(NPG 1971-06/07-65)

 

La proposta che avanziamo, nel tentativo di individuare un luogo ideale per la formazione e la maturazione dei giovani animatori, si situa come intermedia tra due posizioni che non sembrano adeguate.
Prima posizione: non esiste un gruppo di «catechisti».
Coloro che sono responsabili dell'animazione cristiana dei preadolescenti non hanno alcun momento in comune. Ciascuno appartiene al proprio gruppo «naturale»: a scadenze fisse, egli si rende disponibile per questa «attività». Personalmente o attraverso il contatto con un esperto, prepara la propria lezione o matura la propria presenza tra i preadolescenti della sua classe. Quando questo compito non diventa una prestazione affidata alla buona volontà e al fatto che non si sa dove sbattere la testa...
Seconda posizione: i «catechisti» formano un gruppo di appartenenza.
I giovani più impegnati sono sottratti ai loro naturali gruppi e convogliati in un nuovo super-gruppo. Esso gestisce una serie di attività: è un vero gruppo di appartenenza. I catechisti si ritrovano frequentemente tra di loro. E con un certo interesse. Per affinità di progetti e per un clima ben coltivato di interazioni reciproche.

LA NOSTRA PROPOSTA

La nostra proposta invece prospetta, per i giovani animatori, una appartenenza continuata ai propri gruppi normali ed un incontro di riferimento in un gruppo specifico. Questo gruppo, convenzionalmente, lo si chiama qui: gruppo di riferimento.
Per comprendere in pieno i termini della proposta, schematizziamo in affermazioni successive.

♦ I giovani animatori formano un gruppo di riferimento, un gruppo cioè reale, ma che non gestisce attività in proprio, avendo la funzione di creare mentalità comune, di «maturare», mentre la normale vita di gruppo è riservata ad altre appartenenze.
Non motiviamo l'affermazione perché ci pare evidente sulla scia delle molte annotazioni già spesso fatte sulle pagine di questa rivista.

♦ I giovani animatori continuano ad appartenere ai loro gruppi naturali, a viverci all'interno, con i ruoli normali: chi ha interessi di carattere sociale, a gruppi sociali; chi ha interessi sportivi o culturali, a gruppi sportivi o culturali... Qui è la loro vita quotidiana e le attività spontanee. Tutto ciò comporta alcuni grossi vantaggi:
• I giovani animatori potranno sentirsi «in prima linea» nell'impegno verso i preadolescenti, rispetto ai propri amici di gruppo. Tutti i giovani sono responsabili dei preadolescenti. Il contatto diretto, se vuole essere formativo, è però affidato a chi ne sente la vocazione e ne possiede le doti. Ma gli altri non sono esclusi: formano la retrovia d'appoggio.
• Il giovane animatore porterà nel gruppo di riferimento quella speciale sensibilità che gli proviene dal suo gruppo naturale. Nella progettazione catechistico-pastorale, egli sarà il «patito» dell'impegno sociale o dell'apertura agli aspetti culturali o sportivi. La presenza di una pluralità di interessi permette di cogliere il preadolescente davvero nella realtà della vita, senza costringerlo ad una univocità di apertura.
• Si ovvierà al fenomeno della cosiddetta infantilizzazione di ritorno, che spesso caratterizza chi dedica la propria vita unicamente a rapporti educativi con ragazzi. Troppi dirigenti di associazioni... sono rimasti degli individui slegati dalla comunità e dai loro coetanei. Quasi degli emarginati in potenza, una volta conclusa la loro attività a favore dei preadolescenti.

 La comunità giovanile assume quindi il seguente movimento:
• alcuni si dedicano in forma specifica alla pastorale dei preadolescenti;
• ma essi sono fortemente legati ad altri che vivono la propria vocazione giovanile in un intenso dialogo con gli adulti o con interessi adulti (impegno politico...). Il giovane animatore, avendo una tensione contemporanea verso i preadolescenti e verso l'età adulta, non rischia di regredire, di infantilizzarsi ma fa giungere anche ai preadolescenti quelle dinamiche che caratterizzano la maturità di un adulto (nella proiezione, per esempio, verso un impegno politico);
• la comunità giovanile è dentro la comunità più vasta che è quella ecclesiale: essa delega i giovani ad interessarsi dell'animazione cristiana dei preadolescenti, quasi con gesto ufficiale (consiglio pastorale). A questo livello continua però il rapporto diretto di interessamento. Chi è «in prima linea» sente, alle spalle, la sicurezza dell'appoggio e del prestigio della comunità tutta.

