Domenico Sartore

(NPG 1977-06-24)


Non si può certo affermare che la Chiesa nel passato abbia trascurato i più giovani dei suoi figli, ma è innegabile che, in questi ultimi decenni, il suo interesse per loro si è fatto più attento, più consapevole, più fattivo, in armonia con l'accresciuto rilievo che il mondo dell'infanzia e della fanciullezza ha assunto nella nostra società. È prima di tutto il rinnovamento catechistico che documenta questa nuova sensibilità ecclesiale verso le esigenze psicologiche dei più piccoli, verso i loro ritmi di maturazione e di crescita spirituale. Anche il problema di un possibile adattamento della liturgia per favorire l'iniziazione e la partecipazione liturgica dei fanciulli è stato sentito, in questi ultimi anni, in modo sempre più vivace. Una pastorale sempre più sensibile agli apporti della psicologia, della pedagogia e della sociologia ha stimolato, in campo liturgico, l'approfondimento e l'esplicitazione delle premesse già poste dal Concilio, che nella Costituzione liturgica aveva raccomandato «la formazione liturgica e la partecipazione attiva dei fedeli... secondo le età» (SC 19).

UNA DATA STORICA

Non penso sia esagerato, quindi, affermare che la pubblicazione del «Direttorio per le messe dei fanciulli» del 1973 rappresenta un fatto di importanza storica non solo per la riforma liturgica, ma anche per la stessa pedagogia cristiana. Se finora la nostra liturgia conosceva solo forme celebrative per soggetti adulti, lasciando il problema della partecipazione dei più giovani all'impegno pastorale degli animatori, il Direttorio muove invece da considerazioni pedagogiche (nn. 1-3) e propone per le Messe dei fanciulli una serie di coraggiosi adattamenti, pur sempre finalizzati ad introdurre i fanciulli a prender parte all'assemblea di tutta la comunità.
Tuttavia, il Direttorio, mentre affronta in pieno il problema dell'adattamento dell'eucologia minore, non risolve ancora quello della Preghiera eucaristica, lasciando intravedere un successivo intervento della S. Sede. È però evidente che si riferisce anche e soprattutto alla parte centrale della Messa quando lamenta che spesso «le celebrazioni liturgiche, specie quelle eucaristiche, non possono esercitare sui fanciulli tutta la loro innata forza pedagogica», poiché «le parole e i segni non sono stati sufficientemente adattati alla capacità dei fanciulli», sottolineando che «rimane il pericolo di un danno spirituale, se nei loro rapporti con la Chiesa i fanciulli sono costretti a fare per anni ripetute e identiche esperienze di cose che ben difficilmente riescono a comprendere» (n. 2).
Il fatto è che la teologia liturgica ci insegna che la Preghiera eucaristica rappresenta il «culmine» di tutta la celebrazione eucaristica, ma l'esperienza pastorale documenta, invece, un preoccupante «calo» di partecipazione interna ed esterna dei fanciulli nella parte centrale della Messa. Proprio per questo, era auspicata da molti la creazione di nuovi testi: non troppo lunghi, più accessibili nel linguaggio, con maggiore possibilità dí interventi da parte dei fanciulli. Si erano anche diffusi tutta una serie di testi, solo in parte autorizzati ad experimentum in alcune nazioni.
Finalmente, nel 1974, la S. Congregazione per il Culto divino ha pubblicato tre nuove Preghiere eucaristiche, ognuna con caratteri particolari, ma con due elementi comuni che le distinguono dalle Preghiere eucaristiche ufficiali: un linguaggio più facile, anche se non infantile, ed un maggior numero di acclamazioni da parte dei fanciulli.
Di questi nuovi testi solo nel 1976 abbiamo avuto l'attesa edizione italiana nel volume «La messa dei fanciulli», che presenta, in una elegante e appropriata veste tipografica, anche l'edizione ufficiale del «Direttorio», l'istruzione della CEI, il rito della Messa con gli adattamenti previsti (1) e una serie di orazioni per i tempi liturgici forti, proposte ai celebranti come modelli di adattamento alle esigenze dei fanciulli, pur nella fedeltà allo spirito dei testi ufficiali.

