Maria Luisa Petrazzini

(NPG 1977-06-38)


Assistiamo oggi ad una evoluzione continua e progressiva nell'ambito sia della riflessione che della prassi catechistica; in stretta connessione, ci sembra, con i numerosi cambiamenti sopravvenuti ín questi ultimi anni nei più svariati settori della vita.

UNA PRECISA PROSPETTIVA CATECHISTICA

Alcune delle linee di fondo che orientano tale evoluzione possiamo individuarle nel documento di base per il rinnovamento della catechesi. In esso è interessante notare come si espliciti una più attenta sensibilità antropologica, rivolta alle diverse fasi e situazioni della vita umana:
– «La catechesi illumina le molteplici situazioni della vita, preparando ciascuno a scoprire e a vivere la sua vocazione cristiana nel mondo» (RdC 33; cf. anche 128-130).
– «Ogni età dell'uomo ha il suo proprio significato in se stessa... Pertanto, in ogni arco di età i cristiani devono potersi accostare a tutto il messaggio rivelato, secondo forme e prospettive appropriate» (RdC 134).
– «Sul piano psico-pedagogico, principio fondamentale, che ispira il coordinamento della catechesi, è l'unità interiore della persona... In questa prospettiva si possono e si debbono cercare programmi e metodi adatti per ciascuna situazione, con rispetto delle competenze educative» (RdC 159).
Viene così messo in luce il polo antropologico della catechesi. D'altra parte il compito della catechesi viene visto come fattore educativo unificante, in quanto strutturante in modo unitario tutto il mondo interiore della persona per dargli senso compiuto in Cristo e rendere ciascuno capace di leggere nel medesimo senso la realtà e le situazioni esteriori (RdC 38). Si tratta di dare una «nuova» strutturazione alla realtà personale del singolo e alla sua percezione della realtà totale che lo orienti verso un «nuovo» progetto di sé, in funzione della realtà centrale che è Cristo e in una visione della realtà totale come storia e mistero di salvezza. E dicendo «nuovo», non intendiamo «altro o «diverso» dal semplice progetto umano, ma vogliamo riferirci, appunto, a questo progetto umano illuminato in modo nuovo, compreso dal di dentro, nella sua ragione d'essere e nel suo significato più profondo: scoprire la presenza e l'azione di Dio all'interno dell'esistenza e dell'esperienza umana per portarle alla pienezza della loro realtà e del loro significato.
Emerge qui l'altro polo della catechesi in costante tensione e integrazione con il polo antropologico; ed è il polo cristologico: «Centro vivo della catechesi è Gesù Cristo, primogenito di ogni creatura. In Lui si incontrano Dio e l'uomo, si compie la loro riconciliazione, si instaura la nuova alleanza di salvezza» (RdC 81). Fa questi due poli, «antropologico» e «cristologico», oscilla ininterrottamente il dinamismo di crescita del cristiano, in un processo costante di integrazione e armonizzazione reciproca, per la ricomposizione di un sempre nuovo equilibrio. Questo, però, non corrisponde ad una visione e ad un progetto statico di uomo; ma è una continua ri-creazione dell'uomo stesso chiamato in ogni preciso momento della sua vita, in ogni età e in ogni situazione a diventare sempre più uomo e sempre più cristiano.
Rispetto a tale bipolarità della vita e della crescita umana e cristiana a cui ciascuno è chiamato, la catechesi si pone evidentemente come momento e come principio di sintesi. Se, però, la catechesi in fedeltà al principio dell'incarnazione, deve raggiungere l'uomo nel cuore della sua realtà e della sua esperienza personale, per fargli incontrare Dio attraverso la «fitta e misteriosa trama del quotidiano» (cf. RdC 198), in quanto momento e principio di sintesi non può essere qualcosa di aggiuntivo e di giustapposto, di facoltativo o di posticcio. Deve piuttosto essere vista e attuata come elemento centrale all'interno di un più ampio progetto di vita (se si guarda dalla parte dell'educando, in fase di crescita e di formazione); e, correlativamente, all'interno di un più ampio progetto educativo organizzato unitariamente (se si guarda al compito degli educatori).

