Umberto De Vanna

(NPG 1977-07-55)

 

Questo testo propone, in sintesi, le linee più caratteristiche emerse nel convegno di ricerca che ha dato origine a questo DOSSIER. Largo spazio era riservato ai gruppi di lavoro. Essi hanno elaborato proposte concrete, che qui sono state sintetizzate. C'è stata inoltre l'analisi di alcune esperienze (Azione Cattolica, comunità educativa scolastica dell'«Astori» di Mogliano V .to, comunità giovanile di Bolzaneto): anche da questo confronto critico è emerso ricco materiale. L'autore ha organizzato questi dati, in una sua proposta organica.

ESIGENZE DI REVISIONE CRITICA

L'educatore non può ignorare che gli adolescenti hanno già ricevuto delle proposte educative ed hanno assunto in parte un orientamento di vita.
Per non farsi illusioni, bisogna riconoscere che molte scelte ed atteggiamenti abituali dei giovani sono per lo meno estranei ad un discorso di fede e che si sono formati la mentalità su degli schemi attinti dal giornale e dalle varie agenzie di diffusione della nostra società.
In secondo luogo, quanto alla loro problematica religiosa, occorre tenere presente che i contenuti della fede talvolta sono colti dagli adolescenti come non significativi per la loro vita quotidiana o addirittura estranei e in contrasto con i progetti personali.
Ci pare stimolante inoltre ricordare qui che è ordinariamente durante l'adolescenza che si assume un primo fondamentale orientamento di vita. L'esperienza ci ricorda che l'adulto si porta spesso dietro i valori acquisiti a 16 anni. In seguito si avranno evidentemente delle maturazioni, ma difficilmente si riavrà una seconda volta l'entusiasmo e la spregiudicatezza degli adolescenti; per cui non di rado l'orientamento di fondo rimane quello assunto a 15-16 anni.
La scelta pregiudiziale sul piano formativo è dunque quella di attivare dei processi di «revisione critica» sulla situazione che preesiste.

Luoghi di aggregazione

Questa revisione, data la difficoltà a interiorizzare dell'adolescente d'oggi, potrà avvenire soltanto creando dei momenti di riflessione, in un ambiente di aggregazione che crei anche integrazione affettiva e «appartenenza», in modo che gli adolescenti possano essere aiutati a prendere in mano la loro vita in una situazione particolarmente gradita qual è quella della vita di gruppo e sufficientemente stabile perché ci sia la possibilità di una revisione costante che penetri a fondo. È per questo che gli educatori che ottengono dei risultati con i ragazzi e le ragazze di questa età sono quelli che riescono a creare una intensa vita associativa e che non girano attorno alle proposte di vita, ma per così dire quasi «aggrediscono» gli adolescenti, sollecitandoli a prendere in mano senza troppe oscillazioni il proprio progetto di vita.
Nel fare questo c'è naturalmente il pericolo del «controlavaggio» (la società ti condiziona, io uso gli stessi mezzi per condizionarti in modo diverso) e del «plagio», per cui gli adolescenti non diventano responsabili in prima persona della propria maturazione, ma restano coinvolti nell'accettazione dei valori dalla pressione psicologica di chi li propone.

Per una educazione liberatrice

Concretamente ci pare che si possa superare questa difficoltà favorendo, come preciseremo meglio tra breve, una vita di gruppo davvero liberante, nella quale coesistano sia un positivo «processo di identificazione» verso dei modelli autentici (una comunità giovanile arricchita dalla presenza di «adulti riusciti»), sia una matura e costante posizione critica verso la realtà e le stesse proposte educative. Don Milani al riguardo insegna, quando propone senza mezzi termini e col fascino che gli è proprio i suoi valori, ma chiede anche contemporaneamente ai suoi ragazzi di essere uomini liberi fino in fondo. Al contrario, gli educatori che per non condizionare riducono la loro proposta educativa, in realtà usano un pessimo servizio agli adolescenti.
Infatti l'educazione vera non si pone nell'alternativa «educazione direttiva» o «non direttiva», ma in una educazione di tipo liberante, che mentre propone agli adolescenti dei valori, offre loro anche i mezzi perché possano accettarli. Il primo di questi mezzi è certamente la vita di gruppo, che esercitando – come ogni istituzione – quel minimo di pressione di conformità, aiuterà l'adolescente a ritenere accettabili i valori, anche perché condivisi da altri. Ed ancora il riferimento costante al senso critico, che vaglia ogni proposta con il metro di criteri di valutazione personali, che l'adolescente costantemente sarà invitato a costruirsi.

