(NPG 1977-06-13)

 

La pubblicazione, nel gennaio di quest'anno, delle nuove preghiere eucaristiche, delle nuove orazioni e del lezionario e, prima ancora, nel 1973, del Direttorio per la messa con la partecipazione dei fanciulli, sono un'occasione da non perdere per ripensare non solo la prassi liturgica con i fanciulli, ma anche quella in genere delle nostre comunità.
Per ripensare, in particolare, dato che i nuovi libri e documenti – per la prima volta nella storia della liturgia – fanno appello a criteri e prospettive di tipo pedagogico, la vita liturgica di quanti teologicamente sono considerati adulti (perché ormai hanno ricevuto i sacramenti della iniziazione) ma in effetti sono ancora «da educare».
Una fascia di età questa, oggi più che mai difficile da determinare, ma che di sicuro include i ragazzi della scuola media, i preadolescenti. È di loro che vogliamo parlare in questo Dossier.
In fondo i preadolescenti rimangono per la liturgia un'età abbastanza sconosciuta. Essi non sono più dei bambini in attesa dei sacramenti, né adulti: di loro ci si può disinteressare senza che apparentemente non succeda nulla di determinante. Tanto più che in un'età di crescita come la loro, sfuggono ad un'analisi precisa ed è difficile capirli ed accostarli senza mettersi senza mezzi termini al loro livello.
Gli interrogativi non sono pochi. Interrogativi di tipo giuridico (fino a che età è possibile usare le nuove preghiere? perché la preadolescenza ne è stata esclusa? e se spostassimo la data di inizio della preadolescenza?...) e interrogativi di indole più pastorale (quali scelte educative suggeriscono i nuovi libri e documenti per la educazione dei ragazzi alla liturgia?).
La strada che vogliamo percorrere in questo Dossier è grosso modo la seconda. Anche perché guardiamo con diffidenza verso quanti si sono buttati, ancora una volta, nel consumismo delle novità liturgiche, salvo poi, a distanze; di qualche mese, trovare deludenti anche le nuove possibilità offerte nei documenti recenti. È innegabile, in fondo, il rischio di bruciare la possibilità di ripensare in termini più organici la educazione liturgica dei ragazzi.
In questo quadro di attese e rischi presentiamo il Dossier, che non vuole affatto dare nuove formule, ma soltanto proporre alcune linee di ripensamento della pastorale liturgica e un abbozzo di itinerario di iniziazione dei ragazzi al mondo della celebrazione.

FATTI

I fatti riguardanti la messa con i preadolescenti li conosciamo, chi più chi meno, abbastanza bene e spesso con dati di prima mano, relativi alla frequenza, grado di partecipazione, capacità di interiorizzazione...
Ciò che è più complicato è determinare quali fattori attraversano e condizionano, positivamente e negativamente, questi fatti. E d'altra parte questo è un compito a cui non possiamo sottrarci se vogliamo riaprire in termini realistici il discorso di una pastorale liturgica per i preadolescenti di oggi, per i quali sono cadute tutta una serie di norme circa la frequenza alla liturgia e per i quali non si riesce a creare uno spazio educativo adeguato dentro le nostre comunità ecclesiali. Un primo grosso fatto da analizzare è la caduta, in termini assoluti e numerici, della frequenza dei ragazzi della scuola media alla messa. Un dato che, per altro, offre scarse indicazioni, a meno che non lo si confronti con un'altra serie di dati che riportano le differenze di caduta nelle diverse situazioni ecclesiali.
È proprio una lettura in parallelo della diversa impostazione pastorale di ambienti in cui la frequenza non subisce grosse variazioni e di ambienti in cui si nota una forte caduta di frequenza, che capovolge i termini di una certa pastorale attenta soltanto a «fare bene» la messa e a ritrovare di volta in volta nuovi accorgimenti che rendano gradevole la celebrazione eucaristica. La preoccupazione più grossa, nonostante tutto, non sembra dover essere la regìa della messa, ma la pastorale d'insieme di cui il ragazzo è soggetto e destinatario.
Una pastorale liturgica – le riflessioni degli educatori che riportiamo ce lo ricordano – ha senso e può raggiungere i ragazzi solo se questi sono inseriti in una pastorale che fa sue certe attenzioni: attenzione a creare dei gruppi in cui i ragazzi facciano esperienza di comunione e impegno, attenzione ad un rapporto personale tra ragazzo ed educatori (sacerdote e laici animatori), attenzione ad una catechesi che continui dopo la cresima e che affronti i problemi tipici del preadolescente, attenzione a che i ragazzi tocchino con mano l'esistenza di una comunità cristiana fatta di ragazzi, giovani e adulti... All'interno di queste attenzioni – e di altre che emergeranno dall'articolo che segue – ha senso riprendere il discorso di una pastorale liturgica in senso stretto. Anche il discorso delle nuove preghiere eucaristiche. Per superare quello che chiamiamo «consumismo liturgico», fatto di ricerca esasperata di sempre nuovi ritrovati a effetto.