CARATTERI GENERALI

Per comprendere le finalità, le caratteristiche e la portata pastorale dei nuovi testi è molto importante tener presente le Premesse che li introducono (2). Ci sembrano soprattutto tre le prospettive generali che emergono dai 25 nn. di questa introduzione ufficiale.
La prima si potrebbe riassumere così: sono testi «adattati ai fanciulli», ma «per aiutarli e predisporli a partecipare con maggior frutto alle Messe degli adulti» (n. 1). Dovranno quindi contenere «salvo qualche rara eccezione, tutti gli elementi propri della Preghiera eucaristica» (n. 4), come sono richiesti dal Messale romano. Allo stesso fine, conserveranno costanti il dialogo del Prefazio e il canto del Sanctus (n. 1), e dovranno restare sempre identiche, come nelle quattro Preghiere eucaristiche ufficiali, le parole del Signore nel racconto dell'Istituzione. Nel lavoro redazionale si raccomanda anzi di «prestare attenzione ai generi letterari presenti nella Preghiera eucaristica» (n. 12); e che gli elementi richiesti siano espressi «in un linguaggio semplice, adatto ai fanciulli», ma «con concetti non diversi da quelli che, secondo la tradizione, sempre sono stati espressi» (n. 5).
Maggior facilità di linguaggio non dovrà però significare che si cada nell'infantilismo, compromettendo la dignità della celebrazione stessa, specie nelle frasi pronunciate dal celebrante (cfr. n. 6).
Sia pure nel quadro di queste direttive, tenute particolarmente in evidenza nell'edizione italiana, emerge dalle Premesse un'altra prospettiva, che, in certo senso, rappresenta una svolta nella riforma liturgica: i tre testi latini non sono stati proposti come testi liturgici ufficiali per una semplice traduzione, ma come schemi fondamentali, che debbono servire di base per composizioni originali in lingua viva, pienamente rispondenti alle esigenze pastorali, pedagogiche e liturgiche di una assemblea di fanciulli (cfr. n. 9). Si auspica anzi che «il lavoro di redazione del testo in lingua viva venga affidato a un gruppo di uomini e di donne competenti non solo in liturgia, ma anche in pedagogia, catechetica, letteratura e musica» (n. 10). Così, si aggiunge che «la dizione dei nuovi testi deve corrispondere in pieno sia al carattere delle diverse lingue, sia al modo con cui nelle diverse lingue ci si rivolge ai fanciulli, quando si tratta di argomenti di grande importanza» (n. 11).
La novità di questi orientamenti si coglie meglio nel contesto dello spirito che anima tutto il Direttorio, e in particolare in nesso con le direttive date per le orazioni (n. 51) e la liturgia della Parola (nn. 41-49).
La terza prospettiva generale riguarda le varie modifiche strutturali introdotte nello schema tradizionale della Preghiera eucaristica, per favorire la comprensione e la partecipazione dei fanciulli.
La più rilevante di esse riguarda le acclamazioni, notevolmente accresciute di numero, per rendere «più intensa e viva» la partecipazione attiva dei fanciulli, «senza però che ne risulti svisato il carattere della Preghiera eucaristica come orazione presidenziale» (n. 7).
Esse saranno più facilmente introdotte nell'uso liturgico «se un cantore o un fanciullo le preintonano, e tutti poi le ripetono o le cantano» tanto più se la ripresa dell'acclamazione sarà facilitata «ricorrendo a qualche parola tipica che ne suggerisca l'avvio» (n. 16).
Da intenti pedagogici sono anche state ispirate sia l'introduzione della frase «Quindi disse loro» prima delle parole «Fate questo in memoria di me», sia lo spostamento dell'anamnesi dei fedeli dopo quella del celebrante, la cui continuità con l'invocazione dello Spirito risulta così più chiara. Per favorire la partecipazione dei fanciulli è prevista anche la possibilità di inserire motivi particolari di rendimento di grazie prima del dialogo del Prefazio» (n. 20). Una serie di indovinati adattamenti che fanno intervenire maggiormente i fanciulli, ne risvegliano l'attenzione e la fede, e personalizzano la la loro partecipazione.

ANALISI DEI NUOVI TESTI

Dopo questi rilievi di ordine generale, cerchiamo di analizzare i nuovi testi nella loro redazione italiana, sia dal punto di vista del contenuto teologico-liturgico che del linguaggio e della partecipazione, per arrivare ad alcune conclusioni per una loro adeguata valorizzazione pastorale.

