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Pregare giovane nei gruppi giovanili


B. BartolinI - R. Tonelli

(NPG 1971-10-72)

 

La pastorale è frutto, tra le altre cose, di capacità inventiva (RdC, 181). Molti gruppi hanno dimostrato di possederne una dose notevole, nella utilizzazione di PREGARE GIOVANE, come strumento-base dei loro incontri di preghiera. Ci è parso opportuno comunicare a tutti queste esperienze, perché ciascuno ne prenda la parte e il taglio che sembra congeniale con la propria maturità di vita e di fede.
Anche se la forma di redazione, a prima vista, non lo fa sempre trasparire queste pagine sono frutto di un contatto di molti gruppi e comunità giovanili. Il sussidio si compone di due parti:
• alcune indicazioni «spicciole» di utilizzazione: sono rimaste frammentarie, per rispettare la fonte da cui sono state attinte;
• una rassegna di «domande» con relative prospettive di soluzione (all'interno, ancora indicazioni dl utilizzazione). Il dialogo con i gruppi ha posto in evidenza alcuni punti incerti, problematici.
Qualcosa deriva dai limiti oggettivi di PREGARE GIOVANE. Qualcos'altro da una sua solo parziale comprensione. Discutendo e confrontando esperienze, le difficoltà avanzate da un gruppo trovavano soluzione nella prassi di un altro. Per questo ci è parso importante non lasciar cadere queste indicazioni. La presentazione, fredda, quasi scolastica, ha bruciato la carica con cui i testi sono nati, ma, forse, propone un discorso sufficientemente generale, perché tutti possano ritrovarsi in esso.
Ringraziamo gli amici che hanno collaborato alla stesura, mettendo al servizio di tutti la propria esperienza.

 

GRUPPO E PREGHIERA 

Il gruppo, affiatato e ricco di dinamismi ecclesiali (cfr. lo studio «Il gruppo per la RdV», in Note di Pastorale Giovanile, 1971-1) è il luogo ideale per la preghiera.
Le grosse comunità, strascinate, spersonalizzate e spersonalizzanti, ne sono un surrogato, trito ed infelice. È facile intuirlo, sulla scia delle annotazioni che seguiranno.
Per questi motivi – lo diciamo tra parentisi, ma senza diminuire di una battuta la carica di sottolineatura – sembra urgente decentrare le grosse comunità in piccoli gruppi omogenei. Lo si fa per tanti motivi: la scuola, lo studio, la ricreazione. Perché non deve essere possibile farlo per la preghiera?
Le difficoltà ci sono. Ma molte sono risolte... sotto pressioni più o meno autoritative. Non può essere il momento della preghiera la cenerentola degli impegni educativi.
La preghiera chiede una verità di rapporti interpersonali.
L'uomo è un essere dialogico, un essere in comunione. In dialogo con Dio e con i fratelli. La preghiera è comunione con Dio, nella comunione con i fratelli. Pregare insieme non è la somma della preghiera dei singoli individui, presi isolatamente, ma è qualcosa di diverso. Pregare insieme, vertice della comunione umana, è accettare Dio come colui che ci lega. Insieme ascoltiamo Dio che ci parla, insieme gli rispondiamo con la preghiera e con l'impegno nella vita.
In altre parole, nella preghiera si ritrova la confluenza di due istanze complementari:
• la verità dei rapporti interpersonali chiama in causa Dio,
• la verità del rapporto con Dio chiede il rapporto interpersonale.
Nei gruppi questa densità c'è. Quindi sono spontaneamente aperti alla preghiera. L'esperienza di tutti i giorni lo conferma, a dismisura.
«Può colpire, ai nostri giorni, l'efficacia del piccolo gruppo nell'aiutare la gente a scoprire la realtà della preghiera. Non si tratta di un tradizionale circolo di preghiera, familiare in molte chiese: si tratta invece di un gruppo misto, composto in parte di gente che ha già esperienza di preghiera, in parte di gente che è alla ricerca. Ci si deve conoscere abbastanza bene da potersi scambiare liberamente e umilmente convinzioni ed esperienze. Non ci si considera distinti in docenti e discenti: ciascuno cerca di giovarsi della esperienza altrui.
Questi gruppi promuovono apertura e mutua fiducia. Uno dei più comuni ostacoli alla preghiera è la mancanza di buone relazioni interpersonali» (Concilium, 1970 /2, pag. 37).
Soprattutto il gruppo d'impegno caritativo-sociale. Al suo interno, per la carica di compromissione immediata, di servizio gratuito, per la densità dell'esperienza comunitaria, la preghiera diventa un fatto vivo e sentito, che «prende».
Molto spesso però il gruppo di impegno fa confluire la sua attenzione religiosa verso la celebrazione della Messa, con la tentazione di ridurre la Messa, prima di tutto «dono» dall'alto, ad una verbalizzazione delle problematiche che esso sta vivendo e ad uno spazio di ripensamento del proprio impegno, molto «quotidiano». Una marcata attualizzazione della Messa può snaturarla, riducendola troppo «su misura» del gruppo che la celebra (è vero, e va ripetuto, anche il contrario: l'assenza di attualità e quotidianità nella celebrazione dell'Eucaristia ne fa un gesto formalistico, vuoto e alienante, proprio perché la priva della sua verità).
Il gruppo può pregare, anche senza celebrare l'Eucaristia: almeno qualche volta. E forse con maggior utilità.
Le esigenze del gruppo possono essere espresse, con totale libertà, dentro una celebrazione di preghiera, in cui esso possa ritrovarsi davvero nella densità, dell'urgenza, nella attualità della sua vita.
E c'è di più. Ogni gruppo dí impegno che non voglia giungere ad una disintegrazione tra fede e vita, ha bisogno di recuperare il significato di fede di quanto continuamente opera; di costruirsi un fascio di motivazioni che sorreggano la sua azione, quando l'entusiasmo crolla sotto il peso della monotonia o della asprezza delle scelte. Ed ha bisogno di scoprire il «gratuito», l'«inutile» in un dialogo d'amore con Dio, condizionato com'è da un desiderio di immediata efficienza o funzionalità. Ha fame di speranza, di «continuare a tener duro, nonostante tutto», quando gli sforzi approdano a poco.
La preghiera, almeno come movimento di avvio, tende a questo, anche se non è riducibile a ciò.
La libertà di movimento favorisce la centratura e l'adeguazione al livello di maturità e di problematicità del gruppo, senza depauperare d'identità una realtà, come è l'Eucaristia, che trascende il respiro del gruppo. Il gruppo è lo spazio più adatto alla preghiera. Il gruppo ha bisogno di momenti di preghiera, per una «sua vita», vissuta a ritmo con la fede che professa o che ricerca.
Da qui la necessità di strumenti, adeguati e funzionali.
PREGARE GIOVANE si offre come uno di questi strumenti. Uno dei tanti.
Chi ha provato, conferma che è un «buon strumento».

