Introduzione a: Per una pastorale dei giovani lontani

Inserito in NPG annata 1971.


(NPG 1971-11-09)

 

Gli educatori che operano nei diversi settori dell'apostolato giovanile si trovano oggi sempre più frequentemente a contatto con un numero crescente di adolescenti e di giovani che hanno un atteggiamento variamente critico e negativo di fronte al fatto cristiano nelle sue espressioni tradizionali. Alcune manifestazioni più rilevanti di tale fenomeno potrebbero entrare nel seguente elenco:
• caduta della pratica religiosa: messa domenicale, vita sacramentale, ecc.;
• affievolimento del sentimento di appartenenza religiosa; critica delle strutture ecclesiali attuali; indifferenza di fronte alla Chiesa-istituzione ed anche rifiuto della propria appartenenza ad essa;
• revisione più o meno radicale della propria adesione alle verità religiose, che si esplica in manifestazioni crescenti di indifferenza, di dubbio, di irreligiosità e di ateismo, oppure in sintomi di livellamento delle credenze specifiche delle religioni storiche e di confusione rispetto alle verità religiose;
• atteggiamenti a volte di critica, a volte di rigetto
• di abbandono cosciente o spontaneo di forme tradizionali di condotta cristiana soprattutto nel campo della morale sessuale.
Se da un lato occorre premunirsi contro facili e criticabili generalizzazioni del fenomeno, dall'altro non pare si possa minimizzare in modo sbrigativo i fatti e ridurli a semplici casi limite. Alcune recenti ricerche di sociologia religiosa, benché limitate e puramente orientative (Cfr. G. Rusconi, Giovani e secolarizzazione, Firenze 1969; S. Burgalassi, Le cristianità nascoste, Bologna 1970; C. Testa, Giovani '70, Roma 1969; G. C. Milanesi, La secolarizzazione delle condotte giovanili in Italia, Roma 1970 [ciclostilato con bibliografia]; Id., L'atteggiamento dei giovani circa le attività sessuali prematrimoniali nell'ambito europeo, Roma 1970 [ciclostilato con bibliografia]; P. Vilain, La foi sans la messe, Paris 1970), invitano a guardare seriamente al fenomeno che è assai complesso e che assume accenti diversi secondo il sesso, la professione e la collocazione geografica. Esso interessa un numero notevole di adolescenti e di giovani dei nostri ambienti e tale numero sembra destinato a crescere perché questa situazione giovanile va collegata ad alcuni fenomeni più generali e molto rilevanti, soprattutto nel mondo occidentale:
• Il fenomeno vasto e complesso della secolarizzazione.
• L'affermarsi e il propagarsi di nuove forme di umanesimo, per esempio di un umanesimo laico e di un umanesimo ateo di diversa estrazione.
• La progressiva presa di coscienza da parte di gruppi crescenti di giovani e di adolescenti del pluralismo culturale, sociale e religioso caratteristico del mondo attuale, e del valore fondamentale della libertà nelle sue diverse espressioni ivi compresa quella religiosa.
• Il fenomeno, congiunto con i precedenti, della scomparsa più o meno rapida secondo i luoghi del «cristianesimo convenzionale», scomparsa che in molti casi conduce ad una situazione diffusa di scristianizzazione, di indifferenza religiosa e di ateismo.
Questa situazione religiosa giovanile pone agli educatori problemi forse fino a poco tempo fa insospettati. Gli interrogativi che essi si pongono riguardano direttamente il comportamento educativo che devono assumere di fronte a questi giovani. Non si nascondono però che una risposta adeguata a tali domande di ordine pedagogico e pastorale esige una precedente chiarificazione teologica. I profondi e rapidi cambiamenti avvenuti in questi anni nelle espressioni concrete del cattolicesimo hanno fatto loro comprendere che una frangia non indifferente di esso è dovuta a condizionamenti storici contingenti ed è quindi mutevole. Si chiedono allora: quali sono i valori evangelici essenziali cui occorre formare le nuove generazioni? in che rapporto stanno da un lato alcuni ideali particolarmente sentiti dai giovani: il senso dell'autenticità, della solidarietà, della libertà; e dall'altro la fede cristiana e la «pratica religiosa»? a quali princìpi teologici deve ispirarsi l'opera educativa che intende rispettare la libera adesione dei giovani al credo cristiano e formarli ad esso?
Questi interrogativi sono rimbalzati anche in redazione di Note di Pastorale Giovanile.
Tentare una risposta è fare un discorso fortemente impegnativo; anche perché siamo in un terreno ancora molto mosso.
Abbiamo preferito la confluenza di voci e di esperienze, invitando alla collaborazione esperti, a molti titoli qualificati.
Questa prima panoramica affronta il problema secondo prospettive teologiche. Il discorso sarà ripreso, in termini concreti e con proposte operative.