A che punto siamo con il «catechismo» dei giovani?

Inserito in NPG annata 1971.


Intervista con Giancarlo Negri

(NPG 1971-11-85)

 

Gli operatori della pastorale giovanile italiana sono in stato di attesa. L'uscita de «Il rinnovamento della catechesi» ha aperto l'era dei nuovi catechismi, lanciando segnalazioni metodologiche e contenutistiche molto stimolanti, da concretizzarsi in «guide» e «testi didattici» proporzionati alle singole fasce di età.
Per molti, è un'attesa «attiva»: ci si muove sulla linea del RdC, preparando il terreno e consolidando una mentalità nuova.
Per altri, invece, è un'attesa disimpegnata. «Dovranno uscire i nuovi catechismi», si dice, «quindi: non facciamo passi affrettati. Stiamo all'erta... pronti a scattare. Ma per il momento: tutto è fermo!».
Qualche volta, la psicosi dell'attesa è coltivata da informazioni che danno come immediata, da oggi a domani, la diffusione di questi nuovi strumenti di lavoro. Abbiamo chiesto un parere a don Giancarlo Negri, limitando il centro di interesse al «catechismo» per i giovani. Egli lavora nella commissione incaricata della stesura. E quindi può fornire un parere documentato.

 

IL LAVORO DELLA COMMISSIONE

È possibile indicare con poche battute le direttrici lungo le quali si è mossa e si sta muovendo la commissione incaricata della redazione del «catechismo» per i giovani?
A proposito del lavoro della commissione, bisogna distinguere due fasi. Una prima fase che chiamerei del «progetto» ed una seconda dell'«esecuzione».

Il progetto della commissione è molto articolato.
Prevede un primo periodo in cui un gruppo ristretto prepara una ipotesi di lavoro dettagliata. Un secondo periodo in cui si prevede una circolazione ampia di questa ipotesi di lavoro, perché le varie chiese locali italiane, a partire da quel progetto, introducano tutte le correzioni, tutte le modifiche che reputano opportune, fino all'eventuale sostituzione totale dell'ipotesi di fondo.
Un terzo periodo di rielaborazione dei risultati di questa vasta e complessa ricerca, verso la stesura definitiva ed organica.
Attualmente siamo al termine della prima fase: abbiamo preparato una ipotesi di lavoro, ben articolata, da far oggetto della riflessione e sperimentazione da parte degli operatori pastorali, nelle varie chiese locali.

Ha parlato di un progetto ben articolato.
Può fornirci le linee maestre? In poche battute, può dirci quali scelte ha operato la commissione?

Non ci è stato facile raggiungere un'intesa sugli elementi portanti. Le fonti di «complessità» erano tre.
Il documento-base è la prima: in tanti aspetti fornisce un'apertura di prospettive pastorali radicalmente diverse da una certa prassi corrente. Basta alludere al rapporto tra catechesi e chiesa locale; al vastissimo collegamento tra annuncio della parola di Dio e situazioni quotidiane esistenziali.
Il secondo fattore è il «mondo giovanile», con tutti i quadri culturali e storici che rendono più complicata la definizione stessa del fenomeno: contestazioni, pluralismi culturali, complessità della scuola...
Un terzo fattore di complessità è dato dalla situazione della chiesa dal punto di vista pastorale: troppo spesso ignora di fatto il fenomeno giovanile in quanto tale (qualcuno ha detto che è propria dei fanciulli e degli adulti!).
Questo atteggiamento aveva creato una diffusa opinione che dava come scontato che il catechismo dei giovani dovesse essere conglobato da una parte in quello dei ragazzi e dall'altra in quello degli adulti. Da qui le molte riflessioni critiche per tentare di definire lo spazio preciso del fenomeno giovanile.
Accenno ora ad alcune delle linee su cui in definitiva la commissione si è mossa, a partire dalla sintesi realizzata in fase di studio dei tre fattori sopra ricordati.
La prima, la più fondamentale, è il superamento del concetto di catechesi come semplice rapporto insegnativo o di trasmissione del messaggio, nel rapporto molto più complesso e più vasto di «pastorale catechistica», dove sono senz'altro inglobati i tre, ormai tradizionali, settori della pastorale (quello strettamente catechistico, quello eucaristico-politico-attivo, e il settore comunitario-ecclesiale).
Una seconda linea risulta dal titolo stesso del nostro lavoro: catechismo-base. Si vuole offrire cioè un documento che sia intermedio tra il documento-base e i testi e sussidi che vanno direttamente in mano ai giovani. Destinatari sono soprattutto coloro che devono stendere testi scolastici, fascicoletti, strumenti per i giovani.
Nella stesura abbiamo superato la linea suggerita da qualcuno: soprattutto un elenco di verità da credersi. Senza peraltro cadere nell'eccesso contrario di redigere un documento che non desse sufficiente spazio al contenuto in quanto tale.
Ne è risultata una linea intermedia che imita, in qualche modo, il «De cathechizandis rudibus» di S. Agostino.
Concretamente, il progetto è diviso in due parti: la prima normativa del rapporto pastorale-catechistico con i giovani; la seconda contiene un esempio di presentazione del contenuto in questa chiave: un tipo di «itinerarium ad Deum» per giovani (i 19 punti, già presentati su questa Rivista, 8-9, 1971). La prima parte, inoltre, è suddivisa in due sottoparti. La prima contiene le opzioni di fondo, ritenute importanti per impostare bene la pastorale giovanile. La seconda presenta una serie di approfondimenti tipici, a raggio nazionale, che sembrano necessari a qualunque operatore pastorale per indovinare le piste giuste di un'azione tanto delicata qual è quella qui in oggetto.
Nella seconda parte, oltre ai 19 punti di cui si è detto sopra (un esempio, con carattere di completezza, di come, partendo da una certa problematica, sia possibile percorrere le tappe essenziali, comprendenti tutto il mistero, per raggiungere lo scopo proposto dal documento-base: una sufficiente maturazione del mistero di Cristo, per la vita teologale, cioè per una integrazione tra fede e vita), sempre a titolo esemplare, si trova un elenco di problematiche religiose e umane, caratteristiche del fenomeno giovanile attuale, concluse da un prototipo di analisi di un aspetto particolare nella chiave di integrazione tra fede e vita.
Con tutto questo, si pensa di poter rispondere appieno alla funzione di questo documento, che non deve, per niente, sostituire il lavoro caratteristico da farsi a livello locale, senza peraltro abbandonare all'avventurismo e al qualunquismo queste esperienze catechistiche.