La prima Preghiera eucaristica

Il primo aspetto che attira l'attenzione in questo testo è l'articolazione del suo sviluppo, specie all'inizio. Il prefazio tradizionale, notevolmente ampliato, è infatti diviso in tre parti, concluse dai tre versetti del Sanctus, valorizzati in ordine inverso a quello normale, ognuno concluso dall'«Osanna». Questa distribuzione del Sanctus, a prima vista molto strana, tende non solo «a facilitare ai fanciulli il canto del Santo» (5), ma soprattutto ad armonizzare le tre acclamazioni con il contenuto della preghiera: il versetto «I cieli e la terra...» conclude, infatti, il ringraziamento per le bellezze del creato, il «Benedetto» è in continuità con l'ispirazione cristologica della seconda parte, mentre il canto del «Santo» diventa espressione della nostra comunione con la Chiesa terrena e con quella celeste.
La traduzione italiana ha indubbiamente migliorato il contenuto del testo latino e lo ha reso in un linguaggio vivo e concreto, ben adattato alla sensibilità «italiana» dei nostri fanciulli: così, l'espressione «pro luce diei» diventa «per il sole che illumina il giorno», «pro terra» è reso con «per i campi, i mari e le montagne». La seconda parte, efficacemente ampliata sulla base degli Atti degli apostoli, ci dà un flash molto vivace dell'opera salvifica di Cristo, mentre prima del Sanctus è stato felicemente anticipato il richiamo alla Chiesa e ai santi del cielo. Degli altri momenti della interpretazione italiana di questa Preghiera eucaristica va sottolineata l'espressione della funzione dello Spirito santo nella prima epiclesi (manda su questi doni il tuo S. Spirito) e nella seconda (perché, uniti nella gioia dello Spirito santo, formiamo una famiglia) e il respiro più affettuoso e umano che acquistano nel testo italiano le intercessioni:
guarda con bontà i nostri genitori,
i nostri fratelli, i nostri amici N.N.,
coloro che lavorano, coloro che soffrono...
Per l'acclamazione dell'anamnesi, posta a conclusione di quella del sacerdote, è preposto un testo nuovo:
Per noi Cristo è morto, per noi Cristo è risorto, vieni, Signore Gesù!

La seconda Preghiera eucaristica

In questo testo, il prefazio, concluso dal Sanctus, è invece articolato dalla triplice ripetizione dell'acclamazione «Gloria a te, Signore, che ci vuoi bene», secondo un movimento trinitario, che è proprio della redazione italiana, ottenuto, anche in questa preghiera, con un riferimento più esplicito all'azione dello Spirito santo, a cui questo testo si richiama ben quattro altre volte.
Il «Benedetto» viene ripreso in una amplificazione che nel testo italiano assume dei tocchi molto felici, conclusa con la replica del versetto. Caratteristica di questa Preghiera eucaristica è l'acclamazione ripetuta dall'assemblea al momento dell'elevazione dell'ostia e poi del calice (È il Signore Gesù, si offre per noi!), «come meditazione comunitaria sul mistero eucaristico» (n. 24).
Indovinata ci sembra anche la ristrutturazione della preghiera che comprende l'anamnesi, la seconda epiclesi e le intercessioni, nelle quali l'espressione «fa' che diventino un cuor solo e un'anima sola nella tua Chiesa» introduce bene alla triplice ripetizione dell'acclamazione e in rapporto alla Chiesa universale, ai propri cari vivi e defunti e ai santi del cielo:
Un cuor solo, un'anima sola, per la tua gloria, Signore!

La terza Preghiera eucaristica

Di questo testo va, prima di tutto, messa in evidenza la sua adattabilità ai tempi dell'anno liturgico, attraverso delle parti variabili, inserite nel prefazio, nella preghiera dopo il Sanctus, e nella seconda epiclesi. Il testo latino riportava – a modo di modello – solo quelle per il tempo pasquale: nella redazione italiana, la
terza Preghiera eucaristica è riprodotta integralmente con le parti variabili per il tempo ordinario, per l'Avvento, il Natale, la Quaresima e la Pasqua, che interpretano, in un linguaggio semplice e accessibile, il significato di questi periodi liturgici.
P propria dell'edizione italiana anche una più chiara esplicitazione delle due epiclesi e il riferimento ai defunti con un gioioso richiamo alla vita eterna (... alla festa eterna nel tuo Regno), che è un simpatico leitmotiv di tutte e tre queste preghiere.
Nell'ultima parte, anziché tradurre l'acclamazione prevista dal testo latino, si è preferito riprendere quella seconda Preghiera eucaristica (Gloria a te, Signore, che ci vuoi bene!), evidentemente per rendere più agevole la partecipazione dei fanciulli.