LA MANCANZA DI UN PROGETTO EDUCATIVO GLOBALE

Se però guardiamo alla realtà circostante e alle cose così come stanno oggi, si constata facilmente il fenomeno della frantumazione delle appartenenze, dei ruoli, degli interventi:
– nella vita, già fin da ragazzi, ciascuno cresce e si forma in un contesto sociale alquanto complesso, si trova a far parte di istituzioni, comunità, gruppi diversi ognuno dei quali ha caratteristiche e finalità proprie e contribuisce a proprio modo a formare la mentalità corrente (cf. RdC 140-141);
– in prospettiva educativa non è garantito automaticamente che i diversi ambienti fra i quali il ragazzo divide la propria vita e dove fa le proprie esperienze, svolgano sempre una azione così coordinata e concorde da realizzare una formazione armonica ed integrale;
– le constatazioni di fatto stanno piuttosto a dire che esistono ben sovente disarmonie, squilibri e contrasti che non favoriscono l'organizzarsi di una sintesi educativa; mentre gli operatori ed i responsabili in questo campo (siano essi gruppi o singole persone) si propongono e propongono una molteplicità di obiettivi che non possono essere tutti e sempre raggiunti, così che i risultati tendono a scostarsi notevolmente dai propositi;
– nell'ambito stesso delle istituzioni educative cristiane è facile constatare una simile frammentarietà: c'è il momento dell'insegnamento religioso, il momento della direzione spirituale o della revisione di vita, il momento della preghiera, il momento della celebrazione dei sacramenti, il momento dell'azione «impegnata», senza che per altro vi sia una chiara e precisa preoccupazione e intenzionalità di far convergere questi diversi momenti verso una finalità unica ed unificante; e, prima ancora, di organizzarli metodologicamente in un piano unitario di azione.

La funzione tipica della celebrazione nel processo educativo

Riaffermata la necessità di un progetto educativo che colleghi organicamente i diversi interventi educativi, c'è da chiedersi quale sia lo spazio originale, tipico che la liturgia in quanto celebrazione può e deve avere per una maturazione completa dei ragazzi.
All'interno di questo quadro, la liturgia può essere vista nella funzione di «fons» e di culmen» rispetto alla catechesi (cf. RdC 113, 117).
Se l'economia dei segni liturgici è celebrazione attualizzante della salvezza di Dio nel nostro oggi, ecco che l'insieme di questi segni (siano essi verbali: letture, preghiere, predicazione; oppure gestuali o rituali), il loro valore espressivo (evidentemente in relazione all'economia della salvezza) mentre celebra e rende presente il mistero di Cristo in tutti i suoi aspetti, offre anche agli educatori, ai catechisti, degli elementi di stimolo e di riflessione che possono diventare nuclei portanti di un progetto educativo.
Questo va detto, naturalmente, guardando le cose dalla parte degli educatori che, nella fase di progettazione dei loro interventi, dovrebbero avere davanti a sé non una visione settoriale ma l'intero quadro e l'intero arco del progetto educativo da portare avanti.
Dal punto di vista operativo, invece, la liturgia entrerà di volta in volta nelle varie tappe di attuazione del progetto, rispecchiando e rispettando il ritmo di crescita del ragazzo e del gruppo, portandoli poco per volta a una interpretazione religiosa della loro situazione e della loro vicenda umana; facendo loro capire che Dio li sollecita dall'interno stesso della loro esperienza e che per loro la salvezza di Cristo opera e si realizza all'interno della loro crescita e del loro cammino.
Non è solo questione di svolgere una catechesi liturgica sui segni sacramentali, sui gesti, sui riti; in senso più ampio, parleremmo volentieri di catechesi vitale (o esperienziale) dove la liturgia illumina la vita e la vita illumina la liturgia, offrendo al ragazzo delle occasioni per fare una esperienza concreta dei valori umani insiti nelle celebrazioni della liturgia. Sono valori che si trovano già nella loro esperienza; e si ritrovano nelle celebrazioni liturgiche proprio perché fanno parte di un modo di essere della vita. Da questa presa di coscienza si passerà poi ad esplicitare e approfondire il senso cristiano e religioso della vita affinché i ragazzi guardandola con sguardo nuovo, si accorgano che stanno già pregando dentro i loro problemi e le loro esperienze.
Una scoperta di questo tipo merita e richiede di essere celebrata e di esprimersi in uno specifico momento e atto cultuale di preghiera.
Sotto questo aspetto, la celebrazione liturgica diventa il «culmen» della catechesi, come punto di arrivo (sia pure intermedio), e come momento di sosta all'interno di un più vasto itinerario, per prendere il tempo di incontrare Dio, di ascoltare ciò che ha da dire, di rispondergli e di ringraziarlo: tutto incomincia da lui come dono, come stimolo per la vita; tutto rifluisce e ritorna a lui come «rendimento di grazie». Il momento celebrativo diventa catechesi vissuta e vita celebrata davanti a Dio e per Dio.

