Franco Floris

(NPG 1977-06-47)


Da più parti si sta riproponendo in termini nuovi il problema della educazione dei preadolescenti alla preghiera. È la stessa crisi di partecipazione alla eucaristia che stimola a trovare nuove forme di educazione alla preghiera. I ragazzi non sanno vivere l'eucaristia anche perché in genere non sanno pregare e in particolare non sanno pregare «celebrando». Parlare di scuola di preghiera significa provare ad inventare nuovi strumenti educativi che non solo permettano al ragazzo di pregare ma che, per la loro conduzione e per lo stile con cui vengono vissuti, siano di fatto incontri di iniziazione al mondo della preghiera e della celebrazione.
Il discorso, come si è detto, è ormai avviato da più parti. Non sempre in modo soddisfacente, specie per quei gruppi in cui esiste solo più preghiera e niente vita di gruppo e educazione all'impegno nel quotidiano.
Consci dell'importanza di programmare con attenzione e organicità un insieme di interventi educativi che nel loro insieme possano essere considerati scuola di preghiera, anche noi tentiamo un contributo.
Sia subito chiaro che il vero intento non è quello di spingere ad aggiungere pratiche a pratiche, ma soltanto di aiutare a ripensare con una certa organicità quanto già si fa. Questo abbozzo intende però essere anche un appunto al disinteresse di alcuni ambienti educativi per l'educazione dei ragazzi alla preghiera. Una critica a quegli ambienti in cui la vita di preghiera si svolge con gli stessi criteri di 20 anni fa e, purtroppo, con gli stessi metodi educativi fatti di ripetizione di gesti e formule, di obbligo più o meno velato, di intruppamento. Non vogliamo mettere tutto sotto accusa. Ma non possiamo non denunciare un certo disinteresse e pressapochismo, i cui frutti si vedono non appena i ragazzi finiscono la scuola media e già durante la stessa scuola media.

ALCUNE SCELTE PRELIMINARI

Nel proporre una scuola di preghiera abbiamo fatto delle scelte. Vi spendiamo qualche parola, anche per non doverci ritornare più avanti.

Educare a pregare più che far pregare
I ragazzi hanno diritto di pregare perché battezzati e sono di per sé in grado di pregare, ma normalmente non lo sanno fare. Negli ambienti educativi di una volta il servizio che si faceva ai ragazzi era di dare la possibilità di pregare. Oggi il servizio sembra dover essere quello di educarli a scoprire la preghiera. In questa scelta emerge non solo la preoccupazione che i preadolescenti durante la preghiera preghino, ma che lentamente trovino uno spazio alla preghiera nella loro vita.

Educare a pregare dentro il processo di integrazione fede-vita
A questa scelta abbiamo dedicato un intero articolo (1). Riprendiamo brevemente. È importante ai fini della maturazione del ragazzo che tutti gli interventi educativi, anche quelli relativi alla preghiera, siano studiati in relazione al progetto educativo globale e, in particolare, ín relazione all'itinerario di catechesi ín cui il ragazzo è inserito.
L'educazione alla preghiera deve rispettare tale processo e la preghiera stessa deve trovare il suo specifico proprio nei confronti di tale processo, qualificandosi come momento «celebrativo» in cui il quotidiano manifesta la sua dimensione di salvezza e viene riprogettato in modo sempre nuovo a partire dal modello di uomo di Gesù.

L'importanza delle esperienze educanti
Una pedagogia della preghiera non può essere soltanto dí tipo informativo su cosa sia preghiera, ma deve essere impostata su incontri studiati e proposti proprio come «esperienze di iniziazione alla preghiera». Conviene spiegare. Un adulto prega perché sente il bisogno di pregare; prega per pregare. Anche se ogni momento di preghiera è educante per quello successivo, la sua preoccupazione è solo pregare. Il preadolescente invece si trova in una situazione diversa: ha bisogno di imparare a pregare; ha bisogno perciò di esperienze educanti alla preghiera.
Parliamo di esperienze, per dire che devono essere incontri che coinvolgono gesti e parole, motivazioni profonde e emozioni, relazioni sociali e riferimento continuo al vissuto. Non possono essere quindi momenti riducibili alle classiche preghiere del mattino o della sera.

Una scuola di celebrazione a partire da PROGETTO UOMO
Per concretizzare la scelta di inserire l'educazione alla preghiera nel progetto educativo globale e in quello catechistico faremo riferimento ad un testo di catechesi molti conosciuto, PROGETTO UOMO (Elle Di Ci, Leumann 1975). La scelta di PROGETTO UOMO è motivata dal metodo antropologico su cui si basa, dal fatto che si preoccupa, di volta in volta, di dare indicazioni proprio sulla educazione alla preghiera, dal fatto che, scheda per scheda, presenta una serie di atteggiamenti a cui fare attenzione per uno sviluppo armonico del ragazzo, atteggiamenti che stanno alla base anche della preghiera.
L'adozione di PROGETTO UOMO ha comportato subito un problema e cioè integrazione fra pista catechetica e anno liturgico, a cui di fatto nel testo non si fa sufficiente riferimento. La proposta che facciamo è di spostare alcune schede, per farle coincidere con un certo periodo liturgico e di aggiungerne altre – cosa del resto consigliata dagli stessi autori del testo – per sviluppare temi più vicini al tempo liturgico che si sta vivendo.
Per motivi di spazio e di tempo, il lavoro di ripensamento del testo in termini di scuola di preghiera è, in questo articolo, limitato al primo anno.

Un corretto rapporto tra preghiera ed eucaristia
ln diversi ambienti educativi quando si parla di preghiera si pensa ormai unica mente alla eucaristia. Ogni volta che si vuoi invitare i ragazzi alla preghiera s celebra una eucaristia. E così la eucaristia esaurisce tutto il mondo della pre ghiera.
Una prassi del genere solleva diversi interrogativi. È giusto anzitutto che la vita di preghiera venga ridotta alla sola eucaristia? Quale posto deve occupare la eucaristia nella vita e nella preghiera del cristiano? E fino a che punto l'eucaristia è il mezzo migliore per educare a pregare e a celebrare?
Con questi interrogativi non vogliamo dire né che l'eucaristia non educa alla preghiera né che non si deve celebrare la eucaristia durante la settimana, ma soltanto che i ragazzi devono poter accedere ad altre forme di preghiera, e che bisogna essere rispettosi del ruolo tipico della eucaristia nella vita del gruppo e della comunità.