 

LINEE DI UTILIZZAZIONE 

Presentiamo alcune linee di utilizzazione.
Le abbiamo raccolte dalla viva voce dei gruppi giovanili incontrati. Rielaborarle troppo, anche solo per organizzarle, ci sembrava sciupare un materiale interessante, proprio perché di prima mano. Difficilmente un'esperienza può essere trasferita di peso da un ambiente all'altro. Le difficoltà si fanno più grosse, quando è in oggetto «la preghiera»: molto dipende – e deve dipendere: RdC, 75 – dal livello di maturità di fede del gruppo.
L'utilità di una rassegna del genere sta nello stimolo a riflettere e a tentare. A rompere, magari, il cerchio chiuso del pessimismo che fa incrociare presto le braccia.
E questo vale per tutti.

LA PAROLA DI DIO SI FA PREGHIERA

Per molti gruppi giovanili, la seconda parte di PREGARE GIOVANE (pag. 93 ss.), «La parola di Dio si fa preghiera», ha costituito un interessante punto di approccio e di scoperta con la Scrittura.
In questa parte si trova una antologia dei testi fondamentali della Rivelazione, ordinati nello schema dialogico della storia della salvezza. Per lo più, sono testi tratti dalle lettere degli apostoli, in particolare da san Paolo. È stata curata una traduzione ritmica, un po' libera, disposta a strofe, recitabile o cantabile dall'assemblea, secondo le melodie di «30 salmi e un cantico» (LDC). Nella traduzione, si è tenuta presente anche l'avvertenza di rendere i testi in un linguaggio il più possibile vicino alla mentalità del giovane d'oggi, eliminando qualche espressione e sottolineandone altre, pur nella precisa fedeltà di fondo al testo ispirato. Perché fossero recitabili coralmente dall'assemblea, abbiamo trasformato il «voi» dell'esortazione diretta, in «noi».
Questa trasformazione materiale vuol significare un'attitudine da assumere di fronte alla Parola di Dio. Mentre l'ascolto della proclamazione fatta da parte di un lettore sottolinea l'aspetto della recettività e dell'accoglienza, la recita corale favorisce insieme l'attenzione, l'attualizzazione, il senso dell'impegno.
La Parola di Dio non va solo ascoltata, ma «pregata», meditata e vissuta. Soprattutto coloro che ne hanno fatto un uso costante ed organico, hanno avvertito le dimensioni storiche della salvezza, il ritmo di sviluppo e la incidenza nell'oggi di ogni battezzato. La utilizzazione frammentaria e saltuaria non ha permesso invece il recupero di questa chiave di lettura. Tant'è che molti animatori di gruppi hanno affermato di tendere decisamente ad una recita organica e di ritenere il modo saltuario, momento di passaggio, «per creare il gusto».

♦ Lettura-preghiera del solo testo scritturistico.
Per molti gruppi l'utilizzazione di questa parte è consistita nella recita del singolo testo scritturistico, in occasione di incontri di preghiera:

• Recita da parte di tutto il gruppo: la recita corale coinvolge veramente tutta la comunità. Ci sono vari modi di recita «corale»:
– a cori alternati
– in forma responsoriale: un lettore propone la strofa e l'assemblea interviene con un ritornello (cfr. le annotazioni a questo proposito, esposte più sotto)
– una strofa è affidata al solista e l'altra a tutta l'assemblea. Questi ultimi due modi si sono dimostrati più «pratici»: il solista ha in mano il controllo del ritmo di recita. Ogni assemblea tende ad accelerare i tempi...: la ripresa da parte del lettore produce l'effetto di una... frenata, nel tempo opportuno.

• Recita ciclica, ripetuta, per favorire la penetrazione. Alcuni testi fondamentali della Rivelazione vanno riproposti periodicamente, perché hanno una loro precisa centralità e quindi devono diventare familiari al giovane cristiano.
Nella scelta operata per impostare questa parte di PREGARE GIOVANE si è offerto un ricco repertorio di testi «classici» di fede-speranza-carità, proprio per aiutare, nella ripetizione e penetrazione, l'interiorizzazione delle virtù teologali in atteggiamenti di vita cristiana.

• Recita con un ritornello che attualizzi o interpreti il testo. Lo stesso testo viene categorizzato in modi diversi dal ritornello-antifona che viene utilizzato. Esso fornisce quindi la chiave di lettura del testo. È opportuno – e l'esperienza di molti gruppi lo conferma – scegliere il ritornello, a partire dal taglio con cui, qui-ora, la comunità intende «pregare» un determinato testo.
Facciamo un esempio, derivandolo. da 1 Gv 4 (pag. 102):
– il gruppo riflette sull'impegno di amare. Ritornello: «Chi non ama non ha conosciuto Dio,
perché Dio è amore!».
– tema della secolarizzazione: Dio sembra assente da questo mondo. L'ambiente culturale moderno ha decretato la sua morte, per insignificanza. L'epifania di Dio è nei rapporti umani, nell'amore. Oggi possiamo parlare di Dio ai nostri contemporanei, rendere di nuovo Dio presente, nella nostra storia, attraverso l'amore. Ecco un ritornello che categorizza secondo questa chiave: «Dio nessuno l'ha visto:
se ci amiamo, Dio abita in noi!».
– il ritornello può essere anche desunto dalla vita e dalla esperienza del gruppo, per una maggiore attualizzazione. Si è vissuto una situazione particolare di disattenzione e di emarginazione di un amico. Il gruppo ne è pentito. Cerca una strada nuova. La Parola di Dio, letta e interpretata con un ritornello del genere:
«Noi abbiamo emarginato il nostro fratello xy»
assume una risonanza tutta particolare: diventa viva qui-ora.

 Lettura-preghiera all'interno di una struttura di celebrazione Questi testi possono essere utilizzati, in tempi opportuni, come preghiera del mattino e della sera, anche per alternare una preghiera di impegno con una di contemplazione. Se per un certo periodo il centro della preghiera è stato l'uomo, con i suoi problemi, è opportuno scegliere, per un altro periodo, temi di contemplazione di Dio, di adorazione, di ringraziamento, per «educare» alla verità della preghiera.
Per la struttura consigliata si veda quanto è indicato in PREGARE GIOVANE (pag. 91).

