Giuseppe Anfossi

(NPG 1977-07-30)


PROPOSTA DI INTERPRETAZIONE DELLA CONDIZIONE GIOVANILE OGGI

Il tentativo di interpretazione fatto qui non si avvale di itinerari metodologici raffinati, ma si costruisce a partire da un assunto che potrebbe essere formulato così: non esiste una psicologia dell'adolescente concreto e storico, la funzione della psicologia si riduce a individuare per ogni settore del comportamento (conoscitivo, motivazionale, affettivo e relazionale) quali sono i compiti, i fattori e i meccanismi dello sviluppo. Il diverso adolescente concreto che l'educatore incontra non mette in causa la «verità» dei processi di sviluppo descritti e la previsione dei diversi esiti possibili, ma semplicemente invita a tener maggiormente conto delle componenti sociologiche e culturali di ogni contesto storico-ambientale. Questa affermazione è maggiormente comprensibile se viene esplicitata una interpretazione della adolescenza per me assolutamente valida secondo cui essa rappresenta un periodo della vita dell'uomo, costruito in qualche modo artificialmente, a causa di un forse necessario prolungamento della condizione di dipendenza dall'adulto, dovuto alla complessità dei compiti ad esso affidati nelle società moderne urbane e industriali.

Tratti caratteristici

La condizione giovanile deve dunque essere definita a partire da una constatazione, il prolungamento della età giovanile; per passare da bambino ad adulto oggi ormai sono richiesti 20 anni, dai 10 ai 30, e ciò si accompagna con un contrasto crescente: mentre da un lato i mezzi di comunicazione sociale e altre agenzie accelerano la presa di coscienza nel bambino del modo di vivere adulto e l'ingresso nell'universo conoscitivo e di valori degli adulti, dall'altro lato l'assunzione dello status adulto (lavoro, matrimonio, responsabilità dirette e collettive) è sempre più ritardato.
Questo fatto fa sì che aumenti il numero di coloro che sono in questa fascia di dipendenti non adulti e pone le condizioni per una loro autonoma produzione di mentalità, di sperimentazione e creazione di modelli di comportamento propri. La mentalità e i modelli prodotti non sono tuttavia qualcosa di così unitario e autonomo da far parlare di gioventù come nuova classe e nuova cultura; si danno tuttavia delle caratteristiche che in qualche modo la accomunano. A mio modo di vedere esse oggi 1977 in Italia almeno possono essere descritte così:
1. Una gioventù che diventa indifferente di fronte ai valori della società cristiano-contadina, dell'umanesimo classico, dello scientismo moderno (scienza e tecnica senza fascino, caduta del mito dal progresso scientifico).
2. Una gioventù senza più un progetto, soprattutto senza un progetto collettivo e/o utopico, indifferente o delusa di fronte ai progetti del passato (neo-capitalistici e collettivistici nelle diverse variazioni storiche).
3. Una gioventù che mette in discussione l'idea di progresso continuo, quasi una gioventù che guarda all'avvenire dell'uomo sotto l'incubo di una certa immagine di morte collettiva (inquinamento, distruzione nucleare, esaurimento delle energie, sovrapopolazione, disgregazione di popoli e individui...).
4. Una gioventù per la quale lavoro, professione, matrimonio, famiglia, non sono più mete sociali rilevanti né valori, né spesso obiettivi di lotta politica.
5. Una gioventù infine che non contesta più né i valori né l'autorità degli adulti, ma semplicemente si mette fuori; essa si caratterizza come scollatura rispetto le generazioni precedenti, qui compresa quella del '68.