QUALI E QUANTE CELEBRAZIONI

Non si possono stabilire a priori criteri fissi e validi per ogni gruppo, situazione e circostanza. Per coerenza con il principio dell'adattamento inteso in forma veramente concreta e vitale, è necessario riconoscere, accettare e introdurre nella prassi il criterio di una possibile pluralità di modi, di ritmi, di frequenze. Ciò è richiesto dai diversi tipi possibili di catechesi e dalle caratteristiche concrete deí diversi grnppi.
Se poi la catechesi, e l'educazione cristiana in genere, devono sfociare nella liturgia e trovano in essa, non l'unico ma uno sbocco quasi naturale, in quanto essa esprime una certa interpretazione della vita e, nel medesimo tempo, – in quanto espressione celebrativa – favorisce una più piena presa di coscienza di quella interpretazione stessa, non si può non tener conto delle diverse possibilità di adattamento che offre lo stesso ciclo liturgico: gli ampi spazi e tempi di preparazione, talvolta di decantazione e di sedimentazione, che all'interno di ogni ciclo annuale sono orientati e finalizzati alla celebrazione dei momenti e dei misteri più significativi della storia della salvezza, possono offrire utili motivi di riflessione pedagogica, ai fini di un ripensamento del come e del quando celebrare con i ragazzi. Tali considerazioni ed esigenze, a tutta prima sembrano mettere in crisi un certo tipo di prassi che – specialmente in certi istituti e scuole cattoliche, gruppi o associazioni giovanili – vede ancora un ideale e una garanzia di vita e di formazione cristiana nel «far assistere» gli educandi almeno ad una messa settimanale in un giorno fisso; come pure in alcune altre circostanze previste e prestabilite a priori (primi venerdì, primi sabati, giornate di ritiro mensili
ecc...).
Effettivamente la prospettiva da cui è partito il discorso che andiamo sviluppando mette in questione questo tipo di prassi tradizionale e abbastanza diffusa.
Ma bisogna avere il coraggio di chiedersi se non vale la pena rimettere in questione un certo modo di fare che è generalmente dato per scontato forse perché è comodo e pratico, perché «si è sempre fatto così», perché – come tutte le routines – è «tranquillizzante», dal momento che, quando si è fatto ciò che si doveva fare, tutto è a posto e possiamo starcene con la coscienza in pace... Può darsi che il rimettere in questione un simile stato di cose, anche se può determinare una crisi, non lo faccia poi in senso del tutto negativo.