 Nella celebrazione eucaristica
Questi testi sono stati utilizzati anche all'interno di celebrazioni eucaristiche «di gruppo», soprattutto in questi due momenti:
• come liturgia della parola
• come ringraziamento alla comunione (arricchendo il repertorio con qualche salmo adatto), sia a livello di preghiera personale che comunitaria.
Rimandiamo a questo proposito alle indicazioni spicciole contenute in PREGARE GIOVANE a pag. 501 e 502.
Qualche gruppo ha sperimentato, con risultati assai interessanti, l'uso di alcuni testi (pensiamo a 1 Gv 3 e 1 Gv 4, a Rom 8, per fare qualche esempio, cfr. pag. 103, 107, 100) subito dopo la consacrazione, come sostituzione delle risposte a «mistero della fede». Si tratta di sviluppi, tanto «ufficiali» da essere Parola di Dio, delle acclamazioni tradizionali, che fanno toccare con mano il significato più intimo del dono dell'Eucaristia.

DIO CI LIBERA DAL MALE

Questa parte di PREGARE GIOVANE (pag. 459 ss.) è stata trovata molto ricca e molto «vicina» alla psicologia giovanile. Tutti i gruppi che hanno fatto celebrazioni comunitarie della penitenza, o incontri in qualsiasi modo penitenziali, vi hanno attinto a larghe mani, con buoni risultati.
Trascriviamo qualche esperienza particolarmente significativa.

 Celebrazioni penitenziali.
L'inserimento dei 12 vangeli all'interno di celebrazioni penitenziali, costruite secondo l'ordito presentato nelle pag. 477 ss., ha offerto la possibilità di una visione organica e sintetica della teologia della penitenza, per cui la celebrazione penitenziale ha assunto anche il tono di un'interessante momento catechistico.
Soprattutto se una parte del gruppo (o almeno l'animatore) si è incaricato di una preparazione remota accurata, per intervenire nell'omelia, con competenza e con richiami a tutto il quadro generale penitenziale.

 Una catechesi sulla penitenza a partire dai 12 vangeli (paga 461 ss.) PREGARE GIOVANE suggerisce già una certa utilizzazione dei 12 «vangeli» (come riflessione personale, in vista di un esame di coscienza
e come testi da inserire nell'ordito della celebrazione penitenziale). La inventiva di alcuni gruppi giovanili ha allargato di parecchio la prospettiva.
Punto di partenza, comune: il desiderio di recuperare una visione organica della penitenza, troppo spesso sfuocata sotto la pressione di parcellizzazioni e totalizzazioni inopportune.
L'esperienza può essere condensata in tre linee:
• I 12 vangeli formano il corpo di altrettante celebrazioni di preghiera per la sera (la sera è il tempo più spontaneamente penitenziale), in un periodo forte. La struttura è quella solita delle celebrazioni di preghiera (cfr. pag. 123); in essa il testo del vangelo fornisce la «lettura», l'introduzione «la traccia di riflessione».
La linea logica con cui sono stati scelti e montati i 12 testi offre una aggiornata e incisiva catechesi sulla penitenza.
• Una celebrazione penitenziale settimanale, costruita utilizzando come letture 3 testi dei 12 offerti (è facile notare una certa continuità tra un testo e l'altro e quindi raggrupparli secondo un iter di sviluppo; cfr. le indicazioni di pag. 462).
In un periodo forte (per esempio, durante la quaresima), si può presentare una catechesi completa, utilizzando così adeguatamente i «gesti» tradizionali e la maggior disponibilità giovanile, caratteristica di alcuni tempi.
• Celebrazioni penitenziali, secondo lo schema di pag. 477, usando i 12 vangeli come terza lettura, come è stato indicato sopra.

♦ La lettura corale del Vangelo.
PREGARE GIOVANE offre una trascrizione del testo del vangelo in forma di lettura corale, partecipata.
Chi ha provato ha confermato che non solo è maggiore l'attenzione e quindi la partecipazione attiva, ma che soprattutto il vangelo, letto così, prende di più, perché è immediata e viva l'attualizzazione.
Zaccheo non è solo un personaggio storico, ma siamo ciascuno di noi: colpiti dalla Parola di Dio diciamo: «Vendo i miei beni e ne faccio parte a tutti!». L'assemblea entra nella pelle del personaggio, si lascia coinvolgere nel mistero della Parola, viva oggi-qui per ciascuno.

 PREGARE GIOVANE in una lettura penitenziale.
L'esperienza di molti gruppi invita a sottolineare quanto è annotato a pag. 488-489, per una lettura penitenziale di tutto il testo. E chiaro che non è possibile sviluppare tutto il quadro ogni volta. Non è possibile, né opportuno, per non cadere, per la fretta, nel genericismo. Ogni «punto» merita un'attenzione ed un approfondimento. Quindi può essere oggetto specifico di un «esame di coscienza», che tocchi in profondità, alle radici del male e del disimpegno. Sia a livello di gruppo che di singolo giovane.
Nell'arco dell'anno si realizza così una conversione fatta di maturazione progressiva, attraverso un'analisi graduale dei vari aspetti, caratterizzanti una vita cristiana impegnata.

ESPERIENZE A RUOTA LIBERA

Elenchiamo altre esperienze, perché possono diventare utili suggerimenti per gruppi giovanili che intendano servirsi di PREGARE GIOVANE.

Una missione ai giovani

Le celebrazioni offerte per il tempo di avvento (pag. 155 ss.) hanno fornito la filigrana di una «missione» ai giovani (una serie di incontri di sensibilizzazione pastorale).
Colui che ha scelto questo metodo si è motivato su RdC 128: oggi la fede va vissuta in un certo contesto sociologico. Non è possibile essere cristiani «in vitro».
Perciò una educazione alla fede nasce da una precisa presa di coscienza dell'ambiente socio-culturale, con i suoi condizionamenti e i suoi momenti di sostegno.
Il «predicatore» ha utilizzato i temi, per una sua riflessione personale, trasformata poi in celebrazione comunitaria, attraverso il montaggio di elementi desunti dalle varie celebrazioni.

