Il doposcuola come impegno politico

Inserito in NPG annata 1971.


(NPG 1971-12-59)

 

Spingere i giovani ad un impegno politico significa, in concreto, studiare assieme una serie di interventi spiccioli, di servizio «politico», attraverso cui incarnare la scelta di fondo.
Altrimenti le parole rimangono vuoti e inconcludenti suoni.
La Rivista sta da tempo agitando il tema dell'impegno politico. Per questo ci siamo posti, in redazione, lo stesso problema: come è possibile passare dal generico al concreto?
Questa rassegna di esperienze tenta una risposta.
Incarnare l'impegno in gesti significa presentare, come stimolo alla riflessione dell'educatore, una serie di gesti concreti.
Lo si poteva fare a tavolino, attraverso un lungo elenco, significativo, ma sempre «inventato».
Ci è parso più consono con le nostre scelte di fondo, non inventare «fatti» di intervento; ma raccoglierli dalla realtà e analizzarli, sottolineando gli aspetti positivi e quelli negativi, in base ad una scala di valori.
Uno di questi «fatti» è il doposcuola. In seguito ne presenteremo altri.
Le quattro esperienze che presentiamo sono «vere»: il materiale elaborato (anche se con una certa schematizzazione, proprio per non appesantire il discorso) è frutto di un contatto personale della redazione con i gruppi interessati. La «scelta» risponde ad una linea precisa: è facile notare come le quattro esperienze camminino... a due a due (doposcuola dentro l'istituzione e doposcuola ai bordi dell'istituzione); ed è pure immediato il riscontro della emblematicità delle caratterizzazioni. Ci pare insomma che riassumano un po' gli aspetti più interessanti di un'esperienza che sta vivendo il suo boom, oggi in Italia.
Su questo materiale, su pregi e difetti, la redazione ha riflettuto, collegialmente, nel tentativo di far emergere la proposta di una certa linea ottimale di servizio (la seconda parte dell'articolo).

 

RASSEGNA DI ESPERIENZE 

L'ESPERIENZA DI PORTO RECANATI

Origine della esperienza

I dati tecnici di questo doposcuola si possono così sintetizzare:

• il doposcuola è sorto in una borgata vicino ad un paese di campagna;
• nonostante vi fosse urgente necessità, nessuno degli insegnanti del paese prestava opera di doposcuola;
• si è offerto un gruppo di giovani mosso dalle deficienze di tipo umano e scolastico dei ragazzi della zona;
• dall'osservazione dei giovani è parso che i ragazzi di campagna si trovassero in grave difficoltà per numerosi motivi:
– per fattori ambientali: lontananza da centri abitati, dalla scuola, frequenza scolastica condizionata dal variare del tempo, isolamento, ecc.,
– per il particolare tipo di mentalità dell'ambiente contadino,
– per il tipo di insegnamento qualitativamente basso, dovuto all'impegno scarso da parte dei maestri, che identificano quelli delle campagne come ragazzi di serie B,
– per l'abbandono totale;
• in alcuni casi si sono dovute ingaggiare battaglie notevoli con i genitori per convincerli a rimandare a scuola i ragazzi che avevano interrotto la frequenza per difficoltà varie;
• in particolare è stata «ricuperata» in pieno, prendendola al doposcuola, una bambina (Marzia), che per un intero quadrimestre non aveva frequentato la scuola;
• è stata seguita anche una bambina spastica (Antonella);
• col permesso del provveditore, resosi necessario per quietare le ire del maestro della borgata, fu possibile usufruire dell'aula della scuola;
• il doposcuola si svolgeva 2 volte alla settimana per tutti, tutti i giorni invece per 3 casi particolari (Marzia, Antonella e un'altra bambina).

– Frustrazione 
Sono deluso di compiere 14 anni; vorrei solo compierne 12 per poter fare per la prima volta la prima media». In queste parole di Bruno, un ragazzo del doposcuola, è delineata tutta la situazione di frustrazione in cui si trovavano questi ragazzi di campagna.

– Fiducia 
Il primo impegno concreto, pertanto, da parte dei giovani, è consistito nel cercare di trasmettere ai ragazzi quella fiducia in se stessi e nei propri mezzi che da tempo avevano persa.
Si trattava di far loro prendere coscienza della realtà che vivevano, dei valori che avevano, distogliendo il loro sguardo dal paragone troppo facile ma anche naturale che ogni ragazzo istituisce con i propri coetanei.
Se da questo paragone nasceva per i ragazzi di campagna un complesso di inferiorità che li inibiva e li tarava in ogni loro manifestazione, il processo inverso, il prendere coscienza di sé, il reagire a quella situazione che ha provocato questa diseguaglianza, avrebbe dovuto favorire il loro recupero sociale e quindi anche scolastico.

Tentativi

I tentativi che il doposcuola ha espresso per il «recupero» ed una promozione umana di questi ragazzi e bambini si possono così sintetizzare:
• ha cercato di colmare quell'isolamento umano ed affettivo in cui il ragazzo era stato relegato da una sfavorevole situazione sociale e culturale;
• ha cercato di aprire al ragazzo prospettive poco tempo prima impensate a causa della stasi psichica in cui si trovava;
• ha tentato di favorire l'opera di rimozione del complesso di infériorità accettata dal soggetto quasi come un ruolo sociale;
• ha cercato di iniziare una educazione sessuale di questi ragazzi, per i quali il sesso era tabù, argomento da non parlarne, la donna considerata come oggetto;
• ha tentato di modificare il concetto di religione come precetto e come «soddisfazione» di determinati doveri.

La realtà scolastica

Questi tentativi sono stati appena abbozzati poiché i giovani si sono scontrati con la realtà scolastica.
Mentre da una parte il campo della scuola ha permesso un aggancio concreto con i ragazzi ed il mezzo per far loro prendere coscienza della possibilità e capacità di capire e quindi di reagire alla condizione di inerzia culturale ed umana in cui si trovavano, dall'altra la scuola non è mai stata integrata in un discorso più ampio di promozione umana.
Non si è cioè verificata una continuità tra la parte strettamente scolastica del doposcuola e quel discorso più umano e più vicino alla necessità e alle carenze dei ragazzi che i giovani volevano fare.

Piattaforma di base

Nonostante queste carenze è sorta tra i giovani la consapevolezza di aver costruito, mediante la riconquistata fiducia, l'apertura di nuove prospettive, il clima di aiuto e comprensione reciproca, quella piattaforma di base necessaria per un discorso più vicino alla realtà dei ragazzi e maggiormente efficace per la loro formazione.

Il gruppo

ll doposcuola non era sentito come espressione del gruppo e non era pertanto maturato insieme nei suoi tipi di intervento.
Nella dinamica del gruppo una simile impostazione si sarebbe rivelata prematura.
Il gruppo infatti era nato attorno all'iniziativa del doposcuola e si trovava con i soliti problemi che un gruppo di giovani che si riuniscono per una certa attività deve risolvere.
II gruppo pertanto soffriva di una fase sperimentale in cui venivano a trovarsi inceppati i rapporti tra i singoli ed in cui era carente lo sviluppo di una problematica di insieme.

