Una esperienza catecumenale in preparazione alla Cresima

Inserito in NPG annata 1978.


Anna Bucci

(NPG 1978-09-69)


«Il grande fatto nuovo della storia della Chiesa, e assolutamente opposto a tutta la sua tradizione, è che i nostri ragazzi giungono all'età adolescente e adulta senza essere passati attraverso un autentico catecumenato.
Il catecumenato è un periodo di preparazione che deve rendere il discepolo di Cristo capace di essere fedele ai suoi impegni battesimali. Esso è illuminazione e prova per la lotta spirituale che il battezzato deve sostenere...
Passati i primi tempi della Chiesa, in cui sembra che si facesse fiducia al solo Spirito Santo, e istruita dalla esperienza delle persecuzioni, la Chiesa organizza un catecumenato. Possiamo chiamarlo, questo catecumenato del III-VI secolo, un catecumenato personale. Si rivolgeva infatti a un adulto che compiva un passo molto personale, in opposizione con l'ambiente pagano che lo circondava, e che perciò doveva essere assoggettato a una catechesi, a una prova pure personale...
Quando i popoli barbari furono convertiti, si generalizzò il battesimo dei bambini, e l'antico catecumenato scomparve a poco a poco. La Chiesa affida ai genitori e ai padrini l'istruzione e la prova che costituivano l'essenza del catecumenato. Il catecumenato cessava di essere una disciplina strettamente ecclesiastica per diventare una cosa soprattutto familiare, e cioè compiuta dai genitori e padrini; una cosa sociale anche, compiuta dalla società civile, sociologicamente imita alla società religiosa. Il catecumenato è un catecumenato sociale.
Ora il dramma della nostra epoca è che il mondo sociale si è a poco a poco scristianizzato; l'ambiente familiare, che dipende da quello sociale come una cellula dal corpo, costituisce abbastanza raramente un ambiente cristiano, un ambiente formatore di" credenti". D'altra parte il ragazzo lascerà per forza questo ambiente familiare per entrare in un'atmosfera di laicismo tanto più pericolosa in quanto non l'aveva ancora respirata e non vi era preparato» (J. COLOMB, Pour un catéchisme efficace, Vitte, Lyon 1948, pp. 23-27).

 