Una liberazione centrata sulla relazione umana

Volendo ora esprimere in termini di proposta positiva le caratteristiche dominanti di questa fascia di età in questo momento storico credo si possa affermare che essa vive una tensione di liberazione di ogni uomo e ogni donna attraverso la sperimentazione della relazione umana in tutte le sue forme e possibilità, con particolare preferenza di quella orizzontale, cioè tra giovani, e di quella primaria, cioè faccia a faccia. In altre parole, la relazione umana diventa il luogo di una sperimentazione libera: non ha regole né proibizioni né dalla morale né dalla tradizione né dalle istituzioni sociali; essa comporta il primato della esperienza sulla conoscenza, della sperimentazione sulla trasmissione; tutto ciò però non avviene senza contraddizioni né ambiguità. Se da un lato si possono intravedere dei valori quali la ricerca di identità, di libertà e di autenticità e la ricerca di valori nuovi emergenti legati ai temi del piacere, del corpo, della spontaneità, della creatività, della festa, del femminismo... dall'altra si affacciano ombre di autodistruzione, di angoscia e di solitudine, dipendenti dalla situazione di lontananza degli adulti.
Questo modo di vedere la relazione umana tenta anche di superare la vecchia distinzione tra individuale e collettivo (o personale e strutturale). Non per nulla le forze politiche di sinistra accusano questa gioventù di contraddizione tra velleità politiche, di militanza superficiale, e sostanziale individualismo ed edonismo; l'etica del piacere o del tutto subito ha sostituito l'etica rivoluzionaria del sacrificio.
In questa ricerca si coglie anche meglio la ricomprensione a cui sono soggetti i temi dell'amore e del lavoro; amore non più come valore etico o romantico né come dono di sé nella tensione di creare una cellula stabile, ma ricerca di rapporto a due scomponibile sempre e senza dramma, anch'esso luogo di ricerca ed esperienza verso la realizzazione dei partner; lavoro senza mistica né moralità professionale né apporto sociale, vissuto sempre più come un luogo privo di creatività e di autorealizzazione, cercato come un male necessario per vivere e per essere tra coloro che non dipendono più.

GLI ADOLESCENTI E I PROBLEMI EDUCATIVI CHE PONGONO

Gli adolescenti

La fascia più giovane di questa popolazione finora descritta non vive questi problemi e questi contenuti culturali in modo consapevole, né ogni strato sociale o zona geografica vi partecipa allo stesso modo; soprattutto va detto che vi è una complessa interazione tra struttura di personalità (aspetto psicologico) e struttura di società e cultura (aspetto storico, sociale e culturale). Di qui la definizione di questa precisa età adolescenziale.
Fondamentale rimane, secondo me, a questo riguardo accennare ad alcuni dati psicologici, in particolare ai compiti dello sviluppo dell'adolescente; noi parliamo di qualcuno che in questa età deve conseguire una maturazione sessuale (eterosessualità) ed affettiva, una autonomia e indipendenza lavorativa ed economica, infine una elaborazione di un quadro autonomo di conoscenze e valori; tutto questo può essere detto progetto adulto di sé.
Questi compiti devono essere affrontati in un complesso sistema che comporta desatellizzazione dai genitori (che tuttavia rimangono punto importante di relazione), accentuarsi di socializzazione orizzontale spontanea e istituzionale, un crescere di identificazioni nuove e vecchie in adulti diversi dai genitori.
Questo processo si dà sotto il disturbo, la presenza o l'assenza di influenza di innumerevoli fattori storico-sociali; tra questi l'ambivalenza degli adulti nei confronti della autonomia dei giovani, il ritardo nel dare loro responsabilità reali, la pluralità o conflittualità delle proposte di valori o ideologiche, la conflittualità sociale, la crisi economica recente e la crisi perenne delle istituzioni tradizionali, la debolezza delle vecchie e nuove istituzioni promotrici di associazionismo giovanile.
Le difficoltà ora ricordate assumono infine una ulteriore colorazione spesso per contagio ed imitazione degli adolescenti di poco più anziani, quella delle matrici culturali e affettive di cui ho parlato nella prima parte. Così si spiega il comportamento denunciato da insegnanti ed educatori dei giovani del biennio superiore: arrendevoli, senza contestazione né progetti né interessi, poco sollecitati dalla politica guardano alla vita con pessimismo o angoscia e ciò vale ancor più per i giovani delle scuole che danno una professionalità molto bassa e nessuna prospettiva di impiego entro tempi brevi.

