La ripresa associativa interpella gli educatori

Inserito in NPG annata 1978.


Franco Garelli

(NPG 1978-09-29)


Da più parti si mette in risalto come la seconda metà degli anni '70 sia contrassegnata da una consistente espansione dell'associazionismo giovanile cattolico istituzionale, dalla ripresa della capacità aggregativa denotata sia dai movimenti ecclesiali il cui raggio di riferimento e di azione è nazionale (Agesci, Comunione e Liberazione, Azione Cattolica, Movimenti Pentecostali e Carismatici...), sia da gruppi che operano a livello locale, nelle parrocchie e nelle diocesi. Oltre a diagrammi che segnalano adesioni in aumento, le strutture giovanili ecclesiali mettono in evidenza nuova vitalità, ripresa di iniziative e di azione, nuove elaborazioni culturali, ricerca di occasioni di confronto e di collaborazione, una presenza sociale più attiva e dinamica...
Si tratta di un fenomeno che appare tanto più singolare quanto inatteso, sia perché avviene in un momento storico in cui si ipotizzava il proseguimento e il «consumarsi» di quella tendenza di caduta della funzione aggregativa dell' ambito cattolico iniziatasi negli anni della contestazione, sia perché si determina in un periodo in cui più acuta e generale appare la crisi di aggregazione dei vari gruppi-movimenti giovanili nel contesto nazionale, processo questo messo in risalto dalla diminuzione delle iscrizioni alle federazioni e ai movimenti giovanili dei partiti, da una elevata proliferazione di piccoli gruppi accomunati dalla rivendicazione della propria autonomia, dalla generale insofferenza giovanile per ampie aggregazioni e per tentativi di collegamento e di riferimento allargato.
All'interno del mondo cattolico coloro che avevano paventato che l'esodo dei giovani dall'ambito ecclesiale, innescato dalla contestazione, potesse portare diminuzione della posizione di forza della chiesa e alla perdita di una funzione sociale giudicata come essenziale, guardano a questa inversione di tendenza come ad un recupero del potere e della centralità della religione istituzionale nel contesto nazionale, quasi che l'aumento quantitativo potesse essere considerato – già di per sé – come un fatto positivo, indipendentemente dall'analisi dei fattori che hanno contribuito a determinarlo e dagli esiti sociali del processo. Mentre alcuni evidenziano pertanto atteggiamenti trionfalistici e analisi semplificatorie del processo in atto, altri sembrano rispondere in modo meno emotivo alle mutate circostanze, soffermandosi in particolare ad esaminare le cause che hanno favorito la ripresa aggregativa dei gruppi-movimenti giovanili ecclesiali, gli esiti e le conseguenze sociali possibili di essa.

GRUPPI E MOVIMENTI ECCLESIALI SANNO RISPONDERE ALLE ATTESE GIOVANILI

Appare anzitutto evidente che se i giovani ritornano all'associazionismo ecclesiale è perché essi trovano nelle proposte e nelle modalità di vita di tali gruppi-movimenti una risposta 'alle proprie attese e ai propri bisogni. Si pilò andle essere di fronte a un abbaglio collettivo, ad una «illusione» generalizzata, ma è indubbio che l'estensione del processo di cui ci occupiamo non possa essere spiegata se non facendo ricorso alla allargata e rinnovata consapevolezza da parte dei giovani che nell'ambito religioso ed ecclesiale è possibile trovare una soddisfacente risposta a problemi, tensioni, istanze che caratterizzano la propria condizione di vita e la propria esperienza. In altri termini, si può affermare che attraverso i conflitti e le dinamiche complesse innescati dalla contestazione, tali gruppi-movimenti si siano modificati in modo tale da risultare, nella seconda metà degli anni '70, particolarmente rispondenti alle attese e ai bisogni di larghi strati giovanili.
A questo proposito si possono individuare tre fondamentali fattori che hanno favorito questa predisposizione dei gruppi-movimenti giovanili ecclesiali a rispondere alle attese dei giovani d'oggi.