Una attenta analisi della realtà

La «revisione critica» va estesa anche alla società. Non mancano oggi delle analisi alternative che permettono di mettere bene a fuoco le basi su cui poggia la costruzione e il futuro della società. Si tratta di condurre questa analisi con tutti i mezzi, servendosi di stampa specializzata e dell'aiuto degli esperti. Le conseguenze benefiche di questa analisi non tarderanno a farsi sentire soprattutto sul gruppo, venendosi a creare all'interno un vero clima di liberazione.
Esistono tuttavia dei rischi nel condurre questa analisi critica sulla società. Il nuovo clima creatosi nel gruppo, per esempio, potrebbe favorirne la chiusura, limitando i rapporti dell'adolescente col reale o facendoglieli concepire unicamente in termini di contrapposizione. La «revisione critica» d'altra parte non deve limitarsi ad un'analisi negativa o a far concepire ogni rinnovamento unicamente in cambiamenti strutturali. Il gruppo deve responsabilmente riconoscere la priorità delle persone sulle strutture, mettere in discussione non solo la persona degli altri, ma anche la propria, senza lanciare su nessuno delle condanne senza appello, dal momento che l'uomo è sempre perfettibile.
Altra difficoltà non trascurabile a questa età è quella di introdurre, attraverso queste analisi critiche, elementi di frizione all'interno della famiglia degli adolescenti, dal momento che essa come ogni altra istituzione è spesso coinvolta nella crisi della società. Occorre tenere presente che gli adolescenti non hanno ancora la forza psicologica per vivere il proprio quotidiano in termini di rottura, né sono in grado di fare a meno del tutto del sostegno affettivo dei genitori. , La persona degli animatori appare a questo riguardo determinante. La sintesi vitale, il superamento delle contraddizioni, la possibilità di un'esistenza diversa e stimolante per un rinnovamento della società e dei rapporti umani, la devono presentare soprattutto loro con la propria vita, una vita che hanno scelto di vivere accanto a questi adolescenti nella fase più delicata della loro evoluzione sociale.

PROPOSTA DI VALORI

L'educazione degli adolescenti non termina nella revisione critica, ma richiede una proposta diretta ed esplicita di «valori». A tutte le età, ma soprattutto in questo periodo della vita, tale proposta non può avvenire in modo direttivo, senza cioè un vero coinvolgimento degli adolescenti, né in modo deduttivo, non tanto perché essi siano incapaci di ragionamento, quanto perché difficilmente tali valori si inserirebbero in quel processo di revisione critica sulla realtà personale e sociale alla quale vengono invitati. Tanto meno tale proposta di valori dovrà ridursi ad una enunciazione verbale. La proposta andrà fatta aiutando gli adolescenti a realizzare delle esperienze forti, significative per lui ed alla sua portata, perché possano sperimentare in modo vitale la possibilità di una esistenza liberante.

QUALI VALORI?

Anzitutto alcune premesse.
Ci sembra indispensabile che attorno agli adolescenti ci sia un clima tale che la proposta di valori possa avvenire in modo chiaro, inequivocabile. Non pochi giovani trascorrono lunghi anni nelle nostre comunità e ricevono pochissimo, non tanto per loro impermeabilità, quanto perché la proposta di valori appare sommersa da un'infinità di altri stimoli.
A questo riguardo la struttura ha un peso molto più grande di qualsiasi proposta di valori «verbale». Se nel bilancio di una comunità 1'80% viene impiegato nello `sport e pochissimo alla formazone (cineforum, diapositive, biblioteca, riviste, dibattiti, ambienti di preghiera e di incontri...), se le proposte del tempo libero si riducono a quelle del disimpegno, del gioco, delle gite (anche se queste cose hanno la loro importanza in una intensa vita di gruppo), l'educatore molto facilmente trasmetterà dei valori diversi da quelli che si era proposti.
Nel tracciare degli obiettivi di maturità, come faremo tra breve, occorrerebbe proporre degli itinerari diversificati per i vari tipi di giovani coi quali ci si inconta. Evidentemente gli apprendisti e gli studenti di una scuola privata hanno problemi notevolmente diversi. Toccherà all'educatore fare le dovute applicazioni. Pare importante – proprio nel momento della proposta di valori – guardarsi dall'adultismo, vale a dire concepire progetti di vita elaborati durante lunghi anni di maturazione ed anche di errori personali e di proporli già confezionati agli adolescenti. L'esperienza dell'educatore è sicuramente importante, ma è a servizio dell'autoprogettazione degli adolescenti, che devono ripercorrere in prima persona l'itinerario di maturazione.
Tracciamo il più schematicamente possibile un itinerario di maturazione umana e cristiana che può essere tenuto presente per delineare una proposta educativa efficace. L'esperienza di ogni animatore completerà la nostra traccia.

