impegno di liberazione, nella prospettiva che solo gli altri potranno fruire del successo ottenuto? Ma chi assicura che il successo si realizzerà? Anche perché la storia contiene, ai suo interno, tentativi continui di involuzione.
• Se lo sguardo verso il futuro è problematico, lo sguardo verso il passato non lo è di meno. Che ne è di tutti gli uomini, in quanto persone singolari e irrepetibili, che sono scomparse dalla scena della storia? Che hanno lottato per la liberazione, magari con il sacrificio della vita, prima che questa si realizzasse?
Che ne è di tutti gli altri uomini che nel passato subirono l'oppressione, la schiavitù, lo sfruttamento; di tutti gli uomini che per colpa di altri uomini, non poterono realizzare la loro umanità? Che ne è di tutti quegli uomini che la natura ha reso meno uomini?
Nessun uomo è veramente libero fino a quando un solo uomo rimane oppresso: la libertà di tutti è la condizione della verità della mia libertà. Non posso scegliere la mia libertà senza scegliere contemporaneamente la liberazione del mondo.

Gli interrogativi sono terribilmente seri. Vanno presi quindi «sul serio». Prenderli sul serio significa prima di tutto dare una mano a chi avverte già l'urgenza di un progetto di liberazione, perché scopra la presenza di questi interrogativi «umani», al di là di un facile entusiasmo. Ignorarli – o sottacerli – è una disonestà di fondo verso l'uomo. E, in secondo luogo, cercare le strade per una risposta: analizzare le varie risposte sul mercato, a partire dalla loro reale capacità di «risolvere».
Guidare ad avvertire e a tentare di risolvere questi interrogativi, significa, in un contesto pastorale, mordere sul grosso nodo della integrazione tra fede e vita. I giovani e i gruppi che si proiettano con decisione nell'impegno di liberazione, hanno una tentazione incombente di ateismo. Avvertono, a prima vista, che le strade della liberazione dell'uomo passano lontane da quelle della fede e della pratica religiosa.
Qualche volta sentono che le cose da fare sono tali e tante che non c'è tempo per Dio. O sentono che sono così dense di significato in se stesse che non c'è più spazio per Dio. Di qui l'ateismo pratico e l'indifferentismo.
Non è possibile giocare a tira-molla, chiedendo il contrappeso di alcuni «momenti» religiosi. Il gap, invece di saldarsi, si acuisce, per opposto. La percezione dell'essenzialità della fede nasce invece dalla coscienza esplicita degli interrogativi sopra ricordati. Solo quando la liberazione nella sua globalità. mette in questione un progetto unicamente umano, si avverte il dono urgente della pasqua. Si recupera, nella verità della ricerca e dell'attesa, la totale significatività della fede.
In una parola, gli interrogativi affondano le loro radici in uno, ultimo, totalizzante: è possibile una umanizzazione che non sfoci in una divinizzazione? È liberante per l'uomo un progetto di liberazione che non miri a «cieli nuovi e terre nuove»? È pensabile un impegno politico di completo servizio all'uomo, che non si filigrani sulla speranza escatologica?