SCOPO, TERMINI E LIMITI DELLA PROPOSTA

Obiettivo di ogni scuola di preghiera è abilitare a «rispondere» alla parola che Dio ci ha rivolto e sempre ci rivolge, creando le condizioni umane perché questa risposta sia possibile (un ambiente ed un clima adeguato, dei momenti di calma, la capacità di prendere in mano la propria vita di ogni giorno...), facendo sperimentare con gradualità le diverse modalità di preghiera (supplica, azione di grazie, confessione di fede, apertura ad un nuovo impegno nel quotidiano...), abilitando a celebrare, cioè a riprendere il quotidiano per coglierne il senso di salvezza che gli deriva dalla Pasqua di Cristo, per farne luogo di comunione con Dio.
Tutto questo non tanto aggiungendo, come già detto, pratiche a pratiche, ma riprogettando i tempi di preghiera a cui normalmente si invitano i ragazzi durante la settimana, nei giorni di ritiro, negli esercizi spirituali.
La proposta è di dare vita a dei gruppi di educazione alla preghiera. 20-30 per gruppo, altrimenti non si crea un clima di dialogo e di ascolto adeguati. Come non ha senso fare scuola di matematica a 200 ragazzi non ha nemmeno senso fare loro scuola di preghiera.
La scadenza degli incontri non può essere fissata a tavolino. Una buona scadenza sembra essere una mezz'ora di incontro alla settimana.
Il gruppo dovrà riunirsi in un ambiente piacevole e tranquillo, dove sia facile il dialogo, la concentrazione, il sentirsi gruppo.
Conviene che ogni ragazzo abbia il suo quaderno della preghiera. Se opportuno, può essere lo stesso quaderno in cui i ragazzi devono raccogliere le schede di PROGETTO UOMO. Nel quaderno si raccolgono canti, indicazioni di tipo didattico sulla preghiera, preghiere personali e degli amici, disegni. In fondo, più che dare in mano un libro di preghiera, già fatto, può essere molto interessante costruire lentamente il libro di preghiera del gruppo.
Inutile insistere sulla importanza del canto. Diciamo solo che il canto eseguito o anche solo ascoltato può costituire il centro dello stesso incontro di preghiera. Purché il canto non sia usato come riempitivo, come intervallo, ma come vera preghiera.
Poiché la scuola di preghiera che proponiamo è strettamente collegata alla catechesi, l'animatore della preghiera dovrà essere lo stesso che anima la catechesi. Se questo non è possibile è fondamentale che tra i due si instauri una stretta collaborazione.
Una parola anche sui ritiri, esercizi e altri incontri di tipo religioso. Occorre che anche questi momenti vengano programmati a partire dal cammino catechistico che i ragazzi stanno facendo. E l'esperienza di preghiera di quei giorni non dovrà essere a sé stante, ma diventare tempo forte della stessa scuola di preghiera. I ritiri, in particolare, potranno essere incontri riassuntivi del cammino fatto nelle diverse unità, momento celebrativo determinante del lavoro svolto insieme.

META EDUCATIVA GLOBALE E UNITÀ EDUCATIVE IN PROGETTO UOMO /1

Vediamo ora più da vicino il primo anno di catechesi di PROGETTO UOMO per tentare di riprenderlo in termini di scuola di preghiera.
PROGETTO UOMO ha un suo modo caratteristico di procedere: prende l'avvio dalla esperienza umana, dai valori scoperti nella vita e cerca di comprendere in chiave religiosa questa esperienza e questi valori. La scuola di preghiera non può non tener conto di questa scelta. Deve partire da questa esperienza.
Al centro della catechesi del primo anno sta la scoperta di un mondo nuovo che cresce accanto al preadolescente, lui pure in crescita, e del progetto di Dio sul mondo: l'uomo nuovo, Gesù Cristo. Il dinamismo psicologico proprio di questa età viene rintracciato nel superamento dell'egocentrismo della infanzia e nell'affermazione di un atteggiamento di scoperta. L'apertura nuova del preadolescente non riguarda solo l'estensione delle sue conoscenze, ma tende ad andare in profondità fino a scoprire il senso della sua esistenza, delle cose, del mondo. In questa prospettiva di scoperta viene anche proposto l'accostamento ad un vangelo, quello di Marco.
Alla luce di questo orientamento di base, PROGETTO UOMO/1 delinea come segue il suo itinerario catechistico:

I UNITÀ: IL PREADOLESCENTE DI FRONTE A SE STESSO E AGLI ALTRI
– Eccomi! Mi presento (scheda 1)
– La mia storia (scheda 2)
– La storia la facciamo insieme (scheda 3)
– Due modi di camminare insieme (scheda 4)
– Festeggiamo la nostra novità (scheda riassuntiva, sul Battesimo)

II UNITÀ: IL PREADOLESCENTE DI FRONTE AL MONDO
– Scopro un mondo in crescita
– La mia scuola: una finestra aperta sul mondo
– Scopriamo che il mondo è un «segno» da interpretare
– Scopro tra i popoli molte religioni

SINTESI DELLE DUE UNITÀ
Obiettivo: aiutare il ragazzo a prendere posizione in maniera operativa stesso e al mondo confrontandosi con un modello: ABRAMO.
– Rendo migliore íl mondo nel posto dove mi trovo
– Abramo, un uomo in cammino verso un mondo nuovo.
La storia di Abramo e la mia storia

III UNITÀ: SCOPERTA DI GESÙ, L'UOMO NUOVO
Costituisce la parte centrale del programma.
– Scopriamo i segni di Dio nella nostra storia.
Il segno più grande che Dio ci fa della sua presenza nella storia è suo figlio Gesù Cristo
– Il mondo di Gesù
(scheda 5) (scheda 6) (scheda 7) (scheda 8)
di fronte a se (scheda 9) (scheda 10)
(scheda 11) (scheda 12)
– Una giornata di Gesù
– Le parole di Gesù
– Le potenti azioni di Gesù
– Voi che dite? Chi sono io?
– Il cammino di passione di Gesù. Gesù sofferente e vittorioso
– Quest'uomo è il Figlio di Dio
– Seguiamo Gesù(scheda 13) (scheda 14) (scheda 15) (scheda 16) (scheda 17) (scheda 18) (scheda 19)

RIFORMULAZIONE DELLE QUATTRO UNITÀ PER LA SCUOLA DI PREGHIERA

Prima di procedere ci permettiamo una indicazione per i lettori. Per una comprensione adeguata della proposta che stiamo facendo è indispensabile a questo punto una lettura in parallelo che confronti continuamente contenuti e metodi della Guida di PROGETTO UOMO/1 e la nostra riformulazione per la scuola di preghiera. Una scarsa o nulla conoscenza della Guida pregiudica in fondo la possibilità di recepire la reale portata di quanto andremo dicendo.