Una programmazione a servizio delle persone

Proviamo a metterci dí fronte ad una situazione concreta, prendendo come termine di riferimento il ciclo triennale della scuola media.
Tutti gli operatori interessati a questo triennio di attività formativa dovranno avere già presente nella sua globalità l'arco completo dell'opera da svolgere. All'interno di esso, anno per anno, dovranno stabilire e precisare determinate unità didattiche e educative, in vista di precisi obiettivi da raggiungere – per esempio attraverso il metodo dei centri di interesse (inerenti vuoi all'inserimento e adattamento dei ragazzi nel nuovo tipo e ambiente di scuola, vuoi alla socializzazione, all'apprendimento, all'orientamento,
ecc...).
Tutto ciò può venire elaborato e sviluppato in maniera abbastanza particolareggiata quanto ai contenuti da trasmettere; quanto alle tecniche e ai metodi da adottare; quanto alle attività da promuovere e suscitare.
Tutto può essere descritto tappa per tappa, delineando un filo conduttore in vista della meta da raggiungere ed eventualmente tenendo conto di esperienze già fatte nella stessa linea.
Ma c'è qualcosa che non può essere stabilito né previsto da nessuna progettazione, sia pure la migliore e la più completa possibile; ed è ciò che avverrà in concreto quando si incomincerà ad attuare il progetto, a percorrere tappa per tappa l'itinerario tracciato.
Che cosa avverrà in un determinato gruppo, costituito in concreto da quei determinati ragazzi, con quelle precise caratteristiche? Quale sarà il dinamismo di trasformazione che si metterà in movimento e agirà all'interno del gruppo per farlo evolvere e crescere?
Questi interrogativi ci portano ad affermare che i ritmi di sviluppo e di attuazione di un progetto non saranno prevalentemente e primariamente fissati dalle scadenze di un calendario, ma suggeriti dal ritmo di evoluzione dei singoli e del gruppo, individuati dallo sguardo attento dell'educatore, dalla sua capacità di riflettere su ciò che accade nel gruppo, di leggerne la situazione, di immettervi degli interventi di stimolo e di risveglio corrispondenti agli obiettivi sia generali, sia particolari e intermedi indicati nel progetto di partenza; ricordando sempre che non la persona è fatta per i programmi, ma i programmi per la persona.

Quale ritmo di celebrazioni?

