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Il gruppo, fulcro del sistema preventivo


Elio Scotti

(NPG 1978-09-4)


«Don Bosco ha educato facendo gruppo». Non fu uno slogan, ma la giusta intuizione del momento centrale e unificante dell'azione educativa. Nei gruppi spontanei «opera dei giovani» confluivano tutti i valori offerti dalla istituzione, dalla pratica religiosa, dall'ambiente di famiglia, offrendo l'opportunità ai membri di vagliare, scegliere e gerarchizzare le proposte e rendersi protagonisti della propria crescita e creatori di valori e proposte apostoliche.
L'analisi dei comportamenti delle «compagnie» sorte negli istituti e oratori ai tempi di Don Bosco, così come appare attraverso cronache fatti e raccomandazioni, ci presenta, con terminologia devozionale ed istituzionale, una realtà molto moderna. Essa chiede di essere riattualizzata secondo la psicologia dei giovani di oggi e la teologia dell'incarnazione e della liberazione, congeniali al senso ecclesiale moderno (v. NPG IV/1977).
L'attività dei membri del corpo mistico attua apostolati e ministeri diversi sia a titolo del battesimo ricevuto che per speciale vocazione, poiché ogni cristiano esplica proprie capacità secondo l'età, la competenza e la propria situazione di vita. Il pluralismo delle forme apostoliche, all'interno del fine generale della Chiesa, di specifica evangelizzazione di una categoria o di santificazione secondo specifici valori, o di animazione di una attività temporanea e di testimonianza come un'opera caritativa o sociale, è alla base degli orientamenti ecclesiali del Vaticano secondo (v. Ap. Act. 19-22).

Le compagnie nel sistema preventivo e nella comunità educativa

Col crescere della massa dei ragazzi, resasi difficilmente educabile, Don Bosco iniziò a formare dei gruppi già fin dal 1847. Questo primo associazionismo rispondeva al suo desiderio di articolare qualitativamente la massa, affinché i giovani meglio dotati e spiritualmente più disponibili, potessero trovare aiuto e guida nei gruppi, stretti tra di loro da amicizia e da ideali comuni. Secondo i principi suoi, della pedagogia della grazia e del primato del perfezionamento spirituale, queste compagnie hanno base e animazione formativa o devozionale, con intenti di mutua edificazione, di vita cristiana, di aiuto alla disciplina, al dovere, alle attività creative, alle opere di carità materiale e spirituale.
I gruppi che emergono dalla massa non se ne distaccano, per essere fermento mediante l'esempio, la parola e la cura individuale degli amici meno capaci.
Domina il principio della spontaneità, della libertà, della partecipazione volontaria evitando perfino l'esortazione troppo pressante (MB XI 523). Esse sono a opere dei giovani»; le singole compagnie ed il loro insieme costituiscono l'anticipo della nostra comunità dei giovani alunni in dialogo con la comunità degli educatori e cioè della «comunità educativa». Infatti i giovani acquistavano e sviluppavano la coscienza della loro responsabilità nella casa di Don Bosco: soggetti giovanili non dispersi individualisticamente, non aggregati in masse e sottomasse, ma collegate in gruppi uniti dalla buona coscienza personale e comunitaria, dalla comune intenzione dei valori e degli scopi, dalla volontà di collaborazione e da conseguenti sentimenti di stretta coesione spirituale e di amicizia umana. I ragazzi, in gruppi distinti e definiti, cercano di studiare, di comprendere, di condividere il piano educativo cristiano che li riguarda e li interessa; essi sono dotati di capacità di proposte, di dialogo con gli educatori e di iniziative. Appunto perché essi diventano gruppi di élite spirituale assolvono anche la funzione pedagogica di mediazione tra la massa giovanile dei compagni e la comunità degli educatori, cercando di essere i primi a capire e a condividere i programmi, i fini educativi e gli obiettivi di ordine, pietà, studio, lavoro, spirito di famiglia e di gioia. Questo «entrare in intima relazione coi giovani» (MB XI 226) era visto infatti come primo obiettivo e primo vantaggio (v. Comunità educativa e associazionismo giovanile salesiano, Ed. CSPG, Roma).