Progetti

I giovani sono alla ricerca del modo efficace per rendere più umano il discorso iniziato quest'anno nel doposcuola con i ragazzi di campagna, concretizzando maggiormente le due direzioni finora solo abbozzate:
• aiutare i ragazzi a non considerarsi solamente «alla finestra», ma a vivere e a esserne coscienti;
• cercare il loro inserimento nella vita.
A questo scopo hanno progettato di dedicare un completo pomeriggio del doposcuola a parlare dei problemi dei ragazzi, delle loro necessità, della loro famiglia, e di iniziare con i genitori dei ragazzi un rapporto più profondo.

L'ESPERIENZA DI FORLÌ

Dati tecnici

I dati tecnici di questo doposcuola si possono così sintetizzare:

• sorge sull'iniziativa di un gruppo di giovani di un oratorio parrocchiale;
• la preparazione a questa particolare esperienza viene fatta con la lettura e la discussione, peraltro non portata a termine, di «Lettere a una professoressa» di don Milani;
• viene emessa una circolare per precisare il collegamento di questa iniziativa con l'opera che nella zona svolge il comitato di quartiere;
• viene inviata una lettera di presentazione del doposcuola alle mamme dei bambini che frequentano l'oratorio;
• sull'ottantina di iscrizioni che ne sono seguite si opera col tempo una selezione che riduce il numero a 50 ragazzi, dalla presenza costante;
• vi sono rappresentate tutte le classi elementari, la prima e la seconda media;
• il doposcuola, iniziato il 15 febbraio di questo anno, si tiene tutti i pomeriggi eccetto il sabato e la domenica;
• in ogni classe che si è formata vi sono due o tre giovani che in base alle loro competenze e preparazione conducono il doposcuola;
• è stata compilata di ogni ragazzo una scheda personale, con nome, indirizzo, situazione familiare, grado di istruzione dei genitori e degli eventuali fratelli e sorelle.

Alcuni dati interessanti:
– i genitori di quasi tutti i bambini non hanno terminato o sono solamente arrivati alla 5' elementare;
– moltissimi genitori sono pendolari;
– molti i casi di genitori separati.

Origine della esperienza

Due sono i principali motivi che stanno alla base del doposcuola di Forlì.
Il quartiere in cui il doposcuola è sorto è il più povero della città, con frotte di ragazzini abbandonati completamente a se stessi e con un gruppo di giovani che operano nell'oratorio della zona e che prendono coscienza di questa situazione.
L'impegnarsi per questi ragazzini rappresenta per i giovani oltre che la risposta a un'esigenza sociale del loro quartiere, anche la realizzazione di un'azione continua per gli altri che da tempo, come gruppo, stavano ricercando, per sostituire un impegno sino ad ora saltuario (raccolte carta, campi di lavoro, ecc.) con una continuità di azione a cui vagliare la propria disponibilità e le proprie scelte.
La scelta del doposcuola come campo di intervento è richiesta dalla disastrosa situazione scolastica di quei ragazzi disagiati. ai quali la scuola si presenta più come momento di sformazione che come aiuto culturale e sociale.
La scuola che dovrebbe essere un mezzo di promozione umana è per loro diventata discriminante, relegandoli al ruolo di ripetenti, fannulloni, svogliati, incapaci. A questa immagine poco a poco, prima con malcelato rammarico, poi con amara inerzia, i ragazzini si sono adattati.
Per loro l'aver interrotto gli studi, o il condurli avanti con faticosa svogliatezza, e comunque il prender coscienza del distacco qualitativo dagli altri ragazzi, fa parte dell'accettazione del linguaggio duro, progressivo e irreversibile della vita.

Progetti iniziali

Tutto ciò è stato captato dai giovani.
Il loro progetto iniziale è pertanto quello di porsi in alternativa a quella scuola e all'atteggiamento di quei professori che hanno così pesantemente condizionato alcuni ragazzi e, guarda caso, i più poveri del quartiere.
Alla scuola discriminante, legata a un sistema di compiti, voti, giudizi, di mancanza di aderenza alla realtà, avrebbe dovuto costituire un'alternativa, un doposcuola che si preoccupasse non solo di far studiare le lezioni ed eseguire i compiti, ma soprattutto di avvicinare l'interesse dei ragazzi alla realtà sociale di oggi, di renderli coscienti dei problemi loro e della loro famiglia, di aiutarli ad orientarsi verso una soluzione.
Tale ampiezza di contenuto presupponeva un particolare rapporto verso i ragazzi.
All'atteggiamento distaccato e repressivo di alcuni insegnanti, doveva subentrare da parte dei giovani che conducevano il doposcuola, una effettiva disponibilità verso i ragazzi, una amicizia che derivasse dal vivere insieme, dal prendere su di sé i problemi loro, dal condividerne le difficoltà.

Realizzazioni

Quella che nelle intenzioni era un'alternativa al sistema scolastico, è divenuta tale per quanto riguarda l'atteggiamento verso i ragazzi, ma è regredita a componente per quanto riguarda i contenuti del doposcuola.
Il doposcuola si è infatti limitato, in generale, ad essere un complemento della scuola, ridimensionato nei progetti da una concreta realtà scolastica fatta di compiti da fare e di lezioni da studiare, non riuscendo a tradurre quel discorso più prettamente sociale e più vicino ai ragazzi che un'acuta analisi della loro realtà civile e scolastica aveva suggerito.
Le cause di questo ripiego sono molteplici: dal numero elevato dei ragazzi a cui non corrispondeva uno proporzionato dei giovani, alla riconosciuta insufficiente preparazione dei giovani stessi; da motivi di difficoltà disciplinari, dovuti ad un non facile dosaggio tra il saper dare confidenza e il saper esigere, alla difficoltà a «comunicare» con i più piccoli, ecc.
Rimane però positivo l'atteggiamento con cui sono stati improntati i rapporti tra i ragazzi e i giovani, caratterizzati da amicizia e sincerità, tali da stabilire rapporti completamente diversi e nuovi al di fuori dell'ambito del doposcuola, in una dinamica diventata ormai personale.

Rapporto doposcuola e ambiente esterno

Limitati a contatti occasionali i rapporti tra genitori ed il doposcuola, quando i genitori andavano a chiedere informazioni sull'impegno dei loro ragazzi, e quando i giovani si recavano presso le famiglie per verificare i motivi delle eventuali assenze che si registravano lungo l'anno.
Più significativo il rapporto che i giovani che conducevano il doposcuola, avevano con gli insegnanti dei ragazzi.
È stato così possibile vedere concretizzato e messo a fuoco un certo modo di giudicare discriminatorio e l'emergere di mentalità assurde da parte di alcuni professori.
Mentre è da segnalare l'appoggio dell'iniziativa da parte di due presidi, che han permesso a ciclostilati del doposcuola di circolare nelle loro scuole, l'atteggiamento generale dei professori verso questa esperienza si può semplicemente definire come incolore.