PREGARE GIOVANE come «repertorio»

Molti gruppi giovanili, dopo aver vissuto come fase intermedia una utilizzazione strumentale del libro (pagina dopo pagina), sono passati ad una visione più dinamica e personale, prendendo il testo come un grosso repertorio cui attingere.
In concreto:
• rielaborazione delle tracce di riflessione, soprattutto attraverso l'integrazione di elementi «locali»
• raccolta di più tracce di riflessione, per una «meditazione» approfondita
• interscambio delle varie «preghiere»
• ripresa delle varie «preghiere» come fondo da cui attingere materiale per preparare «preghiere dei fedeli» per la Messa
• letture per la celebrazione eucaristica a tema.

Nelle riunioni di gruppo

Gli schemi di preghiere sono stati utilizzati:
• come introduzione alla riunione, per creare un clima di recettività, di fede, per aiutare i giovani a prendere coscienza che lo stato cristiano di ricerca è tensione non verso l'ignoto, ma verso la scoperta di una Verità che preesiste e ci trascende;
• come conclusione: essendo la gamma dei temi molto estesa, i gruppi non hanno trovato difficoltà per scoprire la «preghiera giusta», da fare a conclusione dell'incontro. Una conclusione non generica, ma armonizzata a quello che era stato detto e discusso precedentemente. Una conclusione che fosse insieme presa di coscienza della esigenza ad impegnarsi, e della insufficienza umana per tradurre in atto la Parola di Dio.
• Il tema della comunità (pag. 381 ss.)
Questa parte è stata particolarmente utilizzata in campi di lavoro e campi-scuola. La convivenza continua gomito a gomito... fa scoprire la difficoltà di intessere rapporti veri. C'è bisogno di prendere coscienza di alcune esigenze che scaturiscono dal cuore della nostra fede, di individuare le chiavi di soluzione, di creare un fascio di motivazioni che sappiano sorreggere, e, in sintesi, di coinvolgere il Signore stesso nell'impegno di realizzare una comunità «umana» tanto qualificata da essere
«chiesa».

PREGARE GIOVANE nella famiglia

Una esperienza che non ci aspettavamo di incontrare è stata l'utilizzazione di PREGARE GIOVANE all'interno di alcune famiglie, cristianamente più mature, come preghiera comune della sera. In questo contesto sono risultate marcate alcune note molto belle:
• la «sacerdotalità» del padre, nella guida della preghiera,
• il tono molto concreto delle attualizzazioni,
• la ricerca comunitaria di un impegno, dentro e fuori la famiglia. Qualche famiglia, per ripensare con i figli già maturi la «vita in comune», ha trovato ottime indicazioni nelle celebrazioni «Fare comunità» (pag. 381 ss.).
In alcune situazioni di conflitto, il pregare insieme le celebrazioni a pag. 403, 404, 392, lontano da una preghiera anonima, che non tocchi sul vivo, ha aiutato a superare il momento di tensione.

PREGARE GIOVANE nella quaresima

La quaresima è un tempo particolare di ascolto della Parola di Dio e di preghiera. In una parrocchia è stato consigliato l'uso di PREGARE GIOVANE. L'invito è stato recepito e i gruppi giovanili della parrocchia l'hanno usato come strumento normale nelle celebrazioni e negli incontri. Inoltre, i giovani, almeno alcuni, riprendevano i temi pregati all'interno delle loro famiglie.

 

PROBLEMI APERTI VERSO
UN'EDUCAZIONE ALLA PREGHIERA
 

PREGARE GIOVANE ha un entroterra di precise scelte teologiche e di relative linee di educazione alla preghiera. È stato montato... come un'automobile. Pezzo su pezzo, ma con un progetto di sintesi, lucido e sempre sotto gli occhi.
Chi l'ha utilizzato con sensibilità se n'è accorto presto. Non tutto è apparso chiaro; o non per tutti. Alcuni punti hanno suscitato problema. Per altri è stata avanzata una soluzione che potrebbe incrinare le finalità per cui è stato elaborato PREGARE GIOVANE. Da qui, la seconda parte di questo sussidio: una rassegna critica delle difficoltà sorte e delle soluzioni optate, dai vari gruppi giovanili incontrati.
L'origine di queste pagine è anche il motivo di qualche ripetizione, facilmente avvertibile qua e là.
I problemi di fondo non sono tanti. Quelli piccoli, spiccioli, vanno ricondotti lì, proprio per non giungere a soluzioni parziali.
I titoli offrono i problemi, nella attualità con cui sono stati buttati sul tappeto.
Le «risposte» cercano una chiave di lettura più generalizzabile. A costo di ripetere, per centrare il «nocciolo della questione».

STRUTTURA SI O STRUTTURA NO?
UNA PREGHIERA LIBERA, SPONTANEA, O UNA CELEBRAZIONE MODELLATA ENTRO GLI SCHEMI PROPOSTI?

La preghiera, per essere formativa, ha bisogno di trovare un punto di equilibrio tra due tensioni: un cambio continuo, ed un fissismo e schematismo che uccida la vita.
Questa affermazione trova spazio di applicazione non solo a proposito dei vari «temi» della celebrazione, ma anche per la utilizzazione o meno della struttura proposta per ogni celebrazione.
Una struttura di preghiera è «logica» e funzionale quando esprime pienamente la «struttura fondamentale» dell'uomo, (se è vero che la preghiera è comunione con Dio nella comunione con i fratelli), ed è completa di tutti gli elementi che fanno la «verità» della preghiera. L'assenza di questi fatti è il grosso limite della preghiera «devozionale», della sequenza di formule, belle in se stesse, piene di significato, ma slegate l'una con l'altra, senza un crescendo logico e senza un'anima dialogica all'interno.
La struttura offerta da PREGARE GIOVANE cerca di ovviare a questi inconvenienti, offrendo un servizio «completo».

 IL CANTO
bene scelto, opportunamente introdotto, fa comunità.

IL DIALOGO D'INIZIO (distinto in comune e proprio).
È stata scelta la formula dialogica per disporre la comunità all'ascolto della Parola di Dio, e per tenere viva l'attenzione. La formula responsoriale variata, infatti, aiuta a vincere la routine.
Il dialogo comune è legato al momento della giornata: mattino o sera. Con poche battute, immette immediatamente nel clima: per il mattino, la contemplazione di Dio e la proposta di vivere nell'amore tutto il giorno; per la sera, la gratitudine e il pentimento. Il tutto, attraverso una scelta di testi scritturistici. Il dialogo proprio dà il tema specifico della preghiera.