MARIA C'ENTRA

Ci sono delle cose attorno alle quali nessuno getta punti di domanda. Il rapporto Maria-salvezza dell'anima è uno di questi. Diventa invece meno immediato e forse problematico il collegamento «Maria e impegno di liberazione». A qualcuno può spuntare il dubbio: si vuol tirare in campo la Madonna, a tutti i costi...
La Lumen gentium chiede di collocare la mariologia in un progetto a largo respiro. Offrire la Madonna come madre e modello del pellegrinante popolo di Dio, comporta l'inserimento totale della sua presenza nelle vicende dell'avventura di ogni giorno.
Rimane valido il ricorso alla Madonna per situazioni parziali. Ma è più «vero», più in consonanza con il suo mistero, ancorare ad essa la totalità del proprio essere cristiano.
Lo scorso anno, nel sussidio «PREGARE GIOVANE nel mese di maggio» (1971 /4), si fece perno su questa realtà: in Cristo, Maria illumina il mistero dell'uomo e del cristiano (tema fu cioè la ricerca di una propria personale identità).
Ora vorremmo mostrare come in Cristo, il mistero di Maria illumina il senso specifico dell'impegno del cristiano nel mondo (l'angolo di attenzione è quindi spostato dalla ricerca del significato della propria identità alla ricerca del significato della propria azione).
I due momenti sono quindi fortemente complementari.
Bisogna aggiungere una costatazione.
Come ricorda la Lumen gentium, la meditazione del mistero di Maria non è un fatto superfluo. Ma una necessità vitale, per il cristiano.
Agli interrogativi di cui sopra, Dio non dà prima di tutto una risposta «a parole». Il suo messaggio è una storia, una realtà. La leggibilità di questa comunicazione passa quindi attraverso la comprensione amorosa dei «modelli» in cui Dio incarna la propria risposta all'uomo che va cercando.
Maria ha qualcosa da dire ai giovani impegnati nel mondo: qualcosa di essenziale, di cui non possono fare a meno, se vogliono conservare la loro identità cristiana. E se è vero che il progetto di Dio in Cristo è il progetto più vero per la liberazione totale dell'uomo... la perdita della specificità del messaggio della Madonna connota la perdita di «efficacia» nell'impegno politico.
L'affermazione di principio è importante ma non sufficiente. Rimbalza immediatamente la domanda concreta: che cosa di specifico dice Maria ai giovani impegnati in un progetto di liberazione? Che risposta trovano gli interrogativi «terribilmente seri», di cui sopra, nei misteri della vita di Maria? Come Maria «salva» l'impegno politico dei giovani, trascinandolo, come causa esemplare, verso quella dimensione di pienezza di cui è carica la pasqua del Figlio suo?
Il cristiano, se vuole salvare la sua identità nell'impegno nel mondo, deve sempre ricordare che la liberazione è dono di Dio, impegno dell'uomo e non deve mai cessare di pregare per ottenerla in pienezza. Queste tre verità sono colte nel mistero di Maria (Immacolata, Annunciazione, Madre dell'umanità).

COME MARIA C'ENTRA

L'Immacolata: la liberazione è un dono

♦ Il fatto: Maria è Immacolata: «redenta in modo sublime in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia esimia precede di gran lunga tutte le creature» (LG 53).

 Il significato di questo mistero in rapporto all'impegno nel mondo:
• Maria è il progetto di Dio sull'uomo. Liberare l'uomo significa tendere alla realizzazione di questo progetto.
• Maria è la creatura redenta pienamente. La umanizzazione suppone una liberazione. Il principio di alienazione è il peccato: la liberazione è liberazione dal peccato. Per questo la vera liberazione tocca prima di tutto l'essere e non le strutture esteriori.
• La liberazione è quindi prima di tutto dono di Dio, sua opera.
• La liberazione è liberazione totale: investe tutta la persona.
• Maria è il prototipo della creatura liberata. Quindi la liberazione è una certezza. Il futuro non è problematico. È garantita la possibilità reale a tutti gli uomini, di tutti i tempi, di raggiungere la piena realizzazione di sé.
• Maria, creatura perfettamente umana, è una creatura «divinizzata». La umanizzazione sfocia nella divinizzazione: l'uomo pienamente umano è il figlio di Dio.

L'annunciazione: la liberazione è un impegno

♦ Il fatto: «Volle il Padre delle misericordie che l'accettazione della predestinata madre precedesse l'incarnazione, perché così come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita. Il che vale in modo straordinario della Madre di Gesù, la quale ha dato al mondo la Vita stessa che tutto rinnova, e da Dio è stata arricchita di doni consoni a tanto ufficio» (LG 56).

 Il significato di questo mistero in rapporto all'impegno nel mondo:
• La liberazione totale è una iniziativa-dono di Dio che richiede però la collaborazione dell'uomo. L'Annunciazione è il sì della «creatura» per la liberazione dell'uomo.
• La liberazione totale si realizza nella divinizzazione. Dio non libera e non umanizza-divinizza l'uomo stando dal di fuori, ma «entrandoci», incarnandosi. Per entrare nel mondo, Dio chiede alla creatura di aprirgli la porta, con un sì libero e responsabile.
• La liberazione totale non è solo opera di Dio o frutto di una evoluzione spontanea; ma è insieme opera dell'uomo e richiede un atto di libertà: quindi è portata avanti attraverso la sofferenza e la lotta (cfr. Note di Pastorale Giovanile, 1971/2, pag. 23).
• Nell'impegno di liberazione gioca il mistero della libertà umana: quindi è possibile anche il rifiuto alla collaborazione e il disimpegno.
• La liberazione portata avanti dall'uomo nella storia aspetta il suo compimento finale da parte di Dio, fuori della storia.
• Solo una persona «liberata» da Dio può liberare gli altri.