PRIMA UNITÀ: INSIEME VERSO UN MONDO DA SCOPRIRE

Questa unità dovrebbe comprendere il periodo dall'inizio dell'anno a Natale. In PROGETTO UOMO è composta di quattro schede. Noi proponiamo di aggiungerne almeno una in vista del Natale.
La proposta di questa unità è incentrata sulla scoperta di sé come alterità, in una nuova classe o gruppo di amici, all'inizio di una fase fondamentale della propria vita, in cammino verso la scoperta del mondo e verso un inserimento responsabile nella società.
Usando come chiave di lettura di tutta la unità il tema della strada crediamo sia facile una lettura religiosa attraverso la presentazione di Gesù come uno che vuol fare la strada con noi. Il tema della incarnazione e del Natale, cioè, riletti come inserimento di Gesù nella avventura della vita di ognuno e del gruppo. Questa prima unità, proprio per i temi catechetici che affronta, può prestarsi molto bene per una introduzione globale al mondo della preghiera: la preghiera cristiana non come domanda ma anzitutto come risposta; il contesto umano personale e di gruppo in cui ha senso la preghiera, il rapporto tra preghiera e ciò che si vive nel gruppo o nella scuola.

Eccomi! Mi presento
Pregare non è recitare delle formule per soddisfare un dovere, ma intrattenersi con una persona che chiamiamo Dio; non è sfogarci davanti a qualcuno che non vediamo, ma rispondere a qualcuno che ha già parlato e che attende la nostra risposta. È importante che nel primo incontro di preghiera ci si presenti l'un l'altro e che attraverso un brano biblico anche Dio... si presenti.
Perché sia messo in risalto il carattere di risposta della preghiera cristiana, conviene che il brano biblico preceda le presentazioni tra i presenti. Se i ragazzi non sono ancora in grado di presentarsi a Dio con parole proprie, l'animatore può intervenire e presentare, a voce alta, se stesso e il gruppo a Dio, riassumendo quanto di interessante fosse emerso nel dialogo dei ragazzi fra di loro.
Fin dal primo incontro deve crearsi un clima di confidenza, non solo tra l'animatore e i ragazzi ma anche tra gli stessi ragazzi. Essi devono imparare ad ascoltare e a esprimersi con sincerità e fiducia.
Conviene che fm dal primo incontro si impari un canto. Deve essere scelto con attenzione in modo che il gruppo possa farlo suo con facilità e ci trovi gusto a ripeterlo più volte, per interiorizzarlo. Si può distribuire una scheda con il canto che si esegue. Converrà anche che si usi il quaderno della preghiera lasciando qualche minuto perché ognuno scriva la sua preghiera.

La mia storia
La preghiera è un incontro tra persone che si raccontano la propria storia, ciò che si vive giorno per giorno, ciò che si ha in cuore per il futuro.
Non si insisterà mai abbastanza sulla preghiera come narrazione della propria vita al Signore. Intanto perché per il ragazzo raccontare è la forma più facile per esprimersi. Ma soprattutto perché per un cristiano la vita è spazio in cui Dio fa dono della salvezza. Narrare è la preghiera dei salmi e della Bibbia in genere.
In questo incontro si può riprendere il materiale della seconda scheda di catechesi, in cui ognuno è stato appunto invitato a raccontare la propria storia. L'incontro può essere incentrato proprio sulla lettura rivolta a Dio della storia dei presenti. Sarà compito dell'educatore far rilevare come queste diverse storie ora si sono incontrate e far vedere la ricchezza di questo fatto per poi invitare i ragazzi a scrivere nel proprio quaderno una preghiera in cui si manifestano i sentimenti che si provano: ansia, gíoía, incertezza di fronte alla avventura dí un anno scolastico con nuovi insegnanti e nuovi amici, ringraziamento perché si sente di essere in una fase stupenda della propria crescita. Se è il caso l'animatore inviterà qualcuno a leggere la sua preghiera o semplicemente esprimerà a voce alta una preghiera per l'avventura che sta incominciando a vivere con i ragazzi nella scuola di preghiera.

La storia la facciamo insieme
La preghiera cristiana è preghiera anzitutto comunitaria, non perché non si creda alla importanza della preghiera personale ma perché la preghiera comunitaria è il vero spazio anche per quella personale. Personale nel momento in cui il singolo aderisce in profondità ai gesti e alle parole della comunità e nel momento in cui il singolo viene invitato a raccogliersi in silenzio per rispondere a Dio. È dunque importante che si educhi i ragazzi da una parte ad identificarsi nelle preghiere del gruppo e dall'altra ad esprimersi in un dialogo silenzioso nei momenti in cui la preghiera del gruppo lo prevede.
In questo incontro occorre invitare i ragazzi a tutte e due le forme di preghiera, magari proponendo che, nei momenti di silenzio, ognuno prenda in mano il quaderno per scrivere la sua preghiera e creando un clima di intensa partecipazione perché possa facilmente fare sua la formula di preghiera recitata da tutto il gruppo.
Non meno importante è discutere con i ragazzi quale posizione assumere durante la preghiera: quella in fila tra i banchi o quella in cerchio? Noi optiamo per la seconda, proprio per educare a pregare insieme. È chiaro però che la scelta non deve essere imposta ma discussa con i ragazzi. Di questa discussione è bene che ogni ragazzo faccia relazione nel suo quaderno di preghiera, riportando, per esempio, i disegni del gruppo in fila o del gruppo in cerchio, aggiungendo gli opportuni commenti e componendo una preghiera sulla gioia di pregare insieme e sul bisogno che si ha degli altri per pregare. Se opportuno, si può anche dare tempo perché ognuno trascriva nel suo quaderno la preghiera di un amico. In certi casi può anche essere costruttivo guidare i ragazzi a scrivere una preghiera in due o tre.

Due modi di camminare
L'impressione che molti ragazzi hanno della preghiera è di qualcosa di noioso e di astratto. In una scuola di preghiera è importante che questa impressione venga cancellata fin dai primi incontri.
La scheda catechistica corrispondente a questo incontro può aiutare proprio a collegare strettamente quotidiano e preghiera, riprendendo quanto è emerso nell'incontro catechistico e trasformandolo in preghiera. Una preghiera che potrà essere di verifica, di ringraziamento, di assunzione di impegno per il futuro, di supplica...
L'incontro può ruotare attorno al simbolo del carro che sintetizza tutta la scheda.
Il gruppo può preparare in antecedenza un grande cartellone con il simbolo e avviare un dialogo sul significato del disegno. Il clima di fiducia reciproca che si instaurerà permetterà ad ognuno di prendere la parola. E questo è fondamentale non solo per il confronto sul disegno ma anche per far sì che si superi quella diffidenza che impedisce a molti di esprimersi in una preghiera pubblica.
La preghiera vera e propria può essere incentrata sulla gioia che ognuno prova nel sentirsi responsabile del buon andamento del carro della scuola o del gruppo e sulla assunzione di un chiaro impegno perché il carro proceda in avanti.
Ognuno scriverà la sua preghiera nel quaderno. Se è opportuno si forma un cerchio dandosi l'un l'altro la mano e poi si prega ringraziando il Signore per il fatto di poter collaborare al bene di tutti e assumendosi l'impegno di «tirare il carro».