Sul piano del progetto personale

– Accettazione di sé, in tutte le componenti del proprio sviluppo (fisico, sessuale-affettivo, intellettuale, sociale); accettazione del proprio passato, della situazione familiare; capacità di vedersi realisticamente e di accettarsi nella propria instabilità fisica ed emotiva. Maturare una coscienza positiva dell'età che si vive, accettarsi senza ripiegamenti verso il passato infantile e senza illusorie corse in avanti.
– Stabilizzazione del senso critico, visione globale delle situazioni (viste nella loro profondità, storicità, conflittualità); volontà di approfondire ogni aspetto della realtà.
– Libertà personale, come volontà di essere decondizionati dalle pressioni socioculturali. Revisione delle scelte personali. Relativizzazione di tante proposte che si presentano come totalizzanti.
– Elaborazione di un progetto di vita, anche non definitivo ma orientativo, frutto di una attenta osservazione dei vari progetti d'uomo in circolazione. Analisi scientifica della società d'oggi (caratteristiche principali: industrializzazione, arricchimento, mobilità sociale, urbanizzazione, mass-media, secolarizzazione, socializzazione...).
– Autonomia di azione, intesa come rifiuto della passività, del conformismo, del gregarismo.
– Capacità di riflessione e di interiorizzazione matura; non quindi quella di chi si chiude in sé per delusione verso gli altri.
– Disponibilità ed apertura ai valori. Accettazione quindi di discorsi impegnativi e di analisi serie. Volontà di mettere in discussione le proprie scelte.
– Relativizzazione del proprio bisogno di sicurezza; ricerca di appoggio serio.
– Coerenza di vita, ricerca di autenticità, acquisizione di una coscienza morale fondamentale.
– Ricerca di gratificazione (riuscire in qualcosa) e di integrazione (sentirsi accolto da una comunità, da un gruppo di amici).
– Impegno sempre più costante. Accettare di misurarsi con qualcosa di difficile, senza banalizzare il quotidiano (la fatica dello studio...). Riuscire a passare dai progetti alle attuazioni concrete.
– Apertura agli altri, superamento della solitudine, volontà di dialogo, accettato come confronto e ricerca. Saper cogliere gli altri non come dei vicini casuali, lasciarsi coinvolgere nella loro esperienza, vedere l'apertura agli altri come condizione per essere se stessi.
– Acquisizione di una mentalità politica, apertura al sociale. Coscienza del significato politico del proprio quotidiano e di ogni orientamento di vita anche superficiale. Accettare gli strumenti di partecipazione politica messi a disposizione dalla scuola e dal lavoro, perché i progetti divengano realtà attraverso lotte democratiche.
Accettare di essere minoranza; non stancarsi di offrire il proprio contributo, accettare di «contare per uno».
– Ricerca di equilibrio nelle rotture familiari: ricercare la soluzione nella dialettica libertà-dipendenza (superando anche la più sentita, che è quella economica).
– Visione della sessualità nella globalità della propria maturazione personale fisico-emotiva. Superamento del sesso come consumo; sdrammatizzazione dell'autoerotismo e ricerca di equilibrio nella concezione di una vita qualitativamente diversa. Accettazione del proprio essere uomo o donna.
– Accettazione della esplosione affettiva e sessuale. Ricerca di autenticità nei vari rapporti personali e nelle amicizie con l'altro sesso. Rifiuto dell'amore a fior di pelle e della ricerca della propria sicurezza nel rapporto affettivo precoce (1).
Nel clima di questi ultimi anni, ci pare siano diventati particolarmente urgenti alcuni altri atteggiamenti di maturità:
– Un atteggiamento particolarmente chiaro verso la società dei consumi, che cerca di imporre abiti, linguaggio, stile di vita.
– Rifiuto delle soluzioni facili, del disimpegno, della indifferenza.
– Rifiuto della droga, quale soluzione non-politica ai problemi personali e sociali.
– Riappropriazione dei valori della persona e affermazione della inadeguatezza dei cambiamenti strutturali.
– Ricupero della dimensione-speranza, nella ricerca di schemi culturali validi e nell'acquisizione di modelli di comportamento nuovi.
– Superamento del sentimento di fragilità e della inquietudine di fronte all'ambiguità del progresso e della incertezza del futuro.
– Rifiuto della violenza e del caos sociale; ricerca di soluzioni razionali. Sensibilità alla solidarietà e disponibilità al sacrificio.
– Serietà di fronte al problema affettivo e sessuale. Rifiuto delle soluzioni semplicistiche. Riconoscimento dell'altro come persona. Rifiuto dell'amore come gioco, come fatto epidermico. Riconoscimento della missione della maternità e della gravità dell'aborto.
– Esperienza della dimensione gioiosa della vita. Gusto alla festa, agli incontri comunitari, alle manifestazioni di massa.