Maria madre dell'umanità: la preghiera per la liberazione

♦ Il fatto: «Tutti i fedeli effondano insistenti preghiere alla Madre di Dio e Madre degli uomini, perché essa, che con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa, anche ora in cielo, esaltata sopra tutti i beati e gli angeli, nella comunione di tutti i santi, interceda presso il Figlio suo, sino a tanto che le famiglie dei popoli, sia quelle insignite del nome cristiano, sia quelle che ancora ignorano il loro salvatore, in pace e concordia siano felicemente riunite in un solo popolo di Dio, a gloria della santissima e indivisibile Trinità» (LG 69).

 Il significato di questo mistero in rapporto all'impegno nel mondo:
• La preghiera a Maria per la liberazione dell'uomo è un appello alla sua maternità universale. Non un momento di evasione, ma piuttosto di presa di coscienza per un più profondo impegno.
• D'altra parte la preghiera testimonia in concreto che la liberazione totale è un dono di Dio, dono che deve essere chiesto, con un atto di libertà.
• Un'azione senza preghiera finirebbe presto per consumare e trasformare una persona in un uomo febbricitante e disperso.
• Una preghiera senza azione, senza il servizio ai fratelli, non solo asfissia l'uomo ma è una bestemmia verso il messaggio di chi è amore ed ha legato l'amore verso di lui con l'amore del prossimo, nel grande comandamento: chi ama Dio ami anche il fratello.
«Non si può pregare perché cessino le sofferenze, senza fare un gesto che aiuti questa fine.
Non si può pregare per la pace, senza far seguire alla preghiera una chiarezza operativa.
Non si può pregare per la fine dello sfruttamento, senza compiere un atto di giustizia.
L'evangelo dice forse: Chi ha due mantelli preghi per chi non ne ha? Non dice forse: Dia un mantello a chi non ne ha?» (I giovani cercano la preghiera, LDC, pag. 59).
• Allora la preghiera è inutile? Evidentemente no. Perché la preghiera è il momento della verità: l'uomo non può liberarsi da se stesso. La liberazione totale è dono di Dio. Quindi pregare significa prendere coscienza che la liberazione va «chiesta», impetrata: perché non può mai essere conquistata con le nostre sole forze.
Questa «coscienza» specifica l'impegno del cristiano nella liberazione. Chi non prega, lentamente perde la propria identità cristiana.

UNO STRUMENTO Di MEDIAZIONE

La scoperta dell'importanza di strumenti adeguati è ormai un dato comune: i contenuti non passano, finché restano allo stato puro. Vanno mediati da strumenti.
Per rendere «traducibili» gli interrogativi e le risposte, si è cercato di costruire un sussidio, con la pretesa di farlo adeguato e nuovo. È uno dei tanti: chi ha fantasia ne può costruire altri, molto più rispondenti. Ci preme sottolineare, però, una cosa: la distinzione tra la provvisorietà di ogni strumento e l'essenzialità dei contenuti da comunicare. È pericoloso mettere questi ultimi tra parentesi... nell'attesa di aver elaborato il sussidio perfetto.
La nostra proposta si articola in tre momenti: parola, canto, immagine.

• La parola.
Il sussidio offre dei «testi»: il commento alle immagini, che riprende le linee essenziali della problematica, guidando ad avvertire gli sbocchi e le soluzioni prospettate, nella luce esemplare di Maria; il testo dei canti, denso di precisi significati; l'introduzione metodologica che mira a fornire all'animatore i ferri
del mestiere (attese, interrogativi, soluzioni).

• Il canto.
È disponibile un disco con la registrazione di 5 canti mariani, nati in una comunità giovanile sensibile a questi problemi. Il «tema» dei canti è quindi collegato immediatamente all'argomento del sussidio (anche se nel sussidio sono richiamati solo 3 dei 5 canti).

• Le immagini.
Sono pure disponibili 3 cartelle di 9 diapositive ciascuna, per accompagnare i testi dei canti. Sulle stesse immagini è costruita una catechesi sul mistero di Maria, in rapporto all'impegno del cristiano nel mondo. Le diapositive quindi sono funzionali ad una visualizzazione del canto e insieme all'approfondimento del tema.

