Crisi dello spirito o crisi post-atea?

Inserito in NPG annata 1971.


Dominique Dubarle

(NPG 1971-08/09-89)

 

Quando si parla di crisi della gioventù, vi si vede soprattutto una mescolanza di sogni, di disinibizioni e di slanci adolescenziali. È una spiegazione molto parziale.
Secondo padre Dubarle, si tratta prima di tutto di una crisi dello spirito. Egli afferma che ci troviamo a quello stadio in cui lo spirito, ai confini dell'uomo, esita tra «la più desolante follia e la più ammirabile creazione».
In questa prospettiva, religione e ateismo sono sorpassati, e non c'è più posto per i «credo», siano religiosi o atei.
Ma, per quanto possa essere dura questa «reimmersione» nella più originale delle energie sovrumane dell'uomo, la prova potrebbe portare un benefico ringiovanimento.

 

Voi penserete forse che io veda nell'ateismo il punto più vivo e l'elemento più essenziale della nostra attuale crisi della verità. Non è del tutto esatto. Certo, io prendo sul serio questo fenomeno umano che è l'ateismo, e per nulla al mondo vorrei manovrare in modo da mistificarlo, farlo apparire più spirituale di quanto si consideri esso stesso, un fatto un po' cristiano, e chissà che altro ancora. Ma per quanta importanza cerchi di dargli, non riesco a vedere in esso molto più di una specie di ultima tappa della ragione occidentale, incamminata per una certa strada. Se mi si permette questa espressione, penso che la nostra crisi attuale della verità sia una crisi post-atea, o piuttosto l'inizio della crisi post-atea del mondo e contemporaneamente della verità. E questo mi sembra molto più importante di una semplice crisi di ateismo.
Su questo argomento bisogna che mi spieghi più chiaramente.

IN STATO DI EMIGRAZIONE SPIRITUALE

Consideriamo un fatto: dall'Europa all'America, al Giappone, tutti i paesi di alto livello scientifico e di tradizione democratica, da qualche anno cominciano a vivere il malessere e le rivolte della gioventù universitaria. Tralasciamo le numerose analisi che ci fanno cogliere molto bene le cause da cui si origina questo fenomeno. Il nucleo mi sembra questo: grandi masse di giovani si trovano di fatto a portare in se stesse una energia vitale a cui non basta più calarsi e integrarsi in quelle forme sociali che il mondo moderno offre ad ogni venuto, mediante la socializzazione della scienza e l'organizzazione della vita. Fatto istintivo, senza dubbio, in preda a molte incertezze, e minacciato da innumerevoli strumentalizzazioni: lo so! Ma anche istinto sicurissimo, mi sembra, che il ragionamento delle generazioni precedenti non può più riuscire a contenere. La gioventù inizia ad essere in stato di emigrazione spirituale, in rapporto alla società moderna. E attraverso il timido tentativo della festa o quello informe della violenza, attraverso innumerevoli errori, attraverso il tumulto brutale e il caos, attraverso anche le tristi ricadute o la rassegnazione degli spiriti, è l'energia dell'uomo in ciò che essa ha di non riducibile alla società moderna, che si raccoglie e bruscamente si manifesta, indomabile, arrabbiata, quando è necessario.

UN'ENERGIA SELVAGGIA

Esiste dunque questa energia dell'uomo, in dispetto di ciò di cui ancora ieri il discorso della ragione voleva persuaderci. E, libera e violenta, convinta di essere in dovere di impegnarsi meglio in questo mondo che ha sotto gli occhi, rinchiusa in se stessa come un fulmine in bottiglia, essa è, io penso, parente molto prossima di quella terribile energia che fomentava le guerre di religione quattro secoli fa, ed è anche questa sovrumana capacità di darsi fuoco di quei giovani occidentali che si cospargono di benzina e si bruciano vivi per la libertà. Fulmine in bottiglia, essa esiste. Stiamo attenti: se non sappiamo trovarle una risposta, ha in sé la capacità di distruggere le opere che noi abbiamo create e gli imperi di cui siamo tanto fieri.
Essa esiste. Ma dobbiamo trovare la forma della sua esistenza, ancora straordinaria e inedita per noi. Rigurgito del «represso», è vero. Ma questo «represso» di ieri era religioso, era la convinzione cosciente e volontaria di una fede che si rappresentava Dio e sperava un'eternità. Quello che oggi ritorna a noi non è né fede né religione. In sé, allo stato puro, per così dire, è spirituale, evidentemente libera, stupendamente acuta e ci mette a nudo completamente: una energia ancora tutta allo stato selvaggio che, di fronte all'ateismo come alle fedi e alle religioni, rifiuta tutto il complesso della civiltà. Di fronte ad essa, quale «verità» potrà resistere?