LA SITUAZIONE DI PARTENZA

Abbiamo davanti, all'inizio di un anno scolastico, una classe di 35 ragazze di un Istituto privato gestito da Religiose, con scuola per esterni. A 12-13 anni, i tre quarti (27) di queste ragazze non hanno ancora ricevuto il Sacramento della Cresima. Dopo l'iniziazione alla Penitenza e alla Eucaristia, la maggior parte di esse non ha avuto più nessun aggancio con la propria comunità parrocchiale. Trattandosi di «scuola cattolica» ci poniamo fortemente il problema di aiutare queste ragazze con l'offrire loro, oltre ad un discreto bagaglio culturale per affrontare in maniera critica la realtà sociale di oggi, oltre all'orientamento verso un determinato tipo di scelta successiva, anche la possibilità di precise scelte vocazionali nella piena realizzazione di sé in un significativo progetto di vita. Un primo lento ma continuo cammino di trasformazione della scolaresca in gruppo omogeneo è stato condotto avanti durante l'anno di prima media; urge ora, per facilitare l'esperienza di chiesa e la conseguente scoperta in essa del proprio progetto di vita, che il gruppo diventi «comunità di fede, di culto, di servizio-carità», ad imitazione della prima comunità cristiana. Si avverte l'esigenza di una iniziazione a vivere la comunione.
Si opta da tutta la classe, cresimande e non, di percorrere un iter catecumenale coronato per alcune dalla recezione del sacramento della Cresima, per altre dal rivivere i momenti significativi dello stesso sacramento, ricevuto forse non ancora pienamente coscienti della gratuità del dono dello Spirito e delle responsabilità assunte nei confronti di se stessi e della comunità.
Non tutte sanno esattamente cosa comporti un itinerario catecumenale, ma nell'entusiasmo di una esperienza cristiana nuova, ci si mette volenterosamente in cammino con la certezza di scoprire progressivamente e di vivere i significati di questa esperienza.
Trattandosi di un cammino di fede ci preoccupiamo di stabilire con le ragazze le premesse di una proficua esperienza catecumenale:
• Ciascuno di noi deve sentirsi a proprio agio nel voler liberamente sperimentare un cammino comune e fare in modo che le altre si sentano reciprocamente accolte nel gruppo: è necessario esprimersi liberamente sulla propria fede senza paura di essere giudicate; questa libera espressione deve essere obiettivo e costante preoccupazione sia nella scuola, sia nelle iniziative extrascolastiche, sia negli incontri di preghiera, sia nelle celebrazioni liturgiche.
Esiste già un dialogo accettabile fra noi; ma si insiste perché si superi la resistenza psicologica di ritrosia e si instauri un clima di confidenza reciproca, indispensabile per una esperienza «comune».
Ciascuna è invitata e invogliata costantemente ad esprimersi, a parlare della propria vita di fede, a mettere a parte il gruppo della propria esperienza cristiana; questo clima di spontaneità dovrà diventare la caratteristica delle nostre celebrazioni liturgiche che debbono diventare più partecipate, più calde e personalizzate, sempre meno burocratiche e formalistiche. La cornice ideale del gruppo sarà la costruzione di uno stile di chiesa che permetta a ciascuna di sentirsi veramente a proprio agio.
• Questo clima non può essere artefatto e ciò suppone la partecipazione libera e spontanea, ma soprattutto non può essere costruito limitandosi a delle iniziative sporadiche: per una esperienza piena ci vuole la durata nel tempo. Si profila per tutte un impegno di almeno due anni, fino cioè alla conclusione del ciclo della scuola media; con possibilità, una volta ricevuta la cresima, di continuare l'esperienza anche dopo, se lo permetteranno le situazioni. Pensiamo che meno di due anni un cammino catecumenale non possa durare, se si vuol maturare una autentica decisione di fede.
La dinamica della decisione nella persona, soprattutto per un itinerario spirituale di conversione, comporta durata nel tempo. Superiamo quindi la tentazione di fare tutto in fretta, come sembra spingersi la società moderna e ci armiamo di pazienza nel realizzare le mete che ci prefiggiamo senza voler bruciare le tappe. La durata dell'esperienza cí porterà a maturare gradualmente una decisione fondamentale che ci impegni seriamente nella vita, per superare il qualunquismo di tanti ragazzi, l'indecisione e il disimpegno.
• In questo cammino verso la conversione dobbiamo scoprire gli elementi che ci porteranno a deciderci per la fede: testimonianze, ascolto della Parola di Dio, documenti di vita, situazioni sfidanti che ci interpellano personalmente, fatti che richiedono assunzione di precisi atteggiamenti, avvenimenti che ci invitano ad operare una scelta...
Difficoltà, per un cammino di questo genere, non ne mancano; ma ci lasciamo scoraggiare da esse? Innanzitutto, una esperienza catecumenale non richiede una comunità più aperta della scuola? Che relazione c'è tra queste ragazze e le singole comunità parrocchiali da cui provengono? Come è possibile rendere compartecipi di questa esperienza anche queste comunità parrocchiali? Con la presenza interessata ed educante dei loro genitori, insegnanti, parroci, le ragazze possono costruire una esperienza di chiesa autentica, una piccola comunità cristiana in opera? Interrogativi a cui dobbiamo dare una risposta.
Si compie una capillare opera di convinzione di tutti questi responsabili della educazione cristiana delle nostre ragazze; il discorso è più delicato per la sensibilizzazione alla esperienza dei diversi parroci, per ovvi motivi pastorali. Si espongono loro situazione, finalità e metodi, si concordano modalità e tempi per l'amministrazione del sacramento della Cresima, si concorda di celebrarlo nella Cattedrale insieme ad un congruo numero di cresimandi adulti delle diverse parrocchie, in modo che le ragazze potranno concretamente sentirsi inserite nella chiesa locale.
Un parallelo lavoro di mentalizzazione lo compiamo con i genitori che ci hanno affidato le loro figlie: sappiano coscientemente affiancarsi ad esse in questa esperienza di fede, partecipando attivamente alla programmazione e alle attività, condividendone la maturazione della decisione di fede superando i condizionamenti personali (indifferenza, tradizionalismo, abitudine) ed ambientali (convenienza sociale, festa esterna...).
Nostra costante preoccupazione in questa capillare opera di adesione degli adulti alla esperienza catecumenale è stata quella di far comprendere che il luogo più naturale di una autentica maturazione della fede è sempre una comunità viva e concreta; che la fede non può schiudersi se non in un clima comunitario.
La nostra comunità scolastica prende così le dimensioni di una piccola chiesa. Il nostro cammino verso una fede adulta non richiede subito la conoscenza di un certo numero di verità di fede, ma soprattutto postula l'accettazione di vivere come gruppo-chiesa. Mentre lo costruiamo, ci impegniamo a scoprirne i significati per la nostra vita di fede. Insistiamo sulla esigenza della «esperienza comune», della collaborazione e della corresponsabilità proprio in un momento psicologico in cui le ragazze sono impegnate a raggiungere la loro autonomia. L'esperienza catecumenale ci permetterà di scoprire, attraverso la lettura dei segni della presenza di Dio nella storia e nel mondo, il nostro personale ruolo nella comunità cristana e di testimoniare la fede nella vita; ed è l'obiettivo fondamentale che ci prefiggiamo.
Il gruppo viene gradualmente rnentalizzato a cogliere il significato dell'essere cristiani e le conseguenze operative; mentalizzazione operata in sintonia con i dinamismi di crescita fortemente vissuti dai preadolescenti di questa età: il bisogno di socializzazione e di relazione, l'esigenza di affermazione, di partecipazione e di appartenenza vanno gradualmente sviluppati, valorizzati, soddisfatti con una nuova scoperta della propria identità, con la promozione di legami di figliolanza verso Dio. di fraternità, di solidarietà e di dialogo e di comunione con gli altri per combattere atteggiamenti contrari di isolamento, di egocentrismo, di anonimato, di apatia.
Abbiamo insistito molto sul processo motivazionale dell'agire per superare, attraverso lo sviluppo del senso di integrazione dell'io, il troppo facile dualismo tra fede e vita