La maturazione in coloro che hanno condotto il doposcuola

Accenniamo ai più importanti aspetti di maturazione che l'esperienza del doposcuola ha arrecato ai giovani:

• Si è compreso e preso coscienza del carattere sformativo di certa scuola, e nello stesso tempo della presenza nella scuola stessa di un insieme di valori che, se opportunamente ripresi o diversamente impostati, possono portare a quella umana maturazione che è lo scopo dell'istituzione.
• li contatto con la realtà ha fatto scorgere come necessaria l'esigenza di una preparazione specifica per poter adeguatamente intervenire nel campo educativo, ma soprattutto la necessità di una personale maturità, frutto di determinate scelte operate e vissute.
• Si è preso coscienza inoltre della difficoltà che esiste nel contatto con i ragazzi, difficoltà di insegnamento, di spiegazione di una qualsiasi verità, per lo più facile per chi deve trasmetterla e difficile per chi la deve recepire.
• C'è stata una diversa impostazione, dei rapporti con i ragazzi, anche al di fuori del doposcuola: una diversa considerazione, una ricerca dietro le apparenze, della realtà sociale e familiare che li condiziona, un atteggiamento vigile a percepire la necessità e il tratto umani di ogni risvolto, di ogni rapporto che si snoda, a volte accidentale, a volte voluto, nel corso della giornata.

UN'ESPERIENZA DI PISTOIA
ORIGINE DEL DOPOSCUOLA

Dati tecnici

Il doposcuola è iniziato 5 anni fa. Grazie ad un'azione fatta precedentemente con la S. Vincenzo, un gruppo di giovani aveva conosciuto, in una zona di periferia della città, alcune famiglie, in cui vi erano ragazzi difficili, che lamentavano ritardi scolastici enormi.
Alcuni di questi giovani uscirono dalla S. Vincenzo, sentendola inefficace, per iniziare questo doposcuola.
ll primo anno richiesero ed ottennero alcune aule della scuola elementare della zona.
Il secondo anno incontrarono la resistenza dei maestri seccati dell'iniziativa:» si dava noia, si sciupava la roba ecc.». Allora affittarono una casa. Da quattro anni sono lì.
Nell'arco dei 5 anni il doposcuola ha conosciuto una duplice significativa evoluzione, non priva di interdipendenza: da una parte il numero di quelli che sostenevano il doposcuola è notevolmente calato sino a ridursi ad una sola persona (quella che ci ha concesso l'intervista e che insegna al mattino in una scuola di Pistoia) e a sua moglie, per quanto le è possibile.
Dall'altra a un doposcuola di tipo funzionale, in stretta dipendenza dal programma scolastico, si è sostituito un doposcuola globale, in antitesi critica e cosciente al sistema scolastico.
In particolare:
• per i ragazzi c'è l'obbligo della frequenza: o vengono tutti i giorni o sono invitati a stare a casa;
• non vi sono grandi problemi dì disciplina; esiste una certa libertà;
• quest'anno il numero dei ragazzi era di 17-18: quasi tutti delle elementari; 3 delle medie.

Modo di conduzione dell'esperienza

Come si è svolta l'esperienza del doposcuola in questi cinque anni?

Nell'arco degli anni v'è stata una differenza di quel che veniva fatto. All'inizio si partì con idee molto vaghe, con la preoccupazione che i ragazzi «passassero» a scuola, ecc. Questo per due anni: si facevano fare i compiti, studiare le lezioni, si organizzavano attività varie, partendo dalla concezione che il bambino deve essere libero, avere ed esprimere le proprie idee. Come integrazione di queste attività vi erano gite, merendine, giochi, ecc.
Due anni e mezzo fa ci fu un taglio a quest'impostazione, perché pareva senza senso anche se i ragazzi a scuola «passavano».
Eravamo molti e qui avvenne la frattura.
Si iniziò la lettura del giornale, a parlare della situazione della loro famiglia, della loro casa. Molte famiglie non avevano la casa. Ora anche per merito ed interessamento del doposcuola, le stanno costruendo. Lo scorso anno, infatti, proprio nel doposcuola, con l'intervento del sindaco di Pistoia, vi furono riunioni e discussioni su queste esigenze.
Quasi tutti erano figli di operai, i più, figli di sottoproletariati, persone cioè che vanno a cercare ferro, stracci, roba da rivendere, con mogli che lavorano a casa. Si cominciò ad esaminare con i ragazzi qual era la situazione della casa, se solamente essi avevano il problema della casa, in quali zone esisteva un problema analogo, i problemi dei baraccati, delle lotte a Milano, di certe situazioni internazionali.
Tutto ciò, piano piano, con l'obbligo di leggere ogni giorno il giornale, ha portato a una visione un po' diversa del doposcuola.

Una giornata di doposcuola

Come si svolge una normale giornata di doposcuola?

Si entra alle 15 e si esce alle 19,30.
Fino alle 17 c'è lo svolgimento dei compiti e lo studio delle lezioni.
Dalle 17 in poi vi sono attività diverse: lettura del giornale, discussione, riassunto per i più piccoli della lettura del giornale, esecuzione di cartelloni di tipo politico su argomento scelto dal giornale, letture particolari che i ragazzi vogliono fare.

Continuità tra scuola e doposcuola

C'è una certa continuità tra il far loro ripassare le lezioni, cioè il doposcuola tradizionale, e ciò che fanno dopo? 

La continuità è questa: il ragazzo deve sempre essere messo in fase critica nei confronti della scuola.
Ad esempio per i temi, la continuità esiste nel costante tentativo di rovesciamento dei temi. Si crea continuamente una polemica tra il doposcuola e il maestro. Se il maestro dà il tema della primavera, di una gita, di una stagione, di un amico venuto in casa, l'amico che viene sarà l'operaio che afferma che nella fabbrica si sta male, la primavera è una stagione come le altre perché quest'anno la primavera a Pistoia ha voluto dire che 3 fabbriche stanno chiudendo, altre smantellando gli operai, una occupata.
Ovviamente il maestro immediatamente si trova in difficoltà, sconsiglia i ragazzi a venire al doposcuola, diffida le famiglie: «i ragazzi non devono pensare a questi problemi, sono troppo giovani, poi dopo vedranno...».
Poi c'è continuamente una critica dei libri di testo: il maestro racconta la fiaba; sentiamo la fiaba dal ragazzo che la ripete; tutti insieme pensiamo a che cosa voglia dire questa fiaba. Piano piano i ragazzi si accorgono che la fiaba è sbagliata.
D'altra parte oltre che distruggere si fan leggere loro altri tipi di fiabe, le fiabe cinesi ad esempio, che hanno tutte una logica diversa, che parlano della realtà del lavoro, la vita del babbo, ecc.
Poi il libro di geografia, di storia...

Molti o pochi ad insegnare?

Quanti prestano il loro servizio nel doposcuola?

All'inizio vi erano molte persone a fare il doposcuola, poi piano piano il numero è diminuito.
Al limite, quest'ultimo anno insegno solo io, perché mia moglie ha la bambina piccina e aspetta un secondo figlio.
Non è casuale che in molti doposcuola ci siano molte persone che insegnano ed in altri una sola persona, al massimo due: il fatto che siano molti ad insegnare spesso è più negativo che positivo, crea difficoltà di rapporti con i ragazzi, una certa mancanza di disciplina, una certa confusione, disparità di vedute, di impostazione, di scelte che creano problemi.

Perché secondo lei è un bene che da molti che eravate a fare il doposcuola ora ci sia solamente lei?

Forse perché non ho trovato persone che fossero disposte a dedicarsi tutta la settimana. Erano persone che, di qualsiasi estrazione fossero, tanto di destra che di sinistra, venivano al doposcuola una volta alla settimana, arrivavano alle tre e partivano alle sei, perché avevano impegni vari, erano sotto esami, ecc. O certe cose si fanno con una continuità di impegno oppure credo sia meglio non farle.

