(NPG 1977-06-73)

 

Nel dicembre scorso si è svolto a Torino il Convegno «Vacanze ragazzi», per iniziativa della Regione Piemonte, allo scopo di precisare l'impegno dell'ente locale nei riguardi della salute e dello sviluppo educativo dei ragazzi in età evolutiva.
A questo convegno furono invitate anche le comunità ecclesiali, da sempre impegnate in questo campo. Presentiamo la relazione tenuta dal rappresentante dell'ANSPI, Giancarlo Avataneo, che ha parlato anche a nome di alcuni altri gruppi ecclesiali.
Ai lettori non sfuggirà l'attualità dell'argomento, che ricalca situazioni piuttosto diffuse in numerose altre regioni. Ciò che ci sembra importante è che all'interno delle chiese ci sia veramente questa presa di posizione e la verifica attenta del proprio servizio educativo, non tanto per collocarsi in una posizione di allarmismo e di difesa; quanto per qualificare sempre meglio e inquadrare con chiarezza la propria presenza nella società civile.
Occorre allora stare attenti che non facciano «prodezze» durante le gite, nel mangiare o nell'esporsi a sbalzi di temperatura non opportunamente protetti.
«Siamo presenti con interesse a questo convegno come ANSPI, Associazione Nazionale san Paolo per l'assistenza alla gioventù, ente civile e morale... (seguono dati dell'Amici, delle colonie salesiane, alcuni dati di centri emisi' parrocchiali, e della colonia volante ldroid_J. Questa esperienza cristiana, qui !lambire». te accennata, ha un progetto educativo. 1 i ~- getto della crescita globale della pascer nella comunità con particolare attenzione alla Aurei- sione religiosa e cristiana e ai valori dell'amicizia, della solidarietà, impegno sociale, maturazione affettiva, cultura, libertà...
Questo intervento sta a dimostrare la sensibilità di noi cattolici, nei confronti di questa importante fascia di problemi che riguardano l'educazione dei ragazzi nel tempo estivo. Oltre che la comunicazione delle nostre esperienze in merito, desideriamo qui indicare le motivazioni che sorreggono la nostra posizione.
1. La chiesa ha bisogno di propri spazi educativi e ricreativi per formare liberamente coscienze cristiane e per liberamente svolgere la sua missione di evangelizzazione e promozione umana (vedi Concilio, Educazione cristiana n. 3-6). Anche su questo punto non rivendichiamo privilegi. Si tratta di difendere beni e istituzioni che sono il frutto di sudori e di sacrifici di molti poveri, di molti operai, di molte famiglie del popolo. Si tratta di veri diritti che le comunità ecclesiali reclamano per poter attuare la propria originalità educativa e poter diffondere pubblicamente il proprio influsso culturale, secondo il compito essenziale e imprescindibile della loro missione.
2. Siamo consapevoli di avere alle nostre spalle una lunga tradizione in merito che ha generato nella Chiesa locale figure e istituzioni che per tanti versi hanno anticipato e sollecitato l'attenzione degli enti locali nel loro compito di «servizio» per la risposta ai bisogni sociali e personali.
3. Le strutture educative e ricreative della Chiesa per i ragazzi non hanno rivestito in passato una pura funzione di supplenza e non vogliono essere in concorrenza a quelle gestite dall'Ente locale. Un effettivo lavoro di risposta ai bisogni della società, infatti, può venire solo da libere e valide iniziative di base alle quali lo stato mette a disposizione gli strumenti materiali per organizzarsi. Chiarisco: libero nell'ambito di leggi quadro regionali e/o statali.
Non c'è una risposta univoca ai bisogni. La risposta ai bisogni non è un fatto tecnocratico, di mera efficienza, ma essa dipende ed è legata ad una concezione dell'uomo e dei suoi bisogni. Questo è ancora più vero quando è chiamato in causa non il verde pubblico o il problema dei trasporti, ma l'educazione dei giovani.
4. Sarebbe gravemente scorretto e in linea con una concezione totalizzante dell'Ente locale considerare le strutture ecclesiali come «private» o che per essere riconosciuti di effettiva utilità pubblica debbano venire gestite direttamente dallo Stato e dai funzionari dell'Ente locale. È pubblico ciò che risponde di fatto ai bisogni della base popolare ed è da questa riconosciuto e usato come un servizio.
5. A partire da queste nostre convinzioni, che riteniamo oltretutto, più convincentemente democratiche, ci sia consentita una domanda: è compito della Regione e del Comune gestire l'educazione dei ragazzi o non è forse più esatto che Regione e Comune forniscano servizi e strumenti perché le libere iniziative dei cittadini possano svolgersi con serenità, nel rispetto di tutti?
Perché ciò possa avvenire occorre ribaltare il criterio oggi prevalente secondo cui la gestione diretta da parte dell'Ente pubblico è la norma, mentre l'autogestione è l'eccezione o meglio una concessione che lo Stato fa ai privati in attesa di poter prendere il loro posto non appena sarà possibile.
6. Quale richiesta ci sentiamo di fare in questa sede all'Ente locale? Gli enti locali devono – entro scelte di priorità definite in sede politica – finanziare e realizzare strutture nell'ambito delle quali potranno trovare spazio esperienze permanenti di autogestione.
Stimolati dalla sensibilità che in questa materia dimostrano i nostri amministratori, continueremo come Chiesa un confronto su queste tematiche nei nostri ambienti, certi che l'Ente locale prenderà in seria considerazione le proposte operative che da questi confronti emergeranno.