Il discorso fatto in generale per i ritmi di sviluppo di un progetto educativo può essere applicato negli stessi termini anche alle celebrazioni. Se all'interno di un itinerario educativo si deve percorrere anche un itinerario di fede e di vita cristiana, le celebrazioni eucaristiche scaglionate lungo questo itinerario dovrebbero rappresentare altrettanti momenti forti, dei punti di arrivo di una tappa di crescita nella fede, di scoperta e di adesione a determinati valori e aspetti del mistero di Cristo e della vita cristiana, che sí celebrano nell'eucaristia; per ripartire poi verso nuovi orizzonti e verso nuove scoperte e prese di coscienza che si esprimeranno in una successiva celebrazione.
Ora, non possiamo pretendere che ciò avvenga automaticamente, obbligando dei ragazzi – con forme di persuasione più o meno occulte – ad andare sistematicamente ad una messa infrasettimanale, oltre alla messa festiva della domenica. A scanso di equivoci, conviene precisare subito che con questa affermazione non si intende sminuire il valore oggettivo della Messa in se stessa. Ma guardando da un punto di vista pedagogico siamo convinti che il valore della Messa prende tutto il suo rilievo e può agire con tutta la sua efficacia nella vita dei ragazzi a condizione che essi abbiano ricevuto una iniziazione adeguata (è un discorso, d'altronde, che vale anche per gli adulti).
Ciò significa in concreto che, perché le celebrazioni risaltino come momenti forti e significativi, queste:
– non dovrebbero mai nascere quasi all'improvviso o venir decise dal catechista per motivi puramente occasionali, sporadici, o estrinseci sia rispetto alla logica del progetto d'insieme, sia rispetto alla situazione vissuta;
– dovrebbero invece essere previste e articolate con una certa sistematicità e progressività rispetto al progetto educativo globale e al progetto di catechesi che esso sottende;
– dovrebbero quindi emergere al momento giusto anche attraverso una preparazione graduale e remota che risvegli nei ragazzi una certa aspettativa, sensibilità e presa di iniziativa al riguardo: qualcosa che nasce non solo da ciò che è stato programmato e previsto, ma da una loro disponibilità interiore che è andata via via maturando;
– per la scelta dei momenti adatti possono dare utili indicazioni gli obiettivi del progetto educativo; altre indicazioni possono venire dai grandi tempi dell'anno liturgico (Avvento - Natale; Quaresima - Pasqua) dai quali educatori e catechisti non dovrebbero mai distogliere l'attenzione; ma parallelamente e in connessione con questi due filoni non sono da trascurare anche circostanze e occasioni che possono fare una presa più diretta e immediata nella vita dei ragazzi, che arrivano a entusiasmarli e danno così in concreto, il «segno», l'indicazione che è venuto il momento giusto per fare una celebrazione;
– quanto al tipo di celebrazione, il principio della progressività e dell'adattamento suggerirebbero di orientarsi dapprima prevalentemente verso celebrazioni pre-liturgiche o para-liturgiche, mirando alla interiorizzazione di elementi singoli; a partire dai valori umani, dalle strutture portanti della persona che cresce, che sono sottesi alla esperienza di fede; per arrivare gradualmente a tutta la ricchezza di elementi che comporta la celebrazione eucaristica; attraverso una varietà di celebrazioni che mirano a valorizzare elementi diversi, i ragazzi imparano a celebrare; e dopo una sequenza più o meno ampia di celebrazioni preliminari non-eucaristiche si potrà arrivare alla grande celebrazione eucaristica conclusiva, che riprende e riesprime i temi precedenti, favorendo un momento di esperienza religiosa privilegiata in quanto espressione di una vita pienamente cristiana;
– quanto alla frequenza delle celebrazioni non sarà questione di celebrare settimana per settimana il contenuto di ogni incontro di catechesi; ma ognuna delle celebrazioni previste dovrebbe porsi al punto di arrivo di certe unità tematiche profonde che richiedono appunto di essere celebrate (per un gruppo o una classe basteranno due settimane, per altri ci vorranno un mese o due: è sempre questione di adattamento concreto alle singole situazioni, al contesto e alle esperienze attuali di vita dei ragazzi).
Vorremmo qui aggiungere alcune precisazioni. Parlare di celebrazioni «non-eucaristiche» o «pre-liturgiche» non equivale a parlare di celebrazioni «in formato ridotto», per rendere più facile le cose cedendo ad una specie di semplicismo o infantilismo, buoni per uomini in miniatura. Anche queste celebrazioni devono essere considerate tali a pieno titolo e richiedono di essere prese con la massima serietà.
Il problema dunque non è tanto quello di rendere più facili le cose, quanto di far penetrare i ragazzi nello spirito della liturgia in modo corrispondente alla loro esperienza di vita, usando categorie che risultino per loro significative e cioè si adattino alla loro capacità di comprensione. Questo criterio deve essere applicato al linguaggio, ai gesti e allo stesso ritmo della celebrazione.
Il risultato cui mirano queste celebrazioni potrà essere facilitato se si avrà l'attenzione di mettere in atto, già in una fase preliminare, la capacità espressiva dei ragazzi. Stimolarli con proposte che li aiutino ad esprimersi attraverso il narrare, il disegnare, il drammatizzare; farli lavorare insieme per preparare testi e cartelloni che verranno usati per la celebrazione; invitarli a collaborare con gli educatori per preparare l'ambiente e altri oggetti per la celebrazione, facendo tutto con cura e tempestività; esercitare i ragazzi ad usare essi stessi gli strumenti musicali, a svolgere le funzioni di cui sono capaci, sono altrettanti modi per realizzare una vera educazione ad esprimersi e comunicare attraverso i «segni», ad uscire da se stessi per andare verso gli altri; l'aprirsi agli altri, il colloquio con gli altri, prepara al colloquio con il Tu di Dio, fino ad arrivare a partecipare pienamente alla celebrazione della eucaristia come comunione con Dio e con il popolo di Dio.
Celebrazioni di questo tipo, che richiedono particolari adattamenti e condizioni di attuazione saranno svolte di preferenza non alla domenica ma nel corso della settimana e si configureranno in prevalenza come «messe di gruppo» per ragazzi. Sarebbe desiderabile poterle realizzare con gruppi non troppo numerosi e il più possibile omogenei per età o per livello di formazione spirituale e fin dove è possibile, con la partecipazione di un certo numero di giovani e adulti.

VERSO DEI LEZIONARI PER PREADOLESCENTI?