Pluralità di valori e di gruppi

Per Don Bosco l'animazione delle realtà temporali fiorisce in un vasto ambiente educativo, che orienta la massa giovanile di un oratorio od istituto verso intenti chiaramente formativi di una mentalità di fede. La presenza di gruppi che in forma concentrica, secondo un criterio libero di adesione e proporzionato alla crescita spirituale, esprimono leaders e giovani animatori, creano e costituiscono, con l'animazione ispiratrice dell'educatore che promuove ma non dirige, il fermento dinamico della massa.
Gruppi di valori prettamente umanistici, come quello scolastico, di lavoro, di gioco, di assistenza agli ammalati, attraverso l'educazione acuiscono il valore cristiano del dovere nella compagnia di San Luigi aperta a tutti, il valore cristiano del lavoro nella compagnia di San Giuseppe formata dai giovani apprendisti, il valore dello studio santificato dalla pietà eucaristica nei soci del Santissimo, il gusto del servizio liturgico nel piccolo clero o della gioia festosa nel gruppo dei cantori, l'esperienza dell'azione caritativa nella San Vincenzo per i giovani più maturi o la scelta dell'apostolato programmato ed impegnato per leaders dei precedenti gruppi riuniti nella compagnia dell'Immacolata (MB III, 214 - V, 478-596-759-789 - VI, 189 - IX, 79).
Lo sbocco di ogni gruppo e di ogni persona, nel passaggio graduale da un gruppo all'altro (MB XI, 225) predisponeva ad una preparazione esperienziale della vocazione clericale e laicale; così si spiegano le numerose vocazioni sacerdotali e religiose e quelle dei cooperatori», sinonimo di «laico buon cristiano e onesto cittadino». La dinamica interna dei gruppi naturali di classe, camerata, età, gioco, attività corale e teatrale, evidenziando valori umani e cristiani, provocava la tensione spirituale dei ragazzi più impegnati e mossi dalla grazia ad esprimersi in «compagnie» e a fare emergere leaders di bontà non comune, desiderosi di coesione amicale e spirituale fra di loro, per rendere «vocazione di vita» la loro esigenza di santificazione e di donazione.
C'è da parte di Don Bosco un dialogo continuo, con contenuti di crescente impegno negli incontri occasionali, nelle confessioni, nei colloqui personali, nelle prediche, perché questi leaders gradualmente eccellano verso la santità personale e la testimonianza apostolica (v. Bosco, Vita di Domenico Savio, 42 e ss.).

Valori risultanti

Il clima di famiglia, obiettivo di tutta la comunità educativa, e la tensione per l'impegno personale e collettivo nello studio e nella pietà, crescono in proporzione della condivisione cosciente di alcuni valori tipici, che si esprimono particolarmente nei gruppi, con ritmi e gerarchie diversificati. Prosperano pertanto alcuni valori caratteristici dei gruppi giovanili di Don Bosco, non come obiettivi prestabiliti da raggiungere, ma come risultati di un lavoro educativo promosso dalla comunità e stimolato col metodo della «religione, ragione, amorevolezza».
Alcuni:
– allegria e gioia espansiva con tutti nella convivenza quotidiana, in clima di famiglia;
– serietà e impegno professionale nello studio o nell'apprendimento del mestiere;
– facilità e desiderio di dialogo amicale e di relazione personale tra allievi ed educatori;
– coscienza dell'amore del Padre che predilige i giovani ed ascolta ed esaudisce la loro preghiera personale e comunitaria;
– cammino e crescita in Cristo per immedesimarsi con lui nell'incontro eucaristico e nell'abbraccio penitenziale;
– disponibilità all'azione dello Spirito che unisce i fedeli nella Chiesa di Cristo, attorno al Papa, vicario di Gesù Cristo;
– fiducia nella presenza materna ed ausiliatrice di Maria, ispiratrice e modello di santità ed impegno;
– bisogno di esprimere anche comunitariamente il dono della fede, testimoniandola nel servizio gioioso e fattivo ai fratelli vicini e lontani;
– compartecipazione attiva alla vita del gruppo arricchendosi a vicenda di capacità, di inventività, di esempio e di fiducia;
– scelta concreta e con sacrificio di gesti di promozione umana e coscientizzazione ed aiuto concreto ai più bisognosi e disorientati;
– impegno concreto del gruppo per preparare una società umana più buona, giusta ed attiva, espressione visibile del regno di Dio quaggiù.