La funzione educativa e il rapporto con le masse

Il primo è rappresentato dal fatto che questi gruppi-movimenti sono organizzati in modo da far pervenire la loro proposta a quanti più soggetti riescono ad avvicinare, dal momento che tra i loro orientamenti vi è quello di allargare alle masse il raggio di proposizione del messaggio e delle finalità in cui si riconoscono, senza rinchiudersi in una logica da élite, senza limitare la loro attenzione a particolare strati e gruppi giovanili. Tale carattere è comprovato dalla modalità di ciclo educativo evidenziato dai gruppi-movimenti in cui più palese è la ripresa aggregativa, dal fenomeno cioè per cui tali gruppi si caratterizzano per una struttura aggregativa complessa in cui la prevista fase di iniziazione e di sensibilizzazione dei nuovi adepti (o anche solo dei simpatizzanti) nel gruppo, viene seguita da fasi successive in cui l'impegno e il livello di interiorizzazione risultano via via progressivi, fino alla ricerca di sbocchi di impegno e di azione al di fuori dell'ambito del gruppo, nel più allargato contesto sociale. Questa caratteristica dei gruppi-movimenti a cui si fa riferimento appare assai all'esigenza particolarmente avvertita dai soggetti che dopo la socializzazione primaria si affacciano al contesto sociale più vasto, di ridefinire la propria identità personale e sociale e di inserirsi nella società in modo progressivo e graduale, senza quelle forzature che pongono il giovane di fronte a problemi e a decisioni il cui peso e la cui complessità appaiono superiori alle sue capacità di resistenza e di autonomia. Nello stesso tempo, tale struttura educativa permette una differenziazione dei giovani a seconda del loro livello di interiorizzazione della proposta e di orientamento all'azione, in modo che un comune processo formativo appare in grado di informare scelte e orientamenti diversi ma complementari, la cui varietà risponde alle diverse sensibilità dei soggetti e dei gruppi interessati. La possibilità di estendere la propria proposta alle masse si fon-` da non solo sulla creazione di una struttura educativa che accetta e rispetta i tempi di maturazione dei soggetti, i livelli di interiorizzazione della proposta e le diverse sensibilità e orientamenti (esponendosi pertanto anche ai rilevanti pericoli di genericismo e di scarsa interiorizzazione dei contenuti che questo metodo può comportare), ma che cerca anche, di risponderai bisogni di integrazione affettiva, psicologica, sociale, particolarmente sentiti da adolescenti o post-adolescenti. Si favorisce pertanto un contesto (di gruppo, di associazione...) in cui il giovane possa vivere da protagonista della propria storia, e nel quale abbiano una rilevanza significativa i processi affettivi, la possibilità di identificazione, gli aspetti emotivi, i rapporti primari, il senso del gruppo e i valori del collettivo, il primato dell'esperienza, la possibilità di analisi della propria condizione e di confronto delle proprie esperienze...

Una risposta al problema del personale

Da quanto s'è accennato si può arguire che la capacità di risposta ai problemi del «personale» (particolarmente avvertiti oggi) rappresenta il secondo fattore che rende tali gruppi rispondenti alle attese dei giovani. Le realtà associative che consideriamo appaiono in grado di predisporre i giovani ad un impegno allargato nel sociale rispettando i processi di maturazione e di interiorizzazione e i bisogni di integrazione affettiva e sociale che caratterizzano i giovani d'oggi. Si tratta pertanto di ambiti associativi che tentano – pur in mezzo a notevoli condizionamenti., limiti, contraddizioni – una mediazione tra le istanze del personale (rispettando il bisogno di integrazione dei soggetti, i ritmi di interiorizzazione delle proposte, l'assunzione graduale di responsabilità e di autonomia sociale...) e le istanze del sociale (o potremmo dire del «politico»), dal momento che tale «attività formativa» rivela un carattere sociale, non appare cioè informata da un mesto modello di perfezionamento individualistico.