Si è cercato fino a questo punto di far risaltare l'esigenza di unità di un progetto educativocatechetico e della rispettiva trasposizione sul piano operativo.
Se queste premesse sono valide, se per la loro attuazione è necessario che tutti gli educatori – ciascuno per il ruolo che gli compete – collaborino alla formazione di valori umani e religiosi destinati a sfociare da una parte in una vita quotidiana sempre più rispondente al Vangelo, d'altra parte in particolari momenti celebrativi di questa vita, del suo significato o di determinati valori che in essa si esprimono, è anche vero che deve esserci un elemento e un principio da cui partire ed a cui poter fare costantemente riferimento come criterio di unità. Ora, in una prospettiva di educazione umana e cristiana che voglia tradursi anche in itinerario di fede e di integrazione tra fede e vita, il criterio di unità che quasi s'impone di per sé è la Parola di Dio.
Ma è proprio nel momento in cui si afferma la centralità della parola di Dio che sorgono i problemi. Non si può negare una certa disorganicità, improvvisazione e disinteresse degli educatori per l'approccio dei ragazzi con la parola di Dio.
Il nuovo Lezionario per i fanciulli è un'occasione utile per riflettere anche su questo aspetto della educazione dei preadolescenti alla liturgia, sia in quanto di fatto afferma la necessità che l'accostamento dei ragazzi alla parola di Dio sia programmato con cura, sia in quanto offre un criterio abbastanza nuovo per la stessa lettura della parola di Dio e cioè il legame stretto con i temi che la catechesi affronta di volta in volta nel suo cammino.
Ci sembra importante aprire un discorso sulla creazione di Lezionari adatti ai ragazzi della scuola media, progettati in continuità con il loro progetto educativo e catechetico. Ma quali indicazioni, più concretamente per dei Lezionari del genere?
Ci sembra che ci sia un criterio fondamentale da rispettare: la unità nella continuità.

Continuità all'interno del progetto educativo

Conservando come esempio concreto di riferimento il ciclo triennale della scuola media dell'obbligo e del progetto catechistico corrispondente, è ovvio che non si dovrà procedere di volta in volta con una scelta di letture «occasionali», ma avendo presente l'arco completo delle tre annualità, sapendo bene che non tutti i temi, le esperienze, gli argomenti si potranno trattare in modo esauriente in prima media; ma andranno ripresi sotto aspetti diversi e complementari, per approfondimenti graduali e ulteriori, ancora in 2a e 3a media. All'interno di questo insieme sarà possibile definire delle unità di base con delle indicazioni pratiche per la catechesi e la celebrazione, individuando i testi biblici a cui fare riferimento per illuminare e guidare l'itinerario che verrà percorso.
Continuità in riferimento all'anno liturgico
La liturgia della Chiesa nel suo svolgersi attraverso periodi e festività diverse offre l'occasione per sottolineare di volta in volta aspetti diversi del mistero della salvezza. Nulla vieta, anzi sarebbe desiderabile, che il progetto catechistico –nel suo insieme come pure negli obiettivi e nelle celebrazioni intermedie stabiliti al suo interno – tenesse conto di questi aspetti facendo gli opportuni richiami e collegamenti. Quando qualcuna delle letture proposte dal Lezionario ufficiale della Chiesa si presta allo scopo, potrà benissimo venir utilizzata per far cogliere tale continuità e anche come elemento che favorisce la preparazione e la iniziazione alla messa domenicale attraverso le celebrazioni infrasettimanali.