PROSPETTIVE

Ci sono alcune prospettive educative che crediamo debbano essere privilegiate. La principale è già emersa dalla stessa analisi dei fatti ed è la necessità di ripensare la educazione alla liturgia dentro un quadro organico di pastorale per ragazzi.
In questa prospettiva gli articoli che seguono offrono diverse indicazioni. Maria Luisa Petrazzini mette a fuoco quale tipo di relazione deve instaurarsi tra vita e catechesi da una parte e tra vita-catechesi e liturgia dall'altra: un rapporto tra liturgia e vita in cui la liturgia celebri la vita alla luce del mistero pasquale; un rapporto tra catechesi e educazione alla liturgia per cui si educa a fare liturgia «dentro» il processo di integrazione fede-vita. Quanto alla celebrazione liturgica presa per se stessa i discorsi che affrontiamo sono fondamentalmente due.
Anzitutto l'esigenza di adattamento. Un discorso raramente ben assimiliato da molti sacerdoti ed educatori, per i quali sono i fedeli (nel nostro caso, i ragazzi) a doversi adattare ai riti e per i quali la fedeltà alla lettera delle rubriche è un atto di culto per se stesso. Un discorso che E. Costa riprende per affermare che l'adattamento alla assemblea «qui ora», e perciò a
«questi preadolescenti», è l'unico modo possibile per essere fedeli allo spirito della celebrazione.
Dentro questo quadro si muove anche l'intervento di Domenico Mosso che offre indicazioni di principio e di azione per un serio adattamento della liturgia al mondo dei ragazzi. Il suo contributo però è da leggere anche da un'altra angolatura, quella della celebrazione di messe di gruppo con ragazzi, di preferenza durante la settimana, allo scopo di introdurli concretamente nella liturgia, facendo gustare nel gruppo delle eucaristie su loro misura. La terza prospettiva educativa che il Dossier intende sottolineare riguarda proprio l'opportunità di organizzare celebrazioni per educare i ragazzi a celebrare. Una proposta questa, che si muove nell'ambito delle indicazioni offerte dal Direttorio per la messa con la partecipazione dei fanciulli. Richiamiamo velocemente.
Pur affermando il valore educativo di ogni celebrazione, il documento afferma che «le celebrazioni liturgiche, specialmente quelle eucaristiche, non possono esercitare la loro innata forza pedagogica» (n. 2) e raccomanda perciò da una parte la celebrazione, soprattutto durante la settimana, di eucaristie partecipate dai soli fanciulli con la presenza di pochi adulti (n. 20) e dall'altra la organizzazione di celebrazioni non eucaristiche «attraverso le quali i fanciulli riescano più facilmente a percepire, in forza della stessa celebrazione, alcuni elementi della liturgia, come il saluto, il silenzio, la preghiera comune di lode, specie quella eseguita da tutti con il canto» (n. 13).
Queste indicazioni auspicano dunque delle celebrazioni organizzate per far pregare e celebrare ma anche e soprattutto per educare a pregare e celebrare. Di più, queste celebrazioni – secondo le stesse indicazioni del Direttorio – non debbono essere solo delle eucaristie ma anche altre celebrazioni non specificamente eucaristiche.
Un insieme di indicazioni che nella rubrica PER L'AZIONE tenteremo di tradurre in una proposta di scuola di preghiera e di celebrazione.
Naturalmente non vanno sottovalutate le possibilità concrete offerte dalle nuove preghiere eucaristiche. Domenico Sartore nel presentarle ne offre una lettura che, superando una visione rubricistica, lascia intravedere la nuova impostazione teologico-pastorale che deve caratterizzare il loro uso nelle diverse celebrazioni.

PER L'AZIONE

Abbiamo rifiutato, fin dalle prime battute, di restringere il problema della eucaristia con i ragazzi alla sola celebrazione per insistere sull'inserimento di di questo problema in una visione pastorale allargata.
Ciò non toglie, evidentemente, che l'educatore non debba considerare più da vicino come educare direttamente a «celebrare». È la preoccupazione a cui cerchiamo ora di rispondere proponendo un abbozzo di scuola di celebrazione per preadolescenti.
Ci teniamo a sottolineare il termine: scuola di celebrazione e non solo spiegazione della liturgia. Perché ciò che effettivamente è in gioco è la abilitazione del ragazzo e del gruppo a «rispondere» a Dio che parla nei segni in genere e nel segno più grande del suo amore, Gesù Cristo.
Come abilitare a questo? Le strade possibili sono tante.
Qui ne indichiamo una che trova la sua giustificazione più profonda nello stesso Direttorio, là dove parla della utilità di incontri infrasettimanali che educhino a celebrare celebrando. Non è un gioco di parole. Per secoli non c'è stato bisogno di educare a celebrare. Poi, quando le diverse condizioni sociali ed ecclesiali lo hanno richiesto, si è pensato che bastassero le spiegazioni su cos'è liturgia e cos'è preghiera o, addirittura, che bastasse la ripetizione dei gesti e la frequenza prolungata per anni alle celebrazioni.
Oggi stiamo finalmente giungendo a capire la utilità e, in certi casi, la necessità di far vivere ai ragazzi degli incontri costruiti in modo che siano esperienze che educano a celebrare.
A partire da queste considerazioni ci siamo decisi a tracciare un abbozzo di scuola di preghiera e celebrazione.
Con una scelta di fondo abbastanza nuova e che sul piano teorico abbiamo approfondito nella rubrica PROSPETTIVE, quella cioè di una scuola che proceda in stretto legame, anzi in parallelo, con il progetto educativo globale e con quello catechistico in particolare, che del primo dovrebbe essere l'elemento unificante.
Quello che presentiamo, ci teniamo a ripeterlo, è un abbozzo. Non solo perché dà delle indicazioni abbastanza generiche, ma anche perché in alcune parti non è completo. Manca, per esempio, uno studio su quale parola di Dio debba o almeno possa accompagnare le diverse tappe dell'itinerario.
Manca cioè un tentativo vero e proprio di un Lezionario che riprenda da vicino i temi della catechesi e li illimini con la parola di Dio, centro della unità del cammino del cristiano.