Gesù cammina con noi (scheda da aggiungere sul Natale)
In PROGETTO UOMO/1 a questo punto del cammino troviamo la scheda sul Battesimo. Pensiamo che il suo vero posto è il periodo pasquale e che è invece opportuno inserire qui una o due schede che introducano alle feste natalizie. Oltretutto il tema del Natale è in continuità stretta con quanto svolto finora: Gesù viene in mezzo a noi, per camminare con noi lungo la strada della vita per darci coraggio, per non lasciarci arrendere, per guidarci verso il mondo nuovo.
Una simile presentazione del Natale deve far sentire il suo influsso nella preghiera: deve creare ottimismo, fiducia nella vita, speranza per tutti, disponibilità a mettersi a servizio degli altri, gioia perché Dio si è fatto uno di noi.

L'educazione degli atteggiamenti
Perché la scuola di preghiera sia proficua è necessario che sia sostenuta da tutto il lavoro della comunità educativa. Un aspetto particolare di questo lavoro è dato dalla attenzione educativa agli atteggiamenti umani che rendono possibile la stessa preghiera.
Per ogni unità indicheremo, per forza di cose molto sommariamente, quali sono gli atteggiamenti a cui la comunità dovrebbe prestare particolare attenzione. Durante lo svolgimento della prima unità crediamo sia opportuno curare questi atteggiamenti: il senso del dialogo, dell'ascolto, della fiducia reciproca; la coscienza di aver bisogno degli altri e di essere in grado di dare qualcosa agli altri; la capacità di stare insieme e di voler stare insieme; l'accettazione gioiosa di se stessi e delle proprie qualità, la consapevolezza della propria originalità; l'attenzione ai fatti di ogni giorno per viverli con calma e tranquillità superando l'ansietà che può nascere dal trovarsi in una nuova scuola; la capacità di assumersi impegni precisi di fronte alla classe o al gruppo...

I grandi simboli e centri di unità
Ogni incontro di preghiera va progettato come parte di un tutto. Proprio per questo ogni incontro sarà parziale; non dovrà cioè pretendere di dire tutto sulla preghiera o di far sperimentare tutte le forme di preghiera.
Ciò che si chiede invece è che ogni incontro abbia un suo ruolo preciso. Un incontro non giustificato, fatto magari perché c'è da rispettare delle scadenze, pregiudica anche gli altri incontri.
Per caratterizzare i singoli incontri non si devono ricercare soluzioni complicate. Basta, di volta in volta, un cartellone, un collage fotografico, una serie di diapositive, una frase-slogan, un atteggiamento del corpo, un canto. Saranno questi elementi che aiuteranno sia l'animatore che il ragazzo a trovare il centro di unità della preghiera.
Dei simboli abbiammo già fatto cenno parlando del «carro della classe» e del «fare cerchio». Altri simboli possono essere inventati dagli stessi ragazzi.

SECONDA UNITÀ: UN MONDO DA SCOPRIRE COME SEGNO DI DIO

Questa unità potrebbe comprendere il periodo dopo Natale, fino all'inizio della Quaresima.
Per meglio configurarla riteniamo opportuno spostare alcune schede e comporre la sequenza con le schede 5-8 e 10.
Mentre la prima unità aveva lo scopo di introdurre globalmente nel mondo della preghiera e creare le condizioni ambientali per poter pregare, questa unità vuole guidare alla preghiera mediante la lettura dei «segni» della presenza di Dio in noi e attorno a noi.
Alla base sta l'educazione a ritrovare Dio nelle cose che si fanno giorno per giorno. In particolare, stando ai temi di PROGETTO UOMO/1, nella «scoperta del mondo», tipica del preadolescente.
Educare a pregare attraverso la lettura dei segni è una scelta decisiva per la nostra preghiera, spesso ancorata alla concezione che per pregare bisogna chiudere gli occhi e dimenticare ciò che esiste. Un intimismo per niente cristiano, perché dimentica che l'economia dei segni ha il suo fondamento nel mistero della incarnazione. Vogliamo che i ragazzi arrivino a pregare leggendo con attenzione ciò che li circonda.
Un momento contemplativo, ma tutt'altro che passivo, perché contemplazione non solo della natura ma anche della storia che si trasforma per mano dell'uomo, segno anche lui della presenza di Dio. Una contemplazione che trova il suo modello in Abramo che si lascia provocare dai segni di Dio e si incammina per un mondo nuovo.

Scopro un mondo in crescita
La prima grande realtà da interpretare come segno è la crescita del mondo e il ruolo determinante che vi gioca l'uomo. Segni suggestivi, anche se carichi di ambiguità. Si tratta di meravigliarsi per la bellezza del creato e di ciò che l'uomo ha costruito, senza ingannarsi sui segni di controprogresso che accompagnano la crescita dell'umanità. Una preghiera che è lode, azione di grazie, meraviglia, richiesta di perdono, interrogativi sul futuro...
Per la conduzione dell'incontro: la preghiera va fatta davanti al materiale che si è adoperato o elaborato durante la catechesi; preghiera animata perciò da diapositive, cartelloni, disegni, simboli del progresso umano e delle sue macchie e rischi; momenti di silenzio davanti a foto della natura per lasciarsi riempire dalla loro ricchezza, per far emergere dal di dentro sentimenti e parole...

La mia scuola, una finestra sul mondo
Della scuola si è già parlato nella scheda 4, sotto l'aspetto dell'impegno. Qui l'angolatura è diversa, più contemplativa di ciò che effettivamente è la scuola per la scoperta del mondo.
Riflettendo su ciò che si vive a scuola e aiutando a maturare queste riflessioni come preghiera, si educa ad una preghiera che sgorga dalla vita e si accompagna al suo cammino, favorendo l'integrazione fede-vita-celebrazione. Una preghiera, questa su ciò che si scopre a scuola, che si fa azione di grazie, gioia e meraviglia per ciò che si scopre di nuovo, ammirazione per colui che ci sorride dietro al creato.
Per la conduzione dell'incontro: si può presentare dei cartelloni delle diverse materie, materiale didattico, testi scolastici. L'importante è che si sia in grado di aiutare i ragazzi a capire perché si presenta tutto questo materiale. Molto utile può essere ascoltare interviste registrate dei diversi insegnanti che spiegano il senso profondo della loro materia per comprenderla come segno di Dio.