Continuità in riferimento all'esperienza concreta dei ragazzi

Si possono distinguere, ancora, all'interno di questo ambito, diverse sfaccettature:
– Esperienza come realtà umana vissuta dai ragazzi in quel determinato momento o periodo: si cresce, si diventa grandi, si lavora insieme, si riflette insieme, si scopre la vita di gruppo, si scoprono aspetti nuovi di un mondo più vasto attorno a noi, ecc. Non troviamo dei testi biblici nei quali simili aspetti o argomenti vengano trattati direttamente. Ma possiamo trovare dei testi che avviano ad una lettura di fede dei medesimi avvenimenti, per se stessi ambigui od ambivalenti, per far scoprire che cosa Dio dice attraverso quella situazione, quell'incontro, quel successo o quella difficoltà.
– Esperienza come crescita spirituale dei ragazzi e del gruppo: se il progetto prevede di far emergere e maturare determinati atteggiamenti di fondo sia a livello umano, sia a livello di vita spirituale-cristiana (accogliersi, agire insieme, capacità di ascolto, atteggiamento di dono, di ringraziamento, di offerta, di ammirazione, di preghiera...), la Parola di Dio sarà quella che dovrà suscitare il desiderio di vivere tali atteggiamenti e dovrà aiutare a interiorizzarli; il ché è ben diverso dal fare delle considerazioni «morali» prendendo spunto da un testo biblico.
– Esperienze come imprevisto di avvenimenti che accadono di sorpresa nella vita del gruppo o del mondo: qualunque progetto per quanto accurato ed elaborato esso sia, deve fare i conti con questo margine di imprevisto. Eppure se si vuole restare fedeli alla ricerca di unità tra fede e vita, fra la realtà della celebrazione e la realtà vissuta dai ragazzi, anche gli avvenimenti imprevisti – siano essi lieti o tristi, positivi o negativi -- devono potersi in qualche modo integrare nel progetto educativo e, precisamente, nel momento in cui accadono e incidono nella esperienza del gruppo.
In tal caso la Parola di Dio dovrà orientare il modo giusto di guardare la vita; sarebbe quasi una forzatura voler trovare un testo il quale dica qualcosa di analogo all'avvenimento accaduto. Alla luce della Parola di Dio sarà invece importante far prendere coscienza dei sentimenti che sorgono come reazione all'avvenimento, e suscitare una risposta che colga ed esprima il significato cristiano che è possibile trovare all'interno e al di là dell'avvenimento stesso.

Continuità nella varietà e nella diversità dei testi

Se la Parola di Dio è per definizione una «Buona notizia», un annuncio che ci interessa e non ci può lasciare indifferenti né rimanere senza risposta, è necessario che la scelta dei testi presenti una certa ricchezza e varietà. Saranno scelti sia dal Vecchio che dal Nuovo Testamento, poiché «Dio ha sapientemente disposto che il Nuovo fosso nascosto nel Vecchio e il Vecchio diventasse chiaro nel Nuovo» (cf. DV 16). Non si farà una scelta esclusiva di brani narrativi (anche se questi possono sembrare più consoni ad una certa psicologia dei ragazzi), ma verranno opportunamente scelti anche testi profetici, sapienziali o altri che introducano un insegnamento dottrinale o di condotta morale cristiana.
Il problema non è quello di ottenere che i ragazzi capiscano senza difficoltà il senso letterale dei testi, ma di introdurli a quel particolare aspetto del Mistero della salvezza che è nel medesimo tempo parte integrante del mistero totale e apertura verso questa totalità attuata nella Pasqua di Cristo: qual è la Buona notizia che ascoltiamo oggi? quale tipo di risposta può nascere in noi?
All'interno della varietà dei testi, quando se ne vogliono scegliere almeno due per una medesima celebrazione o per collegare catechesi e celebrazione, anziché ricorrere a testi molto simili e che vadano nella medesima linea di annuncio, sarebbe buona cosa valersi di testi complementari oppure che si richiamino per contrasto anziché per analogia. Pedagogicamente non è sempre efficace la ripresa e la ripetizione degli stessi temi, degli stessi motivi, di testi molto affini; mentre la lettura di un testo inaspettato e forse insospettato può incidere profondamente nell'esperienza dei ragazzi, ravvivare il loro interesse, il senso gioioso che la scoperta di Dio non è ancora finita, che esistono dei testi che essi ancora non conoscono o non capiscono bene.