I CONTENUTI IN ALCUNE UNITÀ DIDATTICHE

– scoperta della presenza di Dio nel mondo e nella storia, attraverso l'opera di Cristo e dello Spirito che chiama al dialogo e alla collaborazione;
– risposta dell'uomo alla chiamata come presa di coscienza delle proprie responsabilità nella Chiesa e nel mondo, come realizzazione, nel piano di Dio, del proprio progetto di vita.
Questa esigenza di doppia fedeltà, a Dio che interpella e all'uomo che si impegna, segue due linee di sviluppo strettamente interdipendenti e rispondenti alle esigenze della rivelazione e della libera scelta umana.
Si richiedono vari momenti di programmazione (con gli altri insegnanti, con i genitori più sensibili, con la partecipazione di alcune ragazze) per enucleare le seguenti unità di sviluppo da approfondire negli incontri:

Prima unità:
«I segni mi aiutano a scoprire la presenza di Dio nel mondo».
– Scopro in me, attraverso il segno del corpo, una realtà profonda altrettanto vera e concreta.
– Scopro il senso delle azioni delle persone con cui vivo attraverso i gesti esterni.
– Scopro che tutte le realtà terrestri nascondono il grande mistero della presenza di Dio che opera attraverso lo Spirito.
– Scopro Dio attraverso il segno della sua Parola e Gesù Cristo.
– Scopro i segni di Cristo nella comunità cristiana in cui vivo.

Seconda unità:
«La comunità cristiana, ieri come oggi, esprime la sua azione santificatrice attraverso diversi segni di salvezza»:
– La comunità degli apostoli: caratteristiche, segni, testimonianze.
– Solo il cristiano, attraverso la fede e confermato dallo Spirito, sa leggere l'opera di Dio nel mondo.
– Le situazioni umane ambigue e l'opera del cristiano.
– Comportamento degli apostoli e testimonianza eroica nella storia della Chiesa.
– La comunità cristiana oggi nel mondo: caratteristiche, segni, testimonianze.

Terza unità:
«La Chiesa in cui sono inserito col sacramento del Battesimo, opera nel mondo con una triplice missione».
– La Chiesa annuncia la Parola, quindi ogni credente ne è responsabile.
– La Chiesa realizza l'incontro con Dio che salva attraverso parole e segni di salvezza.
– La Chiesa vive la comunione con Cristo e coi fratelli con la disponibilità e il servizio nella carità.

Quarta unità:
«La mia cresima è una scelta di autentica vita cristiana»:
– nell'annunciare Cristo con la parola che libera, risana e fa agire;
– nel vivere l'Eucaristia che nutre, vince la morte, è fonte e culmine di tutta la vita cristiana;
– nel servizio ai fratelli che è collaborazione, dialogo, dono nella realizzazione di sé.

CON QUALE METODO?