Il mondo, un segno da interpretare
Per l'educazione alla preghiera siamo ad una tappa decisiva. Tutta la scheda di PROGETTO UOMO è del resto incentrata su un salmo, il salmo 8, sulla grandezza del creato e dell'uomo. Un lavoro intenso su questo salmo può condurre ad una forte esperienza di preghiera di lode e contemplazione del creato e dell'uomo come segno dell'amore di Dio. Un aspetto tipico della preghiera cristiana: la preghiera «francescana» del Cantico delle creature, la preghiera dei poeti della natura e della grandezza e miseria dell'uomo. Non è tutta la preghiera. Ma è sempre un aspetto importante. Per la conduzione dell'incontro: tutto deve ruotare attorno al salmo 8 presentato magari con un montaggio di diapositive che risvegliano l'ammirazione; dopo aver commentato visivamente il salmo lo si può recitare lentamente invitando ognuno a richiamare alla mente le immagini appena viste. Assieme al salmo 8 si può pregare cantando «Laudato sì»; se necessario lo si insegna e lo si ripete più volte aiutando a interiorizzare il ritornello o battendo le mani per manifestare la propria meraviglia e gioia davanti a ciò che il Signore ci ha dato.

La preghiera dei popoli
Se nella catechesi si parla della ricerca di Dio presso i diversi popoli, è facile costruire un incontro di preghiera rifacendosi alle preghiere dei diversi popoli e magari pregandole assumendo le loro posizioni tipiche per la preghiera.

Abramo: la preghiera di risposta all'appello dei segni
Perché il discorso sui segni sia completo occorre fare un passo avanti: dai segni come parola di Dio da accogliere e lasciar penetrare dentro di noi, ai segni come appello di Dio a buttarci nella storia per costruirla con le nostre mani. Abramo è l'uomo che ha saputo interpretare i segni di Dio e tirarne le conclusioni, abbandonando le sue sicurezze e incamminandosi per i sentieri di Dio. La preghiera, nella lettura dei segni, non trova alimento al passivismo ma spinta all'azione responsabile.
Pregare il personaggio di Abramo significa fare propria la risposta di Abramo: la sua fede in Dio, il suo gusto per il nuovo, l'avventura. Una scelta di vita da esprimere nella preghiera, un'assunzione di impegno con cui chiudere la seconda unità dell'itinerario. Per la conduzione dell'incontro: drammatizzazione di alcuni fatti della vita di Abramo e invito a esprimere la propria fede nella vita, nell'avventura a cui Dio chiama ognuno. Tutto l'incontro può ruotare attorno al canto «Esci dalla tua terra». Si può vivere il canto attraverso una processione, intesa come decisione personale di incamminarsi fiduciosi verso la vita.

L'educazione degli atteggiamenti
Gli atteggiamenti da curare durante tutto lo sviluppo dell'unità possono essere quelli che aiutano il preadolescente a leggere con attenzione la realtà che lo circonda, a spalancare gli occhi sul mondo, a sapersi meravigliare, a lasciarsi prendere dalla ammirazione, a gustare ciò che si vede, si tocca e si vive. Una pedagogia del bello, del grandioso, del sublime. Educazione alla poesia, alla finezza dei sentimenti, alla curiosità. Educare a partecipare alla realtà con tutti i sensi del corpo. Un sentire la realtà come qualcosa che provoca, che tocca da vicino, che richiede di prendere posizione.

I grandi simboli e i centri di unità
Negli incontri di questa unità è molto facile riprendere il materiale usato e preparato nella catechesi: cartelloni, montaggi di diapositive, foto di progresso o controprogresso, disegni dei singoli, commento fotografico del salmo 8, drammatizzazione della vita di Abramo...
Particolare importanza assumono naturalmente gli elementi visivi: non si prega chiudendo gli occhi, ma aprendoli sulla natura, sull'uomo, sulla storia...
Al centro dell'unità devono stare il salmo 8 e il personaggio di Abramo. Ad Abramo e alle sue scelte può essere dedicata una giornata di ritiro, culminante nella celebrazione eucaristica.
A Dio che ci parla attraverso i segni anche noi rispondiamo attraverso i segni, la parola e i gesti. Molto rilievo occorre dare al cantare e battere le mani come espressione di gioia, l'adorare in silenzio accoccolati sulle ginocchia per esprimere rispetto per la grandezza di Dio, l'alzare le mani al cielo per proclamare amore per Dio, il camminare processionalmente per manifestare la decisione, al seguito di Abramo, di camminare verso la vita pieni di fiducia...

TERZA UNITÀ: PREGARE LA SCOPERTA DI GESÙ, UOMO NUOVO

Questa unità, che potrebbe estendersi all'incirca a tutto il periodo della Quaresima, dovrebbe comprendere le schede 11-17; le schede 18-19 potrebbero essere riservate alla unità seguente.
Cambia nuovamente il punto di riferimento. Al centro della attenzione e della preghiera non è più il mondo e l'uomo come segni di Dio, ma Gesù, il segno più grande di Dio all'uomo. Questa attenzione a Gesù permette un nuovo approccio alla preghiera, un approccio più vicino a quella che è la preghiera cristiana per eccellenza, l'eucaristia. La scoperta di Gesù e la educazione a vivere la eucaristia dovrebbero procedere insieme.
L'accostamento tra il personaggio Gesù e la preghiera eucaristica è mediato in questa unità dalla lettura del vangelo di Marco: il vangelo diventa così testo e scuola di preghiera.
Nelle indicazioni che seguono, data la maggior evidenza catechistica delle singole schede, ci soffermeremo soltanto sulle indicazioni concrete per educare a pregare. Per ripensare questa unità in termini di scuola di preghiera molto utile può essere scorrere la prima parte di RAGAllI IN PREGHIERA, dove si propongono degli incontri di educazione alla preghiera a partire dal vangelo di Luca (pp. 7-58).

Gesù, il segno più grande
Modalità di base da educare: rispondere a Dio leggendo il segno-Gesù.
Negli incontri precedenti si rispondeva a Dio leggendo i segni della sua pesa adla natura e nell'azione dell'uomo oggi.
Ora si propone di rispondere a Dio «leggendo» il segno-Gesù. L'incontro può sue incentrato sul vangelo in quanto libro che ci parla di Gesù. Si può prevedete adhainatica celebrazione di consegna del vangelo. Gesti possibili: processione per dorme vangelo, incensazione del vangelo come segno di rispetto, prostrazione di tutti dammi al libro della parola Dio... Nelle preghiere «parlate» si può invitare a rendere grazie al Padre perché ci ha dato la sua parola, a professare la propria fede in quanto il vangelo dice, ad impegnarsi per leggere il vangelo giorno per giorno.
Un aspetto interessante: educare a rivolgere la propria preghiera non a Gesù, ma al Padre che ci ha dato Gesù.
Per questo incontro si può vedere anche RAGAllI IN PREGHIERA, pp. 48-49.