Attorno ad un progetto preciso

Il terzo elemento che esprime la rispondenza dei gruppi-movimenti qui considerati alle attese dei giovani d'oggi è individuabile nel fatto che tali realtà evidenziano una forza associativa intorno a una «idea forte», a una intuizione di fondo, in grado di emergere nell'attuale pluralismo di proposte e nel presente contesto di relativismo e scetticismo culturale. Senza questo carattere specifico, non si potrebbe spiegare il fenomeno della riaggregazione giovanile nell'ambito ecclesiale, dal momento che nel clima di concorrenza di contenuti e di iniziative che caratterizza oggi il mercato culturale ed associativo, una proposta a bassa significatività e a debole sviluppo sarebbe destinata a disperdersi nel generale contesto di pluralismo e relativismo culturale.
Appare pertanto evidente – a questo punto –che alla base della riaggregazione dei giovani nell'ambito ecclesiale vi è un fattore sociale, la necessità cioè avvertita dai giovani (e palesata nelle loro condizioni) di ritrovare proposte e con- dizioni in base alle quali sia possibile aggrega la propria esperienza e ridefinire la propria identità personale e sociale. La caduta delle speranze collettive (cioè il venir meno dell'aspettativa di poter realizzare nel breve periodo un cambio sociale allargato), il contesto di relativismo culturale, le difficoltà di realizzazione professionale, la crisi delle istituzioni tradizionali (perdita di funzioni), il contesto di conflittualità in cui si è inseriti... tutti questi elementi legati alla crisi del consenso sociale e alla polarizzazione delle ideologie e delle tendenze sociali, contribuiscono a produrre nei giovani un desiderio-necessità di chiarificazione della situazione in cui essi vivono e di ridefinizione della propria condizione personale e sociale che non trova adeguato soddisfacimento nella pura esperienza politica e in molte esperienze effettuate nella società civile. In altri termini, i giovani rispecchiano nella loro condizione il prolungarsi dello stato di incertezza sociale che caratterizza il contesto nazionale e la crescente difficoltà dei soggetti di determinare le proprie condizioni di vita e ad attuare le proprie aspirazioni e istanze. Di fronte a tali difficoltà ricorrenti i soggetti avvertono in modo più acuto i problemi del significato, il problema della vita dell'uomo, la necessità di trovare un equilibrio nel tempo presente, il bisogno di identificazione personale e sociale, l'esigenza di appartenenza sociale...

IMPERATIVI ALL'AZIONE EDUCATIVA

Di fronte alla ripresa aggregativa dei gruppi-movimenti giovanili ecclesiali occorre che gli operatori sociali e gli educatori. interessati al fenomeno evitino alcuni pericoli a cui la loro formazione ed esperienza li espongono e tengano presenti alcune caratteristiche di tale processo in grado di offrire preziose indicazioni per la programmazione educativa, in modo che la proposta fatta ai giovani risulti «efficace» e sia rispondente ad una loro maturazione personale e ad un loro inserimento sociale attivo e critico.

Evitare la ripetizione acritica del passato

Occorre anzitutto evitare che gli educatori, nel constatare la ripresa associativa dell'ambito giovanile ecclesiale dopo gli anni di difficoltà in questo settore, siano tentati di riproporre, nel presente momento storico, il tipo di contenuto e di metodo educativo dominante negli anni '60, con l'intento di trasporre al presente quelle condizioni che avevano determinato in quegli anni il successo associativo e di utilizzare quel patrimonio di conoscenze, strumenti, metodi, accumulati in quel periodo e sui quali gli operatori si erano ampiamente esercitati.
La constatazione della ripresa aggregativa dei gruppi-movimenti giovanili ecclesiali non deve indurre ad un ritorno alla proposizione di contenuti e all'assunzione di metodi educativi propri degli anni '60 (nei quali la realtà associativa di cui si tratta era in piena espansione) dal momento che i fattori che sono alla base dell'attuale ripresa dell'ambito associativo giovanile ecclesiale risultano assai differenti rispetto a quelli che fondavano l'elevato potere aggregante di tali gruppi nel decennio precedente al nostro. Non tenere conto di tale realtà e dei processi di mutamento intervenuti in questo periodo, significa trasporre nel presente analisi della situazione e metodologie di intervento educativo che – legittimati nel periodo del boom aggregativo e da uno stadio di stabilità e di integrazione sociale – non sono però in grado di offrire una adeguata risposta nel presente momento storico ai bisogni evidenziati dai giovani d'oggi. La diversità del contesto sociale, i processi di mutamento strutturale e culturale avvenuti, il conseguente mutamento nella sfera dei bisogni e delle aspirazioni dei giovani... sono tutti fattori e condizioni che richiedono agli operatori dei gruppi-movimenti giovanili ecclesiali una ridefinizione della loro proposta e dei metodi utilizzati in precedenza.
In particolare, la constatazione della rinnovata importanza attribuita dai giovani d'oggi ai problemi del personale (e quindi la constatazione del potere aggregativo di un gruppo o di un movimento che cerchi di rispondere a questa allargata esigenza) non deve far assumere modalità e obiettivi di impegno analoghi a quelli prevalenti negli anni '60, un periodo di tempo in cui l'aggregazione giovanile avveniva prevalentemente intorno ai problemi esistenziali, in cui l'inserimento sociale avveniva – ed era presentato – in termini di ascesa individuale, in cui prevaleva ancora una effettiva corrispondenza tra le attese dei soggetti e le mete professionali e sociali su cui si basava il sistema sociale.
I processi intervenuti alla fine degli anni '60 e all'inizio degli anni '70 hanno profondamente mutato il quadro sociale e culturale in cui avveniva la socializzazione dei giovani, facendo venir meno i presupposti della stabilità e dell'integrazione sociale e incrinando il grado di identificazione che i soggetti avevano – negli anni precedenti – nei confronti del sistema sociale. Oggi la condizione giovanile sembra da un lato scontare direttamente le contraddizioni, i limiti, i condizionamenti del modello di sviluppo dominante nel nostro contesto sociale e dall'altro evidenziare – nelle scelte e negli orientamenti che la contraddistinguono – quelle tendenze e istanze di libertà, di autonomia, di partecipazione, di autoregolazione... che hanno in questi ultimi anni permeato il contesto sociale e che essa stessa ha contribuito a consolidare. I giovani, pertanto, pur evidenziando il bisogno del «personale», non per questo rinnegano le istanze di libertà, di autonomia, di libera iniziativa, di partecipazione... che hanno caratterizzato il clima culturale della contestazione e delle lotte operaie e che informano ampiamente il contesto sociale degli anni '70.

