Giovani per il «terzo mondo»

Inserito in NPG annata 1974.


A cura di TERRA NUOVA

(NPG 1974-06-94)

 

Da molte parti sono giunte, in redazione, richieste di notizie a proposito del servizio civile.
Abbiamo girato la domanda all'équipe di animazione di «Terra Nuova», una organizzazione che tra l'altro lavora in questo settore.
Ne trascriviamo la risposta, come informazione. Coloro che desiderano notizie più precise, possono prendere contatto direttamente con l'organismo, indirizzando a: Terra Nuova - Via Appia Antica 78 - 00179 ROMA (tel. 06.5136836).

 

Dopo le ultime partenze, saranno una trentina i giovani che, attraverso Terra Nuova, si sono legati ad un contratto che prevede l'impegno di almeno due anni nel quadro della Legge 1222 sul «servizio volontario come contributo allo sviluppo dei paesi emergenti «. Sono operai qualificati, assistenti sociali, infermiere, insegnanti, laureati; giovani e ragazze e coppie di sposi. Lavorano in Brasile, in Bolivia, in Ecuador, in Venezuela, in Algeria e nella Repubblica Centroafricana.
Sono arrivati a Terra Nuova, come tanti altri, anzitutto per

Un colloquio

Conoscenza personale; situazione di studio, di lavoro, di famiglia; motivazioni dell'impegno nel Terzo Mondo...
È un primo contatto, sufficiente a incrinare velleità e a dare una prima concretezza alle proprie aspirazioni. Di fronte a prospettive di date, di tempi d'attesa, di studio, di riflessione si avvertono i primi ripensamenti e qualcuno senz'altro si ritira. Bisogna riconoscere tuttavia che parecchi giovani realmente non possono sobbarcarsi a un impegno che, oltre ai due anni di lavoro effettivo, ne prevede praticamente un altro per la preparazione. Soprattutto i giovani lavoratori, apertisi all'idea forse di fare il servizio civile alternativo al militare, si trovano in difficoltà non lievi di fronte alla proposta di Terra Nuova.
C'è poi il problema della qualifica: è abbastanza logico che i più sensibilizzati siano i giovani studenti che frequentano facoltà umanistiche; molto più logico che tali qualifiche non incontrino facilmente possibilità d'impiego. E ci sono anche coppie di sposi: ai quali si devono presentare situazioni possibili ad ambedue.

«Settimana di orientamento»

Su richiesta dei giovani venuti per informazioni, si organizzano le «settimane di orientamento». Se ne tengono in media una al mese. Le date vengono notificate agli interessati che ne fanno richiesta e a tutti quelli che ci seguono, mediante il Notiziario Terra Nuova.
Si tratta di cinque giorni, trascorsi in gruppo – possibilmente non superiore a 20 – presso il Centro.
Si presenta una sventagliata dei problemi che investono il Volontariato, cercando di evidenziare le posizioni personali circa lo sviluppo e sottosviluppo, per arrivare a cogliere quale dovrebbe essere un atteggiamento corretto nei confronti di una realtà così vasta, grave e complessa.
L'esposizione di esperienze già realizzate, in Africa o America Latina, da parte dei protagonisti, l'incontro con persone originarie dei paesi ín via di sviluppo, mettono in rilievo condizioni e attese che possono giustificare l'intervento. La posizione di Terra Nuova, la sua organizzazione, i suoi limiti, le sue finalità completano il quadro in cui il giovane si vuole inserire, aiutandolo a individuare quale dovrà essere il suo ruolo di «volontario».
Così le «settimane» possono anche risultare di utile «disorientamento». Opportunamente esse sono seguite da un periodo di riflessione, sufficientemente lungo per trasformare in consapevole presa di coscienza il bombardamento subito, così da maturare ulteriormente la discussione.

Un primo mese residenziale

Dopo alcune «settimane», quanti si dicono favorevoli al corso, vengono convocati per un incontro organizzativo: date, ritmi di lavoro, responsabilità all'interno del gruppo, esperti, contenuti del corso.
Terra nuova propone una serie di argomenti, ormai abbastanza collaudati e del resto ovvii:
– sviluppo-sottosviluppo: constatazioni e cause,
– rapporti economici fra i paesi e nuovo colonialismo,
– cristianesimo e impegno politico,
– teologia della liberazione nell'America Latina,
– note di antropologia culturale,
– alfabetizzazione.
Non si tratta di lezioni cattedratiche, ma di studio-ricerca-discussione in cui
la presenza dell'esperto offre le informazioni essenziali e aiuta a coscientizzarsi della realtà.
Quando i giovani si lasciano si può dire che è anche abbastanza nato il «gruppo»: la vita comune, con tutte le sue manifestazioni fa nascere l'amicizia, mette a prova la capacità di adattamento, svela qualche disfunzione.

Una fase di ricerca e sperimentazione

Tutto il tempo che intercorre fra la prima e la seconda fase residenziale (solitamente tre-quattro mesi) è occupato, oltre che dalla maturazione delle idee, da uno studio-ricerca su qualche settore del sottosviluppo.
Viene richiesto inoltre un lavoro di gruppo (lo stesso che forse già si svolgeva prima in parrocchia o nel sindacato o in qualche gruppo spontaneo o in campi di lavoro) nell'ottica acquisita al mese residenziale.
Serve a provare la propria capacità d'analisi della realtà in cui si vive da sempre; la possibilità d'intesa, di collaborazione essenziali per un impegno valido. Dovendo dar relazione scritta sia del proprio studio-ricerca, sia del lavoro svolto, si matura una presa di coscienza della capacità di intervento sulla realtà sociale: umana e materiale.

Seconda fase residenziale

Un altro mese a Roma, tutti insieme (è allo studio una formulazione diversa di questa fase, per facilitare la partecipazione particolarmente ai lavoratori).
Il gruppo si è un po' ridotto. C'è chi ha deciso di rimanere a lavorare in Italia, per quel Terzo Mondo di casa nostra, che non viene mai dimenticato durante tutta la preparazione.
Questa fase è dedicata, inizialmente, all'ascolto e discussione delle relazioni circa il lavoro e lo studio attuati, permettendo di mettere in comune risultati raggiunti, di riconoscere lacune e difetti.
Quindi si analizzano insieme i singoli progetti d'intervento, si avvia lo studio della lingua e la specifica qualificazione professionale: tutte cose che si portano avanti fino alla partenza con i compagni dello stesso progetto.
Intanto si sono iniziate le pratiche col Ministero degli Affari Esteri per tutti e con il Ministero della Difesa per quelli in servizio alternativo. Non sono pratiche semplici; inoltre, per la mancanza di regolamenti per l'attuazione della legge – pubblicata nel gennaio del '72 –, succede sovente di trovarsi di fronte a richieste di nuovi documenti che ritardano la partenza e mettono a dura prova la pazienza dei giovani e... delle loro famiglie.

Una scelta di vita

Nonostante tutto sono parecchi i giovani che arrivano a realizzare il loro desiderio. Forse proprio le difficoltà hanno maturato motivazioni profonde: la fantasia diviene disegno concreto, il desiderio si scopre vocazione. Forse anche per loro mezzo si diffonde quella fraternità che è alla base della predicazione evangelica: attraverso la loro vita, il loro sacrificio, la loro capacità di rispetto, di attesa. Certo torneranno diversi, migliori: l'impegno di due anni si potrà mutare in scelta di vita: dalla parte dei poveri, dalla parte di Cristo.