Équipes Notre-Dame

(NPG 1973-08/09-67)

 

«E per il "dopo matrimonio" non avete niente da proporci?». Molti tra noi, impegnati negli incontri di preparazione al matrimonio, si sentono rivolgere spesso questa domanda dai fidanzati con i quali hanno cercato, per un po' di settimane, di vivere un'esperienza di piccolo gruppo, mettendo in comune i problemi e cercando di capirli alla luce della Parola di Dio.
Molti poi conoscono i numerosi tentativi fatti da gruppi di sposi, spesso spontaneamente, dentro e fuori le Parrocchie, dentro e fuori altri organismi, per uscire dall'isolamento e costruire un'esperienza di «comunità» partendo dai problemi e dalle aspirazioni della vita in coppia.
Ci sembra insomma di notare, oggi più che in passato, un'esigenza viva di approfondire insieme ad un gruppo lo studio dei problemi della vita coniugale e familiare e di condividere le gioie, i successi e le difficoltà di ciascuno.
Noi non abbiamo nessuna ricetta per venire incontro a queste esigenze. Ci sono infatti molte risposte e molte esperienze. Noi possiamo cercare di descrivere la «nostra esperienza», quella cioè delle coppie che appartengono alle E.N.D. È naturale che l'esperienza ha valore per noi e può non valere per altri: in questo senso la offriamo soltanto come una proposta tra le tante.

PERCHÉ ABBIAMO FATTO ÉQUIPE

Elencheremo innanzitutto alcuni motivi che ci hanno spinto a «fare équipe»:

• volevamo non perdere la gioia di continuare a parlarci tra noi due sposi, come facevamo da fidanzati, per cercare di evitare di essere travolti dalla banalità delle cose quotidiane;
• cercavamo un gruppo di amici per superare l'isolamento che è tipico della famiglia nella nostra società, così fortemente orientata a sottolineare l'individualismo; volevamo cioè essere aiutati ed aiutare altri nelle difficoltà, anche materiali, di tutti i giorni;
• sentivamo il desiderio di confrontarci con il Vangelo e con altre coppie per approfondire insieme «che cosa Cristo vuole da noi» oggi nel nostro ambiente, nella nostra società, e per capire i problemi dei figli (dalla «paternità responsabile» alle difficoltà educative), convinti che il fare gruppo insieme fosse un aiuto fondamentale nel difficile cammino;
• cercavamo l'amicizia di un prete che vivesse con noi le nostre difficoltà e ci aiutasse a scoprire l'amore di Dio operante nella nostra vita; naturalmente eravamo anche pronti ad aiutare lui, fraternamente, qualora lo volesse;
• volevamo anche cercare il senso vero del matrimonio come sacramento, cioè il modo per vivere da sposati tutte le esigenze del Vangelo nella vita coniugale, familiare, sociale, di lavoro...;
• volevamo cercare con fatica di «essere Chiesa», cioè una comunità di credenti; per questo cercavamo il piccolo gruppo, convinti che oggi la Chiesa si rinnova attraverso queste esperienze. Aiutati e «caricati» dal
piccolo gruppo, speriamo di poter essere meno lontani dal «lievito» e dal
«sale» del Vangelo, nonostante i continui compromessi della nostra vita e le difficoltà di vivere – e spesso anche di capire – la nostra fede.

Queste esigenze si sono concretate per noi nell'esperienza delle E.N.D.: non ci facciamo l'illusione di essere perfetti o di diventarlo prima o dopo. Ci sforziamo soltanto di cercare ogni giorno la nostra strada assieme a degli amici, ricordandoci la promessa di Cristo di essere in mezzo a noi, nonostante tutto.

CHE COSA SONO LE E.N.D.