Coniugare personale e sociale

Occorre quindi che il bisogno di personale venga coniugato con le istanze proprie della cultura giovanile degli anni in cui viviamo, senza le quali il bisogno di identificazione sociale e di risposta ai problemi del significato, l'esigenza di affrontare il problema delle contraddizioni e dei limiti che ogni soggetto vive nella propria esperienza... appaiono confinate a livello individuale e senza quello sbocco sociale allargato che sembra essere uno dei valori più importanti e innovativi dell'attuale contesto sociale. È pur vero che l'eccessiva attenzione ai problemi del personale espone i soggetti al pericolo di un esito individualistico e intimistico del bisogno di identificazione sociale e della necessità di affrontare i problemi e le contraddizioni che ognuno vive nel quotidiano, ma è anche vero che l'importante è tendere al superamento di questa possibilità involutiva, cercando di acquisire atteggiamenti e orientamenti verso sbocchi sociali e partecipati ai problemi che ognuno vive nel presente. Un gruppo-movimento che non tenda a questo obiettivo deve interrogarsi sull'opportunità della sua stessa presenza e azione sociale.

La proposta cristiana «dentro» le attese spontanee

Questo ultimo punto ci introduce ad un altro pericolo insito nella ripresa associativa attuale, dal momento che la ricerca di integrazione sociale e l'esigenza di risposta ai problemi del personale (fattori che stanno alla base – in un contesto in cui più acuta si avverte la disgregazione, la crisi dei rapporti, e la proliferazione dei piccoli gruppi autonomi senza nessuna istanza di collegamento-confronto – della ripresa aggregativa dei gruppi-movimenti giovanili ecclesiali), possono anche predisporre i soggetti a ricercare bielle esperienze dei gruppi più una_
sposta a loro immediate esigenze sociali che la disponibilità a valutare l'originalità di un messaggio religioso che va al di là delle attese dell' uomo e che comunque si situa oltre la logica umana. In altri termini si può verificare che in tali gruppi-movimenti sia prevalente nel presente momento storico la ricerca di una risposta immediata ai problemi del personale, l'esigenza del soddisfacimento del bisogno di integrazione sociale e affettiva, per cui tali gruppi-movimenti possono essere considerati solo in rapporto a tale aspettativa e a tale funzione. Questa aspettativa da parte giovanile può rappresentare un fattore di impermeabilità a qualsiasi altra proposta o esperienza che non rispondano direttamente alle istanze suaccennate.
Per affrontare questo problema appare importante mettere in atto una serie di meccanismi e di attenzioni che facendo leva sulle attese, sulle domande, sui–bisogni immediati avvertiti dai giovani e cercando di dare ad essi una risposta soddisfacente (quindi non misconoscendo il problema e l'esigenza), rendano i soggetti consapevoli dell'esistenza di aspetti meno immediati dei problemi e li predispongano a esperienze e proposte che possono anche superare le loro attese (fattore questo importante per l'annuncio di un messaggio religioso).