DOPOSCUOLA È SCELTA

Qual è il compito principale di chi insegna? 

Quello di scegliere.
Non esiste più la fase «spontanea». Bisogna fare un certo tipo di disegno e di lettura.
Si sceglie noi. Talvolta sento dire che il maestro deve cogliere la spontaneità del ragazzo... Non condivido. Come volete che a 7-8 anni il ragazzo sia spontaneo, che possa prendere un giornale e scegliere lui l'articolo, saperlo leggere... Nessun quotidiano italiano è tale che un ragazzo di dieci anni lo capisca. L'articolo viene letto, ritradotto, in modo da essere compreso, viene ripetuto a quelli che hanno maggiori difficoltà.
Il maestro che sarà fascista darà ovviamente tutta una serie di contenuti, anche se potrà avere dei metodi micidiali, bellissimi.
ll far leggere un giornale, una rivista, alcuni articoli, certi libri, implica una scelta, la scelta dell'insegnante.
Tutte le scuole sono parziali.
Don Milani era sicuramente unilaterale, anche violento.

La concretezza della scelta

Qual è il punto di partenza di quest'impostazione e in che senso si dirige la scelta che tra tanti pluralismi viene fatta?

Si parte sempre dalla realtà dei ragazzi.
Parliamo un giorno del medico.
I ragazzi vedono i medici in casa loro, e ne parlano. Poi viene un dottore che riferisce loro della salute nelle fabbriche; poi si legge la vita di un dottore impegnato.
Questa è la sintesi di una giornata del doposcuola. Parte sempre dalla realtà, ad esempio del loro babbo, che da molti anni cerca di farsi ripagare di un incidente avuto e che non vi riesce, ecc.
Un altro, parlando della professione di dottore e non partendo dalla realtà vissuta dei ragazzi, con la stessa validità poteva indicare l'esempio di Schweitzer. lo no perché lo vedo in una certa direzione, diversa dalla mia.
La scelta della concretezza è conseguenza inoltre del limite di tempo: sono ragazzi che dopo la terza, se la fanno loro finire, cominciano a lavorare... Il doposcuola deve fare continuamente delle scelte.
È importante la pittura, visitare i musei, la conoscenza di tante cose... Però è più importante che alla fine, a 15 anni, allorquando cominceranno a lavorare, sappiano che cosa vuoi dire apprendista, cottimo, sindacato, ecc. o è importante che nello stesso tempo sappiano cos'è il Beato Angelico?
Bisogna fare una scelta...

Vantaggi per i ragazzi

Ha notato che i ragazzi siano maturati, si siano inseriti nell'ambiente familiare con una tensione diversa?

Vi sono stati cambiamenti.
Anzitutto si tratta di famiglie molto rovinate, con genitori alcoolizzati, alcuni in manicomio per determinati periodi. Se i ragazzi avevano delle obiezioni molto violente verso i genitori, ad esempio perché li picchiavano, ora vedono che queste situazioni non derivano solamente dai genitori, riescono a comprendere che del fatto che una donna sia andata in manicomio non si può rendere colpevole solo questa donna.
Riescono a capire di più, fanno più domande, in casa seguono maggiormente quello che il papà e la mamma fanno, sollecitati anche da noi a fare certi tipi di domande, a sentire quel che i genitori facevano in determinati periodi, che cosa pensano di alcuni problemi.
Seguono anche di più la televisione, riuscendo ora a comprendere abbastanza il telegiornale, poiché sono in possesso di una serie di dati non oggettivi, ovviamente, poiché sono dati che noi diamo loro, con i quali però riescono a localizzare certe notizie.
Anche scolasticamente riescono meglio, poiché, tranne casi eccezionali, «pas sano» tutti a giugno senza difficoltà.

Da domani chiudo!

Difficoltà? 

Non sono poche le volte in cui torno a casa e dico: «da domani chiudo!», perché ad un certo punto ci si accorge che dopo cinque anni in cui si è stati con un ragazzo, questo preferisce andare a zonzo anziché venire al doposcuola, o non venire per alcuni giorni, o venire, ma mentre si sta parlando di una cosa seria fare un disegnino, ecc. E poi ci sono le difficoltà dei bambini: il bambino che non si sa per niente esprimere, quello che ha una situazione familiare difficilissima, la disparità di età, di intelligenza...

Rapporto doposcuola e ambiente esterno

Che rapporto c'è tra ìl doposcuola e i genitori dei ragazzi? 

Non c'è stato un contatto istituzionalizzato. C'è stato un contatto più forte quando c'era il problema della casa. Allora vi erano riunioni settimanali e si è ottenuto di avere all'interno di questi palazzi un ambulatorio medico, il doposcuola, una sala riunioni per le famiglie, con la possibilità di organizzare spettacoli, proiettare films, e l'asilo.

Con la scuola globale ci sarà ancora spazio per un doposcuola libero? 

Se diventerà un doposcuola com'è in certe zone (due ore al pomeriggio per tre giorni alla settimana), una scuola potrà sempre avere un doposcuola di questo genere, che avrà il suo scopo perché intelligente.
Credo che crolleranno quei doposcuola che si limitano a far fare i compiti e a far studiare le lezioni: i genitori, infatti, preferirebbero il doposcuola fatto alla scuola ove il ragazzo studia.

Doposcuola e discorso di educazione alla fede

E il problema religioso? 

Il discorso religioso viene fuori spesso, perché si legge sul giornale quel che è avvenuto a quel prete o a quel religioso, e si discute se le loro scelte erano giuste o meno.
Oppure si leggono le lettere di don Borghi scritte quando è stato licenziato dalla fabbrica e dopo il processo.
lo credo che quella di don Borghi sia l'impostazione più esatta. Lui è operaio e poi anche prete. lo faccio un doposcuola e poi sono anche cattolico, cristiano, credo in certe cose.
Credo molto a certe cose e sarei contento che un domani ci credessero anche loro.
Però non insisto su questo perché la loro famiglia non va in Chiesa, i genitori non sentono questi problemi. Mi sembrerebbe assurdo insistere in questo senso con un ragazzo di dieci anni, e dire: ecco la Bibbia, leggiamo questo pezzo... Mi sembra più giusto far loro vedere che quando andranno in fabbrica si troveranno in determinate situazioni.

Consigli

Ha qualche consiglio da dare a un gruppo di giovani che si mettono sulla linea di gestione di un doposcuola? 

Avranno dei grossi problemi, soprattutto di disciplina.
La cosa più importante è il contenuto che uno dà ai doposcuola, perché se uno nel doposcuola deve rifare le cose della scuola del mattino, deve ridire, impegnarli a studiare più diligentemente cose che sono o stupide o false, allora l'iniziativa ha un merito relativo.
Un doposcuola poi possibilmente né nella parrocchia né nelle case del popolo. È un po' buffo che uno faccia il doposcuola e nella stanza accanto ci sia il calcetto, il ping-pong, ecc., e poi il sabato ci sia il catechismo...
In ultima analisi e nonostante tutti i dubbi che ho, non vedo ora un'attività diversa, che meriti più di questa.
Credo che sia una delle poche attività che uno possa fare anche con minime spese e problemi: con 200.000 lire si riesce a mandare avanti un doposcuola. La spesa rientra quindi nel bilancio familiare. Anche un gruppo di giovani la può sostenere.

