Giarre

(NPG 1978-10-30)

 

Fu nell'estate del 74 che maturò in pieno e si manifestò ufficialmente la «svolta» nel CSI di Acireale. Ad un anno esatto dal momento di verifica estivo del 73, nel campo-tende della pineta di Linguaglossa, una sessantina di rappresentanti delle realtà di base del CSI discussero, confrontarono ed elaborarono un nuovo progetto di attività sportiva ed associativa. I partecipanti a quel momento, soprattutto soci-atleti, liberi di parlare senza più la mediazione di dirigenti e tecnici, misero in crisi i campionati, l'arbitro, le classifiche, insieme naturalmente al vecchio modo di essere associazione. Da quel momento, infatti, campionati e classifiche scomparvero dalla scena delle attività associative, in quanto ritenuti strumenti atti più a trasmettere «valori» quali la selezione, la competitività e lo scontro che non quelli della collaborazione, del rispetto della persona umana nella sua globalità. Bisogna tentare di realizzare un'attività, si disse, che non crei campioni e schiappe, ma che dia a tutti la possibilità di esprimersi secondo le proprie peculiari caratteristiche, sullo stesso piano degli altri, restituendo allo sport il suo carattere di gioco, di festa, di incontro.
Abolite le vecchie strutture, il controllo e la gestione dell'attività passò direttamente alle società sportive, tra le quali andavano scomparendo le «squadre» per far posto a veri «gruppi di base», mediante le commissioni di fascia, formate da responsabili o delegati di tutte le società, alle quali fu lasciata ampia libertà.
Calcio, basket, atletica, tennistavolo, campestri, tutte le attività sportive venivano proposte, realizzate e verificate alla luce della proposta associativa, dando la preferenza agli incontri liberi fra i vari gruppi, in modo da favorire una migliore conoscenza fra gli atleti e lo scambio di esperienze. Era questa un'esigenza scaturita da una lunga verifica, che aveva messo in luce la frequente superficialità che caratterizzava i contatti umani prima e dopo le gare.
N91f6-stesso tempo cresceva nell'associazione la domanda di partecipazione a tutti i momenti della vita del CSI zonale: al consiglio zonale, nel quale il congresso aveva nominato almeno un rappresentante per ogni società, si affiancava periodicamente un momento di dibattito e di verifica collettivo, oltre naturalmente all'attività interna di ogni gruppo di base.
Più si andava avanti, però, più cresceva il numerc delle carenze e delle insufficienze che venivano a galla. La preparazione degli animatori e la continuità della proposta educativa erano quelle più vistose. Così è nata l'idea di un corso pluriennale per animatori socio-culturali e si è insistito sul carattere di sperimentazione delle commissioni di prima e di seconda fascia (5-10 e 11-13 anni). Scontata la polisportività, si sono cioè privilegiati, in questa prima fase, la libera espressione corporea, i giochi ed i momenti d'insieme a carattere di festa.
A partire dall'autunno del 76, inoltre, i gruppi di base si sono impegnati nella realizzazione di feste dello sport a livello cittadino o di quartiere, momenti caratterizzanti dell'impegno sociale dell'associazione. I servizi sociali, le strutture pubbliche per lo sport ed il tempo libero sono stati i settori dei quali si è voluta denunciare la preoccupante assenza, dovuta sia alla mancanza di una piena coscienza di base sia alla latitanza degli amministratori locali, e comunque ancor più grave perché inserita in una realtà, quella siciliana, nella quale sono predominanti la disgregazione ed il particolarismo.