SAPER RIDEFINIRE L'IDENTITÀ IN DIALOGO CON IL REALE

Da quanto detto in precedenza, emerge come la condizione giovanile oggi evidenzi – al di là delle apparenze e delle esigenze immediate –un bisogno profondo di ridefinizione della propria identità personale e sociale, dal momento che la crisi di funzione delle istituzioni tradizionali (e in particolare di quelle preposte alla socializzazione primaria e secondaria dei soggetti), l'elevato contesto di pluralismo culturale e i problemi relativi all'inserimento professionale e alla ricerca di autonomia di vita, costituiscono importanti fenomeni che non aiutano i giovani a inserirsi nella società e ad acquisire ruoli definiti, e che determinano nei giovani i problemi derivanti dall'assenza di ruoli definiti e dalla crisi dell'identità personale e sociale. Occorre pertanto che un gruppo-movimento che opera a livello giovanile consideri la ridefinizione dell' identità personale e sociale dei giovani come una meta a cui tendere e convogli su di essa le risorse di cui dispone e le opportunità e iniziative che lo caratterizzano. In particolare, l'esigenza del fare, il desiderio dell'efficienza, l'ottica della realizzazione, non deve risultare dominante così da soffocare l'iniziativa dei giovani e la possibilità che essi – ai loro livelli e pertanto correndo rischi, esponendosi ad errori –, siano soggetti attivi e responsabili delle scelte che li riguardano, così da acquisire gradualmente capacità di iniziativa e da ridurre la dipendenza sociale. In particolare ancora, occorre che i giovani non vengano stornati dai loro impegni che vivono nel quotidiano, non siano cioè sollecitati a ridefinire la propria identità soprattutto nel tempo libero, mettendo tra parentesi (quasi un ambito di prolungato e scontato parcheggio) la vita e l'azione che essi conducono nel quotidiano (nella scuola, nel lavoro, nella famiglia...).
È importante, a questo livello, che l'esperienza del gruppo-movimento sia funzionale a una ridefinizione dell'identità e della presenza sociale che i giovani vivono nel loro quotidiano, negli impegni che li caratterizzano nel mondo della scuola o del lavoro, della famiglia...
È importante ancora che i valori vissuti nel gruppo, le modalità di vita e il tipo di rapporti interpersonali e sociali che esso propone, l'analisi della realtà che vi si effettua, il modello di partecipazione che viene privilegiato... non siano fattori che predispongono il giovane a chiudersi sempre di più rispetto al contesto sociale allargato e a ritrovarsi «compreso» e assicurato esclusivamente nell'ambito ristretto del gruppo religioso. La ridefinizione della identità personale e sociale dei membri dei gruppi deve essere funzionale all'inserimento progressivo e critico dei soggetti nel contesto sociale, ad una progressiva assunzione di responsabilità sociale da parte di essi, alla capacità di essere soggetti attivi e autonomi nel contesto sociale... Diversamente si è di fronte ad un modello di chiesa o di educazione in cui si privilegia la dipendenza dei soggetti, e in cui attraverso l'integrismo, il settarismo e la sottolineatura dei rapporti primari e di un clima rassicurante si creano barriere rispetto alla società e si tende a produrre un'area di oasi sociale in cui rifugiarsi rispetto ad un contesto sociale contrassegnato da conflittualità, anonimato, rapporti secondari...
Certo questo processo di ridefinizione dell'identità personale e sociale richiede un periodo «formativo» assai specifico, in cui i giovani privilegino la vita del gruppo, i rapporti primari, l'attrattiva dei riti e dei simboli, il senso di appartenenza, la possibilità della identificazione in un ambito ristretto... Ma questa esperienza in cui più è sottolineata l'appartenenza ad un gruppo, deve in modo graduale e progressivo lasciar spazio ad una esperienza di «riferimento», nella quale i soggetti ormai «inculturati» nei valori del gruppo e in possesso di una personalità «identificata» si sentono in, grado di vivere in modo autonomo nel proprio quotidiano la loro identità personale e sociale e avvertono i confini del gruppo come ristretti per la loro esperienza.
Il gruppo-movimento allora rappresenterà un polo di riferimento sui valori, sui criteri delle scelte concrete, e di confronto delle varie esperienze e dei problemi che a seconda degli ambienti e delle situazioni ognuno vive nel tentativo di tradurre nel sociale, nel politico, nella sfera morale... le proprie istanze religiose.
Il gruppo, ancora, potrà essere per alcuni l'ambito in cui operare per l'educazione dei «piccoli», dei nuovi, dei giovani che si affacciano all'esperienza associativa e alla proposta religiosa, un impegno questo che però si accompagna a quello che ognuno vive a livello familiare e lavorativo.