L'ESPERIENZA DI CALENZANO

Origine e dati tecnici dei doposcuola

Situazione sociale della zona

Da alcuni anni il comune di Calenzano ha visto una notevole trasformazione dell'attività dei suoi abitanti, dovuta all'incremento del livello di industrializzazione della zona.
Al flusso di molti contadini che dalla campagna passavano alla fabbrica, ha fatto riscontro il fenomeno di immigrazione dal Sud di intere famiglie alla ricerca dei poderi lasciati liberi.
Tutto ciò ha creato un notevole disagio per le famiglie di questi lavoratori.
L'educazione e l'istruzione dei figli, di livello assai basso, sono il termometro delle difficoltà in cui le famiglie si dibattevano.

♦ Molto viva in alcuni giovani della zona la figura e l'opera di don Milani che nel '47, a San Donato, a Calenzano, aveva istituito una scuola.

♦  La particolare situazione sociale e l'impegno a cui il ricordo di don Milani indirizzava, sono stati gli stimoli per l'inizio dei 4 doposcuola nel comune di Calenzano, sorti ove maggiormente se ne presentava la necessità. Questi doposcuola vengono gestiti da universitari o maestri.

♦  Accenniamo brevemente ad alcune caratteristiche dei doposcuola, descrivendo più dettagliatamente il primo e soffermandoci solamente sulle particolarità per gli altri:

• doposcuola a Calenzano-centro (dal 1968)
– ogni anno una trentina di ragazzi;
– orario: 15-18 o 19;
– materie: storia, italiano, lingua straniera, istruzione sessuale;
– per prima cosa venivano fatti fare i compiti; poi vi era la lettura del giornale e discussioni varie;
– al terzo anno entrarono nel doposcuola due ragazzi spastici;
– caratteristiche del doposcuola:
tutti i ragazzi si aiutavano tra di loro ed erano pochi i ragazzi che da un anno all'altro continuassero a frequentare il doposcuola; la causa è da ricercare nella diffidenza delle famiglie.

• doposcuola a Secciano (dal 1968)
– il doposcuola era situato in una casa colonica e, al quarto anno, nella casa isolata di un pastore, in campagna;
– vennero organizzate gite ad Orvieto, Venezia, Milano, Assisi.

• doposcuola a Baroncoli
– l'apertura del doposcuola alla Media di Calenzano ha fatto morire questo doposcuola che aveva trovato difficoltà per il numero elevato di insegnanti.

• doposcuola a Calenzano - casa del popolo
– i ragazzi denotavano molte distrazioni per il fatto di essere in un ambiente vicino a stanze-ricreatori;
– altre difficoltà derivavano dalla diversità del «linguaggio» del doposcuola rispetto a quanto i ragazzi vivevano e sentivano in casa.

♦  In questi doposcuola venivano letti, ogni anno, due o tre libri, scelti tra una rosa che qui riportiamo:
«Un anno sull'altipiano»
«Marcia su Roma e dintorni» (Lussu)
«Vita e pensieri di Gandhi»
«La forza di amare» (Martin Luther King)
«Istruttoria» (Peter Weiss)
«La società del malessere» (Giuseppe Fiori)
«Ragazzo negro» (R. Wright)
«Il diario di Anna Frank»
«Se questo è un uomo» (Primo Levi)
«Incontro a Cristo» (Catechismo dell'Isolotto)
«Vita di Gramsci» (G. Fiori)

«Spreco» (Danilo Dolci)
«Antiche come le montagne» (Gandhi).

L'esperienza produce riflessione

Dalle esperienze dei quattro doposcuola nasce, per coloro che li hanno gestiti, un momento di riflessione sulla finalità del doposcuola stesso e della particolare impostazione a cui deve essere sottoposto.
Il punto di partenza è la costatazione di un'inferiorità palese del rendimento scolastico di ragazzi di ceti poveri, le cui cause vengono trovate negli squilibri della condizione sociale e della scuola.
Un doposcuola quindi che voglia situarsi in una linea di promozione umana deve chiamare in causa una scuola ormai diventata classista e selettiva. Ma una scuola tale non è fine a se stessa. Essa è solamente il mezzo con cui una determinata società costituisce e mantiene il proprio potere.
Il non ricorrere pertanto a questa società, ai suoi contenuti ed alle sue scelte, il non mettere sotto accusa questa società, il suo modo di procedere, il suo metodo autoritario sarebbe ancora una volta fare il gioco di questa società, cercando il capro espiatorio di una preoccupante situazione in cui si trovano moltissimi ragazzi in un paravento effimero e non nelle radici profonde.
L'alternativa che il doposcuola pone alla scuola è, in ultima istanza, una contrapposizione alla società stessa, di cui la scuola è pura manifestazione, è sistema organizzato per perpetuare e sclerotizzare il vigente stato sociale. Nasce quindi un parallelo tra la società attuale e la scuola di oggi da una parte, e dall'altra, una netta contrapposizione del doposcuola alla scuola stessa e in fondo alla società.
Nella lettura del parallelo e della contrapposizione bisogna tener presente che si è voluto delineare la caratteristica di un determinato tipo di scuola e di società, che se pur determinato e particolare non è astratto, perché ben concreti sono i ragazzi del doposcuola la cui precaria situazione civile e scolastica, conseguenza altrettanto concreta del loro inserimento nella società, ha dato adito a queste riflessioni.

NPG 1971-12-73
NPG 1971-12-74
NPG 1971-12-75

Programma di un doposcuola di classe

Il programma del doposcuola come controscuola è frutto di ben precise scelte che si rivelano sia nelle materie, che nel ritmo di insegnamento.
Quest'ultimo non potrà tener conto di particolari esigenze estranee alla realtà del ragazzo.
Non si tratterà quindi di condizionare la capacità dí comprensione della persona a un determinato programma da portare avanti a tutti i costi, schiavi di scadenze che han l'unico scopo di fare emergere pochi e alienare molti. L'importante è che tutti comprendano, tutti discutano, tutti si interessino. Anche per le materie si segue la medesima logica della aderenza alla realtà in cui i ragazzi vivono e alle esigenze che manifestano.
I campi di cui in particolare si occuperà il doposcuola sono i seguenti: la storia, l'italiano, le lingue straniere, la lettura dei giornali e l'istruzione sessuale. modo però con cui questi vengono affrontati è la conseguenza logica di una nuova impostazione della scuola, un portare avanti contenuti diversi, un dar la possibilità al ragazzo di scegliere, il far nascere una risposta all'impegno.

Storia 

Partendo dalla considerazione che la maggior parte dei ragazzi terminerà il proprio periodo di studi con la terza media, il doposcuola fa la scelta di dar loro gli strumenti per comprendere la realtà che tra qualche anno dovranno vivere, una realtà ben specifica, che si chiama fabbrica o campi.
È necessario quindi che i ragazzi sappiano cos'è il capitalismo, conoscano che cos'è la lotta di classe, la funzione dei sindacati, ecc., per impedire che diventino docili strumenti del vigente sistema sociale.
La conoscenza della storia recente quindi, dalla seconda guerra mondiale in poi, aiuta il ragazzo a comprendere la società in cui si inserisce per sopravvivere e per modificarla, per portare avanti quella sua «storia» che deve essere impegno politico.
Per motivi di tempo e di servizio concreto a questi ragazzi, tutti gli altri argomenti o periodi storici, pur molto importanti, vengono tralasciati.