Sul piano dei contenuti della fede

Prima di sottolineare i valori da trasmettere per favorire una evoluzione religiosa positiva negli adolescenti, premettiamo alcune considerazioni di base da tenere presenti per una corretta proposta di fede.
– Appare indispensabile che la proposta di fede avvenga in un clima vero di libertà. A questa età (ma anche prima) diventa temerario obbligare alla pratica religiosa.
– La proposta di fede deve essere fedele a Dio e all'uomo, vale a dire deve proporsi all'uomo inserendosi vitalmente nella sua personalità. Una religione calata dall'alto, imposta per principio di autorità, non raggiunge gli adolescenti nel loro momento di crescita e nei loro veri interessi e pertanto verrà rifiutata.
– La fede deve stimolare ad un impegno di servizio verso la comunità, deve cioè tradursi in impegno socio-politico, caratteristica di chi crede che la fede non è qualcosa di alienante, ma spinge all'impegno per trasformare le imperfezioni del mondo e le disumanizzazioni esistenti.
– L'annuncio di fede va fatto senza fronzoli, in forma essenziale, affinché l'appartenenza ecclesiale e la decisione per la vita di fede non venga giocata su realtà marginali, anche se rientrano in un quadro teologico più completo. Alcuni adolescenti appaiono saturi, altri hanno ricevuto una catechesi pedante, altri ancora non sono in grado di cogliere le sottigliezze teologiche e l'importanza di alcune verità. «Nel messaggio che la Chiesa annuncia, ci sono certamente molti elementi secondari. La loro presentazione dipende molto dalle circostanze mutevoli» (EN, 25) (2).
– La fede è dono ed è importante che si sappia attendere il momento di man; razione. Ci sono dei ritmi personali da rispettare, senza forzature, senza impazienze. «Segno di amore è il rispetto della situazione religiosa e spirituale delle persone che vengono evangelizzate. Rispetto del loro ritmo, che non si ha diritto di forzare oltre misura. Rispetto della loro coscienza e delle loro convinzioni, senza alcuna durezza» (EN, 79).
– Una esistenza banale è di grande impedimento a cogliere i valori della fede. Occorre quindi prima rimuovere la superficialità, creare degli interessi.
– L'annuncio va fatto tuttavia in modo esplicito, senza girarvi attorno, senza timidezze: ne va di mezzo la serietà delle proposte e il rispetto per la persona degli adolescenti. «Anche la più bella testimonianza si rivelerà a lungo impotente, se non è illuminata, giustificata, esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù» (EN, 22).
– E tuttavia l'annuncio va fatto più con la testimonianza che con le parole, tenendo presente che le strutture e lo stile di vita degli animatori e della comunità ha concretamente più influenza di qualsiasi discorso. «Si ripete spesso, oggi, che il nostro secolo ha sete di autenticità. Soprattutto a proposito di giovani, si afferma che hanno orrore del fittizio, del falso, e ricercano sopra ogni cosa la verità e la trasparenza. Questi «segni dei tempi» dovrebbero trovarci all'erta. Tacitamente o con alte grida, ma sempre con forza ci domandiamo: Credete veramente a quello che annunziate? Vivete quello che credete? Predicate veramente quello che vivete? La testimonianza della vita è divenuta più che mai una condizione essenziale per l'efficacia profonda della predicazione» (EN, 76).
– L'esperienza di fede comporta un'esperienza di gruppo. È ben difficile che sopravviva una pratica religiosa che non sia sostenuta dall'appartenenza ad una comunità anche piccola nella quale tuttavia gli atteggiamenti religiosi sono approvati. Specie in una società secolarizzata o «pluralista», se non si vive in un gruppo di tipo parrocchiale o comunque di matrice cattolica si finisce col tagliare del tutto i ponti con la realtà ecclesiale e la pratica religiosa.
– Luogo dell'educazione è la comunità. Occorre quindi superare la tradizionale concezione di educazione e di pastorale: essa era a carattere individuale (prevaleva l'a tu per tu) e poco strutturale (le strutture erano considerate solo come occasioni per l'incontro personale). Bisogna invece riscoprire la risonanza strutturale nell'annuncio di fede (nuove istituzioni capaci di nuova educazione) e collettiva (la pastorale degli adolescenti è compito di tutta la comunità in modo «specifico»). «Non solo i Vescovi, non solo i presbiteri, non solo i religiosi e le religiose, non solo alcuni laici di buona volontà, ma tutta la comunità cristiana
– visibile soprattutto nella Chiesa locale – è chiamata, con vari carismi, vari ministeri e varie responsabilità, ad essere testimone credibile del Signore Risorto» (3).
Queste premesse ci sono sembrate indispensabili per una corretta impostazione della proposta religiosa destinata agli adolescenti d'oggi. Elenchiamo ora i valori di fede che possono diventare significativi per loro.
– Si nota anzitutto, nonostante l'ambiente secolarizzato, un grande interesse per la problematica religiosa, pur registrandosi una notevole insofferenza per la Chiesa come istituzione, per i riti e la religiosità tradizionale. C'è una grande sensibilità per i problemi di fondo (problematiche sociali e filosofiche) o anche strettamente religiose (scritturistiche, per esempio). «Mentre in generale si può dire che un 80% degli adolescenti credono in Dio – alcuni con qualche riserva
– molte sono invece le verità affermate dalla fede ecclesiale fatte oggetto di dubbio o di incredulità (alcuni sacramenti, angeli, Provvidenza, inferno, infallibilità...)».
«I giovani sono globalmente favorevoli ad un insegnamento della religione che sia un fattore di liberazione e di promozione umana. L'insegnamento della religione è visto in una dimensione chiaramente secolarizzata. Ciò comporta evidentemente il rischio di snaturarlo dal suo compito specifico di presentazione di una proposta salvifica. Ma, d'altra parte, sembra fornire solidi appigli per stimolare una ristrutturazione religiosa profondamente ancorata al vissuto esperienziale» (4).
In concreto dunque l'adolescente rimane disponibile al discorso religioso, purché la proposta si presenti come significante, liberante e promovente della sua personalità.
– C'è un grande interesse verso Cristo, uomo affascinante e «forse più che uomo». Cristo è visto facilmente come modello da imitare, come amico (niente di intimistico o di sdolcinato: amicizia intesa come solidarietà, condivisione delle stesse esperienze...).
– Cristo viene accettato soprattutto come liberatore, cioè come colui che dà certezza al futuro dell'umanità, che riesce a cambiare il cuore dell'uomo per renderlo promotore di una società più umana.
– L'immagine di Dio ha bisogno di una presentazione più adeguata, in modo che possano essere superate concezioni infantili (magismo, dio tappabuchi). Viva appare la figura del Dio della Bibbia, del Padre di Gesù Cristo, del Dio liberatore che vuole eliminare la sofferenza dell'uomo (molto sentito il problema del male) e che ha affidato all'uomo un mondo imperfetto in trasformazione. Anche la persona di Cristo è talvolta persona «confusa» agli occhi degli adolescenti. A questo riguardo occorre ripensare a formule e presentazioni chiare, che si rifacciano possibilmente a immagini evangeliche.
