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Un articolo che ha suscitato perplessità


(NPG 1971-01-04)

 

Da mesi, per mancanza di tempo, non leggevo la vostra Rivista.
Ieri la ripresi in mano e mi capitò subito sotto gli occhi l'articolo «Motivazioni teologiche per un impegno politico dei giovani».
Ho provato un vero dolore.
(S.D. - Genova-Nervi)

Ho letto e riletto l'articolo «Motivazioni teologiche per un impegno politico dei giovani».
È il primo articolo di P. Balducci apparso sulla vostra Rivista.
Sarebbe un vero peccato che la Rivista si mettesse su questa strada.
(Z.L. - Lavis-TN)

Leggo sul n. 11 della rivista (pag. 46) le seguenti frasi di P. Balducci: «Ebbene le profezie bibliche non passano sul mondo, lo investono e lo attraversano; non si riferiscono ad un aldilà ma promettono un nuovo modo di essere in questo mondo (s.n.) e di noi in questo mondo rinnovato».
Contrappongo a questo brano ambiguo la parola di S. Pietro: «Adveniet autem dies Domini ut fur: in quo coeli magno impetu transient, elemento vero calore solventur, terra autem et quae in ipsa sunt opera, exurentur. Cum igitur haec omnia dissolvendo sint..., coeli ardentes solventur et elementa ignis ardore tabescent. Novos vero coelos et novam terram secundum promissa ipsius expectamus, in quibus iustitia habitat» (2 Pt 3,10).
Mi meraviglio che una rivista di pastorale ospiti un articolo che contenga affermazioni così contrarie alla parola di Dio.
Se la lettura del citato brano fosse stata solamente penosa per me, non mi avrebbe spinto a compiere questo dovere di giuste rimostranze; il fatto è che sacerdoti che hanno diretta responsabilità giovanile sono ricorsi a me per una desolata protesta, pur sapendo che oggi è difficile trovare persone disposte a deplorare e condannare.
(D.C. - Torino)

L'articolo di P. Balducci ha suscitato alcune perplessità. La redazione di Note di Pastorale Giovanile ne prende atto, ringrazia gli estensori, anche se non ne condivide, complessivamente, il contenuto.
Molte volte è stato scritto che ogni battuta della nostra Rivista vuole essere «di dialogo». Non facciamo mai affermazioni assolute, immodificabili: offriamo proposte, per una riflessione personale, attenta e di ridimensionamento. Per rendere studi, sussidi ed esperienze (di natura loro generiche e generali) proporzionate al proprio ambiente di intervento.
Già l'introduzione all'articolo sottolineava che le pagine che sarebbero seguite, erano «un discorso da riprendere».
«Anche per approfondire alcune linee, che qui sono necessariamente generiche (rapporto religione e mondo, istituzione ed eucaristia, per fare un esempio) e di semplice stimolo ad una riflessione personale più precisa».
E il discorso sarà ripreso. Molto presto.
A qualcuno ha fatto «impressione» il calore delle affermazioni contenute. Chi ha letto qualcosa di P. Balducci o soprattutto lo ha sentito parlare, sa che l'ardore polemico è la sua nota più caratteristica... ma ha sempre la percezione, immediata, dell'appassionato amore alla Chiesa che si cela in una scorza talvolta rude.
Qualche perplessità denunciata è di natura dottrinale: a questa si dà risposta con i due interventi che seguono.
Altre invece sono prevalentemente emotive: la paura del nuovo, del rischio... l'insicurezza che nasce dalla ricerca.
Un paragrafo del Documento-base merita di essere sottolineato:
«Mai un educatore o una comunità educatrice hanno concluso il loro lavoro: una tensione spirituale profonda li tiene continuamente desti, sempre pronti a trovare il loro nuovo posto nella vita di coloro dei quali devono aver cura. Tutto diviene servizio e ansia apostolica» (159).

* * *

Non vedo perché il lettore di Torino si sia scandalizzato. Anche un modesto conoscitore della Scrittura sa che in essa il rapporto tra questo mondo e quello instaurato dal ritorno del Signore non è presentato in modo univoco. Gli esegeti distinguono un modo apocalittico – il brano di Pietro ne è un perfetto esempio – che mette l'accento sulla radicale diversità tra ll presente e il futuro e rappresenta la fine dei tempi come distruzione del presente e un modo messianico – ad esempio il capitolo 8 della lettera ai Romani – che sottolinea la continuità tra il presente e il futuro e fa consistere il Regno di Dio non in un mondo ontologicamente altro da questo, ma in questo stesso mondo liberato finalmente dalla corruzione e assunto nella gloria della Resurrezione. I due modi non si escludono, ma nel modo messianico di rappresentarsi la fine c'è più ricchezza, più rispetto dell'unità del disegno di Dio, che ha creato questo mondo non già per distruggerlo ma perché si adempia secondo le sue intenzioni quali si sono manifestate nella resurrezione del Cristo. Il corpo del Cristo risorto è lo stesso corpo del Gesù di Nazareth: diverso ma identico! Si riveda, il lettore scandalizzato, Il n. 39 della Gaudium et spes.
Faccio notare che io ho scritto «un nuovo modo di essere di questo mondo» e non già «un nuovo modo di essere in questo mondo». L'aldilà non è altro che un nuovo modo di essere di questo mondo, liberato dalla schiavitù del peccato e assunto nella definitiva ricapitolazione del Cristo.
(Ernesto Balducci)

* * *

Non riesco a capire che relazione esiste tra le parole di Balducci e la 2 Pt 3,10. Se uno dovesse usare la Bibbia nelle sue frasi staccate da ogni contesto, potrebbe riuscire a confermare o ribattere tutto ciò che si dice.
Lei ha sottolineato «in questo mondo» e «secundum promissa eius». Non facciamo i difficili. Per maggiori chiarimenti rimandiamo alla bibliografia segnalata da Schmitt in DBS 7,1463. Credo sia un po' arbitrario usare questo testo della Bibbia di cui ancora non si sa quello che voglia dire di preciso, per controbattere un'affermazione che l'autore ha pronunciato senza pensare a ciò.
Comunque qualcosa vi è di certo ed è che noi siamo nell'attesa del compimento perfetto delle sue promesse, cioè di un mondo nuovo in cui abiterà la giustizia. Questo mondo si sta già realizzando dal giorno della Pentecoste. Lo stesso Pietro (Atti 2,16-21) commenta il fatto con le immagini apocalittiche di Gioele e capisce bene che materialmente quel giorno il sole non si era oscurato né la luna insanguinata. I nuovi cieli sono in realizzazione e si vanno rinnovando giorno per giorno per raggiungere «secondo le promesse di lui» (2 Pt 3,10) la salvezza totale di questo mondo. A questo rinnovamento del mondo secondo le profezie cooperano giorno per giorno tutti i cristiani.
(Mario Galizzi – docente di S. Scrittura nell'Ateneo Salesiano di Torino)

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