Problemi educativi

Se le premesse poste hanno fondamento, si possono ora esporre alcuni grossi problemi educativi.
Il primato dell'esperienza e il valore dato alla ricerca dell'identità, libertà pongono il problema dell'accompagnare e guidare nel rispetto di questa delicata ed ambigua realtà.
In particolare si pone il problema della pericolosa caduta di ogni componente di responsabilizzazione collettiva e quindi anche politica e/o istituzionale. L'ambivalenza relativa ai «valori emergenti» (sesso, corporeità, femminismo, creatività...) può aprirsi sia ad una profonda riscoperta del problema del significato esistenziale e ultimo (la stessa cosa vale per la componente di angoscia e timore dell'avvenire dell'uomo) oppure a forme auto o etero-distruttive come violenza, droga, isolamento, alienazione.
L'ambivalenza degli adulti verso i giovani e in particolare il rifiuto di affidare loro un lavoro, pongono il problema della revisione di importanti settori della vita sociale ed economica attuale sia riguardanti il lavoro sia la politica della gioventù praticamente inesistente.
Alla crisi delle istituzioni e al rifiuto delle istituzioni educative e in particolare di quelle confessionali, deve corrispondere una assunzione di maggiore responsabilità nei confronti degli adolescenti da parte di tutte le istituzioni (ivi comprese le agenzie della comunicazione sociale) e una rispettosa e discreta presenza degli adulti su tutte le aggregazioni giovanili di carattere spontaneo.
In generale ancora, il rifiuto degli adulti con tutte le ambivalenze che l'accompagnano e la caduta delle forme comunitarie tradizionali (famiglia patriarcale, villaggio, parrocchia...) pongono un problema agli adulti. Questi infatti non possono dispensarsi dal cercare e tentare senza posa mille forme diverse di amicizia e soprattutto di vita comunitaria, senza il mito di una fondazione imperitura né della intuizione generale valida per tutti; in modo particolare sono i gruppi dei più giovani adolescenti a soffrire e questo soprattutto negli ambiti non istituzionali (tempo libero, parrocchia, gruppi spontanei), di carenza di presenza adulta; spesso i loro «educatori» sono dei giovani di appena due anni più vecchi.

CONCLUSIONE

Questo discorso non va verso una conclusione, ma verso un dibattito; alcuni elementi per delle conclusioni sono già contenuti nella elencazione appena fatta dei problemi. Qui vorrei portare l'attenzione su due punti particolari che mi sta a cuore comunicare.
Se le cose che ho detto nella sostanza colgono nel segno, gli educatori si trovano oggi a dover scegliere tra due proposte di soluzioni. Di fronte a questa situazione di adolescenza strutturalmente, culturalmente ed esistenzialmente instabile (e se mi si permette anche «instabilizzata») gli educatori o meglio gli adulti si possono porre accanto agli adolescenti come amici che si dispongono a fare un pezzo di strada insieme, pronti a rivelare il loro messaggio ad un certo momento, come Gesù con i discepoli di Emmens; oppure, facendo appello a desideri insoddisfatti e bisogni profondi, possono proporre con forza, coerenza interna ed emotività, modelli di comportamento e di pensiero globali ed esigenti.
Nel primo caso prevalgono l'ascolto, il rispetto della loro esperienza, una crescita accompagnata ma lenta, il metodo della coscientizzazione, nel secondo prevale una proposta culturalmente già elaborata, metodo, obiettivi e valori già costituiti. La mia preferenza va al primo tipo di risposta.
A mio modo di vedere occorre meditare su un'altra proposta: mentre la politica attuale cammina nella direzione di considerare i giovani come una categoria sociale da gratificare ed assistere con continue beneficenze statali, economiche e legislative, con il risultato di farne una categoria di emarginati il cui ingresso nel lavoro è sempre più ritardato, occorre invertire totalmente il senso di marcia e creare le condizioni che permettono a tutti i ragazzi e le ragazze di iniziare il lavoro retribuito e produttivo a tempo parziale all'età di 15 anni; lo studio deve affiancarsi in misura diversa a seconda delle aspirazioni, età e del progetto personale di ciascuno.