ALCUNE CONCLUSIONI

Dopo questa analisi dei tre nuovi testi, nella quale abbiamo messo a confronto il canovaccio latino con l'interpretazione italiana, vorremmo concludere con alcune osservazioni, specie in vista di una loro valorizzazione pastorale. La prima osservazione riguarda il carattere marcatamente tradizionale di queste Preghiere eucaristiche, che conservano, con sostanziale fedeltà, la struttura fondamentale, gli elementi costitutivi, il genere letterario e gli stessi concetti-chiave delle Preghiere eucaristiche ufficiali, oltre a favorire una più stretta iniziazione liturgica dei fanciulli, rendono indubbiamente meno problematico un uso più ampliato di questi testi, nella prospettiva del n. 19 del Direttorio.
Sembra giusto riconoscere al gruppo redazionale italiano dei notevoli meriti per rendere il linguaggio di questi testi il più possibile adatto ai fanciulli, senza cadere nell'infantilismo. Si nota ripetutamente una maggiore concretezza, una più spiccata aderenza al mondo del fanciullo, una accentuazione tipicamente italiana di alcuni spunti naturalistici o sociali, un'atmosfera più familiare, una preoccupazione catechetica che ha suggerito vari arricchimenti dottrinali, persino una marcata e gioiosa ispirazione... escatologica.
Restano non poche espressioni difficili (la tua parola che è luce per la nostra mente... Tu ci hai donato il pensiero e la parola... le nostre difficoltà e le nostre speranze, ecc.), mentre in alcuni casi si nota che la giusta libertà di interpretazione ha fatto perdere qualche aspetto del testo latino, che poteva essere prezioso.
Lo sviluppo più articolato, l'accresciuto numero delle acclamazioni, il possibile inserimento di un animatore, il canto, insieme con l'incidenza di alcune modifiche strutturali, dell'eventuale adozione di nuovi gesti e atteggiamenti, soprattutto un linguaggio più adatto favoriranno certamente quella partecipazione «intensa e viva» dei fanciulli, che è lo scopo di tutta questa piccola riforma liturgica.
Anche se al celebrante sono attribuite maggiori responsabilità per le orazioni che per le Preghiere eucaristiche, è chiaro che anche queste ultime richiedono un impegno non piccolo di preparazione, di adattamento, di animazione, perché la celebrazione – anche e soprattutto nella parte centrale della Messa – sia «festiva, fraterna e raccolta», come richiede il n. 23 del Direttorio.
Infine, se tutto questo adattamento per la Messa dei fanciulli tende a far sì che «non riesca difficile ai fanciulli stessi considerarla come espressione della loro vita religiosa» (3), non dobbiamo riporre una troppo esclusiva fiducia in una semplice mutazione di riti e di testi. Giustamente le Premesse ci ricordano che il problema vero è «la partecipazione interna» e che «per ravvivarla è necessario far precedere e seguire alla celebrazione un'accurata catechesi», specie per testi come questi, «posti come sono nel cuore stesso della celebrazione eucaristica» (n. 21). Anche questo rinnovamento dell'eucologia per la Messa dei fanciulli, visto in un più ampio discorso di iniziazione e di formazione liturgica, ha lo stesso scopo per cui tutto il Direttorio è stato preparato: perché «nella celebrazione dell'Eucaristia i fanciulli possano con gioia serena andare insieme incontro a Cristo e con lui stare alla presenza del Padre. Formati alla scuola della partecipazione attiva e consapevole al sacrificio e al convito eucaristico, possano essi imparare sempre più, di giorno in giorno, ad annunziare il Cristo in casa e fuori, tra i familiari e i coetanei, vivendo la fede " che opera nella carità" (Gv 5,6)» (n. 55).

NOTE

(1) Più che riportare tutti gli adattamenti possibili, Tordo pubblicato vuole proporre un modello, e come tale può essere utile, ma ci sembra che nell'insieme possa esercitare una funzione riduttiva e non stimoli l'impegno di interpretazione e di adattamento che ogni celebrante si deve assumere.
(2) Citiamo l'edizione integrale da Liturgia n. 233-234 (1977). L'edizione ufficiale italiana riassume e adatta alcuni numeri.
(3) Cfr. Lettera del Card. Knox nel cit. n. di Liturgia.