Italiano

Per quanto riguarda l'italiano i criteri con cui questa materia viene affrontata sono improntati a dare la più ampia possibilità ai ragazzi di esprimersi, di parlare di sé e delle proprie famiglie, della propria vita sociale, affinché non si sentano assolutamente inferiori ad altri maggiormente privilegiati.
Da quel contesto fatuo e avulso dalla realtà in cui il ragazzo vive, che molte volte la materia propone, si cerca quindi di passare ad un ambito più aderente ai problemi che si vivono e alle necessità presenti.
Si tratta di capovolgere un insegnamento che trova talvolta nella produzione letteraria di secoli passati, nelle fiabe, negli esempi fantasiosi, un valido aiuto a stornare l'attenzione del ragazzo dal mondo d'oggi, sostituendo tutto questo materiale «lontano» con qualcosa di «vicino».

Lingue straniere

Lo studio delle lingue straniere deve soprattutto servire al ragazzo per immetterlo in una dimensione più ampia, rappresentata dalla conoscenza di altri popoli, con caratteristiche diverse ma sempre significative ed importanti. Questo contatto deve aprirlo all'organizzazione sociale e politica di altre nazioni, facendogli istituire paralleli con la nazione in cui vive, non creando però barriere, divisioni o pregiudizi.
È necessario inoltre che i ragazzi imparino una lingua viva, che loro serva, e questo si può ottenere dedicando più tempo alla materia, utilizzando tecniche moderne e con soggiorni all'estero.

Lettura del giornale

Rappresenta un modo concreto per essere in contatto con i problemi degli altri e dell'oggi.
L'atteggiamento verso questo strumento che tratteggia il quadro della vita della nazione, a tutti i livelli (politico, sociale, economico, cronachistico), deve essere particolarmente attivo.
È necessario leggere tutti i giorni il giornale e prendere coscienza della sua funzione importante nel doposcuola, a patto però che venga messo in discussione, criticato, vagliato. Oltre che come spunto di riflessione e discussione, può anche essere usato come testo di esercitazione per l'italiano, come campo di smascheramento del potere occulto del sistema o essere indicato e scoperto come strumento di questo stesso potere.

Istruzione sessuale

L'ignoranza che in questo campo domina nella scuola risponde a un particolare disegno di profitto, frutto di una precisa scelta del sistema in cui viviamo. Combattere questa impostazione significa iniziare un'opera di disintossicamento pornografico a cui la maggior parte delle persone è sottoposta dalla propaganda e dagli esempi che ogni giorno liberamente circolano sul mercato. Il punto di partenza è costituito da precise conoscenze di anatomia e fisiologia per sostituire ad un linguaggio malizioso, espressioni scientifiche e tecniche. Su questa base si potrà poi inserire il discorso sulla sessualità in generale, sulla funzione fondamentale che occupa nella vita di ogni persona, sugli aspetti psicologici del problema, sull'influenza che il sesso ha avuto nella letteratura, nell'arte e nella storia.

(L'esperienza di Calanzano è analizzata con abbondanza di riferimenti in Inchiesta»,1971 /2).  

 

ANALISI DELLE ESPERIENZE  

PERCHÉ IL DOPOSCUOLA 

Ci siamo posti una prima domanda, pregiudiziale al lavoro: è opportuno che una rivista di pastorale giovanile, tesa ad avanzare indicazioni di «educazione alla fede», si preoccupi di un fatto tecnico come il doposcuola?
Evidentemente la risposta è stata affermativa. Le motivazioni chiarificano la scelta. 

♦ Un processo di educazione alla fede dentro l'umanizzazione 

Parlare del doposcuola è essere coerenti con il progetto pastorale elaborato (cfr. i vari articoli «Appunti di pastorale giovanile»).
Se l'uomo non diventa «uomo», non prende coscienza cioè della dimensione umana dei fatti che impastano la sua esperienza quotidiana, la fede, l'adesione personale a Cristo risorto, sarà sempre disintegrata, fuori da un gesto personalizzato e quindi motivante. La scuola, e il doposcuola, è sulla linea di questa presa di coscienza del proprio essere uomo: è stato sottolineato a lungo nei due editoriali che hanno introdotto gli articoli sulla scuola (cfr. 1971, 10 e questo stesso numero). 

♦  Verso una riforma della scuola 

Ma la scuola tradisce, e spesso in grave misura, questo impegno di umanizzazione. È una scuola classista che ha bisogno di emarginare la verità dell'uomo... proprio per sopravvivere (cfr. gli studi di Albano e di Viganò, nel numero precedente).
Quindi va modificata, profondamente.
In Italia sta facendosi strada, a livello legislativo, la prospettiva di una scuola a tempo pieno (totalità di tempo e totalità di servizi, per «dialogare» con gli alunni). Ma è uno strumento tremendamente ambiguo. Una scuola a tempo pieno, fatta in un certo modo, può definitivamente uccidere ogni scintilla di umanità, proprio in base agli strumenti tecnici efficientissimi a sua disposizione. Può essere più che mai funzionale al sistema. O può davvero servire l'uomo.
Il doposcuola, quel tipo di doposcuola che viene delineandosi in queste esperienze, ha il potere di contestare, dall'interno, una definizione di scuola funzionale al sistema. 

♦  Suscitare delle vocazioni 

Il doposcuola non potrà, perennemente, porsi in antitesi alla scuola. La scuola «a tempo pieno» non gli lascerà più spazio.
Il doposcuola ha la funzione di maturare gli insegnanti per renderli capaci di porsi all'interno della scuola e delle istituzioni, in prospettiva di «umanizzatori», di servitori non del sistema ma della persona, della sua maturazione.
Non è un'utopia.
I giovani che hanno fatto doposcuola hanno scoperto un modo nuovo di essere, all'interno della scuola. Saranno, domani, insegnanti ed educatori «diversi». Già qualcosa sta muovendosi.
Esistono esperienze significative di scuole formative, di scuole come centri di umanizzazione, «dentro» l'istituzione ufficiale scolastica. Si pensi, per esempio, al «Paese sbagliato» di Mario Lodi, alle molte esperienze presentate in «Quaderni di Corea» (editrice Fiorentina). 

♦  Un servizio immediato ai ragazzi 

Una scuola classista emargina coloro che non hanno strumenti economici sufficienti per buttarsi nella mischia della competitività scolastica: i poveri sono gli eterni bocciati...
Non è onesto, non è cristiano gridare contro questo tipo di scuola, lasciando affogare nel frattempo chi non ha tavole di salvezza. E d'altra parte è utopico pensare di non tener conto, nella nostra società, del peso efficientistico della scuola, di non tener conto delle bocciature o delle frustrazioni nella progettazione ideale di una persona.
Questi emarginati vanno serviti.
Il doposcuola è un modo di servirli. Concreto, spicciolo. Questo servizio giustifica la caratterizzazione che deve assumere, di una certa funzionalità alla scuola, per essere funzionale alle persone. 