L'aver superato una totale e unica fiducia alla «parola parlata», risponde alle esigenze dei giovani e dei tempi. Si tratta di integrare la parola con quei mezzi espressivi (canto e immagini) oggi comuni al linguaggio giovanile... anche per ovviare ad una innegabile saturazione di sole parole!
I tre blocchi (parola, canto, immagine) sono nelle mani dell'animatore di gruppo. Ne può fare quello che crede. Il missaggio risponde alle sue concrete esigenze e alla maturità del gruppo.
Come proposta, suggeriamo questa impostazione, a tre tempi:

• primo tempo: il problema.
Si tratta di entrare nel cuore della questione a passi graduali. La parte preponderante può essere affidata alla parola, per guidare a prendere coscienza dell'interesse qui-ora degli interrogativi posti all'inizio. II metodo è induttivo. Non parliamo della Madonna... perché siamo nel mese di maggio. Riflettiamo invece su un tema che sta a cuore (il progetto di liberazione), per coglierne tutte le implicanze (gli interrogativi aperti); e così giungeremo ad avvertire l'esemplarità di risposta in Maria. Può essere utile, a questo livello, orientare la riflessione anche sul testo dei canti.

• Secondo tempo: le risposte.
Suscitato l'interesse, si cerca una risposta. II montaggio immagini-testo di commento offre una risposta. Può essere la proposta che l'animatore fa al gruppo. Con questa proposta «data», il gruppo si confronta, per costruirsi, all'interno della propria esperienza, una risposta condivisa. Il commento alle immagini è soprattutto pensato come guida per l'animatore: difficilmente può essere «letto» così di peso.

• Terzo tempo: l'interiorizzazione.
Si propone di ascoltare il canto, visualizzato e commentato dalle immagini. Melodia, parole e immagini sono state montate in modo da formare un ritmo pacato e meditativo, per facilitare la contemplazione amorosa del «mistero», a livello personale; per favorire una interiorizzazione piena dei contenuti ed un confronto con la propria individuale esperienza. Il gruppo fa qui soprattutto da supporto, da clima, da catalizzatore. In primo piano è il singolo, chiamato a dare la sua risposta alla provocazione del «messaggio».

 

I CANTI, LE IMMAGINI, I TESTI

L'UOMO VA

L'uomo va: triste è il suo cuor                   1. Folla in cammino
e non sa se pace troverà.
L'uomo va: e cerca te,
dolce Madre Maria.

L'uomo ha peccato e si sente solo:            2. Uomo «solo»
ha una grande nostalgia                            3. Volto di bimbo
di grazia e di bontà.

L'uomo va...                                             4. Corteo di operai

Tu sei la Bellezza, tu sei l'Innocenza:        5. Mani aperte
Madre, a te guarda l'uomo:                        6. Volto che guarda in alto
vuol essere come te.

L'uomo va...                                             7. Corteo funebre

Tu in cielo nella gloria brilli dinanzi a noi,     8. Luce sulle nubi
tu segno di speranza,                                9. Volto di Maria
finché verrà il Signore.

L'uomo va...

LA VOCE

Well, well, well, voce nel vento;                 1. Annunciazione
well, well, chiama me?
Well, well, well, notte profonda,                  2. Occhi di bimbi negri
prende la mia mano lui:
cosa vorrà?

Chiamò Adamo e disse no;                        3. Martin Luther King
Abramo la fede provò,
fuor dall'Egitto Israele guidò,
dalla nube a Mosè parlò.

Well, well, well, voce nel vento;                   4. Infermiera che cura 
well, well, chiama me?                                    un lebbroso
Well, well, well, notte profonda,
prende la mia mano lui:
cosa vorrà?                                                           

well, well, chiama me?
Well, well, well, notte profonda,
prende la mia mano lui:
cosa vorrà?

Ad una giovane una sera parlò:                    5. Maestro a scuola
«se tu vuoi camminare con me,
piena di grazia sei, Maria»;
lei disse sì e il mondo salvò.

Well, well, well, voce nel vento;                   6. Giovane che si confessa
well, well, chiama me?
Well, well, well, notte profonda,
prende la mia mano lui:
casa vorrà?