Gli obiettivi e i contenuti espressi in termini personalistici chiaramente indicano le linee metodologiche e didattiche seguite.
Prima di tutto si son tenute presenti le caratteristiche della ragazza di 13-14 con le sue esigenze di fondo, i suoi problemi, le sue preoccupazioni scolastiche, i condizionamenti del suo ambiente, i suoi rapporti con gli adulti, specialmente con i genitori.
Molto spazio si è dato alla presentazione di testimonianze storiche, dal vivo, e nelle espressioni di gruppi ecclesiali del nostro tempo; è sempre efficace la pedagogia della testimonianza perché gli adolescenti hanno bisogno di rinsaldare la loro fede incerta nel confronto con quella concretamente impegnata nella vita. L'organizzazione della classe in piccoli gruppi di ricerca e di lavoro ha favorito un alto grado di socializzazione e di comunione fraterna, l'espressione personale dei contenuti assimilati, l'acquisizione di una certa maturità di pensiero: infatti, durante le assemblee generali, nelle liturgie eucaristiche e penitenziali, negli incontri di preghiera sulla Parola di Dio le preghiere «personalizzate» espresse denotano il clima di comunione creatosi e l'assimilazione degli elementi qualificanti per la decisione di fede.
L'iter didattico è stato il medesimo di quello seguito per le altre discipline, anzi si è voluto svolgere un unico programma, sia a scuola nelle due ore settimanali di educazione religiosa, sia negli incontri pomeridiani, sia nelle giornate di ritiro. Nelle ore di scuola, le unità di lavoro (a quelle programmate se ne sono aggiunte altre due, richieste dalla urgenza dei problemi vissuti: il rapporto genitori-figli, l'amicizia) hanno avuto il seguente iter di approfondimento:
– presentazione e posizione del tema in termini da facilitare la partecipazione e l'interesse personale;
– l'approfondimento tramite tecniche di analisi: questionari, sondaggi, inchieste, ricerca di documenti, testimonianze;
– confronti degli orientamenti emersi e tentativo di sintesi operativa personale e di gruppo;
– coordinamento e verifica.
Gli incontri pomeridiani settimanali ricevono una strutturazione più liturgica e di esperienza cristiana: preparazione dei canti e della liturga domenicale, attività caritative ed assistenziali, vita di comunione e di gruppo.
Durante i due anni della esperienza catecumenale abbiamo tenuto fede anche ad otto incontri di «ritiri spirituali», che grosso modo scandissero i ritmi dell'anno liturgico: uno all'inizio della scuola, uno per Natale, uno per la Pasqua ed uno per la Pentecoste. Anche i momenti di questi intensi incontri di preghiera-riflessione sono stati strutturati in connessione con i metodi di tutta l'esperienza, sempre per esigenze unitarie di interiorizzazione:
– presentazione del tema, che di solito è stata la sintesi delle unità didattiche sviluppate progressivamente,
– preghiera comunitaria sui risvolti personali del tema,
– visualizzazione di alcuni contenuti più specificamente cristani tramite diapositive e riflessione...,
– celebrazione penitenziale,
– celebrazione eucaristica.

UNO SGUARDO FINALE SULL'ESPERIENZA

È difficile fare una verifica in termini scientifici della esperienza catecumenale, perché nulla più facilmente sfugge alla valutazione umana come la maturazione cristiana sotto l'azione dello Spirito Santo. S può solo affermare che ci sono stati periodi più intensi e fortemente sentiti e periodi meno felici e più superficiali dovuti forse a condizionamenti inevitabili.
Il lavoro, l'interesse, l'approfondimento e l'incisività attorno ad alcune unità didattiche sono state maggiormente segnate da partecipazione e consensi; specie su «genitori-figli», «amicizia», «comunità cristiana ieri-oggi», «la mia cresima».
A conclusione della scuola media, dopo la festa della celebrazione della Cresima, ciascuna delle ragazze prende la sua strada nella vita. Sembra che tutto sia finito, sembra che il grande sforzo svanisca nel nulla e ci rimane solo un po' di nostalgia per i momenti più intensi, invece tutto comincia lì...
Ora a distanza di due anni, possiamo riportare una testimonianza fra una quindicina, quelle di ragazze che si trovano ancora insieme a frequentare la seconda classe del biennio superiore; la testimonianza di Simonetta: «Sono passati due anni dalla celebrazione della mia cresima, ma non so più che che cosa mi senta dentro pensandoci; è stato per me un momento forte, una presa di coscienza chiara, precisa: la Chiesa ero anch'io, continuo ad esserlo anch'io insieme a tutti coloro che cercano Cristo; esiste un mio ruolo che devo interpretare. Una chiesa, una folla di gente senza nome, no! Non è questo che Cristo ci ha chiesto di essere, ma tante "persone" che si amino, che si tengano per mano lungo il cammino, che corrano tutte insieme verso il Padre, verso la vita, verso gli altri. La cresima mi ha aperto a questo mondo di amici che lievita nella Messa perché dà amore, perché di amore Cristo ci ha colmati. Sta ora solo a noi darlo agli altri; ogni volta che chiudiamo i battenti del nostro essere per gli altri, sarà un giorno che avremo vissuto meno, sarà un po' di amore perdutosi nei bassifondi di noi stessi, sarà un seme che non germoglierà, sarà un po' di vita che sfugge». Anche le altre testimonianze avute confermano la bontà della esperienza catecumenale perché può orientare gli adolescenti a scelte decisive di vita cristiana.