– L'adolescente è sensibile al mistero della vita, alle soluzioni che richiedono visioni complesse e non totalmente trasparenti. In questa linea ha particolare fascino l'immagine del Dio nascosto, del Dio che non si può totalmente comprendere, pena la vanificazione della libertà dell'uomo e della sua attività.
– L'adolescente manifesta disponibilità alla preghiera, al «deserto», quindi. Bisogna però metterlo in guardia dall'intimismo ed anche soprattutto dalla ripugnanza a misurarsi con la realtà.
– Occorre aiutare gli adolescenti a superare il moralismo, che toglie alle cose consistenza e impedisce un inserimento sereno nel quotidiano. La sensibilità morale però, propria degli adolescenti, va orientata verso la formazione di una coscienza retta.
– È importante che gli adolescenti ricevano la proposta religiosa soprattutto per mezzo di esperienze significative (servizio ai poveri, permanenza in luoghi di preghiera, campo di lavoro, ecc.).
– La contestazione della Chiesa è una delle costanti dell'atteggiamento religioso degli adolescenti. «La fuga dall'ecclesiastico è molto spesso motivata da un «rifiuto dell'ecclesiastico», inteso come apparato «autoritario» della Chiesa (clero ed organizzazioni religiose ufficiali)» (5).
Pur nel riconoscimento degli errori e del peccato di una Chiesa vivente e storica, occorre invitarli a testimoniare in forma personale la comunità ideale che vorrebbero realizzata, invitandoli a costruire una convivenza fatta di servizio reale, di democraticità, di impegno personale, di povertà di mezzi e di strutture.
– Parlando di essenzialità, ci pare importante che non vengano sottovalutati la celebrazione eucaristica e il sacramento della riconciliazione. Occorre insistere sull'importanza che assume per i cristiani il ritrovarsi il primo giorno della settimana (la domenica) per rinnovare i gesti di Gesù e per rendere presente il Signore risorto nella comunità. Anche il sacramento della riconciliazione va visto come mezzo per dare consistenza alla comunità cristiana che si rinnova attraverso il perdono e la reciproca accettazione.
– Questi due sacramenti in modo particolare vanno assumendo in molte comunità giovanili una fisionomia rinnovata. Ci pare che parecchi tentativi di riappropriazione di molti gesti e riti siano orientati a rendere sempre più trasparente ciò che si compie; è necessario però che il rinnovamento non sia limitato a novità superficiali (stuoie per terra, candele di tipo diverso...).
«La evangelizzazione perde molto della sua forza e della sua efficacia se non tiene in considerazione il popolo concreto al quale si rivolge, se non utilizza la sua lingua, i suoi segni e simboli, se non risponde ai problemi da esso posti, se non interessa la sua vita reale. Ma d'altra parte l'evangelizzazione rischia di perdere la propria anima e di svanire, se il suo contenuto resta svuotato o snaturato col pretesto di tradurlo...» (EN, 63).
– Nonostante l'età, pare importante anche una presentazione adeguata del sacramento del matrimonio, soprattutto per l'anticipazione di taluni comportamenti e per il diffondersi di un costume di vita ed una mentalità che mette seriamente in discussione i valori della donazione matrimoniale. La preparazione remota andrà fatta a vari livelli (si potrebbe partire anche dagli aspetti fisici e psicologico-affettivi). È significativo soprattutto il ricupero dell'amore come donazione gratuita. L'amore, in una società che sta perdendo parecchi valori, può essere davvero segno di qualcosa di autentico e duraturo. Un amore vissuto ad immagine di Dio, che si dona senza riserve, per sempre, che sa perdonare e accetta l'uomo com'è, in una faticosa crescita comunitaria...
– Si devono invitare i giovani non solo ad una testimonianza evangelica nuova nell'ambiente di vita (scuola, famiglia, gruppo di amici...), ma anche a rendersi capaci di un esplicito annunzio, in modo che anche altri possano beneficiare del «dono» della fede che essi hanno ricevuto. «Chi è stato evangelimto a sua volta evangelizza. Qui è la prova della verità, la pietra di paragone della evangelizzazione: è impensabile che un uomo abbia accolto la Parola e si sia dato al Regno, senza diventare uno che a sua volta testimonia e annunzia» (EN, 24). «Occorre che i giovani, ben formati nella fede e nella preghiera, diventino sempre più gli apostoli della gioventù» (EN, 72).
Oggi in cui vengono meno tante occasioni di evangelizzazione, non possiamo sottovalutare l'intervento segnato di amicizia di un coetaneo che trasmette ad un altro la propria gioia.
– Ci pare importante far ripercorrere ad un'età come i 15-16 anni il cammino catecumenale, chiedendo agli adolescenti di riconfermare la volontà di entrare nella comunità cristiana a pieno titolo e nello stesso tempo offrendo ai più sensibili la possibilità di un approfondimento sistematico dei contenuti della fede. «Le condizioni attuali rendono sempre più urgente l'insegnamento catechistico sotto forma di catecumenato, per numerosi giovani e adulti, che, toccati dalla grazia, scoprono a poco a poco il volto di Cristo e provano il bisogno di donarsi a lui» (EN, 44). C'è chi fa concludere questo cammino catecumenale con una cerimonia significativa, la «professione di fede».
– Si tratta in fondo di far prendere coscienza agli adolescenti di ciò che è avvenuto attraverso il loro battesimo e la cresima. A proposito di cresima, però, tenuto conto dei vuoti di presenza ecclesiale a livello giovanile ed anche preadolescenziale, ma anche della prassi di alcune comunità (Stati Uniti, Cile, Germania...) sarà forse il caso di ripensare ad una amministrazione più aderente alle necessità giovanili ed alle urgenze delle comunità.
Così si esprimono i vescovi tedeschi nel loro «Documento sulla pastorale della confermazione»: «La confermazione va conferita in un'età in cui l'uomo è in grado di fare una scelta personalmente responsabile... Il bambino tra i 10 e i 12 anni può senza dubbio comprendere e realizzare una parte di ciò che la cresima significa. Nel limite delle proprie capacità può comprendere ed osservare il comandamento fondamentale dell'amore di Dio e del prossimo. A suo modo può anche essere testimone di Cristo. Tuttavia solo il giovane può assumersene la responsabilità in senso pieno attraverso una libera scelta. .R quindi opportuno che egli riceva la confermazione solo in un'età in cui si è liberato dal suo mondo infantile ed ha preso coscienza di sé. Solo allora può riconoscere e accettare la propria responsabilità. Di conseguenza il sacramento della confermazione acquista un nuovo peso pastorale; il cresimato viene inserito nella comunità degli adulti. Si offre così l'aggancio per una intensa attività pastorale rivolta ai giovani che sono chiamati a collaborare alla vita intera della comunità».
E tra le disposizioni, i vescovi tedeschi stabiliscono che la confermazione sia conferita ai giovani dopo i 16 anni, quando ne siano date le premesse. E concludono: «Nella catechesi e nell'annuncio ci si sforzi di rendere chiaro il senso di questo spostamento di età» (6).
Evidentemente non sarà con un meccanico spostamento di età che si risolveranno i problemi connessi con la crisi religiosa adolescenziale odierna. Non si deve però sottovalutare l'importanza che assumerebbe il cammino catecumenale se lo si concludesse con la cresima, secondo una costante della prassi ecclesiale, che fa precedere l'annuncio e la fede alla amministrazione dei sacramenti.