Le E.N.D. sono un Movimento di «spiritualità» per coppie cristiane. Definizioni come questa rischiano – soprattutto oggi – di essere ambigue se non si fanno alcune precisazioni.
Parlare di «spiritualità coniugale» potrebbe significare una fuga dai problemi concreti per rifugiarsi nella serenità offerta dall'amicizia del piccolo gruppo. Non è questa la spiritualità che cercano le E.N.D. La meta, anche se faticosa e lontana, è quella di essere coppie e famiglie «aperte», cioè attente a tutte le esigenze ed ai problemi posti dalla complicata realtà nella quale viviamo.
Diventa perciò essenziale che il piccolo gruppo esamini in profondità le situazioni concrete che lo circondano, in modo che ciascuno sia aiutato a fare «le sue scelte» in coerenza con la conversione alla quale Cristo chiama ogni giorno. Ma per fare tutto questo bisogna avere qualcosa «dentro» di sé, ed è questa la funzione fondamentale del piccolo gruppo: è il momento della «ricarica», è il momento in cui ciascuno deve accettare di essere messo in discussione e aiutato dai fratelli.
Una équipe si sforza allora, nel suo cammino, di realizzare un autentico incontro umano attraverso l'interesse e l'ascolto degli altri, il rispetto, l'apertura, l'aiuto concreto, la correzione ed il perdono reciproci... Ma l'incontro umano non basta; con la preghiera e la meditazione il gruppo si mette alla presenza di Cristo e fa la sua strada con Lui. La vita del gruppo è un cammino, una avventura: non ci si deve meravigliare, perciò, per i periodi difficili, per le crisi, per il ritrovarsi diversi da quello che si pensava inizialmente. La vita di una équipe non dovrebbe essere fatta per dare «sicurezze», il «calduccio», l'ambiente in cui sentirsi al riparo: dovrebbe essere piuttosto il luogo della «revisione di vita» fatta nell'ascolto della parola di Dio e con l'aiuto dei fratelli.
Una caratteristica più specifica delle E.N.D. in mezzo alle altre comunità è di essere un Movimento composto di coppie. Questo ricorda in primo luogo che si tratta di una esperienza limitata, perché la realtà del mondo e la stessa comunità cristiana sono fatte di uomini e di donne di tutte le età e non tutti sposati: d'altra parte però, l'essere coppie dovrà spronare gli appartenenti alle E.N.D. a mettersi al servizio, in particolare, delle coppie e delle famiglie sia nella comunità cristiana (Parrocchia, Diocesi...) che nell'ambiente più vasto in cui vivono.
Un'altra caratteristica delle E.N.D. è quella di essere un movimento. chiaro che tutte le cose fin qui descritte possono essere realizzate anche in gruppi più o meno spontanei. C'è soltanto il rischio di restare isolati, chiusi nella propria esperienza di piccolo gruppo. È per questo che i piccoli gruppi che fanno équipe sono organizzati in un minimo di struttura, il cui scopo fondamentale è quello di far circolare fra tutti le ricchezze e le esperienze delle varie équipes, di proporre alcune linee di riflessione comuni, di aiutare tutti scambievolmente nelle difficoltà. Ogni anno le équipes eleggono una coppia che è responsabile della vita del gruppo, nel segno dell'amore fraterno. Questa coppia tiene contatti con tutto il resto del movimento, in modo da evitare che l'équipe si chiuda in se stessa e faccia «chiesuola».
Tutte le équipes di una città o di una zona sono riunite in un «settore» il cui compito è quello di organizzare incontri, Esercizi Spirituali, incontri di preghiera... È insomma al servizio dei vari gruppi per una autentica circolazione di idee e di esperienze.
L'équipe responsabile del movimento risiede a Parigi e da Parigi vengono organizzati incontri più vasti, viene inviata a tutte le coppie la «Lettera Mensile», che contiene articoli, testimonianze di vita e notizie varie. Le E.N.D. hanno una loro metodologia e un loro spirito che sono i mezzi collaudati per evitare di andare avanti a ruota libera, rischiando di finire nella superficialità e nella improvvisazione. In questo senso il metodo delle E.N.D. è soltanto un patrimonio di esperienze vissute e quindi dovrebbe essere accolto con fiducia ma anche con libertà, avendo di mira le cose essenziali.

IL METODO DELLE E.N.D.

Il metodo che caratterizza le E.N.D. è costituito da tre «occasioni» che dovrebbero aiutare la coppia a crescere nella propria fede, nella vita di gruppo ed in quella sociale. Queste occasioni sono:

♦ La vita di comunità, prima di tutto nella propria équipe e poi in tutte le occasioni offerte dal Movimento per scambiare le proprie idee e le proprie esperienze. Non è superfluo sottolineare come questo aspetto sia fondamentale nella esperienza di équipe. Il «prendersi a carico» («portate gli uni i pesi degli altri»), la correzione fraterna, l'aiuto reciproco sia materiale (se necessario) che spirituale sono le «tensioni» che dovrebbero animare la vita di una équipe.