Ogni cosa in principio creò,                          7. Arcobaleno
tu Io sai che alla fine verrà;
e verrà il Signore a parlare con noi,               8. Comunione
ci conosce per nome, tutti salverà.

well, well, voce nel vento;                            9. Folla che si abbraccia
well, well, chiama me?
Well, well, well, notte profonda,
prende la mia mano lui:
ossa vorrà?

VEGLIA SUL MONDO

Veglia sul mondo, proteggilo, Maria,               1. Addolorata
sopra ogni uomo che cerca libertà.                 2. Operai

Sono i tuoi figli, Maria, e tu lo sai,
Madre di Dio e dell'umanità.

Veglia sul mondo: sull'Africa in cammino,       3. Folla di negri
sopra gli schiavi di questa civiltà.                  4. Catena di montaggio

Sono i tuoi figli...

Veglia sul mondo: sull'Asia senza pace,         5. Viet-nam
sopra i tuoi figli che muoiono laggiù.               6. Affamati

Sono i tuoi figli...

Veglia sul mondo: sul giovane sfruttato,          7. Lavoro minorile
su chi è in prigione e sopra i bimbi suoi.         8. Uomo ammanettato

Sono i tuoi figli...                                          9. Volto di Maria

(nelle pagine che seguono, contenenti una proposta di commento alle immagini, i numeri corrispondono a questo elenco)

LA LIBERAZIONE È UN DONO
(canto: L'uomo va)

1. La storia dell'umanità e di ogni persona è un cammino verso la liberazione e la realizzazione di sé e della comunità umana.

2. Ma ognuno scopre che il cammino in avanti, verso la liberazione, è reso difficile, faticoso, da una batteria di ostacoli.
Molte volte le strutture sociali frenano e arrestano questa marcia. Ma non sono l'unico ostacolo.
Ci si accorge presto che non sono le cose «fuori» che bloccano. Ma quelle «dentro»: l'egoismo, il rifiuto di sacrificarsi per gli altri, di buttare la propria vita, di pagare di persona. E, più ancora alla radice, il rifiuto di Dio: il voler fare tutto da solo. In una parola: il peccato. Chiamiamolo, con coraggio, con il suo vero nome! Il cammino è frenato dal peccato: chiusura, isolamento, solitudine, non volontà di collaborazione.

3. Anche l'uomo più chiuso porta dentro di sé una nostalgia, spesso nascosta e mascherata, di essere diverso: un grande desiderio di essere liberato, di essere amato e di essere capace di amare. Nel fondo del cuore di ogni uomo c'è una aspirazione all'infanzia: un desiderio di innocenza, di comunicazione, di apertura. Si guarda all'infanzia come ad un'età di felicità. Come ad un simbolo. «Maria è l'infanzia dell'umanità».

4. La storia dell'umanità e di ogni persona è un cammino verso la liberazione. Sono molte e diverse le espressioni di «cammino».
Questi operai che marciano, che cosa cercano?
Sono il segno vivo e talvolta scomodo, di una ricerca affannosa, di una ansia di giustizia sociale, di eguaglianza, di rapporti più umani, di una vita meno selvaggia. Come in ogni ricerca umana, il bene si impasta con il male: il desiderio di «più essere» si frammischia alla voglia di avere di più...
Si ricerca sporcandosi le mani, stringendosi le mani: soffrendo, lottando.
Assieme. Senza solidarietà e senza sacrificio, la storia non cammina, la liberazione non si realizza. Ma sono condizioni sufficienti?
Nel profondo è presente una tensione verso una giustizia più vera, più sicura, più significativa: una giustizia interiore. Che nessun corteo di uomini, anche il più solidale e disponibile, riuscirà a conquistare...

5. Mani che si stringono, mani che lavorano, mani che lottano: ma non basta. Anche mani aperte.
Qual è il senso di Maria, in questo cammino di liberazione? Che cosa ci dice il suo mistero, la sua persona?
L'Immacolata grida alto che c'è una prima liberazione. L'uomo ha bisogno di essere liberato dal peccato, con un intervento diretto di Dio. Maria fu liberata dal male prima che il male la sfiorasse. Noi, invece, dobbiamo essere liberati dal male che ci portiamo dentro.
La liberazione è prima un dono che un impegno: bisogna avere le mani e il cuore aperto ad accogliere questo dono. Solamente quando l'avremo accolto, quando avremo accettato di essere liberati da Dio, potremo diventare liberatori degli altri.