Un unico processo educativo

Pur avendo esposto in forma distinta i due piani, quello educativo e quello della evangelizzazione, occorre che questa proposta avvenga sempre più attraverso un unico processo educativo-pastorale.
Le tappe possono essere le seguenti:
– Ricerca di significato e di valori per la vita: approfondimento della revisione critica, analisi scientifica della società, apertura ai valori, sensibilizzazione ai problemi politico-sociali, confronto con modelli provocatori: persone ed esperienze.
– Proposta di Gesù Cristo come «Dio vicino», amico, salvatore. Panorama sull'interesse vivo per la figura di Gesù da parte di molti nostri contemporanei (cinema, fenomeni hippies...): limiti delle varie presentazioni. Proposta «evangelica» della persona di Cristo, superando l'atteggiamento apologetico, che, se talvolta giunge alla serietà scientifica, può tuttavia diventare ambiguo e urtante.
– Questo andrà fatto attraverso mediazioni che siano significative, soprattutto mediante l'inserimento in una vita comunitaria nella quale i valori evangelici siano riconosciuti e testimoniati con gioia; per una «vita nuova» che celebra l'avvenuto incontro con Gesù nella propria vita, nella preghiera personale e liturgico-sacramentaria.
«Una tale adesione, che non può restare astratta e disincarnata, si rivela concretamente mediante un ingresso visibile nella comunità dei fedeli. Così dunque, quelli, la cui vita si è trasformata, penetrano in una comunità che è di per sé segno di trasformazione e di novità di vita...» (EN, 23).