Gruppi a servizio nella realtà locale

Don Bosco, proprio nel rispetto dei gruppi – opera dei giovani (MB VII, 526) – promossi e stimolati dal clima familiare dell'ambiente e dalla fiducia degli educatori, non ha creato per essi una istituzione, una organizzazione o regolamentazione. Ha lasciato che i gruppi, aiutati ed animati, prendessero l'iniziativa, si costituissero per reciproca attrazione ed invito tra i giovani, si dessero un regolamento interno, prendessero impegni propri, pur di intesa e col consenso del direttore. Col tempo, il desiderio di questi gruppi realizzò manifestazioni speciali di servizio alla comunità, di collegamenti con congressi di vicendevoli stimolazioni o di studio, incontri arricchenti con gruppi di altri istituti vicini (v. Marocco: Compagnie Gioventù Salesiana. Origini, sviluppi, realizzazioni, 1846-1954, Ed. CSPG, TO). Ma l'impegno essenziale per Don Bosco fu per il lavoro di formazione personale e di lievitazione dell'ambiente in cui i giovani vivevano ed agivano, con alcune aperture ed attività locali nelle parrocchie e nella zona. Il carisma dinamico di cui tali gruppi sono portatori ed i segni dei tempi possono promuovere oggi un movimento più ampio di collegamento e di cooperazione, ma pare che Don Bosco abbia ricercato anzitutto di rendere, sul piano educativo dei ragazzi, la comunità locale come il luogo privilegiato e prima responsabile della crescita formativa e vocazionale della massa giovanile per mezzo dei gruppi impegnati. Il movimento non ne è quindi l'obiettivo ma la necessaria conseguenza per una utile integrazione e valorizzazione sociale (v. Suppl. NPG genn. 1972 - NOTIZIARIO A.G.S. - Itinerario dei gruppi e movimento laicale).

Modalità di crescita

Nello spirito del sistema preventivo emergono, dalla lettura critica delle attività svolte da Don Bosco attraverso le «compagnie», alcune modalità:
– il gruppo esiste in funzione di ogni membro che lo compone, perché egli possa esprimersi, confrontarsi, arricchirsi e donarsi per crescere e maturare;
– il gruppo non vive per sé, ma in clima di famiglia, a servizio di tutta la comunità, promuovendo la presa di coscienza della corresponsabilità di tutti i giovani al buon andamento della vita e delle attività di pietà, di studio, lavoro e divertimento;
– il gruppo stimola la cordialità dei rapporti non solo tra i propri soci, ma tra i vari gruppi, classi, allievi ed educatori e tra tutti i giovani dell'opera, provocando occasioni collettive di amicizia costruttiva ed iniziative di collaborazione nelle espressioni ludiche, teatrali, turistiche e folcloristiche a servizio di tutta la comunità;
– ogni gruppo, sempre aperto a chi desidera partecipare come impegnato o come aderente, spinge, mediante il confronto col vangelo e la riflessione partecipata, a socializzare alcuni valori specifici, dando ragione degli obiettivi prescelti dal gruppo per esplicare la propria originalità e porsi a complemento delle proposte educativa e cristiana degli altri gruppi;
– la gerarchia dei valori preferiti in ogni gruppo può offrire col passare del tempo dei contenuti troppo insufficienti o troppo elevati per le capacità di alcuni membri. Il gruppo iniziatosi con motivi di interesse spontaneo, progredito con fattori amicali, con obiettivi promozionali o culturali o sociali, ed approdati a valori spirituali ed apostolici determina in questa sua graduale crescita delle differenziazioni nella capacità di adesione dei suoi membri. Si determina così la simpatia contemporanea di alcuni giovani a più gruppi, a titolo di pieno impegno in uno, di adesione sincera ad un secondo o di semplice partecipazione alle attività promosse da un terzo;
– la persona di ogni giovane rimane il soggetto della propria costruzione. Egli nella crescita spirituale, confrontata col proprio direttore, si impegna con continuità cosciente e convinta nell'appartenenza ad uno specifico gruppo per mesi e anni, ma può cambiare la priorità di appartenenza e di impegno al gruppo che a quel periodo corrisponde meglio alle sue aspirazioni, secondo una prudente gradualità di attualizzazione di valori che lo maturano verso la somiglianza con Cristo uomo perfetto
e la maggior capacità di servizio alla Chiesa. Ciò può comportare anche la morte e il rinnovamento di vecchi gruppi, o la fondazione e nascita di nuovi gruppi in una comunità in cui lo Spirito di Cristo è vivente e suscita sempre nuove energie.

La promozione dei gruppi giovanili

«Fu per Don Bosco, uno dei segreti dell'oratorio: farli passare per vari gradi di conferenze e di compagnie senza che essi ci pensino per impadronirsi di molti di loro e poi volgerli e piegarli al bene, sempre con amorevolezza e quasi solo cedendo ai loro desideri» (MB XII, 184).
«Niuno abbia timore di parlarne, di raccomandarli, favorirli e di esporre lo scopo, l'origine, ed altri vantaggi che da queste si possono conseguire. lo credo che tali associazioni si possono chiamare chiave della pietà, conservatorio della morale, sostegno delle vocazioni ecclesiastiche e religiose» (MB XII, 26). Scrive P. Braido: «Dobbiamo segnalare la genialità di Don Bosco educatore. Le compagnie rappresentano infatti, nel suo sistema preventivo, l'esaltazione pratica del primato della carità nell'educazione giovanile e la viva accentuazione della fondamentale funzione del motivo apostolico nella costruzione di energici e integri caratteri cristiani» (Il sist. prev., Pas, 415).

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