6. Ogni uomo, anche senza saperlo, guarda a Maria, come a colei che ci assicura, nella sua persona, che quello che cerchiamo di realizzare senza riuscirci... esiste. Maria ce la portiamo dentro, come il nostro vero progetto.

7. Il cammino in avanti dell'umanità si scontra ogni giorno con uno strano corteo: un lento ritmato avanzare verso una meta comune. È la marcia verso la definitiva e totale alienazione? O è la sicurezza della totale liberazione? Tutti gli interrogativi che angustiano, nel più profondo, ogni impegno di liberazione, balzano urgenti, in questo confronto. La liberazione può essere non-totale? O deve avvolgere tutti gli uomini e di tutti i tempi? Che ne è di quelli morti, affogati nella schiavitù? Morti senza godere un briciolo di umanità? Chi garantisce che la marcia in avanti avrà successo, quando lo stroncamento è tanto radicale e imprevedibile?

8. Maria è per l'umanità segno di speranza, in quanto in lei si è realizzata la liberazione, nella sua pienezza. Essa è la creatura pienamente riuscita, totalmente permeata dalla luce di Dio. Ogni uomo, di ogni tempo, a qualsiasi livello abbia vissuto la sua umanità, in lei ritrova la certezza che i sogni, sofferti o neppure avvertiti, saranno felice possesso.

9. Maria brilla dinanzi a noi, come segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore.

LA LIBERAZIONE È UN IMPEGNO
(canto: La voce)

1. Il racconto evangelico dell'Annunciazione ha sempre ispirato gli artisti, favorendo una trascrizione materiale e letterale della pagina di Luca.
L'immagine può diventare schermo opaco invece che strumento per penetrare i significati del fatto. Oltrepassando la rappresentazione grafica, possiamo chiederci: quali sono questi significati? Qual è il cuore del mistero? L'Annunciazione ci ricorda che Dio non opera la salvezza dell'uomo senza la sua piena e responsabile cooperazione. Dio fa appello alla sua libertà. L'esistenza cristiana è la risposta dell'uomo alla chiamata di Dio, filigranata nel tempo. L'Annunciazione è la chiave di comprensione di questo mistero. Non è un mistero di Maria, ma è un mistero permanente del cristiano: è la scoperta di una lettura di fede dell'esistenza.

2. Gli occhi di questi bambini sono gli occhi di Dio: il loro sguardo è un appello. È un'annunciazione.
Che cosa chiedono se non di potersi realizzare pienamente come uomini, se non di essere liberati, di trovare un senso alla loro esistenza?
Il rifiuto, il no secco, è una reale possibilità, che continua il primo no di Adamo. Abramo, Mosè, Maria hanno risposto sì. Il loro sì si incarna, in modi e contenuti diversi, nell'arco della storia.

3. L'uomo vive in un contesto sociale. La sua vita è intessuta e condizionata dai rapporti strutturali. Lavorare per la sua liberazione comporta quindi un continuo lavoro nelle strutture. L'amore, oggi, o è politico o non è amore. La vocazione di Dio si innesta qui: l'impegno politico è una incarnazione nell'oggi del sì di Maria nell'annunciazione.
«L'amore che non si impegna ad abbattere o a cambiare le strutture che opprimono la libertà e la dignità dell'uomo, è un amore da burla. Non dobbiamo permettere che uno che si dice militante non sia impegnato politicamente. È permesso... fino ai sette anni» (Paoli, Dialogo della liberazione, Morcelliana. pag. 128).

4. Non sempre l'impegno politico è amore. Non sempre l'azione strutturale nasce dagli impulsi dell'amore. Senza amore, non c'è sì alla chiamata di Dio. C'è quindi bisogno di qualcuno che testimoni esplicitamente l'amore. Che proclami, con la sua vita buttata nel servizio umile al povero, all'ultimo, al sofferente, la priorità dell'amore nel servizio alle persone.
L'Annunciazione è la scelta della persona, prima di tutto e sopra tutto. E comporta immediatamente un servizio totalmente gratuito, sulla linea di Maria che invera il sì a Dio, nell'immediato correre da Elisabetta. L'Annunciazione porta alla Visitazione.
L'amore alla persona concreta chiede di cominciare subito a liberarla dalle alienazioni di cui è vittima (malattia, sfruttamento...), rinunciando al facile applauso che scaturisce dai gesti clamorosi. Non c'è liberazione vera, se non attraverso piccole quotidiane liberazioni.