 I giovani animatori, nel momento di animazione dei preadolescenti, hanno una nuova appartenenza, reale ed impegnativa, al gruppo dei preadolescenti di cui sono animatori. L'animatore è uno del gruppo, anche se con un ruolo speciale.
• Sembra fuori di discussione il fatto che questi gruppi di giovani animatori siano «misti» (formati cioè da ragazzi e ragazze, impegnati nella stessa funzione apostolica di animazione cristiana dei preadolescenti). Non entriamo nei dettagli. La scelta è lasciata alla decisione responsabile dell'operatore pastorale e della comunità locale.
Si potrebbero ipotizzare almeno queste due possibilità:
– gruppi di preadolescenti «misti», con un ragazzo ed una ragazza come animatori;
– gruppi di preadolescenti differenziati, con animatori differenziati, ma collegati in un unico gruppo di riferimento.

Praticamente il rapporto tra i vari gruppi giovanili e i gruppi dei preadolescenti sta su queste linee:

 Ipotesi A.
Dai vari gruppi giovanili operanti in una comunità ecclesiale si riuniscono i giovani più capaci e interessati a questo discorso, per formare il gruppo di riferimento degli animatori-catechisti.
Da questo, essi partono, per l'animazione dei gruppi preadolescenziali: un giovane, o meglio due-tre, per gruppo.
Il ritorno al proprio gruppo di origine sarà caratterizzato dalla formazione ricevuta nel gruppo di riferimento e quindi offrirà un vero servizio, fatto di sensibilità nuove, di attenzioni più vive alla vita degli altri, di una fede più matura.
NPG 1971-06.07-68

 Ipotesi B.
Si può ipotizzare il caso, che può condensare istanze molto interessanti, che un intero gruppo giovanile scelga come settore di intervento cristiano la fascia dei preadolescenti.
È chiaro che, anche in questa ipotesi, andranno salvate e coltivate le urgenze ricordate prima:
• la presenza di adulti
• l'apertura a tutti gli interessi dei preadolescenti
• la capacità di autocritica
• e soprattutto la distinzione dei due momenti: il riferimento strettamente catechistico e l'apertura agli interessi giovanili (sociali, politici, culturali...) del gruppo in quanto tale, per non ridurre il gruppo al
«ghetto» privilegiato ed inutile dei catechisti.
I vantaggi sono notevoli, perché non si obbliga a moltiplicare appartenenze e campi di interesse e si trasmette ai preadolescenti la carica comunitaria, la coesione e gli ideali del gruppo (fattori molto più incidenti negli altri che quelli di un singolo).
NPG 1971-06.07-69

LA VITA DEL GRUPPO DEGLI ANIMATORI

Il gruppo dei giovani animatori (gruppo di riferimento) ha frequenti momenti di incontro. Di essi si parlerà a lungo nel capitolo sulla formazione degli animatori.
In questo gruppo è richiesta una doppia presenza di adulti:

 Il sacerdote della comunità, come animatore dei giovani animatori. La sua presenza è giustificata sia da motivazioni di ordine ecclesiale (l'indispensabile presenza del sacerdote, per «fare chiesa») che in prospettiva di dinamica di gruppo.
Una parola, a proposito di ciò, per descrivere la funzione di questo super-animatore:
• egli deve accelerare il processo di maturazione del gruppo e contemporaneamente curarne la conservazione allo stato di riferimento;
• egli tende inoltre a far raggiungere al gruppo quel tono di maturità e di criticità che salvi i giovani dal proiettare sui preadolescenti i loro problemi: questo attraverso un controllo continuo ed una elaborazione sempre più profonda dei contenuti della loro azione;
• cura la formazione personale e la scoperta della speciale vocazione di ciascuno;
• in questo processo egli diventa, tangibilmente, a livello di simbolo, il collegamento con la comunità.

 Altri adulti, pochi ma estremamente capaci di costituire l'aggancio delle aspirazioni dei giovani, come essi direttamente e immediatamente incaricati della animazione cristiana dei preadolescenti (alcune coppie di giovani sposi potrebbero assolvere egregiamente questo compito)..
I giovani vivono totalmente nel «conflitto delle generazioni», in uno stato di opposizione, spesso tradotta anche in termini sociali, con i loro genitori. Se a contatto con i preadolescenti sono soltanto dei giovani, si rischia di accelerare in quelli un distacco che è ancora precoce. La frattura tra giovani e famiglia, compensata ed equilibrata in altri fattori, si trasmette ai preadolescenti, privi di altri appoggi, con gravi danni per la loro maturazione.
Gli adulti fanno da punto di equilibrio: quasi da compresenza della famiglia. Se prevale la dinamica familiare (prevalenza di adulti come educatori) abbiamo un prolungamento di immaturità: il preadolescente è troppo a contatto di adulti e non diventa mai autonomo.
Se invece prevale la presenza dei compagni, il preadolescente si stacca troppo in fretta dal rapporto con gli adulti.
Nell'assenza degli adulti, inoltre, agli stessi giovani animatori manca un modello di riferimento, un «io ideale». Essi si ripiegano verso l'età precedente, invece di condurre la preadolescenza alla maturità dell'età adulta.