LA MEDIAZIONE DEL GRUPPO

Abbiamo già ricordato l'importanza che il gruppo assume per la vita religiosa degli adolescenti. Ma il bisogno del gruppo è per i giovani soprattutto un fatto psicologico: «Solo, io sono perduto, insieme, noi siamo forti. È il noi che mi dà senso di identità sociale, e quindi mi preserva dall'ansia» (7).
Se il gruppo concretamente dà importanza ai valori religosi, è molto probabile che l'adolescente rimanga coinvolto; se il gruppo al contrario li rende marginali, anche l'adolescente abbandonerà la pratica religiosa o la relegherà a pratica del tutto privata.

Il gruppo come iniziale esperienza di Chiesa

L'appartenenza ecclesiale per gli adolescenti passa concretamente attraverso una esperienza di gruppo, soprattutto in un periodo di proposte così contrastanti e che si presentano loro come totalizzanti.
«L'adolescente viene sottoposto a sollecitazioni diverse e spesso contrastanti da parte delle varie agenzie di socializzazione: istituzioni, gruppi di potere, movimenti e partiti, chiese ed associazioni. Riceve una pluralità di messaggi, ciascuno dei quali rimanda ad un diverso set di valori e, tuttavia, si presenta con una pretesa totalizzante, cioè come un universo di significati esaustivi per l'esperienza umana. Questa compresenza competitiva ha un primo, immediato effetto nella relativizzazione di ciascuna delle proposte... Ciò insidia particolarmente la visione religiosa della vita che per definizione tende a porsi come la risposta ultima e onnicomprensiva ai problemi dell'uomo» (8).
Senza un gruppo che crei un forte senso di appartenenza ecclesiale e che renda vivi ed operanti i valori religiosi, non è possibile oggi fare esperienza della Chiesa. Nella nostra società secolarizzata si tende sempre più a marginalizzare, a normalizzare, a livellare le istituzioni: in concreto al di fuori dei gruppi di appartenenza non si «vive» nella Chiesa in senso ampio e significativo.
Tuttavia non basta essere «gruppo» per potersi qualificare Chiesa; neppure sono sufficienti delle etichette o delle «pratiche religiose». Il gruppo vive l'esperienza di Chiesa se al suo interno vi è rispetto per la libertà dei singoli, nella convinzione che la fede è dono di Dio; se il gruppo non si chiude in un ghetto, rendendo difficile l'inserimento e limitando i contatti con l'esterno; se c'è valorizzazione piena dei singoli, senza esclusioni; se compaiono infine alcuni segni sacramentali essenziali per un'esperienza cristiana: la lettura della Parola di Dio, il rinnovamento della Cena di Gesù Cristo, la vita di gioia e di speranza di una comunità che sa perdonarsi e rinnovarsi nel nome del Signore risorto; se, finalmente, compare la dimensione universale della Chiesa attraverso contatti con altri gruppi e con le varie categorie di credenti.

La comunità cristiana di fronte ai gruppi

«Dobbiamo riconoscere che noi Vescovi siamo portati a vedere nei gruppi, nelle comunità ecclesiali soltanto delle possibili sorgenti di dissenso e di contestazione, quindi a diffidarne come di perturbatori della pace e di disgregatori dell'unità. Invece dovremmo salutarli come provvidenziali germi di riflessione e di rinnovamento evangelico.
Certo si " governa " meglio un popolo passivamente obbediente e inquadrato. In realtà le comunità vive, attente alle sollecitazioni dello Spirito, non si governano, " si servono ", cioè si aiutano a confrontarsi con la parola di Dio e a mantenersi unite con tutti i fratelli che costituiscono la Chiesa universale.
Questo vale soprattutto per i gruppi di giovani. Ce ne sono tanti anche in Italia. Stanno cercando una loro strada, e vorrebbero che fosse entro la Chiesa. E noi dovremmo incoraggiarli, seguirli, sopportare le loro intemperanze e le loro contestazioni: oltre tutto il più delle volte si ispirano al Vangelo, mentre non vi si ispirano tante inerzie, tante staticità o involuzioni che invece tolleriamo facendo finta di niente.
Sembra quasi che tutto quello che si muove ci faccia paura, mentre ci lascia tranquilli tutto quello che sta fermo. Il che va bene in un museo di archeologia, non in una struttura vivente» (Mons. L. Bettazzi).
Questa lunga citazione per poter fare alcune considerazioni realistiche e di grande urgenza.
Molte comunità non sono preparate ad avere gruppi di adolescenti o perché sono condotte autoritativamente o perché, essendosi circondate di pochi adolescenti non problematici non hanno l'abitudine al dialogo. Parecchie comunità assistono così ad un esodo inesorabile non appena gli adolescenti cominciano a crescere ed a pensare con la propria testa. Questo fatto deve spingere le comunità a serie verifiche. Questi adolescenti che ci mettono in discussione in effetti ci costringono a ripensare alle nostre impostazioni pastorali, ci invitano a rimanere giovani, a vivere in una costante apertura con il nostro tempo.
Il «dissenso» in particolare, che è un po' la malattia dei nostri anni – ed i giovani lo vivono sulla propria pelle in modo spesso drammatico – non deve scoraggiare. Talvolta può essere anche semplicemente il frutto di un «costume»; ma tagliare i ponti con tanti adolescenti scomodi è sempre un fatto grave che non può non avere conseguenze sulla comunità, che potrebbe sempre più chiudersi al dialogo e ad ogni apertura con la realtà giovanile odierna.