5. In una società in cui la tecnica è la matrice di ogni attività, non c'è posto per l'improvvisazione e per la buona volontà generica.
L'impegno di servizio diventa quindi scelta professionale, competenza e preparazione specifica. Scegliere l'Annunciazione, scegliere la strada di Maria, significa optare non per la professione più sicura e più rimunerata, ma per quella più urgente e più di «servizio».
Nascono molti interrogativi:
– cultura e scienza al servizio per liberare dall'ignoranza o come nuovo strumento di dominio del più forte, del più sapiente, sul più debole?
– professione come mezzo di sostentamento, di guadagno, come posizione sociale... o come vocazione-risposta d'amore?
– come semplice (anche se grande) impegno sociale... o invece come diretta e immediata risposta ad una annunciazione personale da parte di Dio?
– come la professione si inserisce nel quadro della fede? a quali condizioni? con quali scelte? c'è una professione «cristiana» o c'è un modo cristiano di vivere la propria professione?

6. Un impegno per la liberazione dell'uomo deve attaccare l'alienazione alle sue radici, per non essere parziale e quindi inefficace.
sufficiente il cambio delle strutture, per progettare un uomo nuovo? Basta liberarlo dalla fame, dall'ignoranza, dallo sfruttamento, per farne un uomo libero? Maria Immacolata ci immerge nel cuore della liberazione, per ricordare che la radice dell'alienazione sta nel peccato. L'Annunciazione appella ad una liberazione condotta a questi livelli. L'uomo risponde sì, all'invito di Dio alla conversione. Il sacramento della penitenza è all'imbocco di ogni progetto di liberazione totale.
Il sacerdote è l'uomo disponibile a farsi strumento di Dio in questo piano di liberazione totale dell'uomo. È l'uomo dell'Annunciazione. Colui che, come Maria, ha risposto sì all'invito di collaborazione. Il suo sì è una scelta «professionale» qualificante: collabora, nel suo essere, alla liberazione dell'uomo nella storia, perché ricorda e realizza l'urgenza di lasciarsi liberare, per essere dei liberatori.

7. L'uomo non è stato progettato bisognoso di liberazione. È uscito dalle mani di Dio già libero. Il peccato fu una rottura di rapporti, l'inizio di ogni alienazione. Dio ha chiamato, però, ancora l'uomo alla sua alleanza, già dagli albori dell'umanità.

8. Cristo è il liberatore: colui che realizza l'alleanza, che ricollega i fili spezzati, saldando la rottura nella sua pasqua.
L'eucaristia è il segno della liberazione realizzata, parzialmente ma realmente; ed è insieme la sorgente di un sempre nuovo impegno di liberazione. «È vero che la liberazione dell'uomo si fa in strutture politiche, con strumenti tecnici, attraverso l'indagine scientifica; ma la forza mistica della liberazione è il sacrificio della croce.
Se credo in Cristo ed egli è per me non solamente un maestro, un testimone, ma l'Uomo-Dio, morto e risuscitato, e se credo che la morte e la risurrezione di Cristo è la forza nascosta che ieri, oggi e domani ha mosso, muove e muoverà verso la liberazione, non posso separarmi né dal mondo né dalla messa n (Paoli, Un incontro difficile, Gribaudi, pag. 263).

9. La liberazione, che qui pregustiamo nei segni, è la comunione beatificante dell'uomo con l'uomo e con tutti gli uomini e di tutti con Dio. È una festa senza fine.

LA PREGHIERA PER LA LIBERAZIONE
(canto: Veglia sul mondo)

Le diapositive commentano semplicemente le parole del canto. Perciò non diamo una linea di presentazione. Sarà sufficiente richiamare il significato e la necessità della preghiera, per la liberazione dell'uomo.
Suggerimenti adeguati possono essere assunti nella prima parte di questo sussidio, nel paragrafo «Maria Madre dell'umanità: la preghiera per la liberazione».

Il sussidio presentato in questo articolo è completato, come già si è ricordato sopra, da un disco e da una serie di diapositive.

♦ disco LDC 33-0071 - L. 1.200
IN CAMMINO CON NOI VERSO LA LIBERAZIONE (5 canti mariani)

 diapositive (serie C/52-53.54) 3 cartelle di 9 diapositive - L. 1.200 ogni cartella

ordinazioni:
Audiovisivi LDC - 10096 Torino-Leumann

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