SCADENZE DI LAVORO

Ci ha presentato il piano di massima. A che punto siete nella realizzazione? Quali concrete scadenze prevedete?

Purtroppo esistono elementi... strategici che bloccano l'impegno dei singoli, nella commissione di lavoro.
Ormai sono parecchi mesi che il lavoro è fermo.
Volendo portare avanti un discorso parallelo con le altre 4 commissioni di lavoro, il documento dei giovani che, a detta di tutti, era il più avanti come maturazione e come formulazione, ha segnato un po' il passo. Praticamente noi abbiamo completato la prima fase di lavoro, traducendo in testo scritto tutte le linee del progetto. Ora dovrebbe incominciare la fase di consultazione nazionale. E poi, la fase di raccolta dei dati. Pensiamo di riprendere il lavoro molto presto.

IL COMPITO ATTUALE DEGLI OPERATORI PASTORALI

Un ultimo problema ci sta particolarmente a cuore. Come gli operatori pastorali possono «attendere» i testi definitivi? Che cosa possono, concretamente, fare per rendere fruttuosa questa attesa, certo non breve?

Riguardo a questo punto, si nota un rischio, che potremmo chiamare dell'impazienza o, peggio, dell'alibi pastorale.
Per impazienza, intendo il fatto che molti responsabili della catechesi premono perché in quattro e quattr'otto vengano emanati questi documenti, come se con questo gesto si risolvessero tutti i problemi. E come se molto rapidamente si potesse trovare la soluzione a tutti questi grossi nodi di cui ho parlato: più si va verso il concreto, più la complessità aumenta.
Per alibi invece, intendo il fatto di rimanere, ora, senza far nulla, in una attesa passiva e sfuggente le responsabilità.
Un grosso, immediato, concretissimo lavoro può essere fatto subito: l'assimilazione di tutte le linee di forza, pastorali ed educative, che sono contenute nel documento-base. Purtroppo, esso documento-base, talvolta viene già messo da parte, dopo una lettura piuttosto rapida, oppure misconosciuto o superficialmente affrontato. Contiene moltissime indicazioni, già immediatamente utilizzabili, per un rinnovo sostanziale della catechesi.
Sarà controproducente l'uscita dei documenti riguardanti le varie età, se le chiese locali non hanno assimilato e reso familiare ed operativo tutto il quadro di impostazioni che caratterizza il documento-base. Se posso suggerire una cosa... direi: si favorisca al massimo, a livello di gruppi infraparrocchiali e interparrocchiali, la profonda assimilazione di un testo com'è il documento-base che ha un carattere fortemente rinnovatore, quasi rivoluzionario, rispetto alla prassi precedente.