 LA PAROLA DI DIO ASCOLTATA ED ACCOLTA.
Pregare è innanzitutto ascoltare Dio che ci parla. Come nei rapporti umani,

ascoltare con attenzione e partecipazione una persona, mette in C017701.0ne con lei; così analogamente è con Dio. Ascoltare con fede la lettura è già preghiera. Anche questo atto mentre ci mette in comunione con Dio ci lega tra noi, ci fa più comunità.
Ma Dio ci parla anche attraverso la Chiesa, i fatti della storia e della cronaca.
Naturalmente in modo diverso. Per questo alcune volte sono proposti alla lettura brani del Concilio, o anche fatti e statistiche.

 LA RISPOSTA DELL'UOMO: LA PAROLA DI DIO MEDITATA.
La parola ha una intenzione, va compresa. Va attualizzata, interiorizzata, applicata alla vita. Sarà necessario scoprire nella trama dei fatti, il senso, l'appello che Dio ci rivolge. Non c'è preghiera senza esercizio della intelligenza, diversamente non è un atto umano. Per questo, ogni celebrazione ha una traccia di riflessione.

 LA RISPOSTA DELL'UOMO: LA PAROLA DI DIO PREGATA.
La parola meditata si fa preghiera. L'uomo dice a Dio la gioia della scoperta, l'ammirazione per lui, il ringraziamento. Anche i suoi pensieri, i suoi interrogativi. È una preghiera detta insieme, coralmente, perché maturata nella riflessione comune, in cui si è creata una certa unità di mente e di cuore. Anche se non perfettamente.
I testi delle preghiere hanno generalmente un andamento discorsivo e meditativo.

 LA RISPOSTA DELL'UOMO: LA PAROLA DI DIO VISSUTA.
La parola di Dio non è fatta solo per essere ascoltata e meditata, ma deve essere incarnata nella vita. La preghiera non può essere una evasione, una fuga dalle precise responsabilità storiche, ma è invece una forza d'impegno. Spinge ad intervenire.

♦ LA PREGHIERA DI GESÙ COME VERTICE DELLA CELEBRAZIONE
Ogni celebrazione di preghiera, ogni giorno, si conclude con il Padre nostro. È la grande formula di ripetizione: immette il piccolo gruppo nel respiro di tutta la Chiesa.

Secondo la tradizione della Chiesa, poi, l'ultimo passaggio è il ricordo di Maria: sono offerte molte possibilità di realizzazione proprio per non cadere nella routine.

Questa linea di PREGARE GIOVANE non vuole essere un legame tanto stretto da uccidere novità e creatività. Tutt'altro.
Ma anche quando si «crea» qualcosa di nuovo, ci si muove con libertà ed inventiva, è opportuno – e forse necessario – rispettare un ritmo oggettivo. La carenza di qualche elemento gioca un ruolo negativo nel complesso.
Non siamo in prospettive quantitative, ma «di qualità».
Un incontro di preghiera può sottolineare maggiormente un elemento. Il successivo, l'altro. Nell'insieme ci si equilibra e si fa un gesto completo. Quindi vero e formativo.

I TEMI SONO TROPPO GENERICI
E QUINDI POCO CONCRETI. CHE FARE?

L'attualizzazione concreta, spicciola, è compito del gruppo che prega. Facciamo un esempio. Le celebrazioni sulla comunità contengono una serie di temi, certamente «vivi», per ogni gruppo in maturazione. Ma i problemi sono necessariamente a livello abbastanza globale ed universale: quindi generici. Fermarsi a questo livello potrebbe risultare un alibi pericoloso: un disimpegno mascherato di parole grosse.
Riempire di contenuti attuali questi temi: ecco il compito dell'animatore e del gruppo intero. Il gruppo deve chiedersi: «Quali sono i rapporti che noi, qui-ora, abbiamo grippati; e che quindi dobbiamo convertire?». La celebrazione di pag. 382 (per concretizzare maggiormente l'esempio) «accettare l'altro» va attualizzata, dando un volto preciso all'«altro». Dipende dalla vita del gruppo e dei singoli. «Altri» vuol dire: genitori, adulti, vecchi, emarginati, compagni...
La preghiera, così come è offerta dal testo-guida, deve conservare i toni di un certo universalismo, proprio per permettere a tutti l'attualizzazione. Il momento della concretezza è soprattutto la «traccia di riflessione» (il testo offre alcuni spunti; ma un sacco di volte è ripetuto che non possono mai essere trasferiti di peso dentro l'esperienza del gruppo che prega: vanno sempre mediati); e poi, dopo la preghiera corale e prima del Padre-nostro, la ricerca di «impegni»: qui la concretezza dovrebbe toccare il vertice. Per questo, il momento della ricerca di un impegno non dovrebbe mai mancare: nei gruppi piccoli è più facile e spontaneo. In quelli grossi... più macchinoso. Ci vuole coraggio e inventiva. Ma è necessario tentare: la ricerca di un impegno deve assumere sempre un movimento comunitario. Se è l'animatore che fa le «proposte», c'è la tentazione di strumentalizzare la preghiera per rafforzare un certo «ordine» della convivenza.

IMPEGNO O CONTEMPLAZIONE?
DIALOGO CON DIO O DIALOGO CON LA VITA?