♦ La riunione mensile, che costituisce il momento forte dell'incontro comunitario e che si svolge attorno a certi momenti fondamentali che ogni gruppo vive in uno spirito di libertà e di ricerca della propria strada. Fra una riunione mensile e l'altra si svolge normalmente una riunione cosiddetta «di amicizia», momento in cui il gruppo approfondisce i rapporti di fraternità fra le coppie, affronta qualche problema di comune interesse che non ha trovato posto nella riunione mensile.

♦ Gli «impegni» che la coppia si assume entrando a far parte di una équipe. La parola «impegni» non deve spaventare nessuno; non si tratta, infatti, di regole da accettare quasi si entrasse in un ordine monastico... Questi impegni infatti sono gli stessi che ogni coppia cristiana dovrebbe avere se vuol vivere la propria fede.
Esamineremo ora un po' in dettaglio gli ultimi due punti, che meritano una descrizione più particolareggiata.

La riunione mensile

Come è già stato detto, lo schema della riunione è libero; l'importante è che essa comprenda, nel suo svolgimento, i seguenti momenti:

La cena

La riunione inizia con la cena. Essa rappresenta il primo momento dell'incontro, che dovrebbe essere caratterizzato da una profonda amicizia fraterna.
Questa amicizia vuole essere un modo cristiano di stare insieme: «Quando due o più di voi saranno riuniti nel mio nome, io sarò in mezzo a loro». L'ospitalità è una logica conseguenza di questo atteggiamento: le case sono aperte, perché si richiamano allo spirito evangelico.
Durante la cena (di solito molto frugale) che si svolge a turno in casa di ogni coppia, le persone, si scambiano le difficoltà, i successi, i problemi familiari e di lavoro che hanno caratterizzato il mese.
Questo «mettere in comune» la propria vita è un aspetto importante dell'incontro, perché attraverso il dialogo fraterno le coppie cercano di interpretare i loro problemi nella luce di Dio.
La comunità fraterna che una équipe cerca di realizzare si costruisce attraverso lo scambio aperto e profondo di tutto ciò che costituisce la trama quotidiana della vita delle singole coppie.

La preghiera comunitaria 

La riunione mensile è centrata sulla preghiera, poiché le coppie si trovano insieme con la presenza del sacerdote a mettere in comune le loro esperienze nel nome di Cristo, a verificare sia sulla Parola di Dio che nella loro vita il significato della scelta di fede.
Si può affermare che nella riunione mensile l'équipe è Chiesa, perché dei fedeli in Cristo si ritrovano con il sacerdote a riflettere sul Suo messaggio. In questa luce va anche considerata la meditazione in comune su un passo della Scrittura, che dovrebbe essere stato di guida durante il mese intercorso tra una riunione e l'altra.
La meditazione è fatta in modo semplice e molto aderente alle esperienze che sono vissute dai membri dell'équipe.
Tali considerazioni valgono anche per il momento della preghiera «spontanea», cioè nel momento in cui ognuno chiede a Dio ed ai fratelli l'aiuto su una serie di problemi che sono per lui particolarmente urgenti: ancora una volta è la vita concreta che viene fuori, con le sue urgenze personali e collettive. È il momento della speranza, poiché nella riflessione sulla Parola di Dio, nella richiesta di aiuto, emerge la certezza che Lui è vicino e ci aiuta ad aderire alla vita, al mondo nel quale siamo immersi.

La compartecipazione come momento penitenziale 

La compartecipazione rappresenta il momento della revisione di vita per ogni coppia, momento in cui la coppia stessa esamina di fronte al Signore e ai fratelli il mese trascorso, alla luce del Vangelo, dei problemi propri, dell'ambiente, della società e quindi anche in rapporto agli «impegni» assunti entrando in équipe.
Questi impegni non sono di per sé nulla di straordinario, come già si è detto, ma sappiamo tutti quanto è facile lasciarsi prendere dalle piccole cose di tutti i giorni.
La compartecipazione dovrebbe rappresentare un atto penitenziale attraverso il quale ogni coppia prende coscienza dei propri limiti nel vivere la fede. il momento in cui le altre coppie del gruppo si possono aiutare ed eventualmente correggere fraternamente, in un clima di fiducia e di umiltà nel quale ognuno si dovrebbe sentire capito ed aiutato invece che giudicato.