Continuità all'interno della celebrazione

Va qui ricordato ancora una volta qual è il punto di arrivo: condurre i ragazzi ad una partecipazione «piena, attiva, comunitaria» alla celebrazione eucaristica nella forma e nel clima abituali delle messe parrocchiali, domenicali e festive; sì che i ragazzi arrivino a cogliere e a vivere la liturgia – in particolare la liturgia eucaristica – nella sua unità di parola e sacramento (cf. SC 21; CEI, Istruzioni sulla. «Partecipazione dei fanciulli alla S. Messa» 2).
Di qui nasce l'importanza che i ragazzi possano cogliere una analoga unità anche in forme di celebrazione che si compiono al di fuori della Messa, o in preparazione alla Messa; che attraverso il ritmo, lo stile, il clima di tali celebrazioni arrivino a cogliere il valore «sacramentale» della Parola annunciata e ascoltata comunitariamente come segno evocativo di un mistero. Allora emergerà progressivamente l'esigenza di partecipare a questo mistero che in un'unica azione viene annunciato dalla Parola e si compie nella liturgia eucaristica che lo attualizza, lo rende vivo e operante, oggi, per, noi.

LA SCRITTURA È IL LIBRO, NON UN SUSSIDIO

Un altro criterio da tenere ben chiaro e presente nella preparazione e nell'uso di un Lezionario è quello del valore del tutto primario e portante della Parola di Dio.
La Scrittura contiene integralmente «la rivelazione del mistero di Cristo e, in esso, di tutto il mistero di Dio» (cf. RdC 105). Perciò se ignorare la Scrittura sarebbe ignorare Cristo (come incisivamente afferma S. Girolamo) leggere la Scrittura (non con la mente, ma con il cuore, con l'animo, con la vita disposta all'accoglienza) significa «leggervi Cristo», venire a contatto con lui, incontrarlo presente e vivente nella Parola annunciata per noi oggi.
Leggiamo nel Documento di base per la Catechesi: «La Scrittura è " il Libro "; non un sussidio, fosse pure il primo... né va mai dimenticato che la Scrittura deve essere letta e interpretata con l'aiuto dello Spirito Santo che l'ha ispirata e fa ancora risuonare la viva voce del Vangelo nella Chiesa».
Perciò «La catechesi sceglie nella Scrittura, specialmente nei Vangeli e negli altri libri del Nuovo Testamento, i testi e i fatti, i personaggi, i temi e i simboli che maggiormente convergono in Cristo, quelli che in genere sono più familiari alla liturgia .». E inoltre «è necessario che anche nella catechesi l'accostamento alla Sacra Scrittura avvenga in clima di preghiera, affinché il colloquio tra Dio e l'uomo possa svolgersi nella luce e nella grazia dello Spirito Santo (cf. RdC 107-108).
Ciò che deve emergere nell'uso del Lezionario è dunque «il vivo senso di Dio» del quale è pervasa tutta la Scrittura (cf. RdC 108).

Un Lezionario o dei Lezionari?

È da dire che anche un Lezionario destinato specificamente ai pre-adolescenti, quando pure fosse organizzato ed elaborato con una sua sistematicità, in base a precisi criteri stabiliti con intelligenza pastorale e pedagogica, non potrà mai essere considerato come un testo da seguire rigorosamente e meticolosamente fino ai minimi dettagli.
Esso potrà essere utile nella misura in cui ogni catechista, educatore, operatore pastorale, all'interno delle proposte offerte dal Lezionario, sarà in grado di individuare gli elementi e i motivi ispiratori adatti per impostare una catechesi e una celebrazione «a misura dei suoi ragazzi», del suo gruppo, della sua classe.
Al limite potremmo dire – anche se a tutta prima l'affermazione può sembrare paradossale – che ogni catechista dovrebbe essere in grado di costruirsi un Lezionario ad hoc. Ma ciò suppone da parte di ciascuno una ampia e ricca capacità di iniziativa, da non confondere con forme di improvvisazione tanto arbitrarie quanto discutibili; e coinvolge inoltre seriamente la responsabilità di ogni catechista in quanto educatore. Si tratta ancora sempre di garantire la fedeltà a Dio, alla Sua Parola, a ciò che essa è e vuol dire; e la fedeltà all'educando, al ragazzo, al preadolescente, a ciò che esso è chiamato a diventare come uomo e come cristiano.