Il mondo di Gesù
Modalità di base da educare: pregare è ricordare e narrare ciò che Gesù ha fatto. Proponiamo di pregare davanti ad una grande carta geografica della Palestina, carta preparata secondo le indicazioni della scheda 12. Ciò permetterà di pregare la «concretezza» dell'uomo Gesù. Si potrà pregare riprendendo alcuni dei brani consigliati dalla scheda e rivolgendoli direttamente al Padre, «ricordando» il suo amore per noi in Gesù. C'è la possibilità di una preghiera di ringraziamento, supplica, perdono, ammirazione.

La giornata di Gesù
Modalità di base da educare: esprimere l'ammirazione per l'uomo Gesù.
Un aspetto particolare della preghiera cristiana è la contemplazione del fascino che emana dal personaggio Gesù: pregare la propria ammirazione per quello che lui ha fatto, pregare l'ideale di uomo vissuto da Gesù. Come fare questo? Anzitutto aiutando i ragazzi a trovare affascinante Gesù: mimando le sue azioni, drammatizzando la sua giornata, traducendo in diapositive o disegni i suoi atteggiamenti più umani... Anche questo è preghiera, perché è ascolto e interiorizzazione della parola di Dio. La risposta a questo ascolto può essere sia la preghiera spontanea di ammirazione ed esaltazione gioiosa di Gesù, sia, come già nell'incontro precedente, la traduzione in preghiera di qualche pagina di vangelo.
Il canto «Sei con noi uno d noi» proposto dalla scheda può costituire il legame di tutto l'incontro.

Le parole di Gesù
Modalità di base da educare: l'ascolto, il silenzio, l'interiorizzazione.
Una prima proposta può essere quella di pregare una parabola: drammatizzandola e, subito dopo, attualizzandola nella preghiera. Per questo tipo di preghiera si vedano come sono state pregate alcune parabole in RAGAllI IN PREGHIERA (pp. 97-101). Il manifesto di Gesù proposto dalla scheda permette invece di organizzare un incontro sulla «professione di fede»: accettazione di quello che Gesù dice come norma per il proprio comportamento; accettazione gioiosa di tutto ciò che è bello e buono come segno della presenza del regno di Dio in mezzo a noi.

Le potenti azioni di Gesù
Modalità di base da educare: l'azione di grazie.
Dato il contenuto di questa scheda proponiamo di incominciare a prestare particolare attenzione alla preghiera di tipo eucaristico. Senza prendere ancora in mano le preghiere eucaristiche, come consiglieremo invece più avanti. Lo studio delle potenti azioni di Gesù è occasione per impegnarsi a rintracciare motivazioni sempre più autentiche per dire grazie al Padre.
Per fare questo si possono riprendere e drammatizzare alcuni miracoli di Gesù o, forse meglio, alcuni dei suoi gesti umani più affascinanti (l'amicizia con tutti, la scelta dei poveri, l'affetto per i bambini, la capacità di perdonare, il coraggio di dire la verità...). Dalla drammatizzazione si può passare alla preghiera spontanea di ringraziamento: si incomincia dal ricordare un fatto concreto della vita di Gesù e poi ci si apre alla vera azione di grazie. Si educa così alla sequenza memoria-ringraziamento che è tipica della preghiera eucaristica. Si veda anche RAGAllI IN PREGHIERA, pp. 32 e 34.

Voi chi dite che io sia?
Modalità di base da educare: la professione di fede.
La confessione della propria fede è un altro aspetto importante della preghiera cristiana. Pregare è riconoscere in Gesù il «segno» di Dio, è proclamare davanti agli altri che per noi Gesù è il Cristo.
L'interrogativo di Gesù e la confessione di Pietro possono essere ripresi e drammatizzati perché ognuno possa fare la sua confessione di fede. Suggeriamo di mimare l'episodio o semplicemente di rileggerlo con calma fino alla domanda di Gesù. Si lasci quindi qualche minuto di silenzio in cui ognuno possa scrivere la sua professione di fede. Infine si inviti i ragazzi a proclamare la propria fede, magari compiendo insieme un gesto, come potrebbe essere l'inginocchiarsi in segno di adorazione. Si veda RAGAllI IN PREGHIERA, alle pp. 39 e 56.

Gesù sofferente e vittorioso
Modalità di base da educare: l'azione di grazie usando la preghiera eucaristica. Proponiamo che durante lo studio della passione, morte e risurrezione di Gesù si aiuti i ragazzi a comprendere e pregare con la preghiera eucaristica. Occorre analizzarla insieme, penetrarne la struttura, imparare lentamente a lasciarsi prendere dalla sequenza delle modalità di preghiera (invocazione allo Spirito, narrazione della cena, offerta, intercessione, azione di grazie...). Mentre negli incontri precedenti si è insistito, di volta in volta, su una modalità particolare di preghiera, ora bisogna proporsi di aiutare i ragazzi a vivere insieme le diverse modalità.
Deve trattarsi di incontri di preghiera e non di eucaristie in senso stretto. Ciò permetterà di usare diapositive, foto, cartelloni di commento delle diverse parti; si potrà alternare momenti di spiegazione con momenti di interiorizzazione personale e preghiera comunitaria. Sarà bene che ogni ragazzo ricostruisca nel suo quaderno, commentandola con foto, frasi, disegni, la preghiera eucaristica.
Delle diverse parti della preghiera eucaristica si può ricostruire lo stesso testo, cimentandosi nella creazione di piccoli prefazi, nell'offerta, nelle intercessioni. L'obiettivo finale è la celebrazione eucaristica che concluderà questa terza unità. Celebrazione che, data anche la concomitanza delle feste pasquali, dovrebbe costituire uno dei momenti più forti di tutto l'itinerario di educazione alla preghiera.