Il tema di studio

Una parte della riunione è rappresentata dalla discussione comune sul tema di studio. Uno dei compiti delle E.N.D. è quello di aiutare le coppie a prendere coscienza dei problemi più importanti della vita coniugale, familiare, sociale ed approfondirli per quanto possibile. Questo approfondimento avviene in comunità perché solo così le conoscenze, le riflessioni dei singoli, servono ad arricchire tutti, a maturare ed a «camminare insieme» verso la verità.
E per questo che uno dei compiti fondamentali non solo della riunione mensile, ma della vita della coppia, è lo studio e la discussione di un determinato argomento, opportunamente suddiviso in parti in modo da occupare un anno di attività.
La riflessione sul tema di studio ha tre momenti: individuale, di coppia, di équipe; mentre i primi due possono essere scelti a piacimento, il terzo ha il suo posto nella riunione mensile.
La riflessione personale e di coppia, fatta prima della riunione, è molto importante perché solo così l'approfondimento comunitario risulta ricco e fecondo. L'improvvisazione non aiuta mai la ricerca comune. Questa riflessione non dovrebbe essere intellettualistica, ma dovrebbe partire da una revisione della propria vita alla luce dell'argomento scelto.
Gli argomenti per i primi due anni sono consigliati fra alcuni proposti dalle E.N.D. e riguardano l'amore, il matrimonio, la fecondità.

Gli impegni

La preghiera 

E quasi ovvio, anche se sempre importante, affermare che la preghiera ci aiuta a tenere costantemente vivo il senso di Dio in noi. Per chi è sposato questa preghiera diventa anche preghiera a due, momento quotidiano in cui la coppia dialoga, esamina ed interpreta la propria vita alla luce della Parola di Cristo.
La preghiera, nella vita della coppia, deve essere una realtà continuamente presente ed in qualche momento della giornata assumere un aspetto più significativo.
Per chi ha figli è molto importante la preghiera familiare, che trova le forme più diverse a seconda delle persone, ma che rappresenta fondamentalmente il momento in cui la famiglia si ritrova a mettere in comune le varie esigenze. E il momento di unità della famiglia, il momento in cui essa si raccoglie pensando al Padre, in un clima che talora può essere dimenticato, a causa delle tensioni e dei problemi quotidiani. La preghiera familiare, man mano che i figli crescono, si modifica e può anche venir meno; infatti, quando i figli, divenuti adolescenti, non sentono più l'esigenza di questo momento comunitario, è importante rispettare la loro libertà e non fare pressioni che risulterebbero negative.
Una volta all'anno e nei limiti del possibile, la coppia è invitata a prendere parte agli Esercizi Spirituali, che vengono organizzati nelle forme più varie perché rispondano alle esigenze di tutti.

La regola di vita 

In che cosa consiste la regola di vita? Essa è un impegno che gli sposi, assieme o individualmente, assumono per un certo periodo, nel tentativo di «andare avanti», di maturare come persone e come credenti. Si tratta di porsi ogni giorno, concretamente, il problema della propria conversione e di aprirsi all'azione del Signore. Attraverso la regola di vita, la coppia può cercare di migliorare se stessa, ponendosi per esempio come obiettivo il superamento di qualche difetto personale, oppure può approfondire la propria spiritualità assumendo, per esempio, come regola di vita la lettura quotidiana e costante della Scrittura.
La regola di vita può tradursi in mille forme diverse, ognuna delle quali deve mirare ad aiutare le persone nella loro crescita umana e cristiana. Non è perciò un impegno molto strano, è solo un prendere coscienza dei propri limiti, per poterli, almeno in parte, superare.

Il «dovere di sedersi»