Questi i motivi che ci hanno spinto a prendere in esame il tema del doposcuola.
Ci paiono, tutti, «motivi di fede», in cui si gioca cioè il nostro essere cristiani. Da una parte il doposcuola crea lo spazio all'uomo e quindi al cristiano, fa possibile una «educazione», nel servizio che rende, nella contestazione con i fatti ad una certa scuola, alla maturazione di vocazioni qualificate. Dall'altra il doposcuola va «autenticato» in sede pastorale se è vera la funzione della chiesa di essere autocritica della storia: assunzione come proprio corpo dei fatti dentro cui si gioca il destino dell'uomo (cfr. GS, 1), per qualificarli, in servizio all'uomo. 

QUALE DOPOSCUOLA 

Ci pare sia decisamente urgente optare per un doposcuola che guidi alla presa di coscienza della dimensione umana, politica, di ogni fatto e avvenimento. Un doposcuola verso l'uomo Ma contemporaneamente un doposcuola di servizio immediato alle persone dei ragazzi che lo frequentano. E quindi l'affermazione di un doposcuola politico si sfuma nella qualificazione di un doposcuola «anche» funzionale alla scuola, per servire i ragazzi che hanno bisogno di «vivere» nella scuola. Precisiamo la opzione in una forma negativa, dicendo di rifiutare con chiarezza i due estremi:
• non ha senso un doposcuola che «aiuti soltanto a fare i compiti», senza aiutare ad essere uomini;
• non è di servizio un doposcuola che rifiuti l'aggancio funzionale con la scuola.
Le esperienze offerte hanno tutte cercato un punto di equilibrio tra questi due opposti estremi: qualche volta si sono lasciate catturare, o dall'uno o dall'altro. (Sulla carta è facile delineare equilibrismi: nella vita è più complicato!). 

Caratteristiche per una scelta 

Significativa ci sembra l'esperienza di Pistoia: 

• Un momento di funzionalità alla scuola (i compiti, le lezioni), ma «in un certo modo»: evidenziando cioè i contenuti umani, le problematiche correnti, dentro i quadri di riferimento istituzionali. In altre parole: lo sforzo di dare contenuti umani ad una scuola senza contenuti, ma «dialogando», non tagliando i ponti con essa. Si potrebbe descrivere questo momento come un processo di animazione: il doposcuola fa da «animatore» alla scuola. 
• Un momento specifico di «controscuola»: studio e analisi dei contenuti ignorati dalla scuola, che il doposcuola invece mette in circolazione, desumendoli dalla vita quotidiana. 
Questi due momenti non possono essere due interventi giustapposti, né tanto meno, il primo una «tassa da pagare» per permettere il secondo: ne scapiterebbe la maturazione della persona dei ragazzi. Il gruppo che gestisce il doposcuola dovrà inventare il modo concreto d'innesto.
Una lettura affrettata delle note precedenti può dare l'impressione che la Rivista persegua una linea da «in medio stat virtus», per non assumere la responsabilità legata ad una determinata posizione. Non è il nostro progetto. Tutt'altro.
L'«equilibrio» raccomandato nasce dalla percezione che «oggetto» del doposcuola sono delle persone, anzi persone in una condizione specialissima, uomini in costruzione. Una nevrotizzazione acuita in questa fase di crescita produce scompensi gravissimi, in tutto l'arco della vita. E allora... addio servizio!
I propugnatori del servizio ad oltranza possono strumentalizzare un gruppo di bambini, per coprire i propri vuoti psicologici o per creare un capro espiatorio... I fatti sono il terreno concreto della verifica. (Indicazioni interessanti sono riportate in Bollettino del Centro Didattico Nazionale per la Scuola Media, n. 17). 

Una batteria di attenzioni 

Parlare di equilibrio dinamico tra tensioni differenti, significa, per noi, tenere in continua evidenza queste attenzioni: 

♦ Coloro che fanno il doposcuola devono essere persone qualificate ed avvertire quotidianamente l'esigenza di una precisa qualificazione professionale.
L'impegno a scartamento ridotto è da bollare, con parole dure. Si può... raccogliere carta, con una presenza a scartamento ridotto. Non assolutamente entrare in rapporto con persone.
Colui che non riesce a fare un doposcuola «serio» (così come lo andiamo delineando) deve non farlo... Meglio un non-servizio che un servizio-inefficiente.
Questa annotazione non tende al perfezionismo. Se si aspetta la perfezione prima di partire... difficilmente si troverà il momento di iniziare. Sottolinea soltanto – anche se con forza – l'urgenza della qualificazione. Le esperienze trascritte dicono quanto coloro che hanno provato a fare seriamente, sentano l'urgenza di un continuo aggiornamento professionale. Se non si è in grado di fare un doposcuola «politico», si incominci a far ripassare la lezione e a preparare i compiti... E intanto si studi, la testa tra le mani. Solo in seguito si proceda verso la pienezza del doposcuola. 

 Il doposcuola esige una continuità di persone. Non è serio alternare i docenti in base alla disponibilità del momento... A due livelli:
• I bambini delle elementari non sono abituati al ricambio degli insegnanti. Per loro è pericoloso, non educante, alternare responsabili del doposcuola. Ci vuole «uno» che lo porti avanti, per tutto l'anno. Il bambino non riesce, psicologicamente, ad adattarsi a più insegnanti.
• I ragazzi delle medie hanno l'abitudine a molti insegnanti. Quindi è possibile una certa rotazione. Ma intelligente. Se si alternano docenti della stessa materia, difficilmente si riuscirà a costruire qualcosa, stante il taglio personale che ciascuno pone, necessariamente, nei suoi interventi. 

 Ci sembra ottimale che il doposcuola sia gestito, in solido, da un gruppo maturo. I due termini sono da prendersi globalmente: 

• gruppo: il doposcuola deve necessariamente operare una scelta; non può battere il genericismo. Ma la scelta deve essere proporzionata al servizio che si vuole rendere e non ai gusti personali del docente. Proprio per evitare ogni strumentalizzazione.
Tra i criteri qualificanti la scelta, il gruppo è uno dei determinanti. È il gruppo che «sceglie» i contenuti del doposcuola. Che li verifica nelle circostanze concrete. Che li incarna in modelli. 

• maturo: se il gruppo non è maturo, non è in grado di operare una scelta di gruppo. Parlare di maturità di gruppo è riportarci nei termini tecnici della dinamica di gruppo. Qui è il caso di sottolineare una cosa sola: all'interno del gruppo, proprio per la sua maturità, devono essere presenti alcuni adulti, a loro volta maturi, nel senso più pieno, come tecnici e come uomini. Ci pare questo un elemento discriminante il
«diritto» che il gruppo ha di fare un doposcuola. 

♦ Il gruppo che gestisce il doposcuola dovrà essere fornito di notevole capacità di autocritica, per evitare la facile strumentalizzazione dei bambini a scarico delle proprie tensioni.
Non può essere l'astrazione «cambiare la società» a determinare la linea di condotta del doposcuola. I ragazzi hanno una soglia di rottura, oltre la quale si produce nevrotizzazione e schizofrenia.
L'esigenza di un cambio sociale andrà commisurata alla reale capacità di percezione e di interiorizzazione dei bambini concreti con cui si dialoga (dipenderà dalla loro età, dalla loro cultura generale, dalla loro estrazione sociale, ecc.). 