L'educazione degli atteggiamenti
Proponiamo di curare, durante questo periodo, due serie di atteggiamenti: quelli relativi all'incontro interpersonale e quelli relativi alla capacità di esprimere con autenticità i propri sentimenti nei gesti che si compiono.
Nella prima unità avevamo già accennato alla capacità di incontro con gli altri. Ma mentre allora ci interessava educare i ragazzi a stare insieme, in gruppo, qui ci interessa educarli direttamente al rapporto con gli altri in quanto tali: la capacità di accorgersi di loro e aprirsi alla loro presenza; la capacità di accogliere e gustare la loro diversità e originalità; il sentirsi realizzati nell'entrare in un rapporto libero e disinteressato con loro; la decisione di dare fiducia e accettare quella che loro offrono; il saper valorizzare adeguatamente le cose che gli altri fanno, i servizi che essi rendono...
Questi atteggiamenti sono da curare per se stessi, ma interessano anche il mondo della preghiera, perché, ad esempio, è difficile credere che chi non è capace di ringraziare gli altri o di accorgersi di loro sia capace di «rendere grazie al Padre» e accettare un dialogo con Lui.
Quanto agli atteggiamenti sottostanti alla espressione, ricordiamo da una parte la capacità di fare attenzione a se stessi, agli altri e alle vicende della vita per volerne afferrare il senso e dall'altra la capacità di realizzarsi con autenticità nei gesti di saluto, di gioia e allegria, nelle manifestazioni in genere delle proprie disposizioni interiori, facendo coincidere intenzione profonda e azione corporea. L'acquisizione di questa capacità espressiva è fondamentale per essere in grado di «fare liturgia», di porre cioè dei gesti e, prima ancora, di proclamare delle parole, che siano espressione della autenticità della fede.

I grandi simboli e i centri di unità
Ci sono gesti e simboli che nella preghiera vanno inventati di volta in volta, in base alla sensibilità espressiva del gruppo, ma sono anche dei gesti e dei simboli direttamente da apprendere perché concretizzazione della esperienza di fede delle generazioni che ci hanno preceduto e ormai parte integrante della nostra liturgia. È a questi gesti e simboli che occorre, come si dice «iniziare», e non tanto attraverso delle spiegazioni quanto attraverso il loro inserimento in celebrazioni appropriate. È importante, ad esempio, educare a cogliere il significato di simboli come il cero pasquale, la luce ed il fuoco, il libro della parola e di gesti come lo stare in piedi, l'alzare le mani al cielo, il mangiare e bere insieme...
Particolare attenzione va posta, naturalmente, per iniziare al grande simbolo della cena. Perché non iniziare i ragazzi a entrare nel mondo della cena mediante celebrazioni che di volta in volta sottolineino una lettura particolare della eucaristia? Perché non organizzare una cena tra amici in cui si benedice Dio e si rende grazie, ripensando opportunamente la cena della Pasqua ebraica? Perché non organizzare una celebrazione che riviva il gesto del mangiare insieme e un gesto che richiami da vicino la lavanda dei piedi di cui parla Giovanni come senso profondo della eucaristia? Perché non organizzare una celebrazione in cui il mangiare con gli amici viene collegato con il racconto della cena di Gesù e con una serie di diapositive sulla sua passione, morte e resurrezione, di cui la cena è memoriale? Perché infine non organizzare una cena che culmina nella lettura di un documento di alleanza-fedeltà tra i presenti e di alleanza-fedeltà a Dio, firmato bevendo tutti alla stessa coppa di vino e mangiando lo stesso pane? Alcune indicazioni utili, da ripensare per altro con molta attenzione, si possono trovare in P. DUFRASNE, Liturgia familiare, Dehoniane 1977.

QUARTA UNITÀ: CON GESÙ, VERSO IL FUTURO DEL MONDO

Questa unità occupa, naturalmente, l'ultima parte dell'anno e segna il ritorno al quotidiano con una «mentalità nuova», con un nuovo atteggiamento di fondo, quello di Gesù.
Di questo ritorno al quotidiano anche la scuola di preghiera sente l'influsso cambiando, ancora una volta, stile. È il momento in cui si educa a pregare con il vangelo in una mano e il giornale nell'altra. È il momento in cui la vita di ogni giorno, nelle cose piccole come nelle grandi, si fa scuola di preghiera attraverso le sue provocazioni e interrogativi. .È il momento ín cui si educa a pregare con i piedi per terra, a pregare la sofferenza e la gioia, la paura e la speranza, l'attesa e la disperazione, evitando intimismi e misticismi.
L'unità che proponiamo non è molto evidente in PROGETTO UOMO/1, dove tutto si riduce ad una scheda sul seguire Gesù. Crediamo utile di costituire questa unità mettendo insieme la scheda volante sul battesimo, la scheda 18 su Gesù Figlio di Dio, la scheda 19 sul seguire Gesù e la scheda 9 sul rendere migliore il mondo nel posto in cui ci si trova. Questa scheda poi, a seconda del tempo a disposizione, può dare inizio a nuove schede sui fatti che toccano da vicino i ragazzi nel quartiere e nella città e sulle decisioni concrete da prendere per rispondere, come Gesù, alle necessità del mondo che li circonda.

Festeggiamo la novità di vita (il Battesimo)
Con la Pasqua di Cristo ha inizio tutto ciò che è nuovo: il cuore dell'uomo, il gruppo e la comunità, la gioia di diventare adulti...
Quale atteggiamento assumere di fronte a questi «doni», che nel Battesimo trovano il loro segno più espressivo?
Anzitutto riproponendo il battesimo come «dono» e come «scelta». La scheda offre alcuni spunti facilmente traducibili in preghiera: grandi cartelloni che fanno rivivere le immagini di base (l'acqua della vita, il cuore di pietra e di carne, il superare l'individualismo per diventare comunità...); gesti di espressione che rivivono le grandi realtà del battesimo (il passaggio – la Pasqua – dalla prostrazione a terra di chi è schiavo, deluso, sconfitto allo stare in piedi di chi viene liberato, aiutato a ritrovare la sua dignità; il passaggio dalla solitudine individualista di chi pensa solo a sé alla comunione di chi fa cerchio con gli altri e si mette a loro servizio).
Dev'essere un incontro gioioso, fatto di canto, di azione di grazie, di assunzione cosciente della dignità di figli che ci è data in dono.
Una forma di preghiera caratteristica può essere la rinnovazione dei voti battesimali. Si veda RAGAllI IN PREGHIERA a p. 234.

Quest'uomo è figlio di Dio
Tema dell'incontro: la professione di fede in Gesù Figlio di Dio.
La scheda propone un grande cartellone che illustra tutti i segni con cui Dio si manifesta all'uomo per unificarli attorno al segno più grande, Gesù Cristo. La preghiera può partire dalla lettura del cartellone per far vedere come Gesù è il centro della storia, non solo perché è l'uomo più affascinante ma soprattutto perché in quell'uomo si è incarnato il Figlio di Dio.
Ognuno può riprendere nel suo quaderno il grande cartellone o inventarne dei simili e commentarli con una preghiera personale in cui esprime la propria fede in Gesù, Figlio di Dio e Salvatore. Una volta che tutti hanno scritto la loro preghiera ci si può mettere in ginocchio o in altra posizione che esprima adorazione e leggere a voce alta la propria professione dí fede, o una comune, preparata dall'animatore.
Si vedano anche le indicazioni di RAGAllI IN PREGHIERA, pp. 56-58.