È molto importante il dialogo nella vita della coppia. «Chi di voi, infatti, volendo costruire una torre, prima non si siede a calcolare la spesa per vedere se possa portare l'opera a compimento? Che non avvenga poi, avendogli posto le fondamenta, ma non avendo potuto finire l'opera, che tutti quelli che se ne accorgono si faccian beffe di lui: Quest'uomo ha preso a fabbricare ma non ha potuto finire» (Le 14,14 ss.).
Meditando questo passo di Luca emerge il significato del «dovere di sedersi». Esso è l'incontro e il dialogo di una coppia che si ama, che vuole conoscersi meglio, facendo ogni tanto un bilancio comune della propria vita, al fine di progettare il proprio futuro consapevolmente e non come il costruttore della torre di cui si parla nel passo di Luca.
Il dovere di sedersi non è una metodologia nuova, ma vecchia quanto il mondo; risponde al bisogno insito in ognuno di noi di mettersi in relazione con gli altri. Per la coppia, in particolare, la necessità di dialogare è «vita». Solo così si matura insieme, si fanno scelte comuni riguardanti la propria famiglia, il lavoro, l'ambiente sociale in cui si è inseriti.
È importante ascoltare l'altro e dialogare con lui. Ma come?
In uno o più momenti del mese nei quali entrambi si è disponibili, ci si «siede» a fare un bilancio della propria vita coniugale, familiare o dei vari problemi che sono emersi, spesso sotto forma di tensioni, negli ultimi tempi.
Non esistono, ovviamente, delle regole per questa forma di dialogo. Ogni coppia ha un suo stile: c'è chi parte pregando insieme, per disporsi reciprocamente all'ascolto sereno dell'altro, c'è chi si interroga subito su come ha vissuto l'ultimo periodo di vita... L'unico atteggiamento che dovrebbe fare di questo dialogo un'occasione «diversa» da tante altre è il «sentire» che esso avviene alla presenza del Signore.
Concludendo, il «dovere di sedersi» non è che un modo, uno stile, attraverso il quale la coppia matura assieme in un dialogo profondo ed affettuoso che aiuta a scoprire nel proprio coniuge l'amico sincero che sa ascoltare.

La testimonianza 

Ogni coppia è chiamata a testimoniare la propria fede, ma ci sembra che sia superata la posizione di chi vuole «portare la propria fede agli altri»; si tratta piuttosto di scoprire Dio negli altri, di prendere impegni concreti nella vita sociale per far crescere l'uomo.
Oggi più che mai la testimonianza non si può fermare alla buona azione, al non fare del male agli altri, ma deve diventare presa di coscienza di fronte ai problemi ecclesiali, sociali, politici che travagliano i vari ambienti. Deve essere una scelta personale verso i nostri fratelli poveri, contro la violenza nella quale siamo immersi e contro ogni forma di ingiustizia. Come coppie e come famiglie cristiane abbiamo molto da dire e soprattutto da fare. Dobbiamo diventare delle famiglie «aperte».

IL SENSO DELLA NOSTRA PROPOSTA

L'équipe è un'esperienza di vita; come tale è difficile cercare di descriverla sulla carta. Il tentativo che abbiamo fatto ha il significato ed i limiti di un discorso appena cominciato. Ci sono équipes che nascono, altre che si sciolgono, alcune che «girano» bene, altre in difficoltà: questa è vita...
Noi abbiamo imparato a scoprire alcuni valori che ci paiono fondamentali anche se resta sempre difficile viverli: la preghiera in comune fatta in un gruppo che cerca di vivere la fraternità; la revisione di vita, stimolata dal continuo confronto con i propri fratelli; la riflessione sulla Parola di Dio; l'ospitalità come espressione dell'amore fraterno; la ricerca di un impegno autentico nel mondo, a favore dei fratelli più poveri...
Un'esperienza di vita si può giudicare a fondo vivendola: bisogna provarla per decidere se risponde o meno alle esigenze che si vanno sentendo. E se per qualcuno non va bene, per altri può essere l'esperienza «giusta». La nostra proposta è allora quella di provare a «fare équipe».

(*) Intorno al 1938 a Parigi alcuni gruppi di giovani coppie, spinte dal desiderio di cercare assieme un modo autentico per vivere da cristiani la vita coniugale e familiare, si ritrovarono con l'Abbé Caffarel ed iniziarono la prima esperienza di piccole comunità, che chiamarono «équipes» (gruppi) e che misero sotto la protezione della Madonna («Notre-Dame», Nostra Signora).
Nel 1947, dopo nove anni, apparve necessaria l'organizzazione di una struttura che aiutasse i gruppi di coppie, che andavano moltiplicandosi, a rimanere uniti ed a scambiarsi vicendevolmente le esperienze, per non perdere la ricchezza delle intuizioni maturate in quegli anni.
Venne scritta a questo punto una specie di «costituzione» – la Carta delle Equipes Notre-Dame (E.N.D.) – che servì come base al Movimento e che ci aiuta oggi a capire lo spirito di quei primi anni.
Nella Carta sono contenute delle linee fondamentali valide ancor oggi, ma il Movimento è una realtà che cammina e che le diverse «équipes» devono arricchire e far progredire con la varietà delle loro esperienze.
All'inizio del 1970 vi erano circa 3.500 équipes, raggruppanti oltre 20.000 coppie e diffuse in più di 30 Paesi.