 L'impianto del doposcuola, il ritmo di conduzione dovrà essere studiato, a partire dalla concreta realtà sociale.
Ritorna il tema: non c'è posto, nel doposcuola, per gruppi missionari di una propria ideologia, ma per gente che si ponga a servizio dei bisogni concreti degli altri.
Questo è possibile se, prima del doposcuola, si è realizzata una attenta analisi della realtà sociale, dell'ambiente socio-culturale in cui ci si muove, se sono stati elencati, con precisione scientifica, i punti nodali. Facciamo un esempio.
L'esperienza di Pistoia, almeno da come appare, sembra abbia relegato il gioco, il «movimento», tra le cose che fanno perdere tempo... E forse è una scelta saggia, in loco.
Può darsi invece il caso di una convivenza di bambini deboli, scoliotici, per servire la quale il doposcuola dovrà programmare moltissimo gioco e molto meno... cultura, anche se legata alla vita. 

 Ultimo elemento, relegato a conclusione perché ci pare il quadro di riferimento più importante, quello totalizzante: il raccordo con i genitori.
Se il doposcuola crea un conflitto con la figura paterna, intesa come principio di realtà, che ne è del ragazzo che va al doposcuola? L'identificazione con colui che gestisce il doposcuola è sufficiente per creare un altro modello di figura paterna?
Sono punti interrogativi seri, cui il gruppo che fa doposcuola deve dare una risposta, pena l'inquinamento alla radice del proprio servizio. Per ovviare a questi rischi tutt'altro che ipotetici, la prassi abituale potrebbe essere questa. Si parte dalla famiglia per arrivare al doposcuola: si palle dall'animazione, dal confronto con i genitori, per creare continuità tra doposcuola e famiglia.
Gli stessi problemi, le stesse prese di coscienza che avvengono nel bambino sí realizzano parallelamente a livello dei suoi genitori. Non c'è così un salto qualitativo netto, ma c'è omogeneità. Questo rapporto ricostruito permette al bambino di reggere l'antagonismo con la scuola (doposcuola come controscuola), perché esso è rafforzato dalle gratificazioni che riceve all'interno della sua famiglia.
In questo progetto, il doposcuola nasce dopo tutto un lavoro di sensibilizzazione a livello delle famiglie ed è gestito dalla partecipazione diretta degli stessi genitori.
Siamo nel quadro ottimale di una democrazia partecipata. 

In sintesi 

In sintesi, gli elementi di conflitto, che descrivono un doposcuola «ottimale», sembrano i seguenti: 

 Il doposcuola può essere troppo funzionale alla scuola (accettando di integrarsi, come momento di appoggio o di copertura) o troppo funzionale al gruppo (diventando lo scarico psicologico delle tensioni rivoluzionarie dei suoi membri). 

 In un caso o nell'altro salta il servizio alla persona. Questo è invece il criterio che fa da unità di misura del significato del doposcuola. Il bambino concreto è il «padrone» del doposcuola, non l'oggetto. Non può essere, a nessun titolo (scuola o gruppo), strumentalizzato. Per realizzare un servizio qualificato alla persona è necessario dosare nel doposcuola quel tanto di funzionalità alla scuola (il ragazzo che sa tante cose ma non ha fatto i compiti... si troverà a disagio nella sua scuola; e quindi giungerà a limiti di rottura pericolosi) con quel tanto di funzionalità allo spirito del gruppo che proietti il bambino verso il cambio sociale (molti gruppi hanno scoperto il doposcuola come forza rivoluzionaria «incruenta»). 

 Il ragazzo, che dobbiamo servire, vive al centro di un triangolo: scuola, doposcuola, famiglia. Non ha ancora la proiezione sulla società globale, come momento unificante.
Si ha nevrosi in lui quando í tre elementi sono ín conflitto troppo acceso (figura paterna e contro-figura paterna). Da questo l'urgenza di creare un raccordo perfetto tra doposcuola e famiglia (la spontaneità facilita la completezza di rapporti), per permettergli di affrontare quella rottura con la scuola che lo apra, in posizione rinnovata, «diversa», verso la società globale.
È ancora una volta problema di equilibrio, di ricerca continua del servizio più vero alla sua persona... dal momento che un raccordo perfetto tra queste agenzie di socializzazione... è una utopia! 

DOPOSCUOLA ED EDUCAZIONE ALLA FEDE 

Chi legge l'esperienza di Pistoia può rimanere perplesso di fronte alle scelte operate. Da una parte il doposcuola è fortemente «confessionale», prende cioè una ben precisa linea politica e la persegue con tutti i mezzi; dall'altra rifiuta ogni proposta esplicita di educazione alla fede, anche se l'animatore si dichiara cattolico.
Abbiamo riflettuto a lungo, alla ricerca di prospettive da offrire.
La linea proposta dalla redazione nasce dalla sintesi di queste indicazioni: 

• Non è assolutamente possibile strumentalizzare il doposcuola per fare una esplicita educazione alla fede, per far passare dei contenuti «religiosi» come controparte del resto. 

• La funzione del doposcuola è di guidare alla presa di coscienza della dimensione umana dei problemi. È sulla linea della «creazione». Come la scuola. Scrivevamo già in altro contesto: «La scuola ha una precisa funzione di umanizzazione: guida l'alunno a prendere coscienza di se stesso e dei progetti più vasti connessi con l'ordine della creazione, per poter assumere il proprio ruolo attivo nella storia. Una umanizzazione aperta continuamente alla fede. Così la scuola è educativa e quindi "azione pastorale", oggettivamente». 

• Più l'umanizzazione è piena, più l'apertura al trascendente è spontanea. A questo livello diventa possibile, urgente e necessario inserire un esplicito discorso di fede. Per non nevrotizzare i ragazzi. Chi ha avvertito la densità dei problemi in cui è coinvolto e ne va a cercare una soluzione, non può restare a brancicare nel buio, pena la rottura della sua unità personale. Un attento educatore (ritorna il discorso sul «gruppo maturo») sa veramente cogliere «questo momento» per esplicitare la sua fede. 

• Ci sono altri due modi concreti entro cui si gioca l'educazione alla fede, nel doposcuola:
– il profondo rispetto alla persona e l'«amore» con cui si analizzano problemi scottanti (è molto interessante l'esperienza della «Scuola 725», presentata in «Non tacere» [editrice Fiorentina]: ne raccomandiamo un'attenta lettura);
– la testimonianza diretta, esplicita, del gruppo che gestisce il doposcuola.
Ritornano i punti di riferimento di una pastorale giovanile per i giovani degli anni '70. E questo è saggio. Non si educa a compartimenti-stagni. Né si costruisce scegliendo un progetto sul piano teorico e procedendo su linee antagoniste, nelle operazioni pratiche. 

 

La redazione non intende prendere posizione sui singoli elementi che caratterizzano le esperienze presentate. Non ci pare serio fare l'ufficio di censori, tenendoci fuori dalla mischia, con i piedi sull'altra sponda. La linea condivisa globalmente è quella presentata nelle pagine di commento. È una visione parziale e frammentaria che ha l'unica pretesa di offrire una chiave di lettura con cui entrare criticamente in contatto con le quattro «realtà» descritte dall'articolo.
Ad ogni operatore pastorale, ad ogni gruppo giovanile interessato ai problemi del doposcuola... íl compito difficile di farsi un «suo» progetto di azione.
Per costruire il quale molto materiale può essere desunto da questo articolo; moltissimo va ricavato dall'analisi coraggiosa e disponibile del proprio ambiente concreto di lavoro.