La domanda pone sul tappeto il rapporto molto importante tra preghiera e vita. Si possono toccare due eccessi, pericolosi, egualmente alienanti, e quindi anti-cristiani.
La preghiera può fare un suo cammino, indipendente dalla vita: mette tra parentesi l'esperienza quotidiana, per fare altro.
Ma si può anche ridurre la preghiera ad un «fertilizzante etico», facendola solamente sorgente di impegni per trasformare la vita.
Quest'ultima è una delle tentazioni più presenti oggi, anche come reazione alla precedente, che ha imperato per troppo tempo, pacificamente. Certo, la preghiera deve nascere dalla vita e alla vita condurre. Ma, nella sua essenzialità, non è questo. È principalmente «comunione con Dio», quindi un gesto sommamente amoroso e «gratuito». Insistere solo sul primo aspetto è diseducare alla preghiera.
Il problema è più complesso di quello che può apparire da queste poche battute.
La riflessione e la lettura di fede sui fatti è fondamentale, indispensabile per essere uomini di fede. Ma non costituisce l'essenza della preghiera. Per fare gesti «veri», bisogna chiedersi: che cosa vogliamo fare? Riflettere sull'esperienza, alla luce della parola di Dio? Benissimo: da qui un certo ritmo, dove la prevalenza è tutta sulla vita e quindi sulla ricerca di una conversione ad un impegno nuovo. Immediatamente si «mira» lì. Vogliamo invece pregare? Il ritmo è diverso e le prevalenze sono essenzialmente altre.
Il primo momento può essere propedeutico al secondo: alcuni gruppi non sono ancora arrivati a «pregare». Ci arriveranno lentamente. E quindi, per loro, è più importante utilizzare il primo «schema», con la chiara e ripetuta percezione che la preghiera... è qualcosa in più. PREGARE GIOVANE può essere utilizzato proprio anche dentro questi «condizionamenti». Per gruppi non ancora pronti ad una vera preghiera cristiana, la prevalenza sarà data ai momenti di riflessione sulla esperienza (lettura, discussione, analisi di fatti, ricerca di impegni). Per i gruppi più capaci, invece, l'utilizzazione della struttura nella sua completezza guida a recuperare anche il senso della «contemplazione», quindi la «verità» della preghiera. Inoltre, sono contenute celebrazioni più da «contemplazione» (i salmi, la seconda parte) e celebrazioni più «attive» (la terza parte).
Affermazioni del genere... hanno il rischio del fraintendimento.
Queste affermazioni vogliono solo accentuare un aspetto, essenziale alla preghiera cristiana, perché non sia dimenticato, in un clima che ricerca con tenacia uno spazio di esperienza quotidiana in tutte le cose. Non sono assolutamente esclusive. Tanto è vero che la stragrande maggioranza delle celebrazioni di PREGARE GIOVANE sono in una linea «attiva»: ed è forse la sua caratteristica più evidente. Anche nelle preghiere, c'è lo spazio per i fatti, per i giornali, al limite per le diapositive, purché queste cose non siano a scapito o come sostitutivo, di altri elementi essenziali alla verità della preghiera.
L'animatore deve avere con chiarezza e precisione in testa questo fatto: la verità della preghiera esige completezza. Il gruppo giungerà alla percezione esistenziale del fatto, lentamente, e a partire dai ritmi che gli sono più congeniali. Il gruppo attivo, spontaneamente impegnato in attività sociali, partirà dall'esperienza di impegno insita nella preghiera e la integrerà con i contenuti del dialogo interpersonale, gratuito, con Dio. Il gruppo «contemplativo», dedito in prevalenza alla riflessione, integrerà la sua preghiera con dimensioni di impegno e di servizio.
facile notare che, in questo discorso, ritorna il fatto teologico della Incarnazione, così centrale nella pastorale e su cui spesso la Rivista insiste.
L'Incarnazione può essere svuotata, fuggendo in una delle due eresie cristologiche: l'accentuare la verità dell'umanità può uccidere la trascendenza; una concezione «sacrale» e magica della divinità annulla la verità dell'uomo, dell'essere-uno-di-noi-con-noi, di Dio.
La contemplazione cristiana non è, come la contemplazione proposta nella filosofia greca, una fuga dal mondo, dalla materia, per giungere a identificarsi con l'Uno; ma è contemplazione di Dio che agisce nella storia, che è in situazione con l'uomo.
Nella Bibbia abbiamo dei grandi modelli di contemplazione: i salmi sulla creazione (salmo 103), i salmi «sulla storia» (ad esempio il 43 e il 135). Questi possono essere dei paradigmi per una contemplazione autenticamente cristiana, di Dio in azione, oggi, nella storia.

CONVIENE PARTIRE SEMPRE DAL «DIALOGO D'INIZIO»?

Normalmente ci sembra di sì.
Nella preghiera è necessario sempre conservare la percezione del dialogo con Dio.
Se si fa altro, se si vuole fare una «revisione di vita», o discutere sui fatti del giorno, lo si può fare: è utilissimo farlo.
Questo lo si può fare anche all'interno di una riunione di preghiera, però conviene far avvertire ai giovani la specificità dell'atto del pregare. Perciò ci sembra che il «dialogo d'inizio» comune, in una riunione di preghiera, sia necessario, in quanto ha il compito di situare il gruppo alla presenza di Dio, cioè di fare prendere consapevolezza dell'Interlocutore invisibile. In questa luce anche la riflessione sui fatti viene operata «davanti a Dio».

I SALMI: UNA PREGHIERA DIFFICILE E INCOMPRENSIBILE!

È parzialmente vero: i salmi sono difficili da comprendersi. Eppure, nonostante tutto questo e perché le difficoltà sono facilmente superabili, si richiama qui, come in PREGARE GIOVANE, l'importanza cristiana di una preghiera fatta con i salmi.
Ciascuno di noi appartiene ad una storia: ci viviamo dentro e ne usufruiamo continuamente dei doni. Recidere la propria vita dal passato è perdere se stesso.
Questa affermazione ha tutto il suo valore anche, e soprattutto, in prospettiva di fede. Noi viviamo della fede di Abramo: la fede è un fatto comunitario non solo in linea orizzontale, nella Chiesa di oggi, ma anche in prospettiva verticale, dentro la Chiesa di tutti i tempi.
È importante che il giovane prenda coscienza di essere membro di un grande popolo che ha una lunghissima storia.
I salmi educano a questo atteggiamento fondamentale, guidando a rompere il cerchio chiuso dell'individualismo (del singolo e del gruppo), aprendo ad un respiro universale, per la vastità dei problemi e delle situazioni di vita dell'umanità in cammino. E proprio anche attraverso l'uso di parole pronunciate da generazioni e generazioni di uomini di fede. Il problema si rilancia allora su un'altra linea: come educare a pregare con i salmi?
Qualcosa è stato indicato già nella presentazione, contenuta in PREGARE GIOVANE (pag. 35-38). Altre note sono state trascritte a proposito dell'utilizzazione durante gli esercizi spirituali (cfr. Note di Pastorale Giovanile, 1971 /2).
Aggiungiamo solo questo: per educare a pregare i salmi... è necessario pregarli, recitarli. Il gusto viene con l'uso.
Può essere utile ricordare alcune cose:

 la necessità di una attualizzazione (cfr. le introduzioni): alcuni salmi q sono carichi di situazioni centrali della vita quotidiana: basta collegarli ad esse, nella scelta, e farne comprendere l'attualità;

 utilizzare una struttura di preghiera in cui il salmo sia davvero il centro (per questo si sconsiglia, quando il gruppo è meno sensibile, di usare lo schema di lodi o vespro, proprio perché disperdenti, nella pletora degli elementi);

♦ una struttura possibile potrebbe essere la seguente:
dialogo d'inizio (comune)
presentazione del salmo (idea centrale, sviluppo, genere letterario, problemi aperti, attualizzazione)
recita del salmo (o di una parte)
riflessione personale in silenzio (o, dopo, conversazione sui temi emersi) preghiera dei fedeli
preghiera conclusiva (può essere facilmente costruita, utilizzando il messale e PREGARE GIOVANE. Nel «Salterio corale «della LDC ne sono contenute di molto belle, rapportate ai singoli salmi).

 anche il modo di pregarli ha la sua importanza.
Non c'è un unico modo di «pregare» i salmi.
Anzi: ce ne sono tanti, tutti confortati dalla prassi liturgica della Chiesa.
• a cori alternati (è il metodo più comune: due cori che recitano o cantano alternativamente l'una e l'altra strofa. È indicato soprattutto per i salmi di contenuto innodico).
• responsorialmente (un solista propone le strofe e l'assemblea le commenta con un ritornello che riassume la chiave di lettura e lo spirito del salmo. È un metodo indicato per il genere sapienziale e di supplica).
• solo e assemblea (le strofe sono alternate tra un assolo e tutta l'assemblea).
• assolo (tutte le strofe sono declamate da un solista. L'assemblea ascolta, in meditazione. È il metodo raccomandato per il genere sapienziale).
In comunità giovanili è raccomandabile soprattutto la forma responsoriale o l'alternanza «solo e assemblea», perché, in questo modo, il tono e il ritmo della preghiera è nelle mani dell'animatore. Egli dà le sospensioni, dà senso e ci mette cuore, creando così il «clima» per una preghiera interiorizzabile.

Con questi accorgimenti, quando un gruppo giovanile incomincia ad usare i salmi nella preghiera, lentamente si familiarizza con essi.
È stata sperimentata la grande utilità di programmare la preghiera con i salmi, per un certo periodo di tempo, secondo lo schema sopra indicato. Il riandarvi ciclicamente coltiva il gusto del salmo, ne fa avvertire tutta la pregnanza e la carica umana.
Un altro metodo per far avvertire la significatività, anche per i giovani d'oggi, dei salmi è quello di scegliere un salmo come «espressione» di una situazione che il gruppo o un membro di esso vive. Per esempio, il ritorno dall'ospedale di un amico crea il clima per la intuizione della verità del salmo 29.

LA RIPETIZIONE (TEMI, PREGHIERE, RIFLESSIONI)
UNA NECESSITÀ O UNA NOIA?

L'argomento è vivo. Ciascuno ha la «sua» soluzione. Le varie e differenti utilizzazioni di PREGARE GIOVANE lo dimostrano.
Si va da due estremi: un uso «materiale» del testo, pagina dopo pagina ed un uso totalmente «libero», alla ricerca dei temi interessanti, quando essi sono avvertiti di punta dalla comunità che prega (e se il testo ha fatto una certa fortuna... è perché ci si trovano dentro tutti i temi che uno cerca!).
La comunità che prega è la prima responsabile delle sue scelte: nessuna norma esterna può vincolarla: c'è il pericolo di uccidere la vita, anche nella preghiera.
Però ci sono alcune attenzioni, da sottolineare, come proposte di servizio. Nessuno riesce ad interiorizzare temi ed atteggiamenti, se non attraverso una ripetizione ciclica, verso un approfondimento sempre più pieno. Questo vale anche per la preghiera, se è vero che una buona fetta della preghiera tocca il settore strettamente della catechesi, secondo l'affermazione tradizionale nella Chiesa «lex orandi lex credendi».
L'unione di preghiera e catechesi, come è stato sottolineato da diversi gruppi, è una delle caratteristiche più significative e più nuove di PREGARE GIOVANE. La preghiera di tipo puramente devozionale-ripetitivo, le classiche preghiere «del mattino e della sera», è povera di contenuto e quindi favorisce poco la interiorizzazione lenta, progressiva del mistero cristiano. Ci sembra che anche il breve spazio della preghiera del mattino e della sera debba avere l'andamento della celebrazione liturgica, in cui non è mai assente l'aspetto didattico.
Questo fatto comporta due verità: la preferenza a questo «tipo» di preghiera e la ripetizione per conservarne l'efficacia.
Uno sfarfalleggiare continuo, se accontenta il brio della comunità, troppo spesso lascia il tempo che trova.
Alcuni modi di «ripetizioni» potrebbero essere i seguenti:

• Utilizzazione dei «blocchi» di temi, così come sono stati presentati in PREGARE GIOVANE. È facile intuire come, attraverso un gruppo di celebrazioni, si sia cercato uno sviluppo logico ed organico di un argomento di fede. La preghiera secondo queste linee può aiutare ad interiorizzare il mistero, senza lacune e senza forzate accentuature. Naturalmente ogni tema, quantunque sviluppato con una certa completezza, qualche lacuna la lascia sempre, anche perché i misteri della fede non sono mai una realtà in astratto, «fuori» dalla storia del gruppo che prega. Per questo l'animatore dovrà aggiungere gli elementi mancanti o costruendo qualche celebrazione integrativa o ampliando e sviluppando la traccia di riflessione offerta.

• Ritorno e ripresa di alcuni temi, avvertiti particolarmente «caldi», per la vita della comunità, qui-ora, o perché l'animatore si accorge che il cammino è ancora molto lungo prima di giungere ad una meta «passabile», o perché la comunità o qualche membro, in situazione, avverte che ne ha bisogno. Questo ritorno può avvenire
– a livello di tutta la comunità, per alcuni temi particolarmente significativi,
– a livello di una preghiera personale,
– a livello della famiglia o di sottogruppi, nell'arco della settimana, come sforzo di approfondimento e momento di preparazione, al «tempo forte» della preghiera comunitaria.

• Ripresa degli stessi temi, ma con angolature e prospettive diverse. I temi, per esempio, della comunità (pag. 381-417), possono essere pregati a sé, come momento di verifica-dialogo, con Dio e con i fratelli, degli atteggiamenti abituali della comunità; o possono essere inseriti in un quadro di riflessione sulla partecipazione all'Eucaristia: gli stessi temi, meditati in un certo contesto, sono ripresi secondo un altro taglio, alla ricerca di una sintesi esistenziale del mistero.

L'UTILIZZAZIONE DI PREGARE GIOVANE
UCCIDE LA MEMORIZZAZIONE DELLA PREGHIERA E
FA PERDERE IL GUSTO ALLA PREGHIERA «TRADIZIONALE»?

Per costruire una risposta a questa difficoltà sottolineiamo alcuni elementi da «montare» assieme.

• La ripetizione meccanica, per anni, delle stesse formule non può essere educativa. Certo, alcune formule vanno ripetute. Ma non tutte hanno la dignità del Padre-nostro.
Spesso, sotto questo stile di ripetizione si nasconde una definizione di preghiera, concepita come una serie di formule, quasi magiche, senza partecipazione della intelligenza, da recitarsi quindi comunque, il più in fretta possibile, per avere, paradossalmente, la coscienza tranquilla, di aver «pagato la tassa quotidiana» a Dio.

• I testi scritturistici contenuti nella seconda parte («La parola di Dio si fa preghiera») possono sostituire, almeno saltuariamente, i tradizionali atti di fede-speranza-carità. Basta pensare, per esempio, alla carica emotiva, teologica, ecclesiale di 1 Gv 4, Ebr 11, 2 Cor 4 e 5, tradotti ritmicamente e presentati a pag. 103, 104, 116 (per non citare che tre testi che ripropongono i temi della carità, fede e speranza). Una ripetizione frequente di questi testi tradotti in una forma che faciliti la memorizzazione può far recuperare l'innegabile valore di mandare a memoria un testo fondamentale.

• Altro discorso per il Padre-nostro. È una «preghiera» da ripetersi quotidianamente, almeno. Ogni celebrazione deve terminare con il Padrenostro, per la sua completezza e verità. Non è termine cronologico (l'ultima cosa che si dice, prima di salutarsi) ma punto di gravitazione (il vertice della preghiera). Vorremmo quasi dire che il resto è «preparazione». La semplificazione della struttura, per motivi contingenti, non può, a nostro avviso, portare alla esclusione del Padre-nostro.

• Si consiglia poi di concludere sempre con una invocazione alla Madonna. P una tradizione venerabile di tutta la Chiesa. Da non perdersi, quindi, per nessun motivo.
P possibile però alternare la recita o il canto dell'Ave-Maria, con altre antifone o preghiere mariane (il repertorio di PREGARE GIOVANE è ricco, a questo proposito), o con una semplice invocazione, tolta dalle
«Litanie» o creata in armonia con il tema della celebrazione.

• Nella preghiera della sera è importante anche il richiamo penitenziale. I testi offerti sono molti: in appoggio o in sostituzione saltuaria dell'Atto di dolore o del Confiteor. Altri, poi, possono essere ripresi dal repertorio offerto dal Messale romano.

• In PREGARE GIOVANE sono stati inseriti i salmi anche in vista di memorizzarne almeno i versetti più belli e più densi, proprio per fornire dei punti-fissi di preghiera: il canto, la ripetizione frequente, l'utilizzazione nei dialoghi d'inizio possono favorire molto tutto ciò.

È POSSIBILE ENTRARE NEL GRUPPO, PRENDERE IL TESTO...
E COMINCIARE?

È necessaria, sempre, una preparazione: che almeno qualcuno si sia preparato.
La funzione dell'animatore è indispensabile: uno, un adulto, qualche giovane più volonteroso, un piccolo gruppetto al servizio del gruppo e della comunità.
Molto dell'efficacia è legata a questa preparazione.
La guida non può dirigere freddamente, dal di fuori, come un tecnico. Deve entrarci dentro, previamente. Deve esserci tanto dentro da comunicare. Lo stile della preghiera, soprattutto per i giovani, non «piove dall'alto»: viene comunicato, a macchia d'olio, da alcuni, che tirano. L'educazione alla preghiera è per osmosi: una trasmissione di esperienze. Il modo con cui l'animatore conduce la celebrazione, con cui, per esempio, fa il dialogo d'inizio... tutto ciò lievita la comunità che prega. Quando si procede a tentoni, all'improvvisazione... questo senso di insicurezza si trasmette, per contagio, a tutti.
Queste affermazioni ne implicano subito un'altra, previa.
Per pregare è necessario che esista un clima di preghiera. L'educatore è il principale responsabile della creazione di questo clima. È problema di responsabilità e onestà professionale: l'insegnante trova naturale correggere i compiti e prepararsi alla lezione successiva. L'educatore della preghiera... può improvvisare?

È POSSIBILE UNA UTILIZZAZIONE PIENA SE PREGARE GIOVANE
È NELLE MANI DEL SOLO ANIMATORE?

La domanda è stata girata ai vari gruppi che l'hanno utilizzato.
Molti gruppi hanno incominciato, per evidenti motivi finanziari, a lavorare... di ciclostile.
Hanno presto avvertito alcune grosse difficoltà: il testo ciclostilato, a parte la laboriosità, generalmente è poco attraente: non facilita la lettura. E soprattutto costringe ad uno schema rigido: quanto è stato ciclostilato (in base ad una scelta personale dell'animatore, per esempio) è la strada obbligata. Per questo molti gruppi hanno adottato una delle soluzioni seguenti:

 Tutti i membri della comunità l'hanno comprato personalmente. I vantaggi notati sono i seguenti:

• i giovani hanno fatto una scelta di uso del denaro: un film in prima-visione costa quanto PREGARE GIOVANE...;
• è possibile una maggior libertà ed un movimento più spontaneo nella preghiera, con conseguente utilizzazione più dinamica del testo;
• il testo dà una certa sicurezza, anche mentre offre possibilità di scegliere e costruire ex novo;
• dopo un certo uso comunitario, preso gusto a questo tipo di preghiera, il libro è diventato un «oggetto caro e personale»;
• è possibile ritornare personalmente, o, per esempio, all'interno della famiglia, ad alcuni temi di cui si sente il bisogno di un approfondimento;
• il libro offre la possibilità di diventare un ottimo «manuale» di meditazione-preghiera personale;
• è possibile preparare ogni celebrazione previamente, a livello di gruppo.

 La comunità si è attrezzata di un certo numero di copie, che mette a disposizione dei vari gruppi giovanili. Si è preferito un... calcetto in meno e 50 copie di PREGARE GIOVANE.

 La parrocchia fa trovare in chiesa un certo quantitativo di PREGARE GIOVANE perché chi, personalmente o a gruppi (studenti prima della scuola) desidera utilizzare il libro per la preghiera, ne possa usufruire.

Il libro di preghiera del Centro Salesiano Pastorale Giovanile, per i preadolescenti:

IN PREGHIERA
LDC, pp. 300, 8 tav. f.t., L. 1.000

(oltre ai repertori tradizionali, contiene una cinquantina di incontri di preghiera, sullo stile di PREGARE GIOVANE).

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