Alcune problematiche concrete

Vorremmo concludere con alcune rapide riflessioni sull'associazionismo e l'orga-- nizzazione dei gruppi, e sulla coeducazione.
Gli adolescenti sono molto sensibili, come è stato già sottolineato, alla vita di gruppo, che manifesta molto spesso una straordinaria solidità. Contrariamente a quello che si crede, l'adolescente ha difficoltà ad intrecciare nuove amicizie, per cui quando un gruppo si è formato ha dovuto superare grandi difficoltà per trovare un proprio equilibrio: quindi i gruppi di adolescenti durano a lungo, nonostante le diversità ideologiche, morali, psicologiche. Essi sono dei «gregari» per vocazione e non sopportano le strutture «verticali», la dipendenza da un capo, l'eccessiva organizzazione. Il gruppo ha una sua consistenza che però non è data dalla organizzazione, ma dall'amicizia. Gli adolescenti sono meticolosi nel mettere in causa i motivi delle proprie divergenze, quindi sono sempre disposti a ricostruire l'equilibrio affettivo del gruppo, ma non desiderano essere inquadrati in una rigida organizzazione, non vogliono essere condizionati, né fare delle scelte a lungo termine. Ciò nonostante, quando c'è una buona organizzazione di gruppo, programmata con loro, quando si riesce a far capire che un minimo di struttura è indispensabile per una vita di gruppo che voglia continuare nel tempo, essi ci stanno. Una cosa molto importante è che il gruppo non perda il senso ecclesiale e che esperimenti in qualche modo anche l'universalità della Chiesa.
Quanto al rapporto con l'altro sesso, gli adolescenti per lo più sono ancora alla ricerca di rapporti veri, semplici. Più sentito dalle ragazze, il problema affettivo è risolto non di rado con evidente superficialità. Dobbiamo riconoscere inoltre che la scoperta dell'amore nel momento in cui gli adolescenti stanno aprendosi ad un progetto di vita orientato agli altri, diventa spesso elemento di disturbo.
Soprattutto se fino alla terza media sono vissuti separatamente, è opportuno che il gruppo misto sia preparato da incontri distinti, in modo che gli adolescenti prima imparino ad impegnarsi e a concepire un progetto di vita orientato al servizio e poi facciano l'esperienza dell'amicizia con l'altro sesso. L'amicizia a due infatti può offrire un minimo di socializzazione e un aiuto per uscire dall'egocentrismo infantile soprattutto a quegli adolescenti che non se la sentono di vivere in gruppo. Ma le «coppie fisse» in un gruppo misto non ancora sufficientemente maturo, normalmente spezzano l'armonia e vanificano l'impegno. L'ascendente degli animatori dovrà cercare di influire sul gruppo, in modo che faccia solidalmente la scelta coraggiosa di rinunciare alle coppie «classiche» per qualche tempo, affinché il gruppo abbia la possibilità di rafforzarsi su solide basi. In ogni caso il discorso sulla chiarezza al riguardo andrà continuato, in modo che chi vuole aspettare, ritenendosi soddisfatto dell'integrazione affettiva offerta dal gruppo, non debba patire un complesso.
Man mano che passano gli anni tuttavia occorre aiutare i singoli a non lasciarsi influenzare dagli altri e a guardare con simpatia a coloro che mettono a servizio di tutto il gruppo anche il loro amore di coppia felice.

NOTE

(1) Ecco lo schema proposto agli adolescenti nella comunità giovanile di Genova-Bolzaneto:
– Impossibilità di amare a 14 anni.
– No alla giovinezza come tempo per divertirsi.
– Vuoi vivere per il piacere della pelle o per la felicità del cuore?
– Amare è donare (amore marmellata e amore dono).
– Chi raccoglierebbe un fiore prima che sia sbocciato?
– La prima forza è riconoscere la propria debolezza.
– Amare è andare insieme verso...
– Dono + progetto = in attesa dell'amore.
(2) La sigla indica l'esortazione apostolica di Paolo VI «L'impegno di annunziare il Vangelo» (Evangelii Nuntiandi) dell'8.XII.'75.
(3) «La Catechesi del nostro tempo con particolare riferimento alla catechesi dei fanciulli e dei giovani», lineamenti di studio per la preparazione del Sinodo dei Vescovi, p. II, 5.
(4) M. ALETTI, L'adolescente e la religione oggi, in «Religione e scuola», 8-9/'77, p. 519.
(5) PG. GRASSO, Gioventù e innovazione, AVE '74, p. 311.
(6) Documento del Sinodo dei vescovi tedeschi sulla pastorale della confermazione, gennaio '73.
(7) H. DEUTSCH, Problemi dell'adolescenza, La Nuova Italia '74, pp. 65-66.
(8) M. ALETTI, art. cit., p. 517.