Seguiamo Gesù
La preghiera non è una scuola di morale: troppe volte purtroppo la trasformiamo in una serie di consigli moraleggianti.
Ciò non vuol dire che la preghiera non ha a che fare con il comportamento morale. Il suo compito è di aiutare a confrontrasi con il modello vivente Gesù e con i diversi modelli di vita realizzati dai seguaci di Gesù.
L'incontro può essere condotto su due piste. La prima può far rivivere ai ragazzi come chi avvicina Gesù ne rimane trasformato (e allora si possono drammatizzare le vicende di personaggi biblici come Zaccheo, Pietro, la samaritana...). La seconda può far rivivere come alcuni uomini del nostro tempo sono stati affascinati da Gesù e si sono «convertiti», assumendo lo stile di vita vissuto e predicato da Gesù.
Ambedue le piste possono condurre all'identico scopo di aiutare il ragazzo a prendere una decisione di impegno e responsabilità assumendo la legge di Gesù e i valori da lui predicati (le Beatitudini) come progetto di vita con cui confrontarsi giorno per giorno. Come preghiera si possono interiorizzare le stesse beatitudini oppure rinnovare le promesse battesimali. Per pregare la decisione di Zaccheo di cambiare vita si veda RAGAllI IN PREGHIERA, 104-106.

Rendo migliore il mondo nel posto in cui mi trovo
La scuola di preghiera volge ormai al termine ed entra più da vicino in quella che abbiamo definito preghiera con il vangelo in una mano e il giornale dall'altra. Una preghiera cioè che parte dalle cose concrete di ogni giorno per leggerle alla luce della parola di Dio e portare ad un approfondimento di quella presa in posizione personale che è la caratteristica di tutta la quarta unità.
Più che in altri incontri, è qui da riprendere con attenzione il materiale visivo e sonoro elaborato nella catechesi: il grande cartellone del paese o del quartiere in cui si denunciano le cose «sbagliate»; la documentazione fotografica di problemi come la mancanza di verde, il lavoro minorile, l'insicurezza delle città...; interviste ad anziani e handicappati sulle condizioni disumane di isolamento in cui sono costretti a vivere... Una preghiera dunque, di denuncia? Anche questo. Perché anche la denuncia è preghiera; basta pensare a certi salmi e brani dei profeti.
D'altra parte anche nella preghiera non è sufficiente scagliare la pietra su chi sbaglia. La preghiera deve sempre portare ad una verifica del proprio impegno sia nel conoscere i veri problemi del mondo d'oggi per non cullarsi in una realtà piccolo-borghese, sia nel darsi da fare per quei problemi la cui soluzione dipende anche da noi.
Proprio la importanza di una presa di posizione impone che si prendano in esame fatti molto concreti che toccano da vicino il mondo dei ragazzi e permettono di aprire l'incontro di preghiera con una specie di revisione di vita personale e di gruppo. Ciò spingerà a prendere decisioni facilmente traducibili in azione e farà sì che la preghiera sia appresa come momento in cui il quotidiano entra per giudicare le persone e per costringerle ad un impegno maggiore.
Oltre che come revisione di vita qualcuno di questi incontri può essere costruito come un breve recital di sensibilizzazione ai problemi del quartiere, della sofferenza, dello sfruttamento... Il canto ritrova in questo contesto una funzione tutta sua: il canto di denuncia e di protesta, il canto dei poveri e degli sfruttati, gli spirituals...
Per tutta questa sezione di preghiera con il giornale in mano si può vedere i libri di Michel Quoist (e degli autori che si sono ispirati al suo stile). Per la preghiera personale molto simpatiche risultano anche le preghiere pubblicate in RAGAllI IN PREGHIERA (pp. 353-361).
Per incontri in cui si affrontano direttamente alcuni problemi per comprenderli alla luce del vangelo si può trovare tracce molto interessanti in VEGLIA SUL MONDO, un volume di preghiera per gruppi giovanili appena pubblicato dalla LDC. Proprio perché il volume è per gruppi giovanili, richiede opportuni adattamenti per i ragazzi.

L'educazione degli atteggiamenti
L'educazione degli atteggiamenti può muoversi durante questa unità sulla linea della abilitazione ad accogliere sul serio le provocazioni che lo stile di vita di Gesù e le vicende di ogni giorno lanciano continuamente, assumendosi, come singoli e come gruppo, impegni e responsabilità, proprio perché l'educazione a tradurre in stile di vita rinnovato l'incontro con Gesù è alla base della educazione a vivere la preghiera come momento in cui ci assumiamo le nostre responsabilità di fronte a Dio e al mondo di cui siamo parte.
Crediamo importante, in questa direzione, educare a prendere sul serio gli impegni nel quotidiano, a superare l'evasività e superficialità di impegni assunti sull'onda dell'entusiasmo a fior di pelle, a impegnarsi a trovare risposte concrete alle domande che l'essere in un gruppo, in una scuola, in un ambiente educativo, in un quartiere sollevano continuamente, a interrogarsi e documentarsi con serietà sui problemi reali con cui si ha a che fare, a ripensare in gruppo gli impegni assunti e a progettarne dei nuovi...

I grandi simboli e i centri di unità
Qualche accenno è stato fatto parlando dei diversi incontri. Aggiungiamo qualche suggerimento.
Per la rinnovazione dei voti battesimali, proponiamo che non sia ridotta ad una semplice dichiarazione verbale, ma che implichi anche un gesto o dei gesti come una processione per raccogliersi attorno al libro della parola di Dio, lo stringersi in cerchio dandosi la mano...
Per collegare quotidiano e preghiera proponiamo da una parte di portare i fatti di ogni giorno nella preghiera (ognuno può, ad esempio, impegnarsi a portare dei ritagli di giornale e partire dalle loro notizie per una preghiera spontanea; si può pensare, come già detto altrove, a dei piccoli recitals su temi come la vita di quartiere, il lavoro in fabbrica, l'isolamento degli anziani...) e dall'altra di portare la preghiera dentro il quotidiano (organizzando, per esempio, una raccolta carta e pregando nel deposito in cui è stata ammucchiata la carta; andando a trovare degli anziani e fermandosi a pregare con loro...).

NOTE

(1) Cfr. a pagina 38 (art. di M. L. Petrazzini).