TRA LA FOLLIA E LA CREAZIONE

Insisto. Di fronte a ciò che i nostri giovani ci mettono sotto gli occhi, noi, sconcertati, il più delle volte non vediamo che una mescolanza di sogni e di slanci adolescenziali, di critica che noi stessi riconosciamo più o meno razionale, di semplice violenza.
Ma fino a quando ci fermeremo a questo punto, non riusciremo a cogliere l'essenziale: una energia che, nella sua essenza più profonda, è energia dello spirito. Solo in quanto è dello spirito, questa energia è ancora allo stato puro, priva di ogni caratterizzazione ideologica od orientamento volontario. Energia informe perciò, e incommensurabile, anche sotto il fiume di detriti che trascina con sé. Energia fino a perdere coscienza di sé, simile per natura a quei confini dell'umano dove tutto esita fra la più desolata follia e la più ammirevole creazione, tra la più inutile distruzione e l'inizio di un'incarnazione più umana. Ecco ciò che mi sembra si possa leggere nel nostro mondo.
C'è crisi della verità, e nella forma più estrema, perché quella energia umana ha cominciato a separarsi da noi, senza assumere posizioni teoretiche, ma conservando la propria forza essa tiene in sospeso, al di fuori di sé, il destino e l'esistenza futura di ogni verità del nostro mondo. Come credente, cioè come uomo che ha custodito nella sua anima e nella sua vita la religione cattolica, io trovo degno di molta attenzione che si trovi come disciolto in questa energia ciò che hanno di proprio la fede e le religioni. Però, anche se non è proprio del tutto assente, mi sembra, comunque è incosciente di sé e resa informe. La crisi di 500 anni fa era quella della lacerazione dell'intelletto credente nel più vivo del suo essere. La crisi attuale, preparata, a dire il vero, dal momento in cui l'umanità ha trovato una via d'uscita da questa scissione, è crisi di tutto l'intelletto; crisi del suo abisso di confusione, intensa in questa sua abissalità come e più di quanto quella precedente lo fosse in frattura.

TUTTI I «CREDO» SONO SORPASSATI

Crisi post-atea, ho detto poco sopra, per cui questo momento di post-ateismo è quasi necessario perché sia chiaro che più nulla di discibile – e nemmeno le parole di qualche «Credo» – resta materialmente in disparte, fuori della crisi e dell'abisso. Nemmeno le parole di nessun «Credo» e, precisiamolo, nemmeno le parole di qualche «Credo» ateo, se ce ne sono, come quelle di nessun «Credo» religioso. Fede, non-fede: tutto, delle nostre categorie e delle nostre antiche prospettive, è ora in procinto di essere tuffato nel grande crogiolo dello spirito, raggiungendo tutto ciò che deve affrontare nel nostro tempo questa crisi della verità. Tuttavia, io non penso che questa crisi, di cui ho cercato di dare la mia interpretazione, sia irrimediabilmente funesta per la fede religiosa, e in particolare per la fede cristiana e cattolica che io ho custodito. È esattamente il contrario.
Che sia duro per le intelligenze e le chiese affrontare ciò che le attende, io ne sono convinto più di ogni altro. Vorrei, qui, averne dato un serio avviso; chi si sente sicuro, stia attento a custodirsi dal crollo. Io sono intimamente convinto che da questa reimmersione nella più primitiva delle energie sovrumane dell'uomo, debba derivare la parte più essenziale del processo di ringiovanimento.

I CONTENUTI DELLA FEDE
NEL CUORE DEL SISTEMA MOTIVAZIONALE

Quando RdC 52 ci dice che i contenuti della fede devono diventare «motivo e criterio per tutte le valutazioni della vita», ci ricorda che il «luogo»dei contenuti della fede è il sistema motivazionale, in modo tale che entrino in campo quando le sfide della vita costringono a dare una risposta e quindi sorge il bisogno di motivazione. Il sistema motivazionale è l'unico campo in cui può intervenire l'educatore della fede, se non vuole creare personalità disintegrate.
Intervenire sul sistema motivazionale significa:
• guidare a non compiere alcun gesto in prospettive deterministiche, saltando cioè il confronto con il sistema motivazionale;
• guidare a verificare sempre il proprio sistema motivazionale, alla ricerca di un'autenticità vera, a misura d'uomo;
• proporre, dopo i due momenti precedenti, i contenuti della fede come modo nuovo (tanto umanamente qualificato da essere degno di un figlio di Dio!) di vedere e di vivere la realtà. Per fare ciò, bisogna:
1. quanto alla memoria, che un gruppo di contenuti sia associato a situazioni di vita tipiche e comuni (quelle che «sfidano» l'uomo);
2. quanto all'io, che questo gruppo di motivi sia profondamente articolato con l'immagine di sé e del proprio mondo che il giovane possiede abitualmente, evitando l'estraneità dei contenuti;
3. quanto alla valutazione, che questo gruppo di contenuti sia «promettente salvezza» più di qualsiasi altro e in